La pesca in acqua dolce

Raul Tommasi, 04/2000
 

…le fonti utilizzate per questo articolo sono esclusivamente impressioni ed esperienze personali; 
ho cercato di razionalizzarle con l’obiettivo di trasmettere, a chi non conosce le acque interne, una breve panoramica su questo genere di pesca.

 Introduzione

Oggi vivo a Roma e pesco prevalentemente in mare, ma sono molto affezionato ai laghi di Como e Garda, che hanno regalato a me e a mio fratello grandi giornate di pesca.

Per un primo “tuffo” in acqua dolce vi racconto un breve episodio.  Risale a circa quindici anni fa; non conoscevo il lago e i suoi pesci. Durante un’immersione nel lago di Como, a 8-9 metri circa, mentre raggiungevo il fondo, vidi una sagoma simile ad un missile, immobile sul fondo…tanto immobile, rigido come una matita, che non riuscivo a capire cosa fosse.  Sembrava un legno; mi avvicinai con la punta del fucile e, in quel momento, lo strano essere si allontanò prima che la sorpresa e l’emozione mi consentissero di sparare.  Era un luccio che stimerei prudentemente ca. 110 cm!  Nei nostri laghi vedere un pesce pregiato di quelle dimensioni non è facile.  Presi molti lucci negli anni a seguire, ma uno così grande non lo ha mai più visto.

Mi ero casualmente imbattuto in una delle più belle prede presenti nei nostri bacini d’acque interne.  Luccio, Esox Lucius, in USA è il mitico “Musky” (Muskellunge) oggetto di leggende di “cannisti” americani che hanno dedicato una vita intera alla ricerca di esemplari come quello da me avvistato.  E’ a mio avviso il più affascinante predatore dei nostri laghi, ma le prede lacustri sono tante, così come le emozioni che il lago può dare.

La discesa
Focalizzerò gran parte delle mie descrizioni su esperienze di pesca relative al versante bresciano del lago di Garda. Qui le acque sono tendenzialmente limpide, ma soggette alle condizioni atmosferiche del momento. Essendo presente una notevole percentuale di fondali fangosi, qualsiasi movimento si ripercuote poi sul livello di limpidezza. 

Una differenza che si avverte rispetto al mare, è la luminosità.  A parità di limpidezza, il lago è più buio.  Bisogna, farci l’abitudine; capita durante le prime immersioni dopo mesi d’apnea in mare, di avvertire un senso d’angoscia in fase di discesa.  Per fortuna questa si trasforma velocemente in attrazione verso quei misteriosi fondali.

Un punto “magico”, anche se non unico, per trovare pesci è la linea di confine fra la fitta coltre d’alghe ed il fango.  La profondità di questo “confine” varia con grande irregolarità, ma nei punti dove questa raggiunge i 10-12 metri ho visto e preso dei bei lucci, persici reali, e anguille. 

La discesa è interessante: non vedi il fondo, inizi a scendere e sembra di percorrere più metri di quelli effettivi, ad un certo punto la tua cecità “incolore” si illumina con una strana luce verde scura.  Dopo due secondi appare un fondale che non si può definire torbido, puoi, infatti, pescare tranquillamente all'aspetto, ma è illuminato da questa luce verde scura che gli attribuisce un fascino misterioso.

Un aspetto positivo della discesa in acqua dolce è la zavorra.  Il cambio d’assetto in fase di discesa si realizza con una zavorra di peso inferiore rispetto a quello necessario in mare, la discesa e’ molto fluida, e in fase di risalita si avverte la sensazione di avere una pinnata maggiormente efficace.  In sintesi, meno fatica e…qualche mal di schiena in meno.

Parlando di “discesa” va tuttavia tenuto presente che, anche se intorno ai 15-20 metri si possono realizzare notevoli carnieri, la pesca nei laghi è altrettanto entusiasmante negli erbai a 3-4 metri, o comunque in acqua bassa dove non vi sono problemi di discese impegnative, e la luminosità è maggiore.  Il lago è, infatti, anche una bellissima palestra per il neofita, che può tranquillamente catturare dei bei cavedani in pochi metri d’acqua.

Le prede
I nostri laghi ospitano una grande varietà di pesci degni d’essere insagolati.

Luccio, persico reale, persico trota e anguilla sono dei predatori che ho avuto il piacere di catturare. Questi sono presenti da primavera inoltrata fino all’autunno, tendenzialmente metà novembre. Nei mesi invernali è più raro incontrarli. Dalle mie esperienze posso affermare che e’ difficile attribuire a ciascuno di loro un habitat unico e specifico dove insidiarli. L’anguilla ad esempio si può trovare sotterrata nel fango dove è individuabile attraverso la presenza di coppie di buchi che fungono da entrata ed uscita, ma si trova anche negli erbai o sotto massi di roccia, mentre il persico trota, molto simile alla spigola, anche chiamato “boccalone” (in USA largemouth bass, o black bass), è più facile trovarlo che razzola nei canneti e negli erbai dove trova mangianza. I persici reali ed i lucci, invece, oltre a frequentare gli erbai, si trovano nei fondali fangosi e tra le rocce.  I persici in branco, mentre i lucci si presentano più solitari.  Le profondità variano a seconda della stagione e della presenza di imbarcazioni. 

Nell’ambito dei non predatori un pesce di ottima qualità è la tinca.  E’ speciale il risotto alla tinca, specialità del Garda. In primavera la tinca “pascola” sola o in piccoli gruppi vicino o dentro gli erbai.  Appena la temperatura dell’acqua inizia a salire, intorno a maggio, è frequente incontrare piccoli branchi di tinche stazionarie a mezz’acqua.  In quel periodo è possibile catturare esemplari che rasentano i 2 kg. E’ buona norma, infatti, scegliere le più grosse, possibilmente solitarie, prenderne una o massimo due e poi cambiare genere di preda.  Il motivo è che in quel momento specifico dell’anno ce ne sono tantissime, e si rischia di fare vere e proprie stragi prima di rendersene conto.  Dico possibilmente solitaria perché (e qui la valutazione è molto personale) mi è capitato spesso di vedere due tinche grosse seguite da 3-4 tinche piccole…configurazione che ricorda molto una famiglia, e sinceramente sono stato contento di non aver sparato.  Tenete presente che la tinca è un pesce non predatore, dall’aspetto molto “docile”, pertanto e’ spesso gradevole ammirarle, per poi continuare l’aspetto a qualche bel luccio!

Un altro bel pesce lacustre è il “fedelissimo” cavedano. Dico fedelissimo perché lo vedi sempre e dappertutto!  Pesce meno interessante per il pescatore esperto, ma sicuramente degno protagonista di zuppe di pesce ed altre interessanti ricette.  Come si diceva, è una bellissima preda per il neofita, tenendo presente però che d’inverno, quando il carniere piange, anche il pescatore esperto non disprezza un bel cavedano. E’ facile incontrare esemplari superiori al kg.

La carpa invece e’ poco idonea alla pescasub a causa del sapore fangoso che la caratterizza. Nel Garda si incontrano con estrema facilità esemplari enormi (anche 10-15 kg!).  E’ un pesce che passa lunghi intervalli di tempo cibandosi “filtrando” il fango.  Ingurgita ed espelle il fango in continuazione per ore e ore, per questo motivo non è consigliabile mangiarla.  La carpa viene infatti “spurgata” in vasca da bagno prima di essere cucinata, ma questo metodo ovviamente non è applicabile al caso nostro. Catturai alcuni esemplari diversi anni fa, e, cucinate al forno con le patate e spezie varie vennero comunque apprezzate, ma devo ammettere che non erano “in cima alla lista” in termini di gradimento, infatti non ne presi altre.

 

Le tecniche

Il “razzolo”

I fondali di alga, intorno a 3-5 metri, si prestano a lunghe razzolate sia in superficie sia sotto. I punti più interessanti per questa pesca sono quelli dove le alghe, fitte alla base, raggiungono la superficie con delle fronde lunghe e snelle. Muovendosi piano è possibile incrociare lucci immobili che…praticano l’aspetto, oppure persici trota che circolano in cerca di vittime. Ancora più frequenti sono i cavedani singoli o in gruppo che incrociano il tuo passaggio.  In primavera è anche un buon modo per trovare le tinche.

L’aspetto negli erbai
Se si vuole praticare la pesca nelle alghe, o “erbai”, a profondità maggiori di quelle descritte sopra, è molto efficace la pesca all’aspetto.  Nei pressi della linea di confine fra alga e sabbia/fango menzionata all’inizio dell’articolo, in profondità che variano dai 6 ai 15 metri, si possono catturare lucci, persici reali, e anguille. I persici trota li ho trovati prevalentemente intorno a 6 metri, anche se ho letto molto tempo fa un articolo che segnalava un erbaio nei pressi della Rocca di Manerba, a 15 metri, popolato da boccaloni.  Lo ho cercato ma con scarso successo. 

L’aspetto in acqua dolce non richiede le astuzie necessarie in mare. Basta rimanere fermi anche senza essere nascosti.  In genere lucci e persici reali si avvistano nella stessa zona; i persici reali, più stazionari, arrivano prima e in grandi numeri, ma è consigliabile aspettare immobili l’arrivo di qualche luccio, che li supera comunemente in termini di dimensioni.  Ho raramente trovato un persico reale sopra i 500 grammi.

L’aspetto nel fango
Spostandosi verso profondità più elevate, 15-20 metri, arriviamo al fango.  E’ una specie di sabbia mobile, ma non preoccupatevi, non mobile al punto di inghiottire il sub!  Qui, anche se le apparenze sono poco invitanti, si possono catturare lucci e persici reali con le stesse premesse dette sopra, ma con un leggero incremento in termini di dimensioni per quanto riguarda i persici, e molte speranze in più per quanto riguarda la “grande cattura” del luccio.

Esiste però un’inconveniente che disturba molto: oltre a quanto provocato dall’atterraggio sul fondo, ogni nostro minimo movimento solleva nuvole di fango che, inizialmente piccole, alla fine si sommano al punto di costringerti spesso a risalire ancora prima di aver esaurito l’apnea. 

Per limitare questo inconveniente penso che molte siano le teorie in materia; io ho provato a superare il problema nel seguente modo: prima di toccare il fondo, cambio la posizione del corpo al fine di rallentare drasticamente la velocità, poi punto un braccio verso il fondo per poi, quando arrivo, lasciarlo entrare dentro la melma – spesso si sotterra fino oltre il gomito.  A quel punto mi trovo con braccio/corpo a 90°, corpo parallelo al fondo, e se sono stato attento a non zavorrarmi troppo riesco a rimanere leggermente sollevato, riducendo al minimo lo spostamento del fango. Non è semplice farlo…o raccontarlo, ma  per me è stato un discreto passo avanti.

L’aspetto nel lago a quella profondità è entusiasmante; il luccio (…magari quello dei tuoi sogni…)  può apparire dal nulla, passarti davanti, oppure fermarsi di fronte a te e fissarti per dei lunghi secondi.

Il “carp watching”
Non e’ proprio una tecnica di pesca, ma se il tuo carniere è già sufficientemente pieno, ed hai ancora voglia di vedere qualche pesce, prova ad entrare in un canneto senza fucile e rimanere immobile per diversi minuti grattando un oggetto, o facendo tintinnare il chiodo portapesci contro un altro oggetto metallico.  L’attesa può anche durare dieci minuti, ma potresti trovarti una carpa di 10 kg ad una spanna dal tuo naso, che ti guarda incuriosita.  Lo spettacolo è piacevole.  A me è capitato nei pressi dell’Isola dei Conigli (Garda) di vedere un’intera processione di carpe di simili dimensioni.  Ritengo possa anche essere un buon modo per far entusiasmare qualche giovane apneista (io ne ho uno di 5 ed uno di 7 anni!).

Le armi consigliate

Personalmente uso un arbalete di 96 cm, ma spesso ho l’impressione di non aver bisogno di quella lunghezza.  Ho fatto anche diverse pescate con un 75 che ha dato buoni risultati.

La freccia tahitiana è la più consigliabile, ho usato tempo fa anche il tridente dotato di alette arpionanti.  Può essere efficace nel tiro al volo ravvicinato, ma rovina i pesci.

Il fucile oleopneumatico non lo consiglio, il rumore dello sparo mi ha sempre fatto “terra bruciata”, comunque è questione di gusti.

R.T.