BALISTICA
COMPARATA DELLE ARMI SUBACQUEE Ing.
Filippo Anglani 1
Introduzione
La letteratura specializzata in armi terrestri è sempre
stata molto attenta agli studi di balistica. Questo deriva principalmente dalle
applicazioni belliche (e successivamente venatorie) delle armi, che hanno sempre
alimentato ricerche e sperimentazioni a riguardo. Sappiamo quindi molto di
proiettili scagliati nell’atmosfera, che colpiscono bersagli a terra o in
aria. Analogamente esiste ampia documentazione per le armi ad arco o a balestra
poiché di grande utilizzo sportivo e prima ancora venatorio. Pochissimo esiste invece per le armi subacquee: primo
perché non hanno utilizzi bellici (a parte i films di James Bond), secondo
perché gli studi specialistici di settore condotti dalle Case costruttrici,
ammesso che vengano fatti, fanno
parte del know how aziendale e quindi non sono diffusi (anche se è certo che
alla ottimizzazione delle armi attuali si è arrivati più per approssimazioni
successive che per vera ricerca e sviluppo del prodotto; a parte le elaborazioni
degli ultimi tempi esse sono rimaste praticamente uguali per trent’anni). Ma il subacque del terzo millennio è più esigente,
curioso, attento: vuole conoscere il perché del verificarsi di alcuni fenomeni,
essenzialmente fisici, che influenzano il comportamento dei fucili che utilizza. La grande dicotomia fra arbalete e pneumatici, può
sembrare paradossale, ma ancora da un punto di vista puramente meccanico non è
stata chiarita. Si sa per esperienza che le due armi hanno
caratteristiche diverse e se ne conoscono i pregi ed i punti di debolezza, ma
uno studio scientifico comparato non è stato mai eseguito. Noi abbiamo la presunzione di colmare questa lacuna! Alla
fine della trattazione forniremo alcuni semplici strumenti per i calcoli delle
grandezze fisiche che influenzano le prestazioni dei fucili, in modo che ognuno
possa stabilire la configurazione ideale della sua arma, adatta al tipo di pesca
prescelto. 2
Considerazioni Generali
Lo studio qui presentato avrà un seguito
sperimentale, mediante prove balistiche condotte in una vasca opportunamente
attrezzata. Sia che si parli di fucili ad elastico che di pneumatici occorre
fare al momento alcune semplificazioni che poi vedremo come superare, durante le
prove sperimentali, per avvicinarsi il più possibile ai modelli reali: 1.
Consideriamo che la traiettoria delle aste sia rettilinea uniforme,
almeno per i primi metri (vedremo poi come in realtà non sia esattamente così); 2.
Assumiamo che non ci siano componenti di forze dovute alle correnti
marine e che quindi non vi siano velocità relative dell’asta rispetto
all’acqua; 3.
La presenza di nylon, scorrisagola e alette varie verrà inizialmente
trascurata e poi considerata durante le prove sperimentali, per verificarne
l’influenza che sappiamo essere importante; 4.
Trascuriamo le diverse conicità delle punte delle aste; 5.
Assumiamo di prendere come riferimento un fucile ad elastico ed un
pneumatico standard di serie (ci interessa in particolare analizzare il tipo di arma e cioè confrontare
i dati balistici); 6.
Unità di misura:
- Forza [N] -
Velocità [m/sec] -
Massa [Kg] -
Tempo [sec] -
Spazio [m] -
Energia [J] -
Densità dell’acqua/Densità dell’aria = 800 -
Pressione [kg/cm2] anche
se per semplicità qualche volta nei discorsi si farà riferimento alle
atmosfere [atm] o ai bar [bar]. I valori non sono gli stessi, nei calcoli
useremo sempre i [kg/cm2] 3
Considerazioni Energetiche
Punto di partenza del nostro studio è la quantità
di energia potenziale immagazzinata dall’elemento propulsivo (gomme, aria
compressa) e restituita all’asta sotto forma di energia cinetica. 3.1
Gomme
Gli elastomeri sono definiti come quei materiali che
sono capaci di recuperare, rapidamente e con forza, grandi deformazioni. Essi
possono essere divisi in naturali e sintetici. La gomma naturale, conosciuta
industrialmente come lattice o caucciù,
viene ottenuta per polimerizzazione della resina di una pianta, la Hevea
Brasiliensis. A causa dell’alto costo di produzione e della origine
naturale, che ne influenzava le caratteristiche, a partire dalla fine della
prima guerra mondiale l’industria bellica iniziò a studiare elastomeri
sintetici ottenuti per polimerizzazione di monomeri derivati dalla distillazione
di oli minerali. Nel 1931 la multinazionale Du
Pont ottenne sinteticamente un polimero resistente all’invecchiamento,
auto-estinguente e con buone caratteristiche elastiche: era nato il neoprene… I principali tipi di gomme sintetiche industrialmente
prodotte oggi sono essenzialmente utilizzati nella componentistica meccanica,
automobilistica, aeronautica, navale, nei settori del tessile e
dell’arredamento, nell’industria calzaturiera. Le gomme per elastici di arbalete invece appartengono
ad una nicchia di mercato dove diversi produttori, per lo più di piccole
dimensioni, ottengono il loro prodotto ancora a partire dalla gomma naturale.
Questo purtroppo significa che non è garantita una omogeneità ed una
ripetitività delle forniture; stessi elastici appartenenenti a lotti diversi
possono avere comportamenti diversi perché differente può essere il materiale
di origine. Il caucciù viene poi additivato con vari prodotti
che garantiscono resistenza agli agenti atmosferici, scorrevolezza (olii,
qualche elastico lo perde), impermeabilità all’acqua. 3.1.1
Caratteristiche fisico-chimiche
e meccaniche delle gomme
Quelle di interesse subacqueo sono le seguenti: ·
Massa
volumica:
essa è pari alla densità della gomma. Si misura in [g/cm3]. Ad
esempio le gomme Dessault da 16 mm sono più dense delle Picasso da 20 mm; ·
Modulo:
rappresenta il carico necessario per produrre un determinato allungamento
percentuale della gomma riferito alla sua sezione prima di applicare il carico
[kg/cm2]. Il modulo di interesse subacqueo è quello fra il 250% ed
il 300%, cioè il carico necessario per allungare il tratto di elastico fra tre
volte e mezzo e quattro volte la lunghezza originaria (si prenda ad esempio un
120 con gomme lunghe 30 cm e si misuri la distanza dall’estremità
dell’ogiva sino alla seconda tacca, è circa 80 cm e quindi l’allungamento
totale è 30+80 = 110 cm cioè un po’ più di 3 volte e mezzo la lunghezza
originaria); ·
Resa
Elastica (resilienza):
è l’energia restituita da una gomma quando cessa la sollecitazione deformante
ed è misurata dal rapporto energia meccanica resa/energia meccanica data. Tale
rapporto dipende direttamente dalla massa volumica (densità) dell’elastico.
Infatti quando lo carichiamo, l’energia immagazzinata viene restituita al
sistema asta + gomme e quindi la massa totale accelerata è data dalla somma
della massa dell’asta e di quella delle gomme. Maggiore è la massa degli
elastici e maggiore energia dovremo consumare per accelerarli. Quindi per
ragioni dinamiche la massa degli elastici deve essere la minore possibile. Più
correttamente, il rapporto massa/energia trattenuta deve essere il più basso
possibile. Qualsiasi parte del fucile che ha ancora velocità quando la freccia
è partita è una perdita di efficienza del tiro; è evidente per concludere che
l’energia delle gomme che si muovono frustando al momento dello sparo non è
più utile alla freccia. ·
Isteresi:
si intende l’energia assorbita da un elastico allorchè viene assoggettato ad
una deformazione ciclica e viene misurata dalla differenza fra energia applicata
e quella resa espressa in percentuale (resilienza). L’energia assorbita dagli
elastomeri si trasforma generalmente in calore a causa degli attriti fra le
catene polimeriche delle molecole e, data la bassa conducibilità termica, la
temperatura interna tende a salire (ma non in acqua in virtù dell’effetto di
raffreddamento della corrente liquida). 3.2
Lavoro ed Energia nel
Pneumatico e nell’arbalete
Punto di partenza è determinare la quantità
di energia che è possibile immagazzinare nelle due armi. Supponiamo di applicare una forza
di intensità F ad un corpo (gomme, pistone) e di compiere uno spostamento Ds
nella direzione di applicazione della forza. Si definisce Lavoro L
la grandezza: L = F * Ds
che ha come unità di misura quelle dell’energia [Nm oppure Joule J] Si intuisce subito l’importanza fondamentale del
Lavoro: per l’arbalete infatti esso rappresenta la quantità di energia che in
seguito alla applicazione della forza F
(misurata in Kg oppure in Newton) ed in seguito allo spostamento Ds (lunghezza
di caricamento degli elastici, vedi 3.1.1) si riesce ad immagazzinare. L’energia è definita infatti come la capacità
della forza F a compiere lavoro.
Inoltre il concetto di Potenza P
(spesso utilizzato impropriamente) non è altro che il Lavoro sviluppato da una
forza in un certo intervallo di tempo. La potenza si misura in Watt [W] che è
il lavoro di 1 Joule al secondo. Risulta inoltre che la Potenza è pari a: P = F * v
[W] Prodotto della forza per la velocità. Note le due
grandezze potremo calcolare la Potenza delle nostre armi. Per il pneumatico il lavoro (e quindi l’energia
immagazzinata) dipende dalla pressione iniziale (pressione di precarica) e dalla
variazione di volume nel serbatoio, secondo una semplice legge che vedremo
meglio nei paragrafi successivi. 3.3
Arbalete
3.3.1
Gli elastici
Come visto, la forza applicata per la estensione degli
elastici non è costante, ma varia da zero ad un certo valore (di solito fra i
50 e i 60 kg, a seconda della qualità e del costruttore). Se prendiamo un elastico e mediante un banco prova
poniamo in un diagramma i valori della forza in funzione dell’allungamento
avremo un diagramma di tipo
triangolare la cui area
rappresenta il lavoro compiuto e quindi l’energia immagazzinata (nota:
i valori in ascissa sono le percentuali di allungamento dopo un’ora, a
gomma stabilizzata, mentre in ordinata abbiamo i carichi espressi in Kg, validi
per un solo elastico. Per la coppia occorre moltiplicare per due): Ad esempio per il Picasso black da 19 mm di diametro
(modello in vendita con boccole da 16) il diagramma è il seguente:
Che ha un andamento all’incirca triangolare. Si noti come gli elastomeri, a differenza delle
molle, non seguono una legge lineare
del tipo:
F = k x Poiché all’inizio la curva ha un certo
coefficiente angolare (rappresentato dal k della formula precedente), più
elevato, poi ne assume un altro. La seguente tabella riassume le prove al banco di una
serie dei principali elastici in commercio:
(*) = esempio precedente Mentre il diagramma seguente, ottenuto da una prova
al banco del Maestro Dapiran, mostra la differenza fra il concetto di carico
massimo in kg ed energia immagazzinata da un elastico:
I dati si riportano nella tabella seguente con le
percentuali di allungamento, per maggior chiarezza:
Come si vede l’elastico Mean Green da 15 mm a parità
di allungamento esprime un carico più alto ma l’Omer da 20 mm immagazzina più
energia poiché la sua curva è più “panciuta” e quindi l’area sottesa è
maggiore. Per allungamenti ancora maggiori si vede come la
curva del Green si impenni rapidamente verso l’alto, quindi sono necessari
sforzi altissimi per avere deformazioni quasi nulle, la gomma si indurisce
divenendo legnosa e non assorbendo più energia. Dal confronto segue ancora che
la gomma da 20 mm è favorita avendo una ulteriore riserva di energia da offrire
per allungamenti al limite. Si può quindi affermare che a parità di lunghezza
l’elastico da 20 mm immagazzina generalmente
una quantità di energia superiore ad uno da 16mm. A tal proposito occorrerebbe diagrammare uno per uno i
vari modelli, andando incontro a difficoltà di riproducibilità delle prove
(spesso come detto si hanno differenze fra i vari lotti di materia prima per lo
stesso produttore). Per questo motivo tali conclusioni, pur se corrette,
non possono che avere carattere indicativo. 3.3.2
Lavoro ed energia nell’arbalete
Si ha subito, in assenza di fenomeni dissipativi, che
l’energia immagazzinata dalle gomme è pari all’area al di sotto della curva
di carico e quindi all’integrale: Ep =
ò
F* Ds
[J] Quindi noto il diagramma della gomma in funzione
dell’allungamento Ds
degli elastici (riportato come Lt
nell’estratto dal foglio Excel allegato) si ha ad esempio (fucile ad elastici
da 90, ma il foglio è preparato per qualsiasi configurazione): Tabella1 (estratto dal File fucili.xls)
L’energia immagazzinata è quindi Ep =
191,35 [J] Che viene restituita al sistema asta + gomme (e
quindi la massa totale accelerata è data dalla somma della massa dell’asta,
di quella delle gomme e di quella della ogiva) 3.3.3
Velocità delle gomme
Anche se tutto il sistema asta+gomme+ogiva viene
accelerato dalla propulsione, gli elastici proprio in virtù della loro
configurazione, non si muovono alla stessa velocità in ogni loro sezione. Infatti le parti più prossime alle boccole della
testata compiranno uno spostamento minore, al limite nullo per la sezione
proprio a contatto con le boccole, mentre la velocità delle varie sezioni sarà
via via maggiore sino ad arrivare alla stessa velocità dell’asta per la
sezione a contatto con le boccole dell’ogiva, secondo un diagramma di tipo iperbolico
(il perché viene spiegato nella seconda parte del lavoro, par. 9.7) che per
semplicità approssimeremo con uno
triangolare (la condizione è conservativa nel senso che ci poniamo nelle
peggiori condizioni per tener conto di altri fattori di perdita):
Il baricentro G
dell’elastico a riposo di lunghezza Li si porta nella posizione
G’ con elastico di lunghezza finale
Lf. La sezione dell’elastico a contatto con l’ogiva è l’unica
ad avere velocità pari a quella dell’asta, va
tutte le
altre come si vede hanno velocità via via decrescenti sino ad annullarsi in
corrispondenza delle boccole della testata. Nel calcolo dell’energia cinetica quindi non
possiamo dire che tutta la massa dell’elastico viene interessata dalla stessa
velocità, ma dobbiamo considerarla come se fosse concentrata nel baricentro,
che si muove ad una velocità VG,
minore della velocità dell’asta Va.
Quanto minore? Se il diagramma delle velocità è la metà di quello
rettangolare, la velocità baricentrica degli
elastici è pari alla metà della velocità dell’asta (nel caso reale
è leggermente più alta): VG =
0,5 * Va Mentre l’ogiva essendo rigida e quindi
indeformabile viaggia alla stessa velocità dell’asta. L’energia cinetica complessiva del sistema è: Ec =
½ Ma Va2 + ½ Me (Va
/ 2)2 +½Mo
Va2 (1)
(asta)
(elastico)
(ogiva) Nota importante: in tale bilancio energetico abbiamo
trascurato l’effetto del rinculo che invece compare e sottrae energia
al sistema (v. par. 6), poiché esso è troppo soggettivo e legato alla massa di
ogni singolo subacqueo. Tale contributo diminuisce
ulteriormente la velocità finale dell’asta, ma avendo già fatto una
approssimazione conservativa in precedenza (velocità delle gomme più alta) per
ora non lo considereremo. Risolvendo rispetto alla velocità otteniamo che
l’asta viene lanciata con v = radq (( 2
Ec) / (Ma + Me/4 + Mo )) = 34,25 [m/sec] Si noti come la massa degli elastici, considerata ai
fini energetici è pari ad un
quarto di quella totale. L’energia cinetica che si perde per portare
l’insieme elastici+ogiva alla stessa accelerazione dell’asta è pari a: Eg =
½ (Me * VG 2+ Mo * v2 )
= 24,19 [J] Cioè il 12,64
% di quella totale e quindi è un fattore non trascurabile, anche se alla
fine interessa solo che quella residua sia in grado di compiere efficientemente
il suo lavoro. Definiamo quindi il rendimento dell’arma
come il rapporto h
= E / (E – Eg) = 87,36
% Il rendimento è tanto
minore quanto più pesanti sono gli elastici e l’ogiva. L’ideale da un punto di vista energetico è quindi utilizzare
elastici leggeri in relazione al lavoro che riescono ad esprimere ed ogive
con boccole di plastica. 3.4
Forze resistenti
Questi sono i calcoli all’istante zero, ma appena
premiamo il grilletto ecco che le forze resistenti dovute alla densità
dell’acqua cominciano a lavorare. Esse sono funzione: ·
del
diametro dell’asta; ·
della
forma della punta; ·
della
lunghezza dell’asta; ·
della
velocità (al quadrato); ·
della
forma della estremità posteriore dell’asta. Ed in generale possono esprimersi con la legge: F = c * S * r * v2 Con c = coefficiente che dipende dalla forma del corpo; S = area della sezione dell’asta; r
= densità del fluido; v
= velocità dell’asta. La valutazione dell’attrito idrodinamico sarà
discussa approfonditamente in seguito. 3.5
Pneumatico
Per il pneumatico, come già anticipato,
il lavoro (e quindi l’energia immagazzinata) dipende dalla pressione
iniziale (pressione di precarica) e dalla variazione di volume nel serbatoio. I gas compressi infatti variano in modo sensibile il
loro volume al variare della pressione, secondo la legge universale dei gas perfetti:
pV = nRT E quindi secondo la legge di Gay Lussac e Boyle Mariotte:
p1 V1 / T1
= p2 V2 / T2 Il passaggio da una condizione all’altra può
avvenire con diverse modalità, se avviene mantendo costante la temperatura si
ha una trasformazione isoterma e vale
la relazione:
p1 V1 = p2
V2 Quindi l’aumento della pressione di precarica
durante il caricamento vero e proprio è direttamente proporzionale alla
diminuzione del volume. Nel caso reale del fucile, la compressione durante il
caricamento può essere approssimata ad una isoterma mentre la rapida espansione
al momento dello sparo è assimilabile ad una trasformazione detta adiabatica
(tanto rapida da non avere scambi di calore con l’esterno). Quando si fornisce lavoro ad un gas come l’aria
contenuta nel nostro fucile, in corrispondenza di uno spostamento di lunghezza l
si ha: L = F * l = p *
(V2 – V1)
Cioè L = p * DV [J]
che
è la nostra energia immagazzinata. 3.5.1
La pressione di precarica
Se S è la superficie del pistone [cm2],
la forza esercitata sull’asta tramite il pistone è F = p * S [kg] Che è anche utilizzata empiricamente per conoscere
la pressione di precarica p
in [kg/cm2]. Infatti se la canna è da 13 mm di diametro interno,
che corrisponde ad una superficie del pistone di S = 1,33 [cm2] Per conoscere la pressione basta appoggiare il
fucile, con l’asta inserita, su una tavoletta di legno posta su una bilancia
da casa (meglio se elettronica) e iniziare a premere. Quando l’asta comincia
ad entrare bisogna fermarsi (altrimenti la pressione aumenta) e leggere il
valore in [kg] riportato sullo strumento. Basterà dividere il valore in [kg] per la superficie
del pistone [cm2] ed avremo proprio la pressione di precarica p = F / S
[kg/cm2] Per una canna da 11 mm di diametro interno (Cyrano,
Skorpion) la superficie vale invece S = 0,95 [cm2] 3.5.2
Lavoro ed energia nel
pneumatico
Ritornando all’espressione del lavoro, l’energia
immagazzinata è data dalla pressione iniziale di precarica moltiplicata la
variazione di volume nel serbatoio, dovuta al fatto che il volume di aria
all’interno della canna, spinto dal pistone durante il caricamento si è
“trasferito” all’interno del serbatoio. Nota la pressione di precarica e le altre
caratteristiche fisiche del fucile, si ha ad esempio (fucile Cyrano 110): Tabella2 (estratto dal File fucili.xls)
3.5.3
Canna da 11 mm e canna da 13 mm
E’ interessante notare che per puri fini balistici la
soluzione con canna da 11 [mm] è meno
performante di quella con canna da 13 [mm]. Infatti i vantaggi della prima
sono: ·
Minore
sforzo di caricamento; ·
Possibilità
di utilizzare aste da 7 e 6,5 [mm] (che a causa della forza di caricamento più
alta, si utilizzano con difficoltà sui fucili con canna da 13 poiché tendono a
piegarsi); ·
Maggiore
precisione data da migliori soluzioni costruttive e minor rinculo (minore
potenza). Per contro gli svantaggi: ·
Minore
pressione finale di carica a parità di pressione di precarica (si comprime un
volume d’aria inferiore poiché la canna è più piccola); ·
Minore
energia immagazzinata (per lo stesso motivo di prima); ·
Minore
velocità dell’asta a parità di diametro. Quindi se in un “normale” pneumatico con canna da
13 si potessero caricare aste da 7 mm di diametro, a parità di pressione di
precarica avremmo (es. Sten 110):
Con una velocità iniziale di circa
47 [m/sec] (!!) e molta potenza in più (la variazione di volume è del
13% contro il 9% del fucile con canna da 11 mm) se si riuscissero a caricare
aste da 7 mm (superate le 32-33 atm è praticamente impossibile, si piegano) e
se si ovviasse all’imprecisione dovuta alla durezza del meccanismo di sgancio
(spina da 3 mm), al rinculo ed alle perdite di carico per attrito lato acqua
(fori di scarico sulla testata) e lato aria (foro sulla canna), ecc…sarebbe
davvero imbattibile, ma per cosa? Dove si può correttamente
utilizzare un’arma con queste prestazioni? Certo non per la pesca al pesce
bianco di taglia medio-piccola. Personalmente, nonostante i pregi sulla carta, ho
utilizzato tale fucile senza elaborarlo ma senza alcun successo, principalmente
per motivi di precisione, sbagliando numerosi tiri su pesci “normali” (fra
cui anche qualche cernia in caduta) che avrei risolto senza problemi con un buon
arbalete. Non penso però che per i grossi pelagici ci sia
molto da discutere… Sono curioso di provare, per la prossima stagione dei
tonni, il Cyrano 110, ma questa volta dopo averlo modificato a dovere seguendo i
suggerimenti del buon PaxeMax… La Mares, nel libretto di istruzioni del Cyrano,
propone un grafico che illustra il rapporto fra l’energia immagazzinata e
l’energia cinetica residua ad una distanza di 2,57 metri, comparando il Cyrano
stesso con lo Sten di pari lunghezza (il rapporto è 0,58 contro 0,49).
Leggendo bene però si vede come le prove siano state condotte con
lo stesso sforzo di caricamento: ma per ottenere lo stesso sforzo di
caricamento il fucile con canna da 13 deve
essere pompato di meno…in particolare lo Sten ha lo stesso sforzo di caricamento a 24 [kg/cm2] di
un Cyrano a 35 [kg/cm2] (provate sul foglio di calcolo).
Quindi il paragone non è molto
corretto poiché le prestazioni
dovrebbero anche essere confrontate a parità di pressione di precarica!! Inoltre vorrei evidenziare come impostando sempre sul
foglio di calcolo la distanza di 2,57 metri (cella D55) nella sezione dedicata
al Cyrano, si ottiene esattamente il rapporto 0,58 fra energia immagazzinata ed
energia residua, a conferma della validità della mia formula. 3.5.4
Perdite di carico lato aria
Le perdite di carico nel fucile pneumatico, lato aria
(passaggio all’interno della canna), sono date dall’espressione:
Dp
= (b * v2 ) / (R * T *
d) * l * p con:
Dp = perdita in [kg/cm2] b
= coefficiente che vale all’incirca 2,03 v
= velocità del pistone in [m/sec] R = costante dei gas = 29,27 [kg m / Kg K°] T = temperatura assoluta = 273,16 +t [°C]
[K] d = diametro della canna [mm] l = lunghezza della canna [m] p = pressione finale di carica [kg/cm2] L’espressione è gia inserita nel foglio di calcolo (fucili.xls)
è il valore è calcolato in automatico. 3.5.5
Perdite di carico lato acqua
Nel momento in cui premiamo il grilletto è vero che
l’asta possiede una velocità iniziale elevata, ma essa deve attraversare
tutta la canna piena d’acqua che deve essere spinta all’esterno, sia
attraverso la sezione frontale della canna stessa sia attraverso i fori di
scarico della testata. Fondamentale per diminuire queste perdite è quindi la
sezione dei fori di scarico proprio perché le perdite di tipo idraulico sono
inversamente proporzionali alle aree di passaggio e direttamente proporzionali
al quadrato delle velocità, quindi per diminuirle bisogna: ·
Aumentare
le sezioni di passaggio; ·
Diminuire
la scabrezza della tubazione (canna); ·
Diminuire
le velocità. Poiché non vogliamo intervenire sulla terza
variabile e poiché la seconda è già buona (ma si può ancora ottimizzare con
ulteriori trattamenti di ossidazione anodica dell’alluminio), non resta che
variare l’area delle luci di scarico mediante allargatura con trapano o fresa
e alesatore. Per questo il fucile pneumatico a differenza dell’arbalete
soffre di una componente aggiuntiva di perdita che consiste nel vincere
l’attrito della massa d’acqua presente all’interno della canna e che vale: Dp = K * V2 / (d * 2g) con: Dp = perdita in [kg/cm2] K = costante che dipende dalla scabrezza del tubo e da altri fattori (attrito, regime di moto turbolento)
V = velocità [m/sec]
d = diametro complessivo della sezione di passaggio (canna+fori testata)
[mm]
g = accelerazione di gravità [m/sec2] Risulta estremamente difficile calcolare con
esattezza questa grandezza, poiché la letteratura di ingegneria idraulica o
oleodinamica classica non tratta tubazioni aventi diametri così piccoli e
velocità così elevate (non ci sono campi di applicazioni). Utilizzando dei nomogrammi, approssimativamente per
l’esempio in questione (considerando un diametro medio dei fori di scarico di
5 mm x 4 fori) essa è pari a circa: Dp
» 2 [kg/cm2] Per cui più correttamente dovremmo considerare per
il pneumatico la velocità dell’asta in uscita dal fucile, che nell’esempio
precedente (Cyrano) tenendo presente la somma delle perdite di carico, vale Va =
39,87 [m/sec] Mentre per l’arbalete l’asta in uscita
dall’arma deve solo vincere l’attrito dell’acqua e, se presente, del guida
asta integrale (trascurando l’attrito sulla testata). 3.6
Prime comparazioni
In base a questi primissimi risultati già si può
osservare che: ·
Il Cyrano pompato a 35 [atm] con asta da 7 è sulla carta (e da un
punto di vista solo energetico) più veloce dell’arbalete con asta da 6 (a
seconda del modello con il quale si confronta da un 6% ad un 15% in più), ma
non più potente (8 kW contro circa 9,5 kW). Questa considerazione ci fa capire
quanto impropriamente sia utilizzato
il concetto di potenza e non deve stupire se si pensa che la potenza è il
prodotto di forza x velocità e quindi pur avendo velocità superiore, esso si
carica con una forza parecchio inferiore (36,6 kg contro i 57 dell’arbalete).
Questo vuol dire invece che il fucile pneumatico ha un
rendimento superiore. Il problema del caricamento è dovuto al fatto che
si
utilizza un solo braccio (al contrario del fucile ad elastici) e quindi
si ha una sensazione di difficoltà, compensata in parte dalla possibilità di
utilizzare l’articolazione della spalla e dovuta anche all’asta che tende a
piegarsi. Infine si ricordi sempre che il punto di partenza per calcolare la
penetrazione di un’asta è la sua energia cinetica, per la quale come visto le
uniche grandezze di interesse sono la massa e la velocità, per cui avendo esso
aste con più massa e più velocità acquista di conseguenza maggiore gittata e
penetrazione; ·
Il rendimento del pneumatico come detto è superiore a quello
dell’arbalete poiché con uno sforzo di caricamento più basso riesce ad
esprimere velocità maggiori. Considerando la somma delle perdite per attrito
del pistone nello scorrimento, delle perdite di carico lato aria e lato acqua
(vedi par. 3.5.3 e 3.5.4) il
rendimento è pari a circa il 90%; ·
L’asta dell’arbalete essendo vincolata solo ad una estremità,
ma con una forza applicata non nel vincolo (meccanismo di sgancio) ma in un
altro punto (prima o seconda tacca) nella fase di sparo genera delle onde
d’acqua (fenomeno della instabilità elastica al carico di punta) che non
si avrebbero ad esempio nel vuoto, in assenza di forze resistenti. Lo
sbandieramento dell’asta è ben visibile in alcuni video (Donati, Dapiran,
ecc…) e nella Clip di Totem nelle prove in piscina, specialmente con diametri
da 6 mm. Il fenomeno è complesso e sarà affrontato in seguito, basti solo
sapere che l’asta compie delle oscillazioni smorzate (in genere 1-2) attorno
ad una linea di equilibrio (traiettoria). In sostanza il fucile non perde in
precisione sui
tiri lunghi poichè l’oscillazione si smorza nei primi 2 metri e
quindi alla fine la
linea delle oscillazioni e la traiettoria vanno a coincidere, se
l’asta è diritta (vedi disegno, un po’ esasperato per chiarire meglio
il concetto).
Il fucile perde invece
precisione nei tiri corti (famose le padelle di spigole a un metro) e, come
sempre in questi casi, energia. Il pneumatico avendo la boccola della testata
come guida per l’asta all’uscita ed inoltre utilizzando aste più grosse non
soffre di questo inconveniente in maniera significativa. ·
Il pneumatico non imbarca. La struttura del fucile consente una
grande rigidità poiché tutto l’insieme è tenuto compresso dalle due
filettature di testa e di coda della canna. Tale inconveniente si recupera su
fucili ad elastico dell’ultima generazione, rigidissimi (es. monoscocca). L’arbalete
che imbarca, oltre alla perdita di precisione porta ad una ulteriore perdita di
energia; ·
Il pneumatico è più compatto a parità di prestazioni. Un 110
non è più lungo fuori tutto di un arbalete da 75, quindi è facile
nasconderlo, brandeggiarlo e nella esposizione risulta meno evidente; ·
Le modalità di rilascio
dell’energia sono diverse. Nel pneumatico l’espansione dell’aria avviene
attraverso delle luci di efflusso e quindi pur se “istantanea” è
progressiva. A tal proposito sono fondamentali le modifiche
solitamente apportate e cioè il foro sulla canna e, come visto,
l’allargamento dei fori della testata. Nell’arbalete gli elastici hanno
tempi di rilascio brucianti, istantanei; anche in questo caso esistono gomme con
caratteristiche più o meno performanti ma è un discorso legato al tipo di
elastico e quindi al costruttore. Per confermare questa affermazione vi riporto
una curiosità storica in voga all’epoca della pesca in tana: il pneumatico ha
bisogno che tutta l’asta sia completamente
uscita dal fucile per dare il meglio (espansione completa), viceversa il tiro
risulterà debole. Nell’arbalete invece è sufficiente che l’asta fuoriesca
della lunghezza necessaria alla completa contrazione delle gomme e quindi è
possibile fare tiri a piena potenza con l’asta che è ancora in parte dentro
il fucile. Vorrei concludere questo paragrafo ricordando che non
dobbiamo confondere questi risultati con le vere differenze fra le varie armi e cioè le caratteristiche costruttive,
che fanno sì che non tutti gli arbalete o i pneumatici siano uguali fra loro
anche se comuni sono le leggi che regolano il loro funzionamento. 3.7
Arbalete doppio elastico
A questo punto introduciamo il fucile arbalete con
doppio elastico. La vera e unica differenza
infatti è data dalla possibilità dell’arbalete di poter essere caricato
incrementalmente (una gomma alla volta) con un numero di elastici a piacere
(conformemente alle caratteristiche dell’arma). E’ la unica possibilità per
i pescatori oceanici di BIG GAME BLUE
HUNTING… Con il pneumatico questo non è possibile e bisogna
spingersi sino al limite fisico di pompaggio e di spessore dell’asta (sempre
che il fucile non scoppi prima…) prendiamo ad esempio un 100 e: Tabella3 (estratto dal File fucili.xls)
Nel calcolo della forza di caricamento sono stati già
sottratti circa 2,75 kg che sono la componente della forza che si scarica sul
guida asta integrale (v. par. successivo). Risulta evidente che le prestazioni
dell’arma sono adesso confrontabili, se non superiori a quelle del pneumatico
del primo esempio. Tenendo presenti poi altri fattori, altre variabili,
accorgimenti e abitudini personali, presenza o meno di modifiche, vedremo come
questi risultati si possano migliorare o comunque variare. 4
Accorgimenti costruttivi
4.1
Limiti costruttivi del doppio
elastico
Va subito detto che non tutti i fucili sono adatti al
montaggio del doppio elastico. Nel video “Pesca alle Azzorre”
si vede il bravo Carlos Osorio che spara con un Picasso 110 in carbonio a
sezione circolare con il doppio elastico. Il fusto va bene (il campione dice che
non si imbarca) ma osservate la linea di azione della forza del secondo
elastico:
La forza non è applicata parallelamente alla linea
dell’asta, ma con un’inclinazione che dipende dalla distanza dell’occhio
per l’alloggiamento della gomma circolare dalla linea dell’asta (tratto AB). La forza F si
scompone quindi in due componenti, una Fo
effettivamente utile ai fini del tiro e una Fv che essendo diretta verso il fusto crea uno
schiacciamento dell’asta sul fusto stesso. Se, come nella media, F = 55 [kg], La Fv
si può calcolare essere pari a: Fv
= 2,75 [kg] Questa forza crea maggiore attrito però in
presenza del guida asta serve a meglio schiacciare l’asta sulla guida
in modo da creare più portanza
idrodinamica, cioè sostentamento.
E’ quindi una forza stabilizzatrice,
utile alla traiettoria del tiro anche se non ha componente nella direzione
del moto. L’asta acquisisce miglior traiettoria, precisione e sbandiera di
meno, anche se perde il 5% dell’energia in questo modo. Osservate il fucile di Osorio: non ha il guida asta
integrale. Pertanto la forza Fv
del secondo elastico causa un inutile sfregamento dell’asta sul prezioso fusto
di carbonio e inoltre un suo sollevamento in corrispondenza del passaggio sul
guida asta singolo:
Nota: questo avverrebbe anche nel caso di un singolo
elastico circolare. La conseguenza è che il tiro può risultare impreciso,
diretto verso l’alto: Osorio nel video spara male un paio di prede (una è uno
splendido serra) che però erano bene inquadrate, sarà per questo?… Quindi doppio
elastico oppure mono elastico circolare sì
ma solo con il guida asta integrale. Per tutti gli altri fusti a sezione circolare
e non dotati di guida asta integrale la linea di azione degli elastici deve
essere sullo stesso piano di quella dell’asta, quindi è
necessaria una testata. Alcune soluzioni tipo testatine ribassate o
addirittura in asse con la sezione del fusto, pur se eliminano il problema del momento
flettente della testata tradizionale (affrontato dettagliatamente in un
articolo del Maestro Dapiran) sono, per i motivi sopra visti, dei veri errori
di progetto sui fusti circolari, che portano a imprecisione del tiro e a inutili
attriti, mentre sono validi su fusti con altro profilo e/o dotati di guida
integrale. Validissima risulta quindi la soluzione del foro
circolare per uno o due elastici dei fucili in legno senza testata. In tal modo
il momento flettente è pari a zero e il fucile è sollecitato al solo carico di
compressione (sforzo normale) per cui anche con carichi elevatissimi la
sollecitazione è sempre ampiamente al di sotto dei valori ammissibili (ad
esempio per una sezione ad osso di seppia con un carico di 120 kg, pari a due
robusti elastici da 20 mm, la sollecitazione è circa il 17% della massima ammissibile). Inoltre il guida asta integrale risolve il problema
della componente Fv. 4.2
Snellezza delle aste
I fenomeni di instabilità elastica sono conosciutissimi
in meccanica poiché hanno grande importanza per il funzionamento delle
macchine. Anche per le nostre aste dobbiamo introdurre il
concetto di snellezza, e cioè il rapporto fra la lunghezza e la sezione. Nella
meccanica classica un corpo snello di lunghezza L caricato di punta (v. disegno) resiste fino al superamento di
certe condizioni poi collassa di colpo (linea tratteggiata). L’asta al momento
dello sparo si trova spinta da una forza F
nella direzione del moto e incontra una forza resistente Fr nel verso opposto all’avanzamento, questa resistenza
dipende dalla densità dell’acqua ed è la responsabile della instabilità
elastica delle aste, per cui specialmente nei bassi diametri esse sbandierano.
4.3
Rigidezza
Come abbiamo visto, tutto ciò che si muove all’interno
del fucile e che non sia l’asta non è utile ai fini del tiro ed è solo
energia sprecata. Anche le piccole flessioni e deformazioni dei vari componenti
dell’arma (testata, calcio, fusto) assorbono energia utile. Uno dei punti
deboli dell’arbalete è infatti il sistema di giunzione fra questi pezzi. La soluzione a
questo c’è e si chiama monoscocca.
Sia esso in carbonio o in legno la novità consiste proprio nella monoliticità
della struttura, un corpo unico dalla testata all’impugnatura che non permette
dispersioni di energia la quale viene restituita in una percentuale maggiore. 5
Profondità e temperatura dell’acqua
La pressione dell’acqua e la sua temperatura sono
due variabili fisiche che in quanto tali possono influenzare il comportamento
dei fucili. 5.1
Pressione
Il suo effetto è più evidente, come si intuisce,
sul pneumatico. Infatti se prendiamo il fucile dell’esempio del paragrafo 3.5,
caricato in superficie a 44 [atm] e lo portiamo a 30 metri di fondo, ove
agisce una pressione esterna di 4 [atm] avremo perso
queste 4 [atm] dalla pressione finale di carica e la pressione utile per il tiro
sarà quindi di 40 [atm] e la differenza rispetto alla superficie sarà marcata. Per l’arbalete anche se è capitato in altre
pubblicazioni di leggere qualche inesattezza, l’elastico pur essendo
comprimibile (in superficie) al momento della estensione, una volta teso ha
perso quasi tutta la sua deformabilità e quindi risente poco o nulla della
pressione esterna che tende a schiacciarlo, per cui sull’arbalete la profondità
non ha quasi nessuna influenza. 5.2
Temperatura
L’effetto della temperatura si manifesta sul
pneumatico con una variazione di pressione. Prendendo l’espressione di Boyle
Mariotte già richiamata al par. 3.4:
p1 V1 / T1 = p2 V2 / T2 Se abbiamo caricato il nostro pneumatico a Luglio a
40 [atm] con un temperatura esterna di 30 gradi e lo portiamo in acqua a
Febbraio con una temperatura dell’acqua di 10 gradi avremo che: p2 =
p1 * T2 / T1 = 37,3 [atm] (il
volume è quello del serbatoio e quindi è rimasto costante) Abbiamo cioè perso circa 3 [atm] solo per la variazione di temperatura. L’arbalete non subisce alcun inconveniente se non
un lieve irrigidimento degli elastici come per tutti i corpi a bassa temperatura
(incluso il nostro…). 6
Rinculo e conservazione della quantità di moto
Prendiamo in considerazione il nostro fucile pronto allo
sparo. Abbiamo un sistema formato da due oggetti (fucile e asta) in quiete.
Avvenga lo sparo e l’asta di massa m1
esca dalla testata con velocità v1;
contemporaneamente il fucile (massa m2) si muoverà in senso opposto con velocità v2,
che si determina dalla legge di
conservazione della quantità di moto: m1 v1 = m2 v2 Il fucile si dice rincula. Il rinculo viene
assorbito dal sistema formato da mano-polso-avambraccio, quindi attraverso il
gomito si scarica sulla articolazione della scapola che deve essere tenuta ben
rigida per assolvere alla funzione. Le intensità delle velocità sono nel rapporto
inverso delle masse: v1 / v2 = m2 / m1
Quindi se per esempio abbiamo il nostro bravo
arbalete 100: m1
= massa
asta da 6 mm = 310 [gr] v1 = velocità iniziale dell’asta = 35,51
[m/sec] m2 = massa fucile completo di gomme e ogiva ma
senza mulinello = 840 [gr] v2 =
velocità di rinculo del fucile = 13,23 [m/sec] se l’asta invece fosse da 6,5 mm con m1 = 363 [gr] e quindi con v1
= 33,16
[m/sec] avremmo v2
= 14,47 [m/sec] cioè con
aste più pesanti il fucile rincula di più. Se invece al fucile ci mettiamo il mulinello e
diventa: m2 = massa fucile completo di gomme e ogiva con
mulinello = 1045 [gr] nell’ultimo caso avremo: v2 =
11,61 [m/sec] cioè con
fucili più pesanti il rinculo è minore. Le considerazioni appena fatte sono importantissime poiché
ad esempio molta della balistica terrestre si basa sugli studi dell’effetto
del rinculo. Il rinculo se non gestito correttamente porta ad
errori nel tiro ed è più accentuato su armi
molto potenti e leggere, specie se montano aste più pesanti. Osservando alcune immagini di Video al rallentatore
abbiamo visto come il rinculo di molti fucili arbalete produca come effetto un alzo
della testata, in conseguenza del quale la parte terminale dell’asta
riceve un “colpetto” all’uscita che porta come conseguenza un
tiro basso (se il fucile è allineato nel piano orizzontale). Se invece il
polso è inclinato secondi piani diversi comunque il tiro avrà una deviazione
in senso opposto all’alzata della testata. E’ interessante inoltre aggiungere che anche
l’archetto della ogiva montata
su elastici imboccolati ha una componente di forza che tende
a far sollevare l’asta, quindi per i fucili con testata tradizionale
la conseguenza di ciò è quasi sempre un tiro diretto verso il basso (osservate
anche voi i video al rallentatore, fotogramma per fotogramma). Tale fenomeno non
si osserva invece sui fucili con elastico circolare poiché come già visto esso
schiaccia l’asta sulla guida. A tale riguardo il M°. Dapiran sta eseguendo uno
studio molto più dettagliato. Ritornando al rinculo, per il pneumatico
dell’esempio (Cyrano 110) avremo: m1
= massa
asta da 7 mm = 395 [gr] v1 = velocità iniziale dell’asta = 40,13
[m/sec] m2 = massa fucile senza mulinello = 1100 [gr] v2 =
velocità di rinculo del fucile = 14,04 [m/sec] che addirittura è pari a v2 = 16,98
[m/sec] nel caso del Cressi SL 100. Tale inconveniente può essere diminuito aumentando
la massa del fucile, quindi ad esempio come effetto secondario dell’utilizzo
di armi più pesanti. Vorrei ricordare infine come le considerazioni sopra
esposte sono valide solo per comprendere il problema, in realtà la massa m2
è costituita dalla somma delle masse del fucile e del pescatore
subacqueo, per cui il rinculo sopra calcolato è solo quello che il fucile
avrebbe se fosse libero di spostarsi, ma non quello reale, che invece per
l’ultimo esempio (considerando un sub del peso medio di 85 kg) vale circa: v2 =
velocità di rinculo del fucile = 0,21 [m/sec]
(SL 100)
mentre è pari a: v2 =
velocità di rinculo del fucile = 0,18 [m/sec]
(Cyrano 110) Infine, provate
l’effetto del rinculo in diverse situazioni, per comprenderne
l’importanza: ·
pescando
all’agguato con il braccio semiflesso osserverete l’asta uscire ad una certa
velocità che a fine corsa non
vi strattonerà la sagola (gran parte dell’energia l’avrete assorbita voi); ·
pescando
all’aspetto con il braccio teso e rigidissimo l’asta a fine corsa strattonerà
violentemente la sagola; ·
se infine
provate a sparare appoggiando il fucile ad un grosso masso (massa m2
molto grande, velocità di rinculo praticamente zero),
l’asta potrebbe spezzare la sagola… 6.1
Brandeggio
Costituisce brandeggio l’insieme dei movimenti
compiuti dal braccio del subacqueo durante rotazioni del fucile nei vari piani
del moto. Esso dipende da vari fattori: ·
Densità
del fluido che a sua volta determina la resistenza
al moto; ·
Dimensioni
del fucile (lunghezza, superfici laterali, forma
della sezione del fusto, eventuali sporgenze come elastici, mulinelli); ·
Galleggiabilità
e quindi densità del fucile
(positivo si brandeggia meglio ma in profondità l’effetto si perde); ·
Equilibrio
delle masse e quindi bilanciamento
dell’arma in acqua. Il brandeggio è fondamentale nell’agguato dalla
superficie e nel bassofondo, dove quindi l’arma di elezione è costituita da
un fucile leggero e perfettamente equilibrato. Nell’aspetto profondo, con tiri lunghi piazzati
sono invece preferibili altri fattori, come una buona massa, elevata potenza,
presenza del mulinello, aste più pesanti. Filippo
Anglani FINE PRIMA
PARTE SECONDA PARTE
(SEGUE) 7
Debiti venatori e preferenze
8
Balistica
9
Balistica esterna
9.1
Gittata e Traiettoria
9.1.1
La gittata utile
9.2
Forza di Gravità
9.3
Il tiro verticale
9.4
L’influenza della corrente
marina
9.5
Forze resistenti al moto
dell’asta e loro cause
9.6
Calcoli della resistenza
idrodinamica
9.7
Die away curve
10
Balistica terminale
10.1
Penetrazione dell’asta nei
tessuti del pesce
10.2
Influenza dell’angolo di
impatto sul bersaglio
10.3
Perdite di velocità
nell’attraversamento dei tessuti
10.4
Penetrazione nell’osso
10.5
Penetrazione nelle squame
10.6
Penetrazione nei tessuti molli
10.7
Penetrazione nel legno
10.8
Energia letale minima
11
Conclusioni – Tavole riassuntive - Tabelle di balistica comparata
Arbalete-Pneumatico
11.1
Note per l’utilizzo del
foglio Excel Fucili.xls
Il file è una cartella di lavoro nella quale sono
contenuti tanti fogli, uno per ogni tipologia di fucile. Per ogni foglio ho
raccolto una prima parte di base dati con il materiale che utilizzo normalmente:
aste, gomme, ogive, mulinelli, fusti, ecc…(zona delle celle B17;H34). Potete
inserire in questa zona del foglio i dati relativi ad altri fucili. In seguito è presente una parte (celle B34;H40) dove
viene richiesto di inserire la configurazione del fucile che si desidera
verificare, quindi prendendo i dati dalla zona superiore oppure inserendone di
nuovi, per progettare soluzioni diverse. Infine sono forniti i risultati, sia energetici
(celle B43; H53) che balistici (celle B55 ; H 61). NB: Andate a vedere la
simulazione del SuperPeppe3…(non è precisa poiché non conosco esattamente la
massa del fucile, le lunghezze e le masse degli elastici, però è verosimile). NOTA: alcuni
coefficienti delle formule di balistica sono ricavati sperimentalmente ed i
risultati, pur se soddisfacenti, devono essere confermati dalle prove in vasca.
Possono seguire pertanto alcune variazioni e/o aggiornamenti.
Ing. Filippo Anglani
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