ARTICOLI

 

 

 

 

I FUCILI AD ARIA DELLA NUOVA GENERAZIONE

Il fucile ad aria compressa ha visto la luce una trentina di anni fa per merito di quella che allora era una piccolissima azienda ligure, la Mares, che proprio con la serie dei mitici Sten, costruì la sua fortuna, fino a diventare una delle aziende leader nel mondo nella produzione di attrezzature subacquee. Gli Sten hanno accompagnato diverse generazioni di pescatori per circa vent’anni, divenendo, grazie alle loro caratteristiche di potenza e robustezza, il punto di riferimento per la concorrenza. Nell’ ultimo decennio, invece, ecco ritornare prepotentemente in auge il fucile ad elastici che grazie alla sua velocità ed istintività nella mira , in brevissimo tempo, è riuscito ad assumere una posizione dominante sul mercato, fino a diventare di gran lunga l’arma più impiegata dai pescatori subacquei delle nuove generazioni. Ho perfettamente impresso nella memoria il ricordo di quando un amico mi fece provare un OMER T2O, una decina di anni orsono. Rimasi letteralmente strabiliato: preciso, velocissimo, istintivo nella mira. In men che non si dica mi ritrovai ad essere un convinto appassionato di questi fucili con cui ho iniziato ad insidiare le prime prede di un certo livello. Con gli anni e l’esperienza sono aumentate anche le dimensioni delle catture e conseguentemente quelle delle armi usate e i materiali sono diventati più sofisticati, fino ad arrivare ai fusti in carbonio. Con gli amici passavamo giornate intere a cercare di migliorare testate, elastici, ogive, ma la semplicità , grande punto di forza dell’ arbalete, era al tempo stesso un limite ai nostri sforzi per migliorarne ulteriormente le prestazioni. Avevamo infatti notato che su pesci di grandi dimensioni la capacità di penetrazione era appena sufficiente e due volte su tre la costosa tahitiana era da buttare alla fine del combattimento. Se non sbaglio era il 1994 quando la Mares, dopo un lungo  periodo di colpevole immobilismo, decise finalmente di mettere in pratica sulla produzione di serie, le modifiche che il grandissimo Antonio Toschi, che per anni ha gareggiato per l’ azienda ligure, aveva apportato sugli Sten, divenuti nelle sue mani, dei veri e propri fucili laboratorio. Ecco venire alla luce il Cyrano, fucile che prende il nome dalla forma caratteristica dell’ogiva , assottigliata per rendere più istintivo il puntamento e mirare “sull’asta”. La grande innovazione è stata la canna da 11 mm di diametro che oltre a ridurre drasticamente lo sforzo di caricamento, permetteva di ottenere una grande velocità dell’asta, in quanto il pistone lavorava spingendo meno acqua . Non appena uno dei ragazzi del circolo arrivò con un 110 nuovo fiammante in men che non si dica eravamo in acqua a provarlo. Devo essere sincero: rimanemmo parzialmente delusi. Il fucile si faceva apprezzare per la grande sensibilità del grilletto, garantita dal perno di connessione con il dente di aggancio di diametro ridotto (1,5 mm), per la linea di mira istintiva, ma , pur essendo sicuramente il miglior pneumatico mai provato, non ci convinse ad abbandonare l’ arbalete, in quanto la scarsa conoscenza dell’ arma e di come farla funzionare a dovere non ci aveva permesso di sfruttarne interamente le potenzialità. Tornando ad Antonio Toschi , dovete sapere che è tesserato per lo stesso circolo di cui faccio parte e cioè la società sportiva “ La Torretta” di Savona , sua città di origine. Anche se le sue sortite lontano dalla Sardegna sono ormai rare, quando è in città, non manca di passare in sede a rinnovare la tessera ed a  raccontarci aneddoti di pesca e consigli sulle attrezzature. Proprio in uno di questi incontri il discorso scivolò sul Cyrano. Arrivarono così le dritte giuste. Il modello di uno scorrisagola in delrin fatto al tornio, di dimensioni piccolissime, il variatore da eliminare, l’utilizzo di aste tahitiane e le parole :” pompalo, pompalo fin tanto che riesci a caricarlo”. Premesso che la Mares sconsiglia di spingersi oltre le trenta atmosfere, il primo nel circolo che ha attrezzato a dovere il suo cannone è stato il mio amico Angelo. Al termine di una pescata assieme mi capitò di scaricargli il fucile. La bordata terrificante che ne è seguita, con l’asta praticamente invisibile e che a fine corsa dava uno strattone incredibile, mi ha fatto approfondire la conoscenza di questo fucile e delle modifiche da apportarvi. Vediamole assieme.

Variatore di potenza:

Sicuramente da eliminare sui fucili lunghi dedicati alla pesca di prede di grandi dimensioni. L’asportazione del blocchetto in teflon del variatore fa compiere al fucile un incremento di prestazioni notevolissimo, specie per quanto riguarda la velocità dell’ asta, visto che l’espansione dell’aria non è frenata dal passaggio in stretti condotti. Per contro senza questo accessorio l’arma perde in versatilità e può essere usata solo per i tiri in acqua libera, inoltre è più difficile da caricare. Il variatore è invece indispensabile sui fucili corti e medi, che vengono più spesso usati nelle tane o comunque a ridosso della roccia .

Scorrisagola:

Allegati a questo articolo trovate la foto ed il disegno da portare al tornitore per la realizzazione di uno scorrisagola veramente mini in delrin, per nylon da 140.  Una volta tornito va poi ulteriormente ridotto con la lima e lucidato. Il materiale è resistentissimo, niente a che vedere con nessun tipo di tecnopolimero  impiegato per la produzione di serie, il che consente di ridurre al minimo gli ingombri, giocando su tolleranze veramente esigue. Volendo si puo’ arrivare addirittura a modelli ancora più sottili, ma penso che gli spessori indicati nel disegno che segue siano il miglior rapporto possibile fra prestazioni ed affidabilità.  In caso non vi vogliate cimentare con il fai da te, l’unico scorrisagola veramente valido in commercio è quello che equipaggia le taitiane della Devoto.  

          

Progetto scorrisagola in delrin per asta da 7 e nylon 140

 

Pressione di precarica:           

Fermo restando quanto scrive la Mares sul libretto di istruzioni, il fucile va pompato tanto. Personalmente  uso il 110 per la pesca all’aspetto in estate intorno alle 40 atm perchè è il limite entro cui riesco a caricarlo senza sforzi eccessivi. Oltre è inutile andare, non tanto per le difficoltà di caricamento, che con le canne da 11 non sono più il limite alla precarica, ma perché si va a sollecitare troppo l’ affidabilità dell’ arma, con rischi di pericolose rotture, senza peraltro ottenere miglioramenti significativi nelle prestazioni. Basti pensare che un 110 con asta da 7mm a questa pressione ha una gittata che arriva a quasi 7 metri. Inoltre è del tutto inutile portare al limite la pressione di un fucile senza prima averne ottimizzato le prestazioni e senza considerare per che tipo di pesca lo useremo. Un’arma a 40 atm con sagolino spesso, asta filettata con arpione e scorrisagola grosso, ha le stesse prestazioni di una a 30 atm con nylon del 140 , asta tahitiana e scorrisagola piccolo e idrodinamico ed in più facciamo maggiore fatica a caricarla. Se vogliamo un cannone senza termini di paragone per dentici e ricciole, precarichiamo il fucile con tante atmosfere, mentre se la nostra azione di pesca si rivolge a prede di dimensioni più comuni e che magari spesso stazionano in prossimità delle rocce, allora teniamo la pressione un po’ più bassa, magari utilizzando un’asta da 6,5 mm che è più leggera ed ha meno impatto. Le precauzioni da osservare sono innanzi tutto di serrare molto bene la volata e soprattutto la valvola di scarico posteriore per evitare problemi di  “sbananamento” del  serbatoio, dovuti al distacco asimmetrico di quest’ultimo dall’ ogiva o più frequentemente dall’impugnatura. In secondo luogo, se abbiamo tante atmosfere nel fucile, non bisogna mai lasciarlo al sole, magari in macchina, perchè il calore provoca un repentino aumento della pressione (legge di Charles). Inoltre, nei periodi di lungo inutilizzo, è bene scaricarlo un po’ in modo da non sottoporlo inutilmente a stress meccanici eccessivi. Per caricare l’ arma con molte atmosfere senza fatica uso un raccordo con manometro come quello della foto, da collegare ad una bombola. Attenzione perchè in questo modo l’entrata dell’aria è piuttosto veloce e bisogna dosare con attenzione l’ apertura del rubinetto.

 

 

Volata:

Allargo i fori come nella foto per consentire un più rapido deflusso della colonna d’acqua che quindi esercita un minor freno sull’avanzamento del pistone. La modifica ha effetti apprezzabili solo sui fucili lunghi. I fori vanno fatti in modo che l’acqua in uscita abbia un “ invito” che la guidi all’ esterno. Siccome non si può eccedere verso la punta perché altrimenti si danneggia l’alloggiamento della boccola di ammortizzo, si agisce anche verso il basso. Così facendo, però può succedere che, riavvitando la volata, parte dei fori siano ostruiti dal terminale anodizzato della canna, vanificando lo scopo per cui abbiamo effettuato la modifica. Frapporre una rondella di teflon o nylon di un paio di millimetri di spessore fra volata e ogiva, come quella che si vede nella foto qui sotto, aiuta a risolvere l’inconveniente.

Grilletto:

Il meccanismo di sgancio del Cyrano è veramente eccellente e, agendo sulla vite di regolazione del grilletto per accorciarne la corsa, si ottiene uno sgancio sensibilissimo anche con tantissime atmosfere. Se siamo proprio dei fanatici possiamo limare leggermente il dente di aggancio ed il codolo del pistone per lisciare al massimo le zone di attrito. Questa modifica, che è invece quasi indispensabile su tutti gli altri fucili pneumatici che montano un perno da 3mm di diametro nel meccanismo di sgancio, in luogo di quello da 1,5 mm, va effettuata da mani esperte, visto che ci si può trovare in mano un fucile che sul più bello spara da solo, con tutti i rischi annessi e connessi. La soluzione del perno da 1,5 è talmente valida che la ditta Merou commercializza un apposito kit da montare sui fucili che adottano il vecchio sistema col perno più spesso.

Sganciasagola

Lo sganciasagola di serie va benissimo così com’ è su quasi tutte le lunghezze, compresi i 110 caricati entro le 30 atm e con asta da 6,5 mm, in quanto due passate di sagola sono più che sufficienti. Quelli invece con asta da 7 e molto carichi, sono in grado di tirare completamente 3 passate di sagola, addirittura con strappo a fondo corsa. Con le 3 passate lo sganciasagola di serie ha due tipi di problemi. Spesso lascia sfuggire la passata più esterna e, specie se la sagola è molto tesa, indurisce il grilletto, pregiudicando la precisione del tiro. Una volta smontato lo sganciasagola, rimuovendo la piccola spina che lo tiene in sede, bisogna limare la parte in cui alloggia la sagola, appiattendo un po’ la curva in modo da creare una sede che ospiti comodamente le tre file di nylon parallele. Così facendo si risolve il primo inconveniente. Per il secondo bisogna smussare l’ angolo che è a contatto con il grilletto. Osservando il pezzo di serie dal basso, si può vedere che la corsa che il grilletto compie contro lo sganciasagola prima di permetterne la rotazione è notevole. Bisogna agire di lima accorciandola e arrotondando l’ angolo di contatto, lasciando comunque un paio di millimetri di margine, altrimenti si corre il rischio che il nylon troppo teso faccia arretrare il grilletto e partire il colpo.


                 limare dove indicano le frecce

La punta della freccia bianca qui sopra indica dove arrivava lo sganciasagola prima di essere limato. Come si vede, dopo la modifica, la corsa in cui c’è attrito con il grilletto è minima e, grazie all’ angolo smussato, la sagola viene liberata immediatamente e dolcemente, senza sfregamenti o impuntamenti che possono pregiudicare la precisione del tiro. Con le 3 passate il nylon va disposto in maniera ordinata, con le spire che non si incrociano e vanno parallele dall’ interno verso l’ esterno. Questo accorgimento serve ad evitare che il monofilo si ingarbugli al momento del tiro.

 

Canna:

Un accorgimento che permette una più rapida espansione dell’ aria al momento dello sparo consiste nel praticare uno o due fori nella parte superiore della canna, in corrispondenza della sede che ospita il dente di aggancio per evitare interferenze con l’o-ring del pistone. Io ho preferito allargare quello piccolo già esistente, dandogli un forma leggermente ovale fino al diametro di circa 2 cm .Oltre si rischia di rovinare la filettatura in cui si avvita la valvola di carico posteriore e di indebolire eccessivamente una zona dove ci sono altre aperture come il taglio che ospita il grilletto ed il foro per le spine di fissaggio , come si vede dalla foto. I vantaggi di questa modifica su un fucile senza variatore sono veramente notevoli, specie sulla velocità del tiro.  Se si verificano frequenti distacchi fra serbatoio ed impugnatura, anche dopo aver serrato bene il fucile, è probabile che la canna abbia subito qualche leggera deformazione, magari non percepibile ad occhio nudo. Non esitate a sostituirla, costa meno di una coppia di elastici di un arbalete.   

 

 

Aste:

Sono importantissime ed in grado di influenzare in maniera determinante le prestazioni del fucile. Consiglio vivamente di usare frecce tahitiane. Il Cyrano è  l’unico fucile pneumatico che permette di caricare aste da 6,5 mm senza piegarle, in virtù della canna da 11. Sono velocissime, non temono paragoni neanche con gli arbalete ed , essendo prive di tacche, anche molto robuste. Con un Cyrano 110 e asta da 6,5 a doppia aletta Emanuele Zara ha trapassato (e catturato) un tonno da oltre 120 kg a tre metri di distanza, con l’asta che ha attraversato diagonalmente il pesce perforando, nel lato di uscita, l’opercolo corazzato del bestione, performance impensabile per qualsiasi arbalete di dimensioni mediterranee. Personalmente preferisco, sul 110 per dentici e ricciole, aste da 7 tahitiane a doppia aletta. Sono più robuste sui grossi pesci, comunque velocissime e con una penetrazione eccellente, ma meno delicate da armare se il fucile è molto carico e garantiscono una maggiore gittata rispetto a quelle da 6,5 . Il mio parere personale è che le migliori aste in commercio siano le Devoto. In particolare quelle da 7 mm sono filanti ma hanno alette molto solide, mentre quelle delle  6,5  sono di lamiera più sottile e quindi più adatte al pesce bianco. Le uniche modifiche che apporto sono di serrare la parte terminale delle alette in una morsa, così da piegarle leggermente verso l’interno e rendere la freccia ancora più idrodinamica e veloce (vedi foto a sinistra) e di bloccare il codolo con una goccia di frena  filetti  per evitare che si sviti mentre stiamo lavorando una grossa preda . Quando si parla di diametri di aste bisogna fare  una considerazione importante. Ad una lettura superficiale si può pensare che l’asta da 7 abbia una massa importante che se da un lato favorisce la penetrazione, dall’altro rallenta il tiro nel raffronto con le prestazioni di un buon arbalete con freccia da 6,5. In realtà non è così. L’asta da 6,5 di un fucile ad elastici da 110 è lunga 150 cm e pesa circa 380-390 grammi, praticamente lo stesso valore della 7 lunga  125 cm di un pneumatico di uguale misura , che ferma l’ ago della bilancia a 390 grammi.

 

Aste da 8 mm

I fucili con canna da 11, contrariamente a quanto credono in molti, possono sparare anche aste da 8, come ha dimostrato Gianfranco Donati nel bellissimo video che documenta la cattura di un grosso tonno in cui utilizza uno stealth 110 con asta da 8. L’ asta di per se non è un problema, mentre invece lo è il codolo che ha diametro 9 mm, mentre il foro della ghiera che si avvita alla volata e tiene in sede la boccola di ammortizzo è 8,7 mm. Le strade sono due. O si svita la ghiera (dopo aver scaricato il fucile) e ci si passa dentro il trapano con la punta da 9 mm o più semplicemente si sostituisce il pezzo con quello della serie sten che ha il foro interno più largo.

Sagolino:

Uso sul terminale il nylon da 140 , che ritengo il miglior compromesso fra velocità (dell’asta) e resistenza. Sul mulinello preferisco il sagolino da 1,5 mm,  perchè anche se il nylon è più indicato per sfiancare le grandi prede, in virtù della sua elasticità, taglia le mani ed ha un fastidioso effetto memoria , problema che non si pone col trecciato sottile. Per le impiombature vanno benissimo gli anellini in ottone facilmente reperibili in commercio. Quelli a cannocchiale sono i migliori, in quanto lasciano praticamente inalterato il carico di rottura del monofilo . Può essere utile bruciare con un’ accendino il capo di nylon che fuoriesce dall’anellino, fino a che si forma una pallina che raffreddandosi diventa durissima. E’ una garanzia in più nel caso non avessimo serrato alla perfezione il rivettino ed il nylon inizi a scivolarvi all’ interno se sottoposto a forte trazione.

Olio:

Le prestazioni del fucile sono ulteriormente migliorabili adottando un olio per forcelle di moto SAE 5, molto scorrevole, che minimizza l’attrito fra canna ed o-ring del pistone, rendendo ancora più veloce il tiro. A questo proposito va detto che c’è qualche perfezionista che ritiene questo aspetto così importante, da farsi tornire la sede dell’o-ring appena più profonda, così che la guarnizione, pur assicurando la tenuta, lavori meno schiacciata e quindi abbia una resistenza ancora minore allo scorrimento. Inoltre non bisogna esagerare con la quantità perché l’olio sottrae spazio all’ aria. Per un 110 ne bastano  30 grammi  (il misurino si trova in qualsiasi negozio di nautica).

Mulinello:

Anche se non è una parte strutturale del fucile, ma un accessorio, il mulinello rimane un componente importantissimo, addirittura fondamentale se si colpisce una grossa preda. In commercio per i pneumatici c’è veramente poco di valido. Inspiegabilmente la Mares non produce più il Marò , veramente eccellente per capienza e robustezza. Lavora in verticale, ma , come ad esempio fa Toschi, può essere modificato e fatto lavorare in orizzontale. Solo ultimamente la Merou ha commercializzato un mulinello molto valido il Tuna, peraltro simile a quello artigianale ideato da Emanuele Zara e descritto sul n. 83 della rivista Pescasub, che adotto sui miei fucili. Lavora in orizzontale ed ha un’eccellente rapporto tra ingombro e capienza. E’ ricavato per tornitura da un cilindro del diametro di 9 cm  di Moplen, un materiale che ha peso specifico 0,9 quindi positivo, che contrasta il peso del robusto telaio in lamierino di acciaio di spessore 1,5 mm, evitando fastidiosi condizionamenti sull’assetto del fucile. Ha una buona frizione (un disco di gomma dura) ed un sistema anti parrucche efficace. La capienza di questo mulinello è di 100 mt di nylon del 140 . Sul mio ho messo 90 metri di sagolino trecciato da 1,5 mm. Troverete allegata la foto ed il disegno da portare al tornitore sviluppato dal mio amico Angelo Carlevarino. Per il fissaggio al fucile uso delle fascette inox, che mi danno assoluta garanzia di affidabilità, con l’accortezza di isolarle dal fusto per mezzo di nastro isolante ed impedire così il logorio del serbatoio, dovuto all’ azione della corrente galvanica. Mimetizzo le fascette con del nastro telato marrone.

Progetto mulinello di Emanuele Zara

Clicca sul disegno per ingrandirlo

 

Carichino:

 

Questo semplice ma essenziale accessorio che ci permette di armare il nostro cannone ha bisogno anche lui di qualche piccola modifica. Fino a quando il fucile non oltrepassa i 90 cm di lunghezza quello di serie andrà benissimo, ma per quelli da 110 in su, specie se molto pompati e senza variatore, il discorso è molto diverso. Anche persone molto alte, poggiando il calcio del fucile sul collo del piede ed estendendo al massimo il braccio verso l’ alto, non riusciranno ad afferrare il carichino sulla punta della tahitiana, perché troppo lontano. Ecco allora venirci in soccorso le prolunghe, che formeranno una maniglia qualche centimetro più in basso che ci permetterà di  tirare spingendo l’asta all’ interno della canna. La maniglia può essere la cima stessa, meglio se inserita in un tubetto di gomma che ci agevoli la  presa oppure una barretta di plastica forata al centro. L’asta andrà inserita nel foro ed in questo modo la direzione di trazione eviterà di generare flessioni nella freccia. Questo secondo tipo di carichino è particolarmente valido per caricare le aste da 6,5 mm, ma la lunghezza delle cime che legano la barretta deve essere inferiore a quella del pezzo di asta che fuoriesce dalla volata.  Contrariamente a quanto si crede, lo sforzo misurato in kg occorrente per caricare un fucile pneumatico di nuova generazione, anche ben pompato, è di molto inferiore a quello necessario per tendere una coppia di elastici di un buon arbalete, solo che per armare quest’ultimo si usano entrambe le braccia e sembra di fare meno fatica. Con la tecnica corretta chiunque è in grado di armare un 110 con canna da 11 a 40 atmosfere. Bisogna appoggiare il calcio sul collo del piede, portare la mano destra sulla maniglia del carichino e la sinistra non subito sulla volata, ma sull’asta a circa 30 – 40 cm dal codolo. Si inizia a tirare verso il basso con la destra, mentre la sinistra, oltre a contenere eventuali flessioni, spinge la freccia all’interno, per scivolare sulla volata quando il primo pezzo di asta è entrato nella canna. A questo punto, piegando leggermente la schiena, saranno i muscoli dorsali, molto più potenti di quelli del braccio, a farci completare agevolmente il caricamento. Molto più facile a farsi che a dirsi. Attenzione perché se da un lato le maniglie troppo lunghe ci avvantaggiano nella prima fase, dall’ altro ci penalizzano molto alla fine, in quanto, per far agganciare l’asta, siamo costretti all’ ultimo sforzo in posizione innaturale. Inoltre la forza sul carichino va allentata in modo graduale e soprattutto facendo ben attenzione a non avere la punta della tahitiana sotto la gola. Basta distendere appena il braccio che impugna la volata per evitare che l’eventuale colpo che parta accidentalmente per via di un aggancio imperfetto abbia conseguenze tragiche. Logicamente chi non asporta il blocchetto del variatore potrà frazionare lo sforzo di caricamento e fare molta meno fatica, ma questa comodità si paga in termini di prestazioni. Una cosa da evitare assolutamente è quella di caricare il fucile fuori dall’ acqua, magari sul paiolo del gommone. Oltre ad essere vietato per legge è una manovra pericolosissima, che puo’ portare alla rottura della canna, che è quella che tiene insieme il fucile, con conseguenze estremamente gravi. In questo modo, infatti, spingendo l’ asta all’ interno della canna, il fucile non è poggiato sulla valvola posteriore di carico, come quando lo abbiamo sul collo del piede mentre lo carichiamo in acqua, ma sullo spigolo posteriore dell’ impugnatura. La forza che applichiamo , quindi, non è più coassiale con la canna, ma tende a distaccare la parte superiore dell’ impugnatura dal serbatoio, andando , oltre un certo limite, a sollecitare la canna nella zona più debole (quella con i fori per il grilletto, per la spina e per il travaso dell’ aria) col rischio di deformarla o provocarne la rottura. A buon intenditor poche parole. Non fatelo mai.

 

Assetto:

L’assetto del cyrano non è ottimale in quanto tende a cadere in punta e la differenza è parecchio avvertibile (sul 110) per chi ha sempre usato gli arbalete . Sul mio fucile inizialmente avevo applicato gli stabilizzatori per i fusti degli arbalete viper, che si innestano sulla parte inferiore dell’ ogiva senza ulteriori modifiche  migliorando notevolmente il problema, non ostacolando il brandeggio e lasciando libera la linea di mira, come è possibile vedere dalle foto. Ora ho fatto l’ abitudine e ne faccio a meno senza particolari problemi.

Cyrano

 

La Htm Sport , di cui fa parte la Mares ha recentemente acquisito la Sporasub e con questo marchio commercializza un pneumatico denominato “Stealth” che è identico in tutto e per tutto al cyrano, salvo che nell’ogiva. Nel primo è tradizionale, nel secondo assottigliata (da questa caratteristica prende il nome il fucile). Se l’ogiva assottigliata del cyrano permette un puntamento più agevole, per contro contiene meno aria (anzi è isolata dall’ aria del serbatoio e riempita con un centratore per la canna) e questo fatto determina una differenza di assetto fra i due fucili che ha dell’incredibile. Lo stealth è leggerissimo ed equilibrato. Addirittura perfettamente neutro utilizzando l’ asta da 6,5.

Stealth

Nel cyrano si può migliorare la situazione anche facendo penetrare l’aria nell’ ogiva praticando qualche foro nel centratore o addirittura eliminandolo, ma solo se teniamo il fucile con pochissime atmosfere. L’ogiva, infatti, è in tecnopolimero ed ha una resistenza molto inferiore all’alluminio del serbatoio. Può bastare una scaldata al sole per farla scoppiare. Io non ho praticato questa modifica sul mio fucile proprio perché lo uso a pressioni che non la renderebbero sicura ed affidabile. Chi volesse trasformare il cyrano in stealth o viceversa, può farlo semplicemente sostituendo serbatoio ed ogiva, senza necessità di sostenere la spesa dell’acquisto di un nuovo fucile. 

Una volta effettuate queste modifiche avrete in mano un’arma veramente fuori dal comune ed addirittura insuperabile in due frangenti: nei tiri lunghi a grosse prede e nei modelli  più corti per la pesca in tana. Nelle altre situazioni di pesca, come il razzolo sul grotto , la pesca invernale in acqua bassa o i tiri al pesce bianco all’aspetto o sotto i lastroni, la scelta di un modello ad aria rispetto ad uno ad elastici è più che altro frutto di attitudini e preferenze personali. Il pneumatico ha il suo pregio migliore nel brandeggio e nell’ingombro fuori tutto in relazione alla sua gittata, l’ arbalete nella silenziosità e nell’ istintività della mira, (non nella precisione). Infatti , il fucile pneumatico è altrettanto preciso, ma la possibilità che ha l’arbalete di mirare sull’ asta evita quel periodo di adattamento necessario a chi non ha mai usato il fucile ad aria per capire come si spara. Per quanto attiene all’ aspetto alle grosse prede come i dentici e tutti i tipi di pelagici la differenza è invece notevolissima, anche rispetto agli ultimi arbalete con fusto inflessibile e doppio elastico. Un pescatore che ha fatto 10 tiri oltre i tre metri su prede di mole, non ha nessun dubbio su quale sia il fucile più adatto a questo tipo di pesca e, come già accennato in precedenza, non è questione di massa dell’ asta. Il tiro di un pneumatico di nuova generazione è un connubio splendido di velocità e potenza abbinate: è molto più costante nell’arco di tutta la sua lunghezza, ha una gittata maggiore ed una velocità media superiore, specialmente a fondo corsa. In particolare nella pesca al dentice le ridotte dimensioni del fucile in rapporto alle prestazioni (un 110 ad aria è appena più lungo di un 75 ad elastici) sono una carta vincente, perché consentono di nasconderlo dappertutto.  Allo stesso modo nella pesca in tana il vantaggio delle armi ad aria rispetto ai corti arbalete è evidente, in fatto di gittata e potenza, specie se , come spesso avviene, si usa la fiocina. Un 50 si infila anche nei più stretti meandri del grotto, ma è in grado di fermare prede grandi e coriacee  come le cernie anche a due metri di distanza. Va comunque detto che nei modelli da tana la differenza con i fucili pneumatici con canna da 13 non è così evidente come nelle misure medie e  lunghe. Io mi trovo splendidamente con un cyrano 85 con variatore e asta da 6,5 mm anche nella pesca invernale. L’ingombro è quello di un arbalete  da 60 cm ma ha 4 metri di gittata ed è velocissimo. Il suo pregio migliore è la versatilità, perché mi permette sia di operare nella tane non troppo anguste (con la minima potenza) e al tempo stesso di sparare lontano. Inoltre il brandeggio è fantastico, anche in presenza di forte risacca.

Insomma, sono convinto che se molti pescatori affezionati dell’arbalete provassero un pneumatico con queste caratteristiche rivedrebbero immediatamente tutte le loro idee sull’ argomento, rendendosi conto che certe credenze, tipo la lentezza del tiro o l’ imprecisione, sono ormai soltanto luoghi comuni portati avanti da chi parla senza prima aver fatto i dovuti confronti con i pneumatici di nuova generazione. Non abbiamo più a che fare solo con la potenza bruta dei fucili con canna da 13. Ora  abbiamo  una grande velocità, meno rinculo e molta meno fatica nel caricamento, oltre ad un sistema di sgancio finalmente esemplare. Fra l’altro i costi di manutenzione sono molto minori se raffrontati alle gomme crepate e alle aste piegate che annualmente cambiamo su un arbalete: basta infatti sostituire o-ring e olio ogni due o tre anni, mentre l’ aria è gratis. Per me rimane comunque un mistero il motivo per cui  le ditte del settore, non offrano di serie una versione “cattiva” del fucile, almeno dei lunghi, senza obbligare ad effettuare tutte queste modifiche che comunque richiedono manualità e attrezzatura. Invece la tahitiana a doppia aletta di serie è inguardabile, lo scorrisagola idem, (anche se leggermente meglio di quelli mastodontici degli sten), non c’è il nylon in dotazione ma del comune sagolino che rallenta molto il tiro, il mulinello dedicato (opzionale) è poco capiente ed ha un aspetto fragile e non mi risulta sia in commercio una versione da aspetto di cyrano o stealth che esca di fabbrica senza variatore. Sono sicuro che la base di utenza che fruirebbe delle superbe prestazioni di questi fucili si allargherebbe, così come i pezzi venduti, ma non vado oltre perchè non mi intendo di marketing. Devo anche aggiungere che nonostante Gianfranco Donati nella sua bella videocassetta di pesca al dentice cerchi di dimostrare il contrario, il rumore in fase di sparo, seppur più contenuto che in passato, è nettamente più forte che in un arbalete, anche se non ho mai verificato differenze particolari sul comportamento dei pesci. Dove sono smaliziati dopo la prima fucilata non vedi più una coda, dove conoscono meno l’ insidia del pescatore si riesce a piazzare più di un tiro nella stessa zona, indipendentemente dal tipo di propulsione usata. Naturalmente non bisogna dimenticare che chi non ha una buona tecnica di pesca, non troverà alcuna scorciatoia nell’ usare un fucile con queste prestazioni. Prima bisogna imparare a pescare correttamente, a conoscere le abitudini ed i comportamenti delle prede, poi si potranno apprezzare i vantaggi di queste armi. Un bravo pescatore con un fucile mediocre riempirà ugualmente il carniere, un principiante con un fucilone è probabile che rimedi ugualmente un cappotto dietro l’ altro. Inoltre i cannoni con molte atmosfere richiedono esperienza per essere gestiti correttamente. E’ sempre meglio arrivarci per gradi, man mano che si iniziano ad insidiare prede adeguate. Non ha senso passare da un fucile da tana direttamente al più potente, senza le necessarie tappe intermedie.

In questo articolo ho parlato di quelli che è secondo me sono i  prodotti attualmente al vertice delle armi pneumatiche, specie in virtù della canna da 11 mm di diametro, ovvero Cyrano e Stealth. Quest’ultimo costa anche un po’ meno. Le modifiche indicate sono comunque attuabili con tutti i fucili ad aria, compresi quelli con canna da 13, che anche se nella globalità perdono il confronto, consentono comunque l’ utilizzo di aste di generoso diametro , per tipi di pesca  particolari come quella specifica ai grandi pelagici dove si può rinunciare alla velocità in favore di una maggiore penetrazione. Nel frattempo il progresso avanza. Sono comparsi sul mercato i “Mamba” fucili che tramite un’ otturatore sull’ asta impediscono l’ ingresso dell’ acqua nella canna. Il loro pregio migliore è quello di offrire prestazioni simili ai loro cugini molto pompati, ma con un numero di atmosfere molto minore, con benefici importanti sul rinculo (e quindi sulla precisione) e sul caricamento che è semplificato dalla bassa pressione di precarica. Se volete effettuare le elaborazioni è meglio farvi assistere da un amico più esperto o da un tecnico, almeno per le prime volte e ricordate che il fucile va sempre scaricato, agendo sull’ apposita valvola, prima di essere smontato. Non dimenticate inoltre che un fucile modificato decade dalla garanzia.

Ringrazio inoltre Angelo Carlevarino , Eros Costato , Marco Arbarello e Michele Pastorelli per la collaborazione all’ articolo ed Emanuele Zara che ha consentito di descrivere il suo ottimo mulinello. Si possono trovare due interessantissimi articoli su come attuare le modifiche descritte e sulla loro resa in mare ai seguenti links:

http://www.bluworld.com/consigli/modificareoleo.php

http://www.mattosub.it/09_diari_3.htm

Un ringraziamento particolare a Giorgio della Tecnomare di Savona, che ha sopportato e messo in pratica con pazienza tutto quello che avete letto qui sopra e molto altro ancora.

 

Massimo Fantino