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SCELTA ED ALLESTIMENTO DEL FUCILE

Premessa

Molto spesso leggo sulla nostra ML domande relative a questo argomento; d’altro canto anche nei casuali incontri con altri Pescatori più giovani, la mia attrezzatura suscita curiosità, oppure ancora vedo in giro degli arnesi la cui efficienza mi sembra improbabile….

Premesso che indubbiamente il miglior fucile è quello con cui ci troviamo meglio, quello in cui crediamo e con il quale prendiamo i pesci, esistono tuttavia delle realtà tecniche o dettate dalle esperienze di pesca innegabili.

A queste conclusioni sono giunto dopo anni di prove, iniziate nel 1968 a dodici anni di età con il “lanzatore” in mano e continuate sino  ad oggi con maniacale passione, avendo pescato in quasi tutte le condizioni ed avendo visto in azione e discusso dell’argomento con moltissimi grandi pescatori italiani e stranieri.

Per cui voglio, senza pretendere di mettermi in cattedra a pontificare, semplicemente trasmettere le mie teorie e le mie convinzioni a chiunque abbia la pazienza di leggere questo articolo.

 

“La verità assoluta non esiste, perché la realtà cambia di minuto in minuto ed a seconda del punto da cui la si osserva…”

 

Arbalete o Pneumatico?

 

Ecco qua il primo, annoso ed angosciante problema.

La risposta però è molto più semplice di quanto i dubbi di molti sulla materia lascino supporre: bisogna utilizzare l’arma più adatta al nostro stile di pesca ! Si può pescare in tana, all’aspetto o all’agguato con entrambi i tipi di arma, ovviamente allestiti adeguatamente e della misura adatta. Tutte e due le armi hanno difetti e pregi intrinsechi alla loro natura, che definiremo strutturali, e difetti migliorabili con una adeguata preparazione; a volte una errata preparazione o scelta di situazione di pesca in relazione a quel tipo di arma, può fare sì che si giudichi come un “bidone” un fucile che era semplicemente fuori luogo in quel momento, ma che in altre situazioni può rivelarsi ottimo.

Per cui, stabilito che il fucile ideale per tutti i tipi di pesca è un utopia, passiamo ad analizzare le varie situazioni di pesca e le armi che meglio vi si adattano ed i relativi allestimenti.

Veramente la Technisub, negli anni 70’ci aveva provato a fare il fucile buono per ogni situazione: era il famigerato “Drago” , un oleopneumatico con l’impugnatura scorrevole lungo tutto il serbatoio, dalla punta alla testata, in modo che, nelle intenzioni, si poteva disporre di un fucile con il calcio centrale o tutto arretrato od altro ancora! Nella realtà era delicatissimo e spesso non sparava! Io possedevo un altrettanto famigerato “Pulce”, sempre della Technisub, che aveva lo stesso meccanismo di sparo: non sparava quasi mai e a volte scoppiava in barca, sotto il sole. Facevo un incubo ricorrente , acuito dall’ acquisto di un ulteriormente famigerato “Katiuscia disco verde” della GSD che invece sparava sempre alla minima! I pesci mi passavano davanti lentamente, io tiravo il grilletto e …l’asta non partiva o usciva lemme lemme dalla canna e cadeva sul fondo!

Per fortuna avevo pure un arbalete australiano, il mitico Cave Master, che invece sparava eccome!

Sarà per questi inizi sfortunati ma, benché abbia conosciuto un periodo di oleopneumaticizzazzione quasi assoluta, dovuta al mio primo Maestro Nestore Camporini che mi aveva fatto comprare tutta la serie Sten della Mares, che invece funzionava benissimo, io i pneumatici li vedo sempre di traverso. Troppe pescate sono andate perdute per problemi tecnici! Da qui la prima regola:

UN FUCILE AD ELASTICI E’PIU’AFFIDABILE DI UN OLEOPNEUMATICO

Meno pezzi, meno rotture, se si rompe si ripara facilmente, non ha misteriosi pezzetti nascosti tipo pistoncini o guarnizioni, non teme sabbia o sole, non si “sgonfia” mai e spara sempre!

 

Pesca in tana & razzolo

 

E’ la pesca tipica delle zone di grotto, come  ad esempio il lazio.

Se operiamo sempre su questo tipo di fondali  pescando in tana sulle crepette , non c’è alternativa: ci vuole un pneumatico da 50 Cm. con asta da otto e fiocina a 5 punte, che ci consenta di arrivare col viso molto vicino alla crepa. Il tiro, quasi sempre dall’alto in basso, è a bruciapelo ma difficile e su bersagli molto ridotti , come schiene e musetti appena visibili e richiede assolutamente l’uso della fiocina. La fiocina, oltre ad aumentare le possibilità di fare centro, presenta tutta una serie di vantaggi: blocca il pesce, non lo fa sbattere e quindi ci consente di manovrare meglio per l’estrazione della preda e di non intorbidire troppo la crepa nel caso ce ne fossero altri; in caso di padella non si pianta nella sabbia o nel grotto come farebbe un arpione.

La fiocina “tiene” moltissimo e gli specialisti di questo tipo di pesca ci sparano pure le cernie! Personalmente ho dovuto togliere con la sega un 5 punte dalla guancia di un cernione di 25 Kg.!

Anche qui c’è però un grado di sofisticazione nella preparazione dei fucili. Ho imparato dal celebre “ roscio” Antonini due cose molto importanti: ho due fucili lunghi uguali, ma uno molto carico col regolatore ed uno più “sgonfio” senza regolatore. Uso quello col regolatore sempre al minimo e lo metto alla massima solo se pesco molto fondo, per compensare la riduzione di potenza dovuta all’aumento di pressione ambiente, o se incontro una cernia, e lo equipaggio con due passate di sagola di colore molto visibile Quello senza regolatore lo uso esclusivamente sul grotto in acqua bassa, massimo 15 metri, con poca pressione per non tagliare i pesci ed un solo giro di sagola per tirare subito fuori le prede.

Il calcio, se già non esce così dalla fabbrica, deve essere nastrato bianco ed il fucile deve assolutamente essere galleggiante senza l’asta , così se dobbiamo lasciarlo sul fondo abbiamo buone possibilità di avvistarlo.

 

In questa situazione l’arbalete non regge il confronto; anche il più corto della famiglia, ovvero il 50, misura al disotto della quale non ha senso scendere in quanto gli elastici non avrebbero spazio per tendersi, con asta e fiocina è lungo come un 75 ad aria e quindi troppo lungo per il grotto, anche se in casi estremi ho preso pesci nel grotto pure sparando con il pollice con il 90 od il 100.

 

Dove l’arbaletino da 50 o 60 cm. comincia a farsi valere è sotto le lastre più grandi o scorrendo il fondo in cerca di tordi. Non è potente come un pneumatico di uguale lunghezza, ma ha dei vantaggi: se siete abituati a pescare con l’arbalete lungo non dovrete cambiare tipo di impugnatura e grilletto, a tutto vantaggio della precisione. Fa molto meno rumore e se c’è qualche pesce in giro lo spaventate di meno, rovinate di meno il pesce e , nelle tane corte, non rischiate di prendervi in faccia il fucile, respinto indietro dal pistone nel caso l’asta trovi la parete, non spaccate aste e fiocine ( con l’arbalete salta semplicemente fuori l’elastico ed al massimo si rovina l’asta). Questi arbaletini erano molto condizionati dall’uso dei classici 5 punte che ne penalizzavano molto il tiro tant’è vero che molti affezionati del fucile ad elastici usavano la classica fiocina in ferro che va molto più dritta e lontano dei cinque punte a base di nylon ed i tre punte hanno una tenuta insufficiente.

L’autentico uovo di colombo che ha fatto decollare l’uso dell’arbalete corto con la fiocina è stata la geniale trovata di Nicola Riolo, ovvero un piccolo e stretto 4 punte da innestarsi su di una thaitiana speciale o su di un asta filettata qualsiasi. Questa  vera invenzione passa in ogni pertugio, fa andare l’asta veloce e precisa ed offre, grazie ai denti stretti, una ottima tenuta; il fucile va equipaggiato con elastici da 16 mm. ed asta dedicata o filettata da 6,5 mm.minimo, se no non penetra, monofilo tosto e colorato ( ottimo il filo fluorescente per le racchette da tennis ) e calcio ben visibile.

Le misure ideali sono, per il medesimo allestimento, 55, 65 e 75 cm. di lunghezza affusto.

 

Bene! Direte che sono partigiano o peggio ma che ne è del povero pneumatico 75 cm. che per tanti anni ha fatto alla grande il suo dovere? Il mio ha la polvere addosso ma l’arma ha indubbie qualità: è molto più potente dell’arbaletino per cui se siamo in una zona piena di cernie si fa preferire, è molto maneggevole ed a parità di misura è sicuramente dotato di maggiore gittata, almeno con l’arpione ( a patto di coglierci, cosa che a me è sempre riuscita poco… ).

Ma se spariamo col cinque punte ad un corvo fuori tana, ad esempio, è talmente lento ed impreciso che il paragone è improponibile! Migliorano le cose con il pneumatico a canna da 11 ed asta da 7 mm. thaitiana, che però va usato con l’asta lunga per riuscire a coglierci e quindi ingombra come l’arbalete, con tutti i pregi ed i difetti strutturali dei pneumatici. Il tiro è più veloce superata una certa distanza ma a bruciapelo, nel primo metro l’arbalete non si batte! A mio avviso poi la botta che parte è troppo forte alla massima potenza, tale da incastrare sempre l’asta, e troppo lenta alla minima; inoltre l’odioso carichino fa perdere del tempo prezioso a ricaricare e se te lo perdi hai finito di pescare. Infine è molto più facile farsi male se ti scappa l’asta di un oleopneumatico corto mentre lo stai caricando che se agganci male l’elastico su un arbalete. Fra un cinque punte nella mascella od un dito gonfio non c’è confronto!

 

Conclusione: sul grotto pneumatico 50 cm. e 5 punte

                      Per le cernie pneumatico 75 o 90 cm. con arpione

                      Per tutti gli altri casi di pesca in tana arbalete dedicato              

Potremmo dire: pneumatico molto specialistico – arbalete più eclettico

 

 

Pesca all’agguato & risacca.

 

E’ a mio avviso la specialità dove il confronto proprio non è proponibile, tanta è la superiorità del fucile ad elastici, anche se esistono ottimi specialisti che preferiscono il pneumatico anche in queste situazioni. Questa è una pesca che richiede grande precisione e velocità di tiro, silenzio, mimetismo soprattutto di movimenti,  poca potenza, facilità di ricarica, affidabilità, maneggevolezza e grande leggerezza e duttilità dell’arma.

Esaminiamo ogni singolo aspetto e confrontiamo :  

Precisione: possiamo andare pari se ognuno è abituato al fucile che usa.

Velocità e potenza: l’arbalete è più veloce sul breve a pari potenza applicata a meno di strapompare un pneumatico tipo Cyrano, cosa controproducente per questa tecnica.

Spesso i pesci sorpresi a mangiare vengono sparati dalla superficie e l’asta sbatte sempre a terra; se non disponiamo di un asta da sei con elastici buoni ma “tranquilli”, dopo due tiri saremo sugli scogli a tentare di fare la punta all’asta. La potenza del pneumatico è tale che distruggeremo l’asta oppure spareremo alla minima, perdendo tempo nell’operazione e quindi immediatezza e velocità di tiro e quindi, al 90%, pure il pesce.

Silenzio, facilità di ricarica e mimetismo di movimento: manco a dirlo! Secondo voi fa meno casino un sub che si recupera, dopo un tiro silenzioso, un asta piano piano standosene a galla vicino alla parete un po’ nascosto, incocca lentamente , aggancia la sagola, si gira su di un fianco contrastando l’eventuale moto ondoso a pinne anche in 50 cm. d’acqua ed aggancia facilmente un buon elastico da sedici , oppure un altro che tira una bordata pneumatica, recupera piano piano l’asta se non gli si incastra il fondello sporgente oltre lo scorrisagola ( eliminatelo se ci riuscite ), tira fuori un carichino con bretelle ( a meno che non sia  alto come Gregor Fucka ) , si corica su di un fianco col fucile tra le gambe e puntato su di un piede, così se arriva un onda o interrompe l’operazione e nuota o si schianta sugli scogli, storce l’asta e forse si spara, infine riesce ad agganciare ed a posizionare la sagola, rimette a posto il carichino ( emerito impiccio )   ed è ( arf!) pronto?

Basterebbe questo a chiudere ogni discorso ma, okkio all’affidabilità! Questa è una pesca che si fa partendo da terra a pinne e coprendo lunghi tratti di costa, finendo spesso molto lontani dalla macchina in attesa dell’amico o della brontolante moglie o fidanzata che viene a riprenderci in un altro punto. Se ci si storce l’asta dell’arbalete più o meno la raddrizziamo e continuiamo a pescare, non è fastidioso, come faccio io se prevedo di fare tratti lunghi di cinque o sei ore, portarsi una coppia di elastici con un archetto ed una lima di emergenza sotto la muta o nei bermuda.

Ma se storciamo l’asta del pneumatico? La raddrizziamo e continuiamo, con buone probabilità di rigare la canna e rovinare il fucile, con conseguente perdita d’aria ad ogni tiro. Se poi  si spezza il carichino, beh , siamo sfigati e non ci resta che cercare di salire su di uno scoglio per puntare l’asta in terra e cercare di caricare. Possiamo predisporre un carichino di riserva o un foro nel manico del coltello ( Gregor Fucka + Holer Togni ). Sembrano esagerazioni ma , nel periodo che usavo il supersten ho dovuto girare due volte tutti i negozi della Sardegna per trovare una canna nuova e sono finito al pronto soccorso con una mano insagolata grazie al carichino spezzatosi in due. Il medico mi chiese se mi stessero venendo le Stimmate…

Con l’arbalete qualche archetto l’ho rotto, qualche elastico l’ho sboccolato ed ho preso qualche schicchera sulle dita, ma ho sempre continuato a pescare. Si smette giusto se una leccia od una ricciola ci porta via l’asta, motivo per cui, se c’è molto pesce bianco in giro e sono lontano dalla macchina, non gli sparo e buonasera!  ( a volte però ho sparato e qualcuna l’ho pure presa: anche se la prendete tocca smettere di pescare perché con un pesce di quindici – venti chili in cintura avrete qualche problema…)

Restano maneggevolezza, duttilità e leggerezza.La maneggevolezza, in termini di brandeggio, è l’unico punto dove si fa preferire un pneumatico, ma non è detto! Il fucile pneumatico è più pesante e portarselo a spasso per ore in orizzontale in poca acqua affatica il polso. La duttilità è nettamente superiore nell’arbalete: con un 100 posso sparare in tana come al libero, un pesce di tre etti (volendo) od un ricciolone . Col  pneumatico spesso non sparavo i pesciotti per non fare rumore e per non doverlo ricaricare! Risultato: prendevo meno pesce e ne strappavo molti di più  grazie al foro enorme che apriva lo scorrisagola, soprattutto nei cefali.

 

Conclusione: per fare l’agguato e la schiuma il fucile ideale è: un arbaletè con affusto di cm.75, 85, 95 o 105 centimetri, da scegliersi in funzione della visibilità e dell’intensità del moto ondoso.

In Sardegna, dove pesco di solito con questa tecnica, uso solo il 95 col mare mosso ed il 105 col mare calmo o quasi calmo. L’asta è da 6 mm o da 6,25 mm. con un solo elastico da 16 mm., archetto articolato, senza mulinello e due giri di monofilo ed ammortizzatore tipo “cobra”di gomma, accorgimento che mi consente di limitare molto l’usura dello stesso sull’asta per mancanza di contraccolpo in caso di padella e di raggiungere più facilmente la superficie in caso di pesce grosso che tira forte, dandomi qualche secondo in più per collegare la sagola al mulinello che porto sempre in cintura proprio per fronteggiare queste evenienze ( mi sono trovato persino i tonni di 200 Kg. in schiuma in inverno! Ovviamente me li sono sempre e soltanto guardati… ) .Usando il doppio giro di sagola è obbligatorio scegliere un’impugnatura con lo sganciasagola  basculante a gancetto per non incasinarsi in risacca.        

Per i 75 ed  85 cm. va bene un semplice affusto di alluminio, addirittura meglio se da 25 mm. di diametro. Per i modelli da 95 e 105 meglio l’affusto in fibra di carbonio da 28 o da 30 mm. di diametro, leggero, maneggevole e rigido o di legno, rigido, leggero (in acqua) e robustissimo, purché di sezioni non troppo massicce. Da evitarsi i profili a seppia pronunciata, molto stabili verticalmente e ben brandeggiabili orizzontalmente, ma molto sensibili al moto ondoso e difficili da alzare se i pesci arrivano raso alla superficie. Il fusto migliore per questa pesca è quello di sezione più o meno rotondeggiante. Inoltre la possibilità che offrono i modelli senza testata tradizionale di bloccare in posizione l’asta con la sagola, ci consente di ruotare senza rumore il fucile sul proprio asse, cosa vantaggiosissima all’agguato come pure in tana, anche se il giro che deve fare la sagola in questo caso richiede un poco di assuefazione.  

L’impugnatura deve essere bella grippante: se non è già gommata la si può rivestire di nastro autoagglomerante, che purtroppo riesco a trovare solo di colore nero.

A voi la scelta se tinteggiare mimeticamente l’affusto.

 A me il fucile tutto nero non piace; è molto visibile tra le rocce chiare del bassofondo. Meglio il legno, elemento naturale, o la carta adesiva color legno: una volta ho rivestito il 105 per la Sardegna con la carta color “granito”!

Scatenate pure la vostra fantasia in materia! 

 

Pesca all’aspetto

 

Qui le cose cambiano ed il confronto si  riequilibra: infatti in mezzo al mare la velocità e la praticità di ricarica perdono di importanza, ed anche la silenziosità dello sparo, se stiamo facendo l’aspetto fondo a pescioni, lascia il tempo che trova.

Al contrario assumono maggiore importanza la potenza e la gittata dell’arma, caratteristiche tipiche del fucile pneumatico.

Soprattutto i pneumatici dell’ultima generazione, meno difficili da caricare rispetto ai cannoni elaborati di qualche tempo fa, danno ottimi risultati in queste situazioni.

Bisogna tenere presente che gli specialisti di questo tipo di pesca, come il sottoscritto, eliminano il regolatore di potenza per avere un tiro più veloce, cosa che rende molto difficile e faticoso il caricamento ed impossibile il tiro in tana.

Possiedo due bellissimi Supersten 115 e 130 elaborati che tirano botte incredibili, ma che praticamente non uso mai proprio per i problemi di gestione.

I loro limiti rimangono quelli strutturali, ovvero: se al primo tuffo sul cappello della secca invece dei dentici arriva un bel sarago, avremo qualche dubbio a sparare, nel timore che il rumore possa spaventare eventuali altri pesci interessanti ancora non comparsi sulla scena. 

Se poi  il sarago o un corvo si intanano, chi se la sentirà di tirare un cannonata da 40 atm. nello  spacchetto? Di contro se arrivano dentici o ricciole o troviamo un cernione in candela, avremo in mano un cannone in grado di trapassare tutto, con velocità e precisione, anche a grande distanza, con un asta robusta in grado di fronteggiare bene la grossa preda.

Con l’arbaletone da 110- 130 cm. necessario in questi luoghi, avremo invece altri problemi ed altri vantaggi: sicuramente un fucile di 130 cm. con asta da 170 cm non è facile da nascondere ne da brandeggiare ma… chi brandeggia tanto in questa situazione? Poi l’asta da 6,5 o 7 mm. dell’arbalete non è robusta come quella del pneumatico: a volte i pesci grossi la spezzano sulle tacche.

Le aste senza tacche, con pinnette esterne dove attaccare gli elastici, risolvono questo problema ma obbligano ad usare fucili privi di testata.

Il fatto di poter dividere in due o tre elastici lo sforzo di caricamento è un bel vantaggio, anche se le persone non molto alte possono avere problemi ad afferrare gli elastici dei fucili molto lunghi: ma è solo questione di pratica.

Al limite, i “bassotti” possono farsi un  gancio con cui agguantare l’elastico, anche se si complica un poco l’operazione di ricarica. Da evitarsi sempre i carichini per arbalete, che sono solo un inutile orpello in più ( ovvero, come complicare una cosa semplice e funzionale ).

Con l’arbalete tireremo a cuor leggero anche a saraghi o pizzuti che eventualmente si avvicinassero all’aspetto ed anche in tana, sparando col pollice ed il manico arretrato, potremo sparare abbastanza tranquilli di non sfasciare nulla.

Per questo tipo di pesca si devono usare aste da 6,5 o 7 mm., ancora più grosse per tonni e pesci pelagici, di acciaio rigido ed elastico. Sui pneumatici è bene stringere arpioni e fondelli, là dove siano avvitati, in morsa, dopo avere coperto di teflon la filettatura. 

Con i pesci grossi la doppia aletta garantisce maggiore tenuta. Di contro, soprattutto sull’arbalete, peggiora di molto la penetrazione dell’asta, particolarmente se il pesce viene colpito in testa. Personalmente opto per una robusta monoaletta da 7,5 cm. A volte per rendere più penetrante la doppia aletta, il fabbricante utilizza alette leggere, e quindi più deboli, e fresa molto l’alloggiamento delle alette in punta all’asta, indebolendola. Chi è stato trascinato via da un ricciolone per venti e passa minuti sa di cosa parlo.

Per non fare forzare troppo l’asta e migliorare la penetrazione della stessa, cerco di sparare i pesci grossi ( ricciole e lecce ) dopo che sono passati, leggermente in diagonale da dietro al centro medio alto del corpo.

Questo perché con quell’angolo, quando il pescione parte, l’asta non incontra una grande resistenza  sull’acqua e, se l’aletta si apre, grazie alla trazione del pesce, non  si chiude più.

 

Il mulinello

 

Sotto a questi fucili è obbligatorio il mulinello; il mercato offre mulinelli piuttosto economici ed insufficienti, che vanno bene per i pesciotti ma evidenziano drammatici problemi strutturali sui pesci più seri.

Un mulinello serio dovrebbe:

1)      Lavorare in verticale

2)      Contenere almeno almeno 50 m. di sagolino da 2 mm.

3)      Avere un meccanismo aniparrucche.

4)      Avere una frizione che funziona

5)      Essere realizzato con materiali di prim’ordine

6)      Girare molto bene

7)      Avere un ingombro più contenuto possibile  

E’ chiaro che tutto non si può avere e per ottenere certe caratteristiche bisogna sacrificarne altre.

Un mulinello che contenga molta sagola e che lavori in verticale deve essere per forza abbastanza grosso e viceversa. Personalmente sui fucili destinati all’aspetto costiero a spigole, saraghi e dentici, monto piccoli mulinelli commerciali orizzontali ( Marc Valentin o Eurodiving ), mentre sotto al fucilone da secche monto mulinelli verticali più grossi ( Demka, Beuchat o Marò, di cui ho ancora tre esemplari funzionanti ! ).

Li imbobino con  sagolino bianco da 2 mm. al kevlar  in quanto proprio non riesco ad usare tutto monofilo, che pur essendo elastico e robusto, dà luogo a parrucche e grovigli molto facilmente e spesso fa inchiodare il mulinello mentre si svolge.

Sull’asta metto una doppia passata di monofilo da 160 chiuso con gli sleeves ( okkio a come li stringete; è facile lesionare il filo! Stringeteli forte al centro e di meno sui bordi e poi bruciate il capo tagliato formando una pallina; aiuta molto ). Qualcuno collega il monofilo  alla sagola tramite moschettone e girella da traina: l’idea è buona, ma ho il terrore che il moschettone possa dare luogo ad incagli sul fondo o sulla sagola stessa al momento dello sparo.

Quanto al fissaggio del mulinello al fucile, se il mulinello non è specificamente dedicato a quel tipo di impugnatura ma è un universale, lo fisso con diversi giri di nastro adesivo da elettricista e due grosse fascette di plastica autobloccanti. L’insieme è robustissimo, è più leggero ed offre pochissimi appigli rispetto alle classiche fascette inox. Se proprio avete paura che possa partire tutto, potete legarlo all’impugnatura con dei giri di sagola; è comunque imperativo  fare passare la sagola nella testata del fucile, magari montando uno schiavetto di acciaio inox se il foro di serie fa troppo attrito, in modo che la sagola esca dritta in avanti, non possa fare un giro intorno al mulinello strozzandosi e che, se quest’ultimo, nonostante tutto, si rompe e parte si fermi sullo schiavetto.

Sui fucili di legno mulinelli ed anelli passa sagola si possono avvitare ed incollare, offrendo una soluzione robusta, pratica ed elegante

   

Considerazioni tecniche sugli arbaletes lunghi

 

Per quanto riguarda i superfucili oceanici da blue water hunter, anche se qui da noi non è un discorso per ora molto diffuso, solo un mega-arbalete  artigianale con 4-5 elastici può sparare ad oltre sei metri un’asta da 10 mm ed essere caricabile da un persona normale. Immaginatevi un pneumatico da 170 cm. con asta da 2 m.! Chi e come lo carica?

Comunque, tornando dalle parti nostre, un arbalete da dentici e ricciole ideale deve essere in legno, in quanto ho notato che i tubi commerciali di carbonio oltre i 110 cm. presentano qualche segnale di imbarcamento e possono dare problemi di crepature ed allagamento; se sono riempiti di espanso, questo con l’andar del tempo si fradicia e marcisce e comunque non sono mai così leggeri come quelli di legno.

Per correttezza devo dire che non ho mai potuto provare in acqua il monoscocca della C4, fucile originale ed interessante, che mi piace molto e che lascio fuori da queste peraltro personalissime ed opinabili valutazioni.

I tubi di alluminio oltre i 90 cm. non hanno senso, ormai, visto quello che offre il mercato.

Ho pescato, tanti anni fa, con dei 120 cm. da 25 mm. che flettevano come banane e con i quali, tuttavia, imparato a calcolare la palombella giusta, prendevo lo stesso i pesci.

Si sente spesso dire che “Ho preso un pesce a quattro metri col mio 90”, Erano veramente quattro metri? Oppure “ Col mio arbalete di alluminio non sbaglio un colpo”. Vero: ma da quale distanza?

Dopo avere pescato per anni e con piena soddisfazione con il mio 100 di alluminio ho cominciato ad usare affusti in legno ed in carbonio. Ripreso il vecchio arbalete di alluminio, mi sono trovato a sbagliare miseramente dei tiri che mi ero ormai abituato a fare coi nuovi fucili. Il vecchio fucile, una volta micidiale, in realtà tirava molto meno lontano e preciso dei nuovi, tanto da sembrare ridicolo!  

Questa estate, con un Totem Thaiti 130, ho preso un dotto in caduta ad una distanza tale che non avevo mai osato tentare in vita mia ed ho sparato solo per il gusto di testare le possibilità del fucile, convinto di non arrivarci. Invece l’ho preso in pieno.

Racconto questo episodio non per fare pubblicità all’amico Fabrizio D’Agnano ,ma per dimostrare che l’evoluzione dei materiali, lo studio di nuove forme e tecniche costruttive ha creato un abisso tra gli attrezzi artigianali, siano fucili, mute, pale, aste o quant’altro, e quelli di produzione industriale.

Non ha senso mettere gli elastici più potenti su di un fucile che imbarca e che ha un meccanismo da quattro soldi, sperando di ottenere chissà quali risultati, anziché spendere bene i propri soldi e comprare un fucile che non flette, con un buon meccanismo, della forma e della lunghezza più adatta alle  nostre esigenze.

 

Conclusioni

 

1)      Non c’è un vincitore tra pneumatico ed arbalete. Il tipo di pesca, il tipo di fondale, la nostra filosofia di pesca e la nostra affinità con un arma più che con un’altra, detteranno la scelta, salvo in quelle particolari circostanze dove non ci siano alternative alla scelta di un arma anziché un'altra.

2)      Il mercato offre una vasta gamma di modelli; se per la pesca in tana ed il razzolo i modelli di serie sono abbastanza adeguati e bastano pochi, semplici accorgimenti per ottimizzarli, per le tecniche più impegnative ( agguato e aspetto ), dove la qualità dell’arma impiegata assume un ruolo fondamentale, il prodotto artigianale o customizzato è di gran lunga superiore a quello commerciale.

3)      Comprate un fucile adatto al vostro livello di pesca. E’ inutile comprare una Mc Laren se avete imparato a guidare da poco e girate solo in città!

4)      Si può catturare un bel pesce con qualsiasi fucile funzionante decentemente. Quello che conta è il manico.          

 

Fabio Ciocci