Brevi note sulla pesca all’agguato

 

Brevi note sulla pesca all’agguato

E’ doveroso in apertura dire che chi scrive non è un professionista della pesca subacquea, ne tantomeno un atleta dalle grandi doti, sono solo un grande appassionato di questa bella disciplina, ricca di emozioni e di magia….

In queste poche righe si vogliono ricordare alcuni accorgimenti da adottare nella pesca all’agguato. Per maggiori approfondimenti si rimanda a quanto scritto in particolare da Giorgio Dapiran, vero cultore di questa disciplina.

Cosa si intende per pesca all’agguato?

L’agguato è una tecnica di pesca dinamica. In pratica si tratta di scivolare in assoluto silenzio, imitando le gesta dei felini terrestri, tra gli scogli affioranti o sommersi, cercando di avvicinare le prede e in genere sorprendendole mentre sono intente a cibarsi o comunque sono distratte ed ignare della nostra presenza. In realtà spesso con l’agguato si pratica un misto di tutte le altre tecniche, in quanto lo si può adottare per avvicinarsi a una tana per sorprendere all’ingresso i suoi abitanti, oppure può culminare con un’aspetto se si nota che il pesce viene verso di noi o ancora con una planata verticale, se risultano assenti nascondigli tra noi e il pesce.

Quali accorgimenti tecnici sono necessari?

Fondamentale è l’attrezzatura, in particolare è necessario valutare con attenzione la zavorra. Fondamentale è l’uso dello schienalino (in genere sui 3 kg) e delle cavigliere (dai 300 sino ai 600 gr) per una maggiore acquaticità in particolare nel sottocosta. Diciamo che per un peso di 75-80 kg, con una muta da 5 mm, pescando in acqua bassa, può essere necessaria una cintura da 8 kg, più 3 kg di schienalino e le cavigliere. Fondamentale è la consapevolezza del peso che ci si trascina, non bisogna infatti dimenticare che una tale zavorra è ottima in acqua bassa, ma PERICOLOSISSIMA se si effettuano incursioni a profondità anche di soli 10 metri! Per quanto riguarda la scelta del fucile, a mio parere l’ideale è un’arbalete da 90 cm, miglior compromesso di silenziosità e maneggevolezza.

Che prede si possono insidiare?

Rispondo alla domanda con un consiglio, scegliete una bella zona di corrente con tanti scogli affioranti, aspettate che il mare sia veramente calmo ed immergetevi all’alba. Muovetevi silenziosamente tra gli scogli affioranti, concentrati, sguardo lontano per individuare la preda non perfettemente visibile a causa della poca luce, nervi tesi e occhio! Se la preda è a distanza avvicinatevi lentamente rimanendo sempre del tutto o quasi nascosti, se vi trovate sull’orlo di un gradino avvicinatevi al bordo e guardate di sotto, ma ricordate, pinne immobili, avanzamento con la mano libera, fucile arretrato, da un momento puo’ comparire di tutto dal saragone oltre il kg, alla grossa spigola, all’orata e perché nò, al denticione come quello da circa 8 kg che mi ha spezzato l’asta nella primavera del ’99….

  Antonello Cossu, 02/2000