La pesca all'aspetto Indubbiamente, se lo scopo del pescatore subacqueo è soltanto quello di uscire dall'acqua con un bottino cospicuo soprattutto per quantità di pesci pescati, le classiche tecniche del razzolo e della ricerca in tana sono ancora le più valide. E' probabilmente giusto considerare anche di utilizzare la tecnica più idonea alla particolare situazione (stagione, luogo, condizioni del mare, etc.). Nel mio caso, lo scopo principale è quello di catturare dei pesci "interessanti", per specie, dimensione, e soprattutto per soddisfazione provata nelle varie fasi della cattura. Per questo da molti anni pesco esclusivamente all'aspetto, adattandomi di volta in volta alle situazioni, ma senza cambiare mai tecnica. Il concetto fondamentale della pesca all'aspetto è che, a differenza di quanto accade in tutte le altre tecniche, la necessaria riduzione della distanza pescatore-pesce avviene in modo indiretto. Non uso la parola passivo perché non credo che sia giusta. In pratica, il pescatore non avanzerà mai verso il pesce, ma indurrà quest'ultimo ad avvicinarsi spontaneamente fino a tiro utile. A differenza di quanto generalmente si creda, tutte le specie sono insidiabili con questa tecnica, e non incidentalmente. Si possono portare aspetti "mirati" alla cattura di un esemplare di una particolare specie, come pure aspetti indirizzati più generalmente. Ovviamente, questa scelta comporterà variazioni specifiche nella scelta del posto, della profondità, nonché dell'attrezzatura. Tra gli aspetti indirizzati a singole specie, credo siano da evidenziare principalmente quello alla spigola, quello al dentice, e quello alla ricciola. Tra quelli "generali", l'aspetto in schiuma, quello in medio fondale, e quello profondo. Molte sono le differenze specifiche tra le varie applicazioni, ma diversi aspetti e problematiche sono in comune. La semplificazione di una fase di pesca all'aspetto è la seguente: capovolta, discesa, appostamento, tiro, recupero della preda, risalita. E' intuitivo che la parte più interessante, e più soggetta a variabili, è quella dell'appostamento. La capovolta dovrà sempre essere eseguita in perfetta fluidità, in modo da essere silenziosa ed efficace. La discesa dovrà essere molto composta, con movimenti limitati alle pinne nella prima fase, niente cambiamenti di sagoma, e fucile poco visibile. Io tengo il braccio destro disteso all'inizio della caduta, quando comunque offro ai pesci eventualmente in contatto visivo la sola sezione frontale, dopodiché lo recupero ed arretro quando sono vicino al fondo, anche per motivi di manovrabilità in fase di appostamento. E' importantissimo che la pesata sia studiata in modo da non renderci troppo negativi in prossimità del fondo. Questo renderebbe la caduta troppo veloce, con conseguente difficoltà nella fase di approccio all'appostamento, e rumore. Oppure, per frenare, bisognerebbe aprire le pinne, cosa che ai pesci non piace mai molto. Ovviamente, nel caso di aspetto invernale alla spigola in due metri d'acqua, in mezzo alla risacca, il discorso sarà diverso. La scelta dell'appostamento è dunque fondamentale, e dovrà essere valutata con grande attenzione. Il riparo ottimale è quello che consente di essere nascosti dalla vista dei pesci, pur garantendo la possibilità di controllare una discreta zona di fondale. L'ideale è trovare riparo in posti che variano la sagoma del fondale (esempio, roccia più grande su un fondale piatto), sia perché queste zone hanno una funzione catalizzatrice sulla presenza dei pesci, sia perché offrono generalmente un buon mimetismo visivo ed acustico. Non sono ancora sicuro del perché i pesci tendano ad accorciare le distanze nei confronti del subacqueo nascosto. Alcuni ritengono che la principale motivazione sia la difesa del territorio. Però questo non giustificherebbe la "venuta" di pesci non territoriali, o non aggressivi, come ad esempio cefali e salpe. E' vero che la tendenza a "venire" aumenta nei periodi immediatamente precedenti la riproduzione, ma non credo che la molla sia quella. Altrimenti le cernie, territoriali per eccellenza, nonché aggressive per natura, dovrebbero arrivare come missili, cosa che invece, salve rare eccezioni, non accade. Altri credono che i pesci si avvicinino spinti dalla ricerca di cibo. Ma anche in questo caso, troppe sarebbero le eccezioni. Personalmente, sono d'accordo con alcuni esponenti anche "illustri", che individuano la causa dell'avvicinamento nella pura e semplice richiesta di informazioni davanti ad un oggetto non meglio identificato. In pratica, il pesce "sente" la presenza di qualcosa nella zona. Se le informazioni ricevute non sono sufficienti ad identificare l'oggetto (buono - cattivo) e quindi a suggerire la conseguente reazione (aggredire - ignorare - fuggire), il cervello semplice del pesce lo spinge a ricercare altri dati. Non a caso, l'avvicinamento avviene quasi sempre da sotto corrente. I pesci più sicuri dei proprio mezzi (predatori), normalmente si avvicinano in maniera decisa, frontale (spigola, dentice). I pesci più timidi ricercano invece informazioni in maniera più varia. Pertanto offrono spesso il fianco, per sfruttare la linea laterale, indugiano, probabilmente per esaminare informazioni olfattive, e guardano ora con un occhio, ora con un altro. Una cosa è abbastanza sicura: finché le informazioni in loro possesso non concorrono ad identificare l'oggetto, ed a determinare quindi la reazione più opportuna, l'avvicinamento prosegue. Quindi sarà fondamentale confondere tutte le informazioni. Il contatto del corpo con il fondo, e la presenza di una grossa pietra o di un gradino, aiutano a confondere i segnali "uditivi" (battito cardiaco, piccoli movimenti...) e visuali. Bisogna osservare una rigorosa immobilità. Il boccaglio tenuto sulla testa accentua i movimenti, per cui è meglio ruotarlo o spostarlo sotto la cintura. I cambiamenti di sagoma allarmano i pesci, quindi dovendo ruotare la testa, sarà bene spostare anche il collo, in maniera che la sezione rimanga simile. Da evitare gli spostamenti del fucile. In caso di avvicinamento laterale inaspettato, la cosa migliore è restare comunque fermi, ed aspettare che il pesce giri e torni da sotto corrente. In casi disperati, meglio recuperare il fucile fino a portare il centro del fusto sotto al corpo, ruotarlo da lì (è enormemente più semplice e silenzioso) ed arretrare il corpo fino ad avere di nuovo il fucile in posizione di tiro. Per me vale sempre una regola generale: ogni diminuzione volontaria della distanza in campo animale è considerata come un atto aggressivo. L'allontanamento è invece considerato gesto remissivo, e non minaccioso. Quindi è bene che tutti gli spostamenti relativi tengano conto di questa regola. Nel caso precedentemente descritto, se dopo aver recuperato il fucile sotto il corpo, lo ridistendessi in direzione del pesce, compirei un gesto deliberatamente aggressivo. Lasciando il fucile nella sua posizione, ed arretrando invece il corpo, tendo ad allontanarmi dal pesce, dimostrandomi quindi almeno non minaccioso. Nel caso di aspetti mirati, è consigliabile eseguire una serie di tuffi ben distanziati tra loro sullo stesso posto. In particolare su cappelli che sprofondano nel blu, gradoni di pareti o posti simili. Nel caso di aspetti "itineranti", come capita di fare nel basso-medio fondale, in zone omogenee dal punto di vista geologico, è invece preferibile spostarsi ogni volta, alla ricerca del punto più adatto, o del pesce "girovago". Il tiro, se l'aspetto è stato eseguito in modo perfetto, dovrebbe essere piuttosto semplice, perché il pesce dovrebbe essere venuto abbastanza vicino. In caso di pesci molto grandi, con aste leggere, è bene non indirizzare la freccia nella testa, dove potrebbe non penetrare, ma nella carne. Soltanto l'esperienza e la conoscenza delle proprie attrezzature possono dare al subacqueo l'esatta indicazione sulla efficacia del tiro nelle varie situazioni. Il recupero del pesce dipenderà molto dalle dimensioni, dal tiro, e dal tipo di fondale. Io preferisco sempre forzare un pò il pesce, per non dargli la possibilità del contatto con il fondale. Ovviamente questo non è sempre possibile. L'attrezzatura deve essere estremamente curata. In particolare è fondamentale sostituire spesso il nylon dell'asta, verificare lo stato della punta dell'asta, che deve essere affilatissima, nonché dell'aletta e del ribattino. Anche la perfetta scorrevolezza del mulinello, e l'assenza di spire nel rocchetto sono elementi da controllare spesso. La soddisfazione data da una cattura all'aspetto è per me incredibile. Gli attimi che intercorrono tra l'avvistamento e la cattura, durante i quali cerco di mettere a punto tutti i miei "trucchi" e tutte le accortezze, e di affinare quel legame "psicologico" tra predatore e preda che mi permetterà di averne ragione, sono interminabili. Un attimo prima di scoccare il tiro, so già di aver vinto. La freccia è un pensiero. Il pesce è nella sagola, e la magia è finita. Quegli attimi però mi resteranno scolpiti a lungo nella memoria. Fabrizio D'Agnano, 02/2000
|