Sono trascorsi quasi tre anni, da quando utilizzo, con
soddisfazione, il metodo che andrò a descrivere per risolvere il problema delle
minzioni in acqua. Se infatti il problema è rapidamente risolvibile in estate,
quando la temperatura dell’acqua è mite con una rapida e a volte anche
piacevole svestizione, altrettanto non si può dire per la stagione invernale.

Prima di approdare a questa soluzione ne ho valutato
altre già praticate, che però non mi avevano convinto o risultavano, data la
mia scarsa propensione ai lavori manuali, troppo complicate. In un caso si
tratta di realizzare una sorta di preservativo in neoprene da inserire nei
pantaloni della muta, cosa impossibile per chi non ha grande manualità e con le
difficoltà di richiedere grande precisione sia nelle dimensioni (diametro e
lunghezza) che nella scelta del punto di incollaggio. In un altro si trattava
di praticare un foro nei pantaloni delle dimensioni del pene e coprire il tutto
con uno “sportellino” sempre in neoprene, magari inserendo del velcro per
rendere tutto il sistema meno sensibile alle infiltrazioni di acqua: se questa
soluzione da una parte è semplice, dall’altra presenta comunque l’inconveniente
legato alla temperatura rigida dell’acqua in inverno, non certo gradita nel
momento in cui viene alzata lo sportellino e sicuramente non esente da
possibili infiltrazioni di acqua nei pantaloni con conseguente nefaste per gli
attributi.
A furia di chiedere, mi è stato detto che esistevano dei
preservativi particolari, che forse potevano risolvere il problema.

La prima cosa da fare è quella di procurasi il materiale per la realizzazione.
Per farlo o richiedete aiuto a qualche amico medico o siete costretti ad andare
in farmacia. Non tutte le farmacia ne sono provvisti e io solo al quarto
tentativo ho ottenuto una risposta positiva. Se siete una persona di spirito,
cercate ovviamente di parlare con una dottoressa, che quando capirà quello che
vi serve, chiamerà un collega. La parole chiave è Uridon o preservativo per
incontinenti. Lo troverete al costo di 1 € o anche a meno, di solito abbinato
ad una opportuna sacca raccogli urina. Dovete acquistare anche questa, più o
meno per la stessa cifra. Fate molta attenzione alle dimensioni (diametro)
perché ne esistono diversi modelli e ricordatevi che lo dovete indossare in
acqua; regolatevi di conseguenza.
Nel mio caso non avete idea
delle risate che si è fatta la dottoressa che me li ha mostrati; alle mie
perplessità sulle dimensioni e successiva richiesta di misure diverse, mi ha
spiegato, decisamente imbarazzata, che di più grossi non ne aveva. Quasi
sveniva quando le ho detto che mi servivano più piccoli perché li usavo in mare
e in quella situazione sono più o meno nelle stesse condizioni di un bambino di
tre anni.
Questi preservativi presentano
una protuberanza sulla testa che si adatta esattamente alla parte terminale del
tubicino delle apposite sacche raccogli urina, che normalmente sono dotate di
una valvola per lo svuotamento.
Dalla sacca occorre
staccare sia il tubicino, per una lunghezza di almeno 10 centimetri, che la
valvola, che può essere aperta o chiusa semplicemente spingendo o tirando e che
potrebbe trovare il suo utilizzo in inverno.
Procuratevi, poi dal vostro
mutaio di fiducia un pezzo di materiale protettivo termosaldabile, di quello
normalmente utilizzato per proteggere le ginocchia se avete una muta foderata
esternamente, un pezzo di neoprene da 5 o 3 mm spaccato liscio, in caso
contrario.
Passiamo ora a descrivere la
realizzazione vera e propria.
Tagliate una a ciambella di materiale
protettivo o di neoprene a seconda della muta, con diametro interno = 3 mm e
diametro esterno = 3 o 4 cm. Se la muta è foderata, utilizzando la pezza umida
ed il ferro da stiro, incollare il dischetto in corrispondenza del punto in cui
dovrà fuoriuscire il tubicino. Se la muta è liscia utilizzate del neoprene
liquido per incollare il dischetto ottenuto in precedenza. L’altezza in cui
avete incollato la ciambella e dovete praticare il foro è all’incirca quella dell’inguine,
nella parte alta della coscia in modo che la “struttura” sia più o meno
parallela al terreno. Mi raccomando di non dimenticare di posizionare il tutto
dalla parte in cui il vostro “guerriero” normalmente sta a riposo, per non
rischiare che la visione di qualche sirena, vi faccia pentire della scelta
effettuata. In questo punto la parte del tubetto che sporge non vi sarà di
impaccio e non vi darà fastidio. Praticate un foro in corrispondenza del centro
del dischetto utilizzando un piccolo cacciavite (al limite scaldandolo).
Tagliate il tubo collegato alla sacca ad una decina di centimetri dalla parte
rigida. Il taglio va fatto in diagonale per agevolare l’inserimento nella muta.
Inizialmente vi consiglio di lasciare il tubo leggermente lungo per procedere
all’eliminazione solo una volta che avete indossato il tutto. Con un cutter
occorre eliminare la cresta presente nella parte rigida attaccata al tubetto,
per evitare irritazioni alla coscia e fastidiosi arrossamenti.
A questo punto siete pronti per
indossare il tutto. Vi sconsiglio di
portare sotto la muta il costume, che potrebbe bloccare la fuoriuscita del
liquido, per cui dovete indossare i pantaloni senza niente sotto.
Indossate l’uridon nel modo classico in cui si veste un
preservativo (immagino che tutti abbiano un minimo di esperienza). Dal momento
che le condizioni di utilizzo possono prevedere, pieghe o parziali ostruzioni
della parte alta dell’uridon, vi consiglio di bloccare l’uridon alla base del
pene con il cerotto di carta di due centimetri spessore, per evitare che alte
pressioni dovute alla minzioni, lo possano sfilare. Fate molta attenzione a non
utilizzare appositi cerotti o nastri allegati all’uridon stesso al momento
dell’acquisto: tale nastro non è stato pensato per andare in acqua, per cui la
prima volta che l’ho utilizzato, il nastro aveva fatto "amicizia" con
tutti i peli
presenti della zona. Risultato: quando sono
riuscito a staccare l’uridon, sembrava che al preservativo fossero cresciuti i
capelli.
A questo punto potete inserire
il tubicino nel buco presente, ovviamente passando dalla parte interna della
muta, collegate la parte rigida del tubicino all’uridon e siete pronti per
partire.
Il vantaggio più grosso,
nell’utilizzo di questo sistema, non è
tanto quello di aver eliminato del tutto cattivi odori e le irritazioni,
ma di aver aumentato in modo notevole il tempo di permanenza in acqua. Tanto
per dare una idea a Gennaio con acqua a 12 gradi e giacca da 7 e pantaloni da 5
in spaccato interno e foderato esterno sono stato in acqua 5 ore e mezzo senza
avere assolutamente freddo.
Per quanto riguarda la
manutenzione del tutto, basta sciacquare uridon e tubicino in acqua. Se volete
riutilizzare l’uridon, dovete asciugarlo e poi mettere un leggero strato di
talco, prima di arrotolarlo nella stessa posizione in cui ve l’hanno venduto,
pronto per un nuovo utilizzo. Nessuno sospetterà che, da bravo ligure, lo
riutilizzo all’incirca cinque o sei volte, poi anche se ancora integro lo
butto. State solo attenti al tipo di talco utilizzato, se infatti usate il
talco mentolato, sarà molto divertente per i vostri compagni di pesca,
osservare le vostre contorsioni a causa del bruciore che solo un cospicuo ed un
immediato risciacquo, nell’acqua fredda del mare può lenire.
Nei primi modelli, per
garantire l’assoluta impossibilità di passaggio di acqua all’interno della muta
effettuavo le seguenti modifiche:
Il tubicino lo avevo inserito
nella muta ed annegato nel neoprene liquido. Questo meccanismo, se da una parte
elimina qualsiasi passaggio di acqua all’interno della muta, non permette una
regolazione della lunghezza, per cui a volte il preservativo poteva piegarsi
con difficoltà nell’uscita dell’urina.
Nella
parte esterna del tubicino, avevo incollato la valvola appartenente alla sacca
dell’urina. Questa soluzione, limitava ulteriormente il possibile passaggio di
acqua fredda, ma ha l’inconveniente, tutt’altro che da sottovalutare, pena
l’esplosione del tutto, che occorre ricordarsi di aprire la valvola prima di
ricorrere all’uso dell’oggetto.

Buon lavoro!!! Pier Luigi Carrera
(pierocarrera@tiscalinet.it)