Vibrazioni come allenamento per la Pescasub

 

Vibrazioni come allenamento per la Pescasub

Nella continua ricerca di mezzi e metodi di allenamento, mi sono imbattuto qualche anno fa in una macchina molto particolare,  si tratta di uno strumento che  utilizza le vibrazioni per sollecitare l’apparato muscolo–scheletrico a “rimodellarsi”. La cosa ha suscitato notevolmente il mio interesse, e da settembre, uso questa macchina costantemente nella mia pratica  quotidiana affiancandola agli altri mezzi di allenamento.

La pesca subacquea richiede qualità contrastanti, ci sarebbe bisogno dei muscoli per spingere meglio, però troppi muscoli “potrebbero” aumentare il consumo di ossigeno e così via.  In un precedente articolo, ho descritto una possibile metodica di allenamento della forza, atta ad allenare particolari caratteristiche fisiologiche, evitando  il più possibile effetti indesiderati, l’articolo in questione è alla pagina: http://www.pescasub.it/articoli/allenamento/forza/all_della_forza.htm Con questa ulteriore appendice, voglio ampliare il panorama di metodiche utilizzabili da un pescatore subacqueo, atte a migliorare i parametri di forza.

 

Normalmente se c’è una cosa che danneggia l’organismo sono proprio le vibrazioni somministrate in forma cronica, e a livelli di frequenza elevati (hertz),  tanto da aver costretto il legislatore a formulare delle precise norme cui devono attenersi i lavoratori sottoposti a vibrazioni. Lungi da voler proporre delle vibrazioni in forma cronica ( molte ore di applicazione e frequenze inaccettabili, 50 – 80 Hz) ci soffermeremo sul primo effetto che le vibrazioni provocano sull’apparato muscolare, l’aumento del tono, questo aumento è  di natura riflessa, un adattamento compensatorio dovuto alle “nuove” condizioni cui è sottoposto il muscolo. Un effetto simile, ma solo  come sensazione, lo otteniamo quando in bici affrontiamo un  tratto di pavé in discesa, prima si induriscono i muscoli dell’avambraccio (anche per effetto della maggiore forza applicata sul manubrio, poi tendono ad intorpidirsi.

Le vibrazioni applicabili per allenamento vanno da 5 a 30 Hz circa.

Secondo il prof. Bosco, tramite le vibrazioni vengono stimolati i “pressorecettori” organi utilizzati dai pesci, presenti pure nella nostra specie, ricordi di un passato acquatico, ma oramai silenti. Interessante, per noi, ma da verificare.

 

Durante il mio lavoro devo scontrarmi con una variabilità degli eventi estrema, alcuni dei soggetti con cui opero possono trovarsi al massimo della condizione, a vanno mantenuti così per più tempo possibile, altri in calo e vanno recuperati, altri da riabilitare ecc.  Proprio lavorando con chi doveva essere riabilitato ho notato le prime note positive, note che ci possono riguardare. In genere il pescatore subacqueo che non si allena a parte, non ha una forma fisica “atletica”, tutt’altro, spesso ha evidenti carenze nella forza tanto da non renderlo (per questi parametri) molto differente da un sedentario, spesso accusa un eccesso di peso (trenta o quaranta pescate l’anno purtroppo non modificano molto l’aspetto, se non per brevi periodi). Trovare una condizione accettabile, vuole tempo e pazienza, spesso non avendo l’uno o l’altra non si fa niente, e si arriva alle prime pescate in condizioni tali da doverle sfruttare come allenamento. Con le vibrazioni pare sia possibile condizionare quel tanto che basta l’organismo da non dover buttare i primi giorni di attività. Infatti applicazione  della metodica ai reduci di infortuni, ed in special modo, a chi aveva subito operazioni alle articolazioni, ed era stato per lunghi periodi fermo ha dato risultati insperati. Ancora lontano da poter elencare dati sufficienti ad uno studio rigoroso e scientifico, annoto, che in test re-test eseguiti alla pressa orizzontale prima e dopo  la somministrazione di vibrazioni su una gamba per 5 volte 20” con recupero analogo si sono ottenuti miglioramenti variabili a seconda del carico dal 20 al 40% della potenza Misurata con l’Ergopower Boscosistemâ Miglioramenti così drastici sono ottenibili con soggetti scarsamente allenati, e sopattutto con l’arto da riabilitare, più è alto il livello di fitness meno marcato sarà il miglioramento.

Le vibrazioni hanno dato risultati interessanti anche quando sono state applicate ad altre categorie di soggetti. In geriatria ad esempio sono stati riportati miglioramenti tra il 18 e il 36% nell’applicazione di forza in soggetti tra i 60 e i 90 anni, sottoposti a vibrazioni per 3 volte da 2 minuti ciascuna per tre volte la settimana per due mesi. (M. Runge)

Quindi, da questi dati otteniamo che un carico di vibrazioni, minimo potremmo ottenere ottimi risultati senza sollevare un peso e soprattutto con un impiego di tempo minimo.

Risultati interessanti sono stati ottenuti da Bosco e collaboratori. In uno studio sottoponendo diversi gruppi di atleti a vibrazioni per 10 minuti totali, 5 per 2’, il tipo di risposta che si è ottenuto, equivaleva all’applicazione di carichi importanti come  la leg press eseguita non meno di 150 ripetizioni,  o il ½ squat per 2 volte la settimana per 5 settimane con un carico di 3 volte il peso corporeo (Bosco e altri). Era un poco come se i soggetti in esame si fossero allenati in condizioni di ipergravità, ed effettivamente la macchina produce accelerazioni per 2,7 g.

 

Per ottenere risultati di questo tipo, con così poco lavoro bisogna intervenire massicciamente sul sistema nervoso, durante le vibrazioni i muscoli sono sottoposti a cicli di accorciamento allungamento molto rapidi, (lo spostamento a seconda la posizione sulla pedana può variare da pochi millimetri a 1,4 cm). Tutti i recettori (vedi articolo sulla forza) durante il carico di vibrazioni sono sottoposti a super lavoro e scaricano continuamente, immaginiamo un muscolo che si contrae sotto un carico per 0,5 secondi e poi lo stesso muscolo a resistere ad oscillazioni sinusoidali per 25-30 ripetizioni secondo.

 

Alle origini questo tipo di macchinario era destinato alla cura dell’osteoporosi, essendo utilissima nel prevenire e nel curare tale malattia, molti gli studi in proposito, Specie per quello che è relativo alla correlazione della forza muscolare con la forza dell’osso.

Noi pur essendo (non tutti purtroppo, solo pochi fortunati) sospesi in un liquido per molte ore e molti giorni non dovremmo avere effetti negativi, per effetto della gravità ridotta, sulla densità ossea, come gli astronauti, perché abbiamo continue variazioni di pressione che “spremono” e attivano i tessuti, comunque potrebbe avere effetto preventivo in soggetti con predisposizione genetica.

Sottoporsi a 10 minuti di trattamento al giorno o anche a giorni alterni potrebbe essere indicato per compensare la mancanza  di attività fisica ed arrivare in condizioni migliori al mare.

Può essere utilizzata alle frequenze più basse come attività di recupero,(M. Hartard e altri) dopo impegni importanti, ad esempio per chi stà tante ore in acqua, ed è indicata nel trattamento delle algie lombari, quando non siano originate da ernie o protusioni del disco intervertebrale in tal caso la metodica e sconsigliata.

Il problema più grave di questa macchina e che in Italia c’è ne sono ancora poche, circa 60, quasi tutte nel centro e  nel nord, ne esistono due tipi uno prodotto in Germania, su cui sono stati effettuati tutti i primi studi studi, ed un modello prodotto in Italia che non conosco ancora.

Se vi ritrovate una palestra, o un centro di riabilitazione, sotto casa, che usa questo prodotto vi conviene provare. Anche perché sembra si ottengano risultati anche sui volumi respiratori. Il mio  consiglio e di eseguire all’inizio 10 applicazioni da 30” che saranno aumentate gradatamente, dividendo il lavoro in due sessioni, eseguite la prima a gambe tese, sollevando lentamente i talloni, e la seconda a gambe piegate, con il busto diritto, aumentare gradatamente il carico fino a raggiungere il minuto di lavoro. Una volta raggiunto l’obiettivo, si può pensare di eseguire il lavoro in appoggio monopodalico, o con leggeri sovraccarichi.

Il risultato sarà un miglioramento delle qualità muscolari e un aumento della densità ossea e visto che proveniamo da un’unica cellula, tutto l’organismo ne trarrà beneficio.

Da non utilizzare se si è in presenza di ernie, fratture non calcificate, spondilolisi, spondilolistesi, malattie cardiache, gravidanza, attenzione pure a chi, specie i gommonauti di lungo corso, ha avuto problemi alla retina.

 

Bibliografia

 

1.    C. Bosco, M.Cardinale, R. Colli, E introini, M. Iacovelli, J.Tihanyi, S.P. von Duvillard, A, Viru – RISPOSTA E ADATTAMENTO DELL’APPARATO MUSCOLARE ALLE SOLLECITAZIONI PRODOTTE DALLE VIBRAZIONI

2.    C. Bosco, M.Cardinale, R. Colli, J.Tihanyi, S.P. von Duvillard, A, Viru – Effetto della vibrazione sul corpo e sul comportamento meccanico del muscolo scheletrico

3.    C.BOSCO – L’INTERAZIONE TRA MUSCOLO OSSO E LA VIBRAZIONE - http://www.sportpro.it/cictrain/news/BOSCOvib.htm

4.    D. Bianchini, D. Gatti, A. Zambito, O. Valpiana, S. Adami – EFFETTO DELLA STIMOLAZIONE MECCANICA OSCILLANTE NELLA LOMBALGIA E SULLA MASSA OSSEA NELL’OSTEOPOROSI – Centro ospedaliero clinicizzato di medicina riabilitativa e preventiva di Valeggio S/M

5.    H Schiebl, J willnecker – NOVITà RIGUARDO LA RELAZIONE TRA LA FORZA OSSEA E QUELLA MUSCOLARE

6.    M. Hartard, C. Kleinmond, C, Lammel, H. Schiessl, D. Jeschke – EFFETTI DI        RECUPERO   CON GALILEO 2000 – Klinikum re. D. Isar – Technische Universitat Munchen

7.    M. Runge, G.Rehfeld, E. Resnicek, - ALLENAMENTO DELL’EQUILIBRIO E DELLESERCIZIO FISICO NEI PAZIENTI GERIATRICI - Aerpah-Klinik Essilingen, Kennenburger Essilingen

8.    O. Robler, S. Marsch, K. Abendroth, K. Mauser, J. Hubscher. – RISULTATI OTTENUTI SULLA FORZA MUSCOLARE E LA DENSITÀ OSSEA A SEGUITO DELLE STRIMOLAZIONI OSSEE PRODOTTE CON L’UTILIZZO DI “ GALILEO 2000” – Università Friedrich Schiller di Jena