Giorno fatidico 3/8/00, partenza da Rimini alle ore 8,00; siamo in sei: io, Monica, Franco, Elsa, Daniele, Marina; 2 automezzi: 1 auto e 1 furgone stipato fino all’inverosimile di attrezzature per la pesca ed altro (compreso un gommone a chiglia pieghevole da 430 cm e un vetusto johnson 35 cv . Alle 9,45 siamo ad Ancona per l’imbarco sul traghetto che ci porterà a Patrasso; la partenza è prevista per le 12.00 il check in per le 10.00; al check in si blocca la stampante ed il computer; dopo solo mezz’ora mi avvio all’imbarco; siamo riusciti a perderci di vista tutti quanti; per fortuna, così non ho avuto testimoni: per raggiungere un giornalaio mi sono esibito in una classica dimostrazione di agilità con salto di staccionata stile olio “sasso”, senza pensare al peso dello zaino mi sbilancio e colpisco con lo stinco la traversa, evito a malapena una caduta rovinosa e mi allontano simulando indifferenza. Il viaggio durerà circa 21 ore, abbiamo prenotato una cabina (per Daniele e Marina fidanzatini) e 4 poltrone pullman. Trovate le poltrone scacciamo a fatica 4 tizi tedeschi che vi si erano installati e ci rendiamo conto della necessità di vigilare sul ns. “privilegio” se vogliamo passare una notte tranquilla (credo che la prossima volta optero’ per il sacco a pelo con passaggio ponte); finisco il rullino che monto sulla mia vecchia canonette per la classica foto della costa che si allontana; inserisco un nuovo rullino che dovrà contenere soprattutto foto di pesci, anche se temo che dovro’ diluirlo parecchio con altri soggetti J J J: Sul ponte c’è un bar e una micropiscina dove sguazzano bambini e ragazzotti, gli altri si mettono a prendere il sole io mi rifugio all’ombra. A mezzanotte ci sistemiamo per rimediare qualche ora di sonno, un consiglio per tutti: portatevi un plaid, l’aria condizionata è tarata per i pinguini (rimpiango il ponte ed il sacco letto) abbiamo appena fatto tappa a Brindisi imbarcando altri paseggeri + o meno stremati dal viaggio; riesco a chiudere occhio solo dopo aver assistito a un’ora o piu’ di discussioni per far liberare poltrone prenotate e pagate. Atmosfera nel salone da gita scolastica, scherzi, risatine e gridolini, scopro che i miei compagni di viaggio sono un po’ insofferenti: alle 2,30 mi sveglio per 2 minuti sentendo Franco gridare (voce baritonale, 120 kg di peso) smettetela di far casino stronzetti o vi piglio a calci in culo”; alle 3,30 mi risveglio per un istante perché mia moglie comincia a ringhiare contro i casinisti che non lasciano dormire; io mi sveglio con la luce dell’alba che entra dai finestroni; siamo tra le isole greche, il cellulare è passato al gestore telefonico greco; il mare è stato assurdamente piatto. Gli altri compagni di viaggio: nonostante l’alta stagione numerosa la variopinta comunità dei campeggiatori (una coppia è riuscita pure a montare la tenda sul ponte per la notte); molti emigrati con famiglia che tornavano a casa per le vacanze: Albanesi, Kossovari (di fianco a noi c’era una coppia con 2 splendidi bambini che viveva e lavorava a Oslo) Turchi e camionisti greci, poche e sparse le classiche famigliole italiane (forse erano tutte chiuse in cabina), qualche orientale, per quanto possa sembrare strano i piu’ casinisti erano i numerosi tedeschi. Note tecniche: il traghetto è delle Strintzis Lines che, assieme alle minoan, mi è risultata la compagnia più veloce ed economica, se si prenota per tempo si risparmia ulteriormente vedere http://www.fun.informare.it/ferry/grecia.asp ferma anche a Brindisi; sulla nave si possono utilizzare solo dracme, che è meglio avere perché, anche se è possibile effettuare il cambio, non è molto vantaggioso; consiglio anche di evitare gli acquisti al duty free shop e nei negozi di bordo, i prezzi non sono granchè (1 bottiglia di Whisky il 15% di più che nella bottiglieria dove mi servo, una confezione di cioccolatini da supermercato e autogrill 40.000 lit.) 04/08/2000 Tra le isole greche: ho spostato avanti di un’ora l’orologio, in mare c’è ancora una leggera foschia, la vista è di quelle che invogliano a sbarcare subito, il cielo è azzurro, il mare calmo, le coste frastagliate, calette, ridossi, franate. Arrivo a Patrasso in perfetto orario (9,30), giriamo a sinistra uscendo dal porto, costeggiamo il mare per poi svoltare a destra appena finisce l’abitato (c’è un ristorante con insegna enorme che fa angolo) si prosegue sempre dritto fino all’autostrada. Riusciamo a perderci tra di noi al bivio ma con un veloce inseguimento la carovana viene ricomposta. Qui l’autostrada si paga all’ingresso (600 dr. Fino a Corinto e 950 fino a Tripoli). Il tratto verso Atene è un inferno: gli automobilisti greci sono anche piu’ imprudenti di quelli italiani, molte auto ed autocarri sono ammassi di ammaccature e ruggine lanciati alla massima velocità con frequenti inchiodate, l’autostrada è a due corsie senza spartitraffico, la corsia d’emergenza serve ai veicoli lenti per lasciar passare quelli veloci (se non ci si sposta si viene claxonati e maledetti) la strada corre tra i resti di incendi più o meno recenti con un opprimente sentore di cenere e carbone; ogni tanto una pattuglia della stradale con autovelox, limiti 100 e 80 rispettati da nessuno, ogni 50 mt. un’edicola commemorativa[1]. La situazione cambia presa l’autostrada per Tripoli: 4 corsie con spartitraffico e corsie di sicurezza (a tratti persino illuminata) il traffico è quasi assente, il panorama stupendo: montagne di nuda roccia e vegetazione brulla, rocce scavate dalle intemperie, nessuna traccia di abitazioni per km.; poco prima di Tripoli si attraversano alcune strette vallate e vegetazione d’alto fusto, qualche casa. Da Tripoli a Sparta c’è una strada in perfette condizioni, ci fermiamo a mangiare in una delle numerosissime trattorie che sorgono su questa che deve essere una delle strade più frequentate del Peloponneso; con modica spesa (15.000 Lit. a testa) un trafelato titolare, probabilmente più avvezzo a clienti abituali, gente del posto, camionisti e operai, ci serve insalata greca, vino bianco, spiedini alla griglia, una montagna di patatine fritte spolverizzate di origano, caffè turco (qua lo chiamano greco). A Sparta resistiamo alla tentazione di visitare il sito dell’antica città stato e seguiamo le indicazioni per Monemvasia; arriviamo al bivio dopo una ventina di km.; ci aspettano ancora 70 km. di strada stretta, ripida e tortuosa, a tratti si scorge il mare e la strada si snoda tra orti, aranceti, frutteti e piccoli centri abitati; niente aria condizionata in auto e beviamo continuamente acqua calda per resistere a una temperatura che supera i 40°. A Sparta abbiamo fatto rifornimento ricevendo una piacevole sorpresa: la super costa circa 1600/1700 lit. al Litro, ci siamo sgranchiti le gambe facendo un giretto nel locale emporio approfittandone per acquistare una bottiglia di Ouzo; durante il resto del viaggio ci rinfrescheremo con il miraggio di un bicchierino convenientemente ghiacciato una volta arrivati. Arrivo ore 17,30 c’è mare, ci tuffiamo comunque, mia moglie, sommersa da un’ondata si spaventa e torna a riva, provo qualche sommozzata, vedo qualche bel sarago e mangianza molto vicino a riva, penso di allontanarmi verso il centro della baia ma l’acqua diventa torbidissima e un aliscafo di linea mi passa a 50 mt. , torno a riva all’imbrunire; gli altri decidono una spaghettata, l’idea di altro cibo caldo mi fa inorridire, vado a dare un’occhiata al paese e procuro una bottiglia di retsina da bere fresco con salatini, dopo la mia dieta semiliquida e l’altrui spaghettata si va a nanna, sprofondiamo tutti in un sonno piombigno. Dati tecnici: partenza da Patrasso alle 10,30 arrivo 17,30, percorsi circa 370 km, sosta per il pranzo circa un’ora e ½ media tenuta nei primi 300 km 80 km/h; ho spesso sentito parlare male delle strade greche, ma devo dire che quelle da noi percorse non avevano una buca e anche kl’ultimo tratto era assai + agevole di tante strade provinciali e statali dei ns. appennini. Alloggio: soggiorniamo presso il “Flower of Monemvasia”; albergo con poche pretese che offre camere ed appartamenti con bagno, terrazzo, frigo, tv. aria condizionata (non in tutte le stanze), angolo cottura (2 fornelli e un fornetto elettrico per scaldare generi di rosticceria), pulizie giornaliere, cambio biancheria, colazione continentale (uova, musli, spremuta d’arancia, ciambella, biscotti, pane, burro, miele, marmellata, formaggio, prosciutto, caffe’, latte, te, cacao). Prezzi concordati senza passare per agenzie (che aumentano del 10/20%): alta stagione (15 Luglio – 31 Agosto) 16.000 dracme per una doppia con aria condizionata e 26.000 dracme per un appartamento con 2 camere da letto (senza aria condizionata ma con due ventilatori). Bassa stagione: la doppia circa 12.500 dracme e l’appartamento da 4 persone 20.000. e.mail: fom@otenet.gr tel. 003073261395 – fax. 003073261391. Per eventuali grigliate di pesce abbiamo pensato di sistemarci sulla spiaggia che è 50 mt di fronte all’albergo. 05/08/2000 Dato l’eccellente stato delle strade la prossima volta porterò il mio carrello con gommone, questa volta siè deciso di utilizzare il gommone a chiglia pieghevole di Franco: questa mattina era dedicata al montaggio del suddetto. 2gg. Di viaggio hanno lasciato il segno: io, il più mattiniero, poltrisco a letto fino alle 7.00, gli altri fino alle 8,30; colazione e abluzioni portano via altro tempo (dobbiamo recuperare, non facciamo nulla n fretta). Vado a informarmi per i permessi di pesca (ieri la polizia di porto era chiusa), compro le 2000 dracme in marche da bollo al supermercato (si vendono lì) Daniele parte in motorino con il gentilissimo titolare/gestore dell’albergo che gli indica l’alaggio, il distributore, e l’ormeggio libero e gratuito nel porticciolo; il graduato che rilascia i permessi ci sarà solo Lunedì. Inizia l’operazione montaggio gommone: ricordavo che il mio zodiac 430 a chiglia pneumatica e pagliolo d’alluminio richiedeva un’ora per il montaggio: Franco il suo non lo montava da 3 anni e da quel che ho capito non da solo (motore e timoneria li montava un altro) solo dopo vari tentativi, 3 ore e mezza sotto il sole e 5 litri di acqua ghiacciata siamo riusciti a ormeggiare in porto. Recuperiamo le consorti per un bagno ristoratore, provo la zavorra (troppo pesante) e la compensazione, faccio qualche calata a 10 12 mt, tento qualche aspetto ma qua, in prossimità del porto gira poco pesce (Franco fa una nuotata dentro il porto e vede dei bei saraghi), mi stupisce vedere 3 murene in 2 o 3 mt. d’acqua, la più piccola di ½ kg. la piu grossa sui 3 kg., evidentemente qua le ignorano, mi diverto a stuzzicarle mi fissano allarmate (spero che questo le faccia vivere, e crescere, più a lungo); ci sono molte conchiglie e nudibranchi; domani ci allontaneremo. Completata la trasformazione del furgone da trasporto in camper andiamo a cena in una taverna 2 km più a Sud di Monemvasia (Pipinellis) è un locale “storico” del posto, da locale rustico a conduzione famigliare si è purtroppo trasformato in ristorante “tipico” con vari orpelli “stile mediterraneo”, ora nel menù compaiono anche i wurstel e i fantomatici “spaghetti alla bolognese” (che si mangiano in tutto il mondo tranne che a Bologna). Il menu è alquanto vario, ma, col senno di poi, posso affermare che non è il locale dove ci siamo trovati meglio. Dopo cena si beve qualcosa e ci si separa, domani appuntamento alle 9,00 fucili corti e pesca in tana su una secca della quale si ricorda Franco. Nota tecnica: nei ristoranti e taverne greci si cena dalle 9,00 in poi, talvolta anche dopo le dieci, non è necessario affrettarsi. Ricetta: Moussaka Ingredienti: 2 kg. di melanzane tonde tagliate in fette spesse 1 cm. olio di oliva per friggere; per il sugo: ½ kg. di macinato misto di maiale e vitellone; 1 cipolla media, 1 bicchiere di vino bianco, un barattolo di polpa di pomodoro, prezzemolo tritato, ½ cucchiaino di cannella, sale, pepe nero, 1 cucchiaino di zucchero; per la Bechamel: 150 g. di burro, 100 g. di farina, 1,5 litri di latte intero, sale, pepe e noce moscata 150 grammi di parmigiano grattugiato Esecuzione: fate fare il sale alle melanzane, asciugatele e fatele dorare in abbondante olio d’oliva per poi metterle a parte (meglio se su carta per fritti). Preparate il sugo di carne facendo appassire la cipolla in un bicchiere d’olio, aggiungete la carne, fatela rosolare e sfumatela con il vino, aggiungete a questo punto il pomodoro, lo zucchero, la cannella e il prezzemolo e 1 bicchiere di acqua o brodo, è da considerarsi pronto quando ha assorbito la maggior parte del liquido di cottura. Preparate la Bechamel: il trucco perché la farina non faccia grumi consiste nell’aggiungerla e farla lievemente tostare assieme al burro; il latte va aggiunto poi caldo, continuamente e mescolando, attenti a non farla bollire, quando sarà della giusta densità toglietela dal fuoco continuando a mescolare per qualche minuto. Imburrate una pirofila e fate uno strato di melanzane fritte sul fondo, cospargetele con il sugo di carne e 1/3 del parmigiano grattugiato, fate un nuovo strato di melanzane, sugo e Parmigiano e coprite il tutto con la bechamel (uno strato spesso anche 2 o 3 cm) e parmigiano grattugiato. Infornate a 200° per 45 min.; far raffreddare almeno ½ ora prima di servire. 6/8/00 Mi sveglio alle 6,30 e preparo l’Italian coffee (moka Bialetti da 9 tazze ben carica); gli altri si svegliano con l’armonioso carillon delle campane della chiesa ortodossa; la funzione è accompagnata dal canto degli officianti; gli altoparlanti diffondono quella che deve essere la “predica”, a giudicare dai toni apocalittici , a tutto il paese, il tutto suscita forti sentimenti anticlericali nei miei assonnati compagni. I permessi di pesca non sono ancora disponibili, partiamo ugualmente per un raid esplorativo, Franco afferma di conoscere una secca poco distante; arriviamo al porto, io e Daniele carichiamo velocemente le attrezzature, fucili corti mimetizzati nei borsoni, Franco scarica tutti i suoi otto fucili e comincia ad esaminarli e a valutarli uno a uno di fronte al molo dove sono ormeggiati i battelli della polizia di porto e della guardia costiera (impiega 45 minuti per scegliere il fucile che userà per tutta la vacanza: l’omer mb 86). Partiamo alle 11.00 arriviamo alle 11.30, ormeggiamo il gommone a 50 mt. da una spiaggia a cui si accede con una strada asfaltata: chiedo a Franco se non si sarebbe potuto arrivare in auto senza sfilare sotto gli occhi delle autorità e perdere tempo a caricare e scaricare il gommone; Franco ammette di non averci pensato J; ci tuffiamo, nuoto su una distesa di grotto con mare contro per un paio di km.: della secca neanche l’ombra; Franco mi dirà poi che forse ha sbagliato baia (sto cominciando a preoccuparmi); io e Franco esploriamo il grotto, vedo cerniotte minuscole, corvine da etto e saraghi monetina, tane bellissime, profonde e deserte. L’unico pesce sparabile visto un bel tordo ciliegia (7/800 g) lo vedo immobile sul fondo della tana con la testa che spunta invitante, appoggio il fucile fuori dalla tana e rimango ad osservarlo, si alza dal fondo e si allontana, la livrea è splendida (non sono venuto in Grecia a sparare ai tordi!!),non vedrò altro, né polpi né murene, batimetriche da 3 a 17 mt. Franco, tra la generale riprovazione prenderà una cerniotta da ½ kg. Daniele non si sentiva bene, inoltre, nonostante due anni di marina, imbarcato su un caccia, soffre, in silenzio, il mal di mare, ha deciso così di pescare con la canna: questo complesso di circostanze ha dato luogo a una scenetta alquanto divertente: sentendosi alquanto a disagio sul gommone il ns. decideva di indossare muta, maschera e pinne e raggiungere la spiaggia per pescare da terra; a riva vede un pescasub che sta per entrare in acqua con un arbalete da 90 che lo saluta e fa per interpellarlo al fine di informarsi sull’esito della pescata, Daniele esce dall’acqua con le pinne in una mano e LA CANNA DA PESCA nell’altra; pare che l’espressione dell’altro fosse da incorniciare JJJ, ha rinunciato a rivolgergli la parola ed è entrato immediatamente in acqua, anche con la canna non è comunque stata una giornata fortunata. Rientro alle 17,30 (5 ore d’acqua), alla sera cena fredda: spostiamo il furgone sulla spiaggia, apparecchiamo il tavolo pieghevole e pasteggiamo a feta, insalata di cetrioli e pomodoro, birra locale, retsina ghiacciata, e olive kalamata, il tutto cullati dalla risacca, rinfrescati dal respiro del mare e illuminati dalla luna crescente, (e da una lampada da campeggio); il clima è così secco che le zanzare non esistono, la frutta che chiude il pasto è locale, pesche bianche incredibilmente mature (da noi le pesche sono o acerbe o marce) e un melone profumatissimo. Io e mia moglie ci ritiriamo presto, lei con settimana enigmistica crolla dopo due rebus, io resisto tre capitoli del mio romanzo (c’è un motivo per cui mi sveglio presto, vado a letto con le galline, in questo caso le 23,30). Gli altri fanno un giro in pese per birra e gelato, ma sono di ritorno prima che ci addormentiamo. Notizie utili: il porto di Monemvasia - per le grandi imbarcazioni c’è sempre un ridosso in rada (Monemvasia è una specie di piccolo Argentario) per le piccole c’è un porticciolo con pontili galleggianti a disposizione delle imbarcazioni di passaggio (per i gommoni la parte in acqua più bassa ma profonda almeno due metri); in fondo alla lingua di terra che unisce la rocca alla costa, nella parte verso il mare, c’è lo scivolo di alaggio (di fronte a un ristorante-agenzia di viaggi-bar-distributore di benzina), c’è anche un moletto di cemento armato, subito dopo, munito di scaletta e anelli per l’ormeggio, attraccare, scendere con tanica o serbatoio e far rifornimento è agevolissimo agevolissimo. 7/8/2000 Solita routine mattutina, solo mia moglie la interrompe con un bagno in mare prima di colazione. Gli altri sono meno mattinieri del solito, faccio un giro
per negozial fine di valutare l’acquisto degli inevitabili regalucci; al mio
ritorno trovo Franco appena sveglio, gli ricordo che dobbiamo andare a
richiedere i permessi di pesca, mi risponde che andremo appena fatto colazione
(sono le 10,00); so che fuori dall’acqua Franco ha tempi dilatati per cui
aspetto 15 min. per invitarlo a scendere con me a far colazione, mi risponde che
viene subito, appena finita la sigaretta; 10 Assos dopo (marca locale, virginia
blend, leggere, piacevolmente aromatiche) esco sperando di fungere da esempio;
dopo un’altra passeggiata e un’attesa di 20 minuti vedo comparire la truppa;
assisto alla colazione (sono uno di quegli antipatici individui che fa colazione
con un cappuccino o un caffè macchiato) che procede con i ritmi rilassati di
chi è in vacanza, Franco beve due tazze di caffè, mangia 4 fette di pane con
burro, miele e marmellata (assieme), fuma due sigarette, gli ricordo che
dobbiamo richiedere i permessi di pesca (è la seconda volta che glielo dico in
3 ore, sono forse troppo insistente?), mi risponde che assaggia qualcosa di
salato e poi andiamo, mangia formaggio, prosciutto, 2 uova sode, beve due
bicchieri di succo d’arancia, fuma due sigarette; gli ricordo per la terza
volta che forse è meglio andare a richiedere i permessi di pesca prima che il
responsabile se ne vada per la pausa pranzo; mi risponde che è presto, fuma una
sigaretta e poi andiamo; inizia un nuovo pacchetto di sigarette, comincia a
descrivere la magnificenza del posto dove oggi andremo a pescare, alle 11,50
riesco a trascinarlo alla polizia di porto (è di fronte all’albergo, avremmo
potuto farlo in qualsiasi momento della mattinata); il responsabile raccoglie
dati, documenti, firme, marche e ci chiede di ritornare alle 13.00 e tutti e tre i permessi saranno
pronti; Franco esce brontolando contrariato, per usare le sue parole, dalla
“lentezza e poltroneria dei funzionari greci che ci tiene bloccati qua per più
di un’ora”J
JJ.
Alle 13.30 partiamo con gommone: il
tragitto dura 45 min., la destinazione è una baia con massi piatti che fanno
tana, fondo 5/15 mt. Franco avvista una cernia di qualche kg. troppo scaltrita,
in una tana “impossibile”; io vedo l’ondeggiare di una coda all’imbocco
di una tana in 10 mt. d’acqua, scendo arretrato e mi avvicino sul fondo da
sopra, mi affaccio col 75 Apache pronto e mi trovo faccia a faccia con una
cerniotta che non arriva ai due kg., la grazio e la vedo scomparire su per un
camino. Ci spostiamo con il gommone su una punta in un luogo isolato; sul fondo
vedo un ammasso di anfore, alcune intere, alcune frantumate, saldato in due o
tre blocchi, per una lunghezza di una ventina di metri e di larghezza uniforme
(3-4 metri); non c’è la possibilità, qui, né di insediamenti né di porti,
l’idea che mi sono fatto è quella di uno scafo naufragato in cui gli
organismi marini hanno disgregato il fasciame mentre saldavano in una serie di
blocchi il carico[2].Avvisto
fuori tana (i suddetti blocchi) una cerniotta da kg., scendo per valutare la
reazione e vedere se nei paraggi c’è la sorella maggiore; avvisto solo una
murena (3 o 4 kg.) ma non mi attira né a fini sportivi né a fini alimentari
(siamo in 6, le signore inorridirebbero e a me toccherebbe spellarla e pulirla,
un lavoraccio; sto comunque stancandomi a trattenermi dallo sparare, ignoro le
corvinette da 150 g. e Franco si trattiene dallo sparare un’altra cerniotta da
½ kg. Torniamo dopo 4 ore d’acqua, mare di prua con onda corta e vento al mascone (dalla mia parte) rientro in porto con una crosta di sale di 2 mm. addosso. Ore 20,15 ci ritroviamo con le consorti e Daniele, loro sono stati in spiaggia; Elsa (un po’ sventata) anche se già scottata il giorno prima (rifiuta di usare la crema protettiva, tanto lei non si scotta) ha voluto seguirli; non beve per non ingrassare (?), prende medicinali per la pressione alta, invece di coprirsi si mette a fare il morto in acqua per non scottarsi (così l’acqua fa pure da lente); al ritorno ha un malore (colpo di calore o disidratazione) gli altri le prestano le cure del caso, ha ustioni solari su tutto il corpo; la sera si è un po’ ripresa; Franco resta a tenerle compagnia, noialtri proseguiamo l’esplorazione della cucina greca: ceniamo in una taverna a Agyos Johannis, paesino in collina pochi km. a Nord di Monemvasia; è l’ultimo locale in fondo al paese sulla sinistra: i tavoli sono sul tetto a terrazza; ci servono vino fresco fagottini fritti di pasta fillo ripieni di feta, agnello stufato con patate; da dove sediamo si vede la luna riflettersi nel mare; una brezza deliziosa rende la sosta ancor + piacevole. Il locale si distingue per un altro aspetto: all’unanimità una delle ragazze che servono ai tavoli (credo siano due sorelle, il locale sembra a conduzione strettamente famigliare) è stata eletta dalla nostra tavola Miss Grecia: lunghi capelli castani, pelle color miele, occhi scuri, fianchi generosi e sorriso spavaldo (e forse anche quel leggerissimo sovrappeso, che qui è ancora la norma, aerobica e diete non devono aver attecchito più di tanto, che addolcisce le forme femminili). Consigli tecnici: per il permesso di pesca (valevole due anni) servono 2 fototessera, 5000 dr., carta d’identità o passaporto,2200 dr. in marche da bollo (nei posti di mare i rivenditori sanno quali) tenere a mente che qui l’aggio del rivenditore è calcolato al momento dell’acquisto in più del valore nominale, non vi stanno imbrogliando. Colpo di calore o disidratazione, primi soccorsi: avvolgere la persona in asciugamani bagnati, farle bere una soluzione reidratante composta da 1 litro d’acqua , un cucchiaio di zucchero, un cucchiaino di sale e uno di bicarbonato, spostarla in un luogo fresco e riparato (lo so fa un po’ schifo, potete correggerla con un po’ di succo di frutta. 8/8/2000 Mi sveglio alle 5,00, in acqua sotto la parte perpendicolare della rocca alle 6,30 (alba); non vedo una coda. Esco alle 8.15, prendo il caffè e visito con mia moglie il borgo fortificato; bellissimo ma affollato di turisti, il sole dardeggia; alle 12,30 ci rifugiamo in un caffè e beviamo due litri di acqua e 2 caffè shakerati (o meglio la versione locale fatta con caffè solubile che qui chiamano frappè); percorrere i camminamenti ci ha costretto a qualche arrampicata, era così caldo e arido che le piante di cappero che crescevano tra le pietre si seccavano!!! Spuntino mediterraneo in terrazza con pane olive, pomodoro
e feta; progettiamo per la sera un picnic sulla spiaggia
(un po’ più a sud del paese) con tentativo di insidiare il pesce
all’imbrunire (a mezzogiorno niente, la
mattina niente il pesce sparabile latita, resta la sera). Preparata una
pasta fredda scendiamo in acqua alle
18,30, cerchiamo inutilmente la solita secca fantasma poi esploriamo le tane del
grotto, Franco con l’86 riesce a prendere un sarago da 400 g, all’aspetto,
Daniele, fucile nuovo, mai usato, riesce ad aggrovigliarsi con sagola,
carichino, portapesci, mentre recupera un non meglio identificato pinnuto (mago
della canna e profondo conoscitore delle acque dolci è alle primissime prove
con il fucile e il regno di Nettuno), andata perduta la preda. Io non vedo
alcunchè tranne due cefaloni che vedo puntarmi mentre risalgo
dall’esplorazione di una tana particolarmente profonda; purtroppo ho già
staccato e posso solo guardarli darsi alla fuga; in analoga situazione Franco ha
avvistato un grosso barracuda. Se torniamo da
queste parti ci daremo all’aspetto. Daniele ha
sperimentato nel pomeriggio la pesca alla canna, catturando una leccia da 150
grammi prontamente ributtata in acqua. Ceniamo in spiaggia con falò nel più puro stile anni ’60; Daniele, promotore dell’iniziativa, era allora adolescente; rientro alla base con prolungamento di serata a base di Retsina ghiacciata, a letto alle 12,30. 9/8/00 Sveglia 8,00 e colazione; è il terzo giorno di pesca,
speriamo di trovare il posto giusto, ci spostiamo a Nord con vetture e consorti
al seguito, partenza da terra in una zona che promette pareti; Franco batte ogni
record, impiega solo per fare colazione 1 ora e 45 minuti; siamo vicini, appena 20
minuti di strada, siamo sul posto alle 11,30, pinneggio per 4 ore, esploro tane
profonde su paretine, sbocchi di caverne e sorgenti di acqua dolce faccio
aspetti in canaloni sabbiosi, controllo tane sotto massi piatti, non vedo
alcunchè di sparabile, solo una cinquantina di cerniottine da due etti e 4 da
½ kg. Ho percorso circa 5 km di costa deserta, mi arrendo per un forte dolore alla caviglia, torno pinneggiando con una gamba sola; Daniele ha preso il sole, Franco ha pinneggiato in direzione opposta e non ha visto parimenti nulla. Cena in una taverna per turisti sul mare (sud di Monemvasia); con pergolato e sul mare, stavolta però la cena è risultata indigesta, noto che la cura messa nei piatti aumenta proporzionalmente alla distanza dal mare mentre i prezzi seguono la proporzione inversa. Consiglio tecnico: l’unica maniera per avere il conto in una taverna greca è far mostra di andarsene, l’abbiamo testato in più occasioni dopo aver inutilmente atteso ¾ d’ora JJ (occorre dire però che noi, con i nostri orari italiani, chiedevamo il conto quando ancora arrivava gente e nessuno aveva tempo per congedarci) 10/08/00 Pausa turistica: Elsa deve ancora stare attenta ad esporsi al sole; io e Monica decidiamo di visitare Mistras, ex capitale dell’impero bizantino, edificata dai Franchi nel 1200, inizialmente come imponente fortificazione; si aggregano anche Daniele e Marina. Mistras e a una decina di km da Sparta, la visita è faticosa, si tratta di 500 mt. di dislivello per camminamenti e viottoli pietrosi, da fare con scarpe robuste e scorta d’acqua. La vista dalla cima del castello da’ le vertigini: da una parte si abbraccia tutta la valle dell’Eurota, dall’altra una caduta verticale e le pendici del monte Taigeto. Visitiamo poi Sparta, il sito dell’antica città è dietro lo stadio, in fondo al corso principale, immerso in un oliveto; la grandezza dell'antica Sparta non si misura certo dai suoi resti. Pensiamo di far shopping ma i negozi riaprono alle 18.00 e quindi ritorniamo alla base. Per strada acquistiamo frutta, verdura e carne per una grigliata su una spiaggia lontano da centri abitati, è la notte di San Lorenzo e pensiamo di osservare il cielo stellato dopo cena. La carne qui è superlativa e la grigliata è un successo, la luna è però a ¾, non si vede una stella, sulla spiaggia, con il riflesso del mare e delle rocce bianche sembra giorno. Ci appisoliamo, le mogli apprensive ci svegliano alle 00,30 e ci costringono a rientrare, Daniele è un po’ allegrotto e si esibisce in un eloquio spropositato. Da sapere: vino e retsina, da bere ghiacciati, sono spesso traditori, i vini da pasto sfusi hanno spesso gradazioni alcooliche tipo vernaccia di Oristano (superiori a quella media dei ns. bianchi). 11/08/00 Franco, che ieri era
andatoa fare un giretto a ns. insaputa, è stato “pizzicato” dalla Polizia
di porto. Refrattario alle
regole più elementari: invece di portare il pallone di colore regolamentare
(non aveva voglia di rifare gli attacchi) si è portato quello che lo identifica
immediatamente come italiano; e l’ha pure mollato perché lo impicciava a 1
km. e ½, fortunatamente aveva il permesso di pesca altrimenti erano c@##i. Oggi
lo accompagno dalla polizia. Dalla polizia ci
aspetta una ramanzina da un funzionario che potrebbe essere il figlio di Franco,
fa’ un po’ di scena e ci liquida con l’equivalente di “per questa volta
passi, la prossima volta sono 100.000 dr. di multa da pagare se volete lasciare
il paese. Si è alzato il
meltemi, ci tuffiamo in una baia riparata, vedo un sarago maggiore all’aspetto
ma non riesco a farlo avvicinare, per il resto solo acqua torbida e sospensione,
lo stesso per gli altri. Rientro alla base, spesa e cena a base di insalata greca; solita divisione, io e mia moglie a letto, gli altri in gelateria. Per Domani c’è in programma gita a Neapolis ed Elafonissos. Curiosità: magliette e cartoline sono state acquistate da un negoziante cordiale e piuttosto onesto che parla un discreto italiano e gestisce il negozio con la sig.a Giuliana, Anconetana trasferitasi costì; espone varia paccottiglia che non cerca certo di nobilitare si presta volentieri a dare informazioni e far da interprete con i colleghi. Esempio di correttezza: mia moglie chiede: “questa è una collana d’ambra?” “No è un passatempo privo di valore, non si fidi dei venditori d’ambra se non la riconosce, c’è gente scorretta in giro” Io: “questa pipa è di schiuma o schiuma rigenerata?” “Non lo so, fa parte di uno stock di oggetti che ho acquistato molto tempo fa”. 12/08/00 Sveglia alle 7,00; io e mia moglie facciamo colazione in camera a base di caffè, yoghurt greco e miele (qui il miele è eccellente, ma più caro che in Italia, forse per il gran consumo che se ne fa. Pausa di relax con libro cullati dal russare di Franco nella stanza adiacente (fa vibrare i vetri della finestra). Colazione alle 10.00 per gli altri, partenza alle 11,30 per una progettata gita mattutina all’isolotto di Elafonissos. Stradicciola di montagna stretta ma senza buche, panorama sul mare splendido, sosta tra mandorli, olivi e timo selvatico per foto. Per Elafonissos c’è
un piccolo traghetto (il braccio di mare è appena un miglio) che trasporta
anche vetture; noi ci stipiamo in 6 nel
furgone, che dovrà comunque portarci solo dal porto alla spiaggia. Mentre
attendiamo il ns. turno notiamo di fianco al molo un branco di ricciole in
caccia in un metro e ½ d’acqua, 5 ricciole sui due/4 kg che continuano ad
incrociare sotto i ns. occhi bramosi a 30 mt. dalla costa La spiaggia di
Elafonissos è celebrata dalle guide come deserta e bianchissima: oggi è piena
di bagnanti (sembra Rimini) ombrelloni, bambini, barche, tende di campeggiatori
(con l’inevitabile lezzo di letame umano), qualcuno ha costruito anche un
ristorante. La spiaggia è
bianchissima ma spesso nasconde chiazze di catrame (qui davanti passa la rotta
di tutte le petroliere che attraversano il Mediterraneo), non c’è un bagnante
che non ne abbia la pelle o il costume macchiati. Scendo in acqua ai
margini dei bagnanti con fucile scarico e mi dirigo verso gli scogli che
delimitano la spiaggia, probabilmente la maggior parte dei pesci sarà proprio
tra i piedi dei bagnanti, mentre mi allontano vedo infatti branchi di salpe e
mormore. Dopo un tratto di
ciottoli senza interesse arrivo su un promontorio dove si alternano paretine di
una decina di metri e franate, tento qualche aspetto, scendo su tane vuote per
poi agguatare tra gli scogli prima di risalire, durante una di queste manovre a
fine apnea vedo la schiena di un pinnuto che procede parallela a me; mi aggrappo
freneticamente a uno scoglio in posizione precaria (sono ormai positivo)si
tratta di un gruppo di dentici: uno mi punta deciso, alzo il 75 che avevo già
lungo al fianco e tento un tiro padellandolo mostruosamente. Tenterò altri
aspetti ma senza risultato. Con un po’ più di apnea e senza provare quel tiro
azzardato forse sarebbe andata meglio. Rientro affrettato per prendere il traghetto delle 17.00 (l’ultimo è alle 21.00); gli altri non hanno visto nulla. Dopo Elafonissos rapida visita a Neapolis, Franco si ricordava una fila di case e un porticciolo per piccole imbarcazioni; ora è un centro turistico in crescita per il turismo di massa; ovunque scheletri di palazzi in costruzione (stile: costruisco un piano all’anno quando ho i mezzi, intanto lascio i pilastri a vista con i mozziconi di tondino sporgenti), curiosa la disposizione di ristoranti e taverne che hanno la cucina e l’immancabile griglia per il polipo su un lato ed i tavoli sull’altro del lungomare (non chiuso al traffico come si potrebbe pensare), obbligando i camerieri a schivare auto e moto a ogni portata o ordinazione. Franco si ricordava di un simpatico localino sopra Neapolis, ma le luci notturne ci indicano che i villaggi si sono nel frattempo moltiplicati; non essendo in grado di riconoscere il “suo” decidiamo di fermarci a cenare in una taverna per strada. (sono le 21.00 e dobbiamo percorrere 60 km). Troviamo una sola taverna, a metà strada, hanno finito la carne, resta solo un litro di vino; i bagni sono pittoreschi:2 casotti coperti di eternit con porta di assi mal inchiodate e impianto idrico consistente in un tubo da giardinaggio con rubinetto; contrastano alquanto con il giardino di palme con grande fontana in cui ci fanno accomodare; il cibo è abbondante e ben cucinato, il conto esiguo (9000 lit. a testa). Chiudo masticando con 3 caffe’ greci (che sempre turchi sono): mi aspettano ancora 30 km. di strada di montagna. Arrivo in albergo all’una, ouzo ghiacciato e a letto. 13/08/00 Sveglia alle 7,30 e colazione alle 8,00; gli altri si fanno vivi verso le 10,30. Oggi ho voglia di starmene per i fatti miei; leggo un po’
e aspetto che gli altri si mettano in movimento (12,00) poi vado a farmi un tuffo nei presi del promontorio di Monemvasia, l’idea
sarebbe arrivare alla punta esterna e vedere se gira qualcosa. Appena entrato
vedo una mormora da 500 g. refrattaria ad ogni strategia: resto immobile, sfila
a 5 mt., alzo un po’ di sabbia, sfila a 5 mt.) forse qui l’acqua è troppo
limpida, dalle mie parti girano in branco, qui quelle sparabili le ho viste
sempre isolate. Poco dopo vedo un masso da tana sotto un gradone di roccia sui
15 mt., scendo a foglia e vedo intanarsi precipitosamente una cerniotta di max 1
kg. (ho poi scoperto che i locali pescasub le sparano dai 2 etti in su, ho visto
mostrare con orgoglio carnieri di 3 o 4
cerniotte max 500 grammi; i locali pescano inoltre tranquillamente con torcia,
proibita, e senza boa, gli stranieri, se colti a farlo, vengono severamente “smazzolati”) Il lato
settentrionale del promontorio è tutto così: massi e gradoni tra i 10 e i 20
mt. per finire sulla sabbia; tormentato dal mal di stomaco rigetto aggrappato al
pallone tutto il liquido in esso contenuto. Vedo nella sabbia
alcune enormi pinne nobilis (alte almeno un mt.) vicino alle lamiere di un
vecchio relitto, scendo a dare un’occhiata senza profitto (i cocci, una grande
ancora militare, queste lamiere, qui il mare è pieno di relitti) e finalmente
una cernia sparabile (4-5 kg), è fuori tana ma prima ancora che faccia la
capovolta e tenti un avvicinamento “morbido”, solo a vedermi in superficie
(tra l’altro in ombra) si infila in una fessura ramificata e coperta di alghe,
inespugnabile senza torcia. La punta è interessante, ma sono stanco e a corto
di carburante, faccio la stupidaggine di aggirare il promontorio, mi
aspetteranno 3 ore di pinneggiata continua su un fondo piatto, ingombro di
rifiuti, tutto uguale dal faro sulla punta all’approdo. Franco è andato a
cercare nuovamente la secca e non l’ha trovata, non ha visto un pesce ed ha
portato le mogli a fare una gita in gommone: Marina, per gli scossoni, ha
cominciato a perdere abbondantemente sangue dal naso, viene sbarcata e decide di
ritornare in auto, Daniele ha perso un polipo e ha colpito un pesce roccia,
spezzando di netto la punta in acciaio dell’arpione. Facendo il bilancio
dell’ultima settimana Daniele propone di fondare un’associazione per la
salvaguardia del pesce LL. La sera tutti a cena in paese, mi sento stranamente fiacco e inerte, è caldo ma ho la pelle fredda; le pulsazioni a 140; faccio mentalmente un po’ di conti: ho rigettato tutti i liquidi assorbiti a colazione, pinneggiato per 6 ore (le prime tre con una calata ogni 5 minuti) percorso almeno 8 km, la metà controcorrente, bevuto al ritorno ½ birra con pacco di crackers idrofili per tacitare il mal di stomaco; devo essere disidratato, lascio gli amici alle prese con gyros (carne rosticciata) pita (l’equivalente della ns. fornarina) e patate fritte; in albergo bevo ½ litro di succo di frutta, un litro d’acqua con un cucchiaino di sale e bicarbonato; le pulsazioni scendono a 75 , ricomincio a sudare e, dato che sono rientrato, mi metto a letto a leggere. 14/08/00 Sveglia alle 8,00, colazione con abbondanti liquidi, Fanco
propone di andare in gommone fino a Capo Maleas (40 km), scende a colazione,
quando ritorna (11,00) si è alzato
nuovamente il vento e il mare; usciamo in furgone, partiamo
da un porticciolo di pescatori chiuso tra due punte, viste un branco di
ricciolette, ignorate, io visto cerniotte da ½ kg., Daniele saraghetti e
cefaletti e un branco di barracuda da 50 grammi. Franco, durante una caduta a
mezz’acqua, vede spuntare un’asta dove non dovrebbero esserci tane,
incuriosito ci scende sopra e inchioda sull’ingresso di una tana invisibile
una cerniotta sui due kg. (e recupera una tahitiana in acciaio armonico da 90
cm); per la mia collezione raccolgo un gigantesco esemplare di tonna galea e una
ciprea perfettamente conservata con il guscio maculato; Franco spia l’arrivo
di un potente gommone con tre pescasub greci a bordo; vengono da capo Maleas (60
km più a Sud), visibilmente provati dal mare, sono attrezzatissimi, mute di
buon taglio, pinne lunghe in fibra, fucili ad elastici lunghi,il gommone ha
anche una ghiacciaia, che contiene il frutto di 1 giornata di pesca in zone che
ho sempre sentito descrivere come un Eden: 3 cerniottine.. La sera cena con cernia lessata, risotto al profumo di mare , insalata, retsina, melone ghiacciato, ouzo e a letto. 15/08/00 Sveglia alle 4,00, qua il ferragosto è come Capodanno, tutti svegli a far casino fino all’alba, con residui assonnati a far colazione nei bar ancora/già aperti. Per me residui alcolici e poco sonno, entro in acqua di fronte all’albergo come uno zombi alle 6,30. Nuvole di mangianza
e nient’altro; scendo su una tana promettente sui 12 metri; approccio da sotto
(ho difficoltà a compensare in discesa), agguato lungo il bordo del lastrone;
all’altra estremità vedo in ombra una cernia in candela, scatta verso la tana
e verso di me, sparo d’istinto; purtroppo ho valutato male le distanze, la
insagolo, colpita nel cervello e paralizzata; rimango alquanto avvilito nel
constatare che è poco più di 1 kg e ½. Il meltemi alza onde
di due metri con cresta bianca; la boa è una vela, rientrando scorgo un branco
di muggini e due barracuda in acqua bassa nella schiuma, non esistono ripari ,
di avvicinarli non se ne parla. Rotolo fuori dall’acqua, pulisco il pesce, colazione alle 8,00. Se il vento cala usciremo stasera; Daniele si dà alla pesca con canna dal molo; io visito le fortificazioni e il castello della città vecchia. Si accede alle fortezze attraverso un unico stretto passaggio, con diversi gomiti e stretto tra alti muri; prima della porta principale ci sono due porte munite, dalla porta principale si accede a un tunnel a gomito, che non permette di lanciare proietti all’interno, il punto di congiunzione è a cielo aperto, permettendo di rovesciare pietrame o calare un ulteriore baluardo contro eventuali assalitori. Dietro questo ingresso si estendono 2 km. di fortificazioni, magazzini, enormi cisterne per l’acqua, garitte e camminamenti. Di tutto ciò la pietà religiosa ha preservato integra solo una chiesa con affreschi bizantini, dove gli archi a ogiva si mescolano alle finestre tripartite e alle mensole scolpite di antichi templi. Il Meltemi spira violento gemendo e sibilando sotto questa antica cupola e facendo vibrare il tramezzo di legno che ospita le icone, il luogo e il momento sono dei più suggestivi. Più oltre le fortificazioni, costruite con frammenti della stessa pietra su cui sorgono, più cresciute che edificate, mai diventate dimora gentilizia o adibite a usi civili; abbandonate dopo 1200 anni di servizio il vento e il sole stanno facendo tornare le rocce scabre alla loro progenitrice. Il punto più alto supera i 300 mt, da qui si scorge chiaramente capo Maleas; quando si navigava sotto costa la rotta tra occidente e oriente doveva passare forzatamente tra Creta e Capo Maleas; impossibile sottrarsi all’avvistamento di Monemvasia, fonte questa di potere e ricchezza per i mercanti-pirati della città. Ritornando in albergo acquisto un’icona per mia madre
(che apprezza questo genere di oggetti), bevo una bottiglia di acqua, inizio un
romanzo, faccio un sonnellino e alle
17,00, quando molla il vento, vado a recuperare Franco
in spiaggia per un tuffo nel ridosso
del porto. Alle 18.00 siamo in
acqua, mi dico: foss’anche una murena qualcosa porto a casa: mentre risalgo da
una tana vedo un movimento sotto a una mensola: è una splendida corvina sul kg.
aureolata d’oro, è immobile, sono in linea con il fucile, distanza dalla
punta 50 cm., premo il grilletto 1, 2 volte, si è inserita la sicura L
L;
mentre la tolgo freneticamente la corvina se ne va senza fretta, starò poi
un’ora su quel tratto di scogliera, ventilandomi a imprecazioni, vedo
cerniottine, scorfanini, cefaletti, salpette, persino la murena sui 3 kg che ero
disposto a portarmi a casa, quando si presenta si becca uno schiaffo con
l’invito a tornarsene in tana. Esco a mani vuote. Franco idem: ha
visto un bel barracuda che lo ha ignorato; uscendo lo trovo a chiaccherare
con due italiani arrivati lì con due megagommoni da campeggio nautico:
sono partiti da Brindisi e si lamentano del Meltemi che non li ha mai lasciti da
quando sono arrivati sulle coste greche. Per cena torniamo alla taverna di Agyos Johannis; ci servono erbette selvatiche saltate in padella, maltagliati locali e grigliata, non fosse per l’assenza di piadina e sangiovese si potrebbe essere in Romagna. Buffa scenetta per spiegare in cosa consistesse la verdura, onestamente di molte erbe spontanee locali che pure raccolgo a fini alimentari, non saprei dire il nome in italiano, figurarsi in inglese; la ragazza (Miss Grecia) che doveva spiegarci in inglese di che cosa si trattasse si è trovata nella stessa difficoltà, con un lampo di genio ha risolto la cosa con il termine “wild vegetables”. Nota tecnica: per arrivare all’ingresso della città bassa c’è un minibus che passa ogni 15 min (costo 100drs) e parte dall’inizio dell’istmo che collega la rupe alla terraferma; la strada è stretta e il minibus deve manovrare, sconsigliabile usare il mezzo proprio, qui la multa per divieto di sosta la fanno anche ai greci. 16/08/00 Sveglia alle 4,30 con meritato mal di stomaco (retsina e
ouzo non sono alimenti indispensabili a una corretta alimentazione)
e auto-discoteca parcheggiata poco lontano. Alle
7,30 entro in acqua: provo a fare aspetti in acquabassa, ma non ho le
cavigliere, i calzari mi fanno da galleggianti e perdo un bel sarago maggiore;
mi dirigo verso un paio di lastroni interessanti, nel primo vedo il muso di una
cerniotta da kg., la ignoro e più in basso, sulla sabbia, vedo le due sorelle
maggiori, che, alla distanza di 15 mt. schizzano verso uno spacco; stimo la più
grande sui cinque kg, (fatica ad infilarsi nella tana); scendo sullo spacco due
volte ma è al limite delle mie possibilità operative,
sui 20 mt., mi da fastidio un orecchio, lascio perdere e mi riprometto di
tornarci, ora che ho memorizzato il posto. Tra tutti quelli che
ricoprono il fondo , utilizzato probabilmente come discarica, recupero un collo
d’anfora con parte dei manici applicati, ricoperto di incrostazioni (magari è
un antico orcio dei mitici anni ’70 J:J) Rientro in tempo per far colazione con gli altri: Meltemi anche oggi, la sera mi rituffo vicino al porto per vedere se c’è ancora la “mia” corvina; non vedo una pinna; sul molo più vicino a me c’è un cannista, ad un certo punto lo vedo scomparire ed apparire uno della polizia di porto che mi aspetta vicino alla mia auto: io ho la boa regolamentare, non pesco dentro il porto, non ho preso nulla, prima di uscire stuzzico un po’ un polipetto da 50 g. (è la seconda volta che ci vediamo, se cresce diverrà un polpo scafatissimo), appena uscito mi chiede, nell’ordine, 1)se sono italiano; 2) se ho la licenza di pesca; Franco e Daniele, sul versante opposto, stessa cosa (che sia aperta la stagione di caccia agli italiani?). Mentre me ne vado il cannista, ricompare da dietro un muretto, non posso fare a meno di notare una possibile relazione di causa –effetto). La cerniotta di ieri viene preparata al cartoccio, si cena in spiaggia con kilopites (locali tagliatelle corte), cerniotta e carne alla griglia per chi schifa il pesce (mia moglie). Stamattina avevo chiesto a Franco di assistermi l’indomani per insidiare la cernia profonda, stasera ho visto il suo pallone su quella tana, gli è sfuggita e ha detto che domani non viene. 10 minuti dopo aver preparato la tavola in spiaggia arriva la polizia per dirci che non ci si può accampare sulla spiaggia, spieghiamo che soggiorniamo in albergo e che stiamo solo facendo un pic-nic, se ne vanno dubbiosi, intimandoci di sgomberare appena mangiato (eppure siamo ai confini dell’abitato e parte dello spiazzo definito “spiaggia” viene usato anche come parcheggio dal vicino ristorante). Ci sentiamo molto sorvegliati speciali, eppure rispetto al turista greco medio siamo piuttosto rispettosi delle norme della buona creanza: non lasciamo in giro la minima traccia di rifiuti (che raccogliamo nei sacchetti di politene negli appositi cassonetti); rispettiamo le norme di pesca italiane ben più severe di quelle greche (limite per il pesce 150 g., per i polipi 500g., 1 sola cernia al giorno di qualsiasi pezzatura, ho comunque visto un greco uscire dall’acqua con 5 polipetti da 1 etto etto e ½ ciascuno), forse qualche connazionale ha lasciato in passato qualche brutto ricordo, oppure il paese si sta semplicemente orientando verso un turismo meno “straccione” e più regolamentato; venendo da Rimini, dove per qualsiasi cosa bisogna pagare, il lungomare è chiuso ai camper, l’accesso alla spiaggia è proibito nelle ore notturne, così come è proibito il campeggio libero, non ci possiamo lamentare più di tanto (dopotutto qui l’area “controllata” è ristretta a un abitato di piccolissime dimensioni e non a 100 km di riviera). 17/08/2000 Sceso in acqua alle
7,00, faccio qualche calata per eliminare le bolle e rompere il fiato. Tento qualche
inutile aspetto, dopo un po’ di esitazione prendo un sarago da 3 hg,, quindi
mi reco all’appuntamento con la cernia; ho tolto un kg. per scendere più
lentamente nell’ultimo tratto; arrivo discosto 2 mt. dalla tana, sulla sabbia
non la vedo ma all’imbocco della tana vedo una discreta porzione di pelle
chiazzata in lento movimento; sparo e risalgo,
vedo l’asta letteralmente risucchiata nella tana, quando scendo mi
rendo conto che è impossibile smuoverla, libero il fucile dalla sagola, pedagno
il posto e vado a chiedere a Franco di darmi una mano, qui sono vicino al mio
limite e non mi sembra il caso di mettermi a fare sforzi da solo. Franco non ha
nessuna fretta, metto un antidolorifico nell’orecchio, quindi cerco di
carburare Franco con un caffè e una fetta di dolce locale con frutta secca e
miele, aspetto che Franco si faccia la barba (le cernie, si sa, sono molto
formali e a queste cose ci tengono); un’ora e mezzo dopo siamo sulla tana, la
mia asta è fuori adagiata sulla sabbia, esploriamo la tana a turno ma senza
risultato; rientro e 2° colazione per Franco (11,30); l’orario delle
colazioni prevedeva il servizio fino alle 12,00; le cameriere ci odiavano. Propongo una visita a un villaggio a 20 minuti di auto, tutti aderiscono purchè sia vicino a una spiaggia, la cartina dice che c’è anche un porto per cui ci dirigiamo là; Port Gerakas è da vedere, è un’insenatura coperta da alte rupi pietrose su tutti i lati, il promontorio che chiude l’insenatura ha forma di L, si stacca dalla costa verso Est per poi piegare verso Nord; l’unico punto in cui il mare puo’ entrare nel porto è da questo stretto canale, le banchine sono addossate alla rupe a Settentrione per cui qua non arriva un’onda, anche il mare più tempestoso puo’ solo provocare una minima risacca sul promontorio deserto che chiude la baia a meridione. Nel lato verso terra la baia termina in una vera e propria rarità in questo paese di rupi scoscese con rarissimi tratti pianeggianti: un’ampia e bassa laguna salata, dove si vedono garzette ed altri trampolieri. Qui la zona adibita alla balneazione è costituita dalla banchina di cemento con un gazebo in legno, fornito di sedili, per proteggere dal sole, gradinata per scendere in acqua e scaletta per la risalita. A Elsa non piace per cui Franco propone di proseguire (Sigh, io già guardavo il punto della baia dove rompeva l’onda con occhio languido). Faccio presente che manca parecchio al primo sbocco al mare e che conviene tornare indietro (il caldo è insopportabile ed è già abbastanza tardi), proposta bocciata (Franco senza occhiali non riesce a leggere la carta e non ha mai gli occhiali con sé). Due ore e ¼ dopo arriviamo al paesino di Kiparissi. Ci si accede per una strada scavata nella roccia piuttosto inquietante, con stretti tornanti , 300 mt. di roccia verticale sopra e 500 mt. di strapiombo sotto; il paese ha due spiagge ; tutti si lamentano del viaggio troppo lungo. È evidente che il paese ha cercato uno sviluppo turistico: le attrezzature delle spiagge e il lungomare sembrano però lasciati a metà; la spiaggia è molto grande ma quasi del tutto deserta; l’abitato tradizionale, con le casette imbiancate e le persiane azzurre, è alquanto pittoresco, lo spazio qui è poco e più che costruitre hanno ristrutturato; certo che arrivarci non è agevole, gran parte dei soggiornanti sono greci, che probabilmente hanno qui la villetta delle vacanze; secondao la mia guida il paese è servito dalla linea di navigazione “Flying Dolphin”; ho incontrato un greco che aveva probabilmente la stessa informazione e cercava disperatamente di mettersi in contatto con la stessa (doveva tornare ad Atene) di fianco alle macerie di una biglietteria, dagli infissi contorti e rugginosi, su un molo d’attracco al centro del quale si apriva una vasta voragine. Io faccio una
siesta, (ho un po’ di arretrato di sonno), gli altri vanno in spiaggia (nel
caso non si fosse capito io non sopporto di stare in spiaggia, il sole mi dà
noia, il caldo pure, mi rompo le scatole). Alle 5.00 Franco e Daniele entrano in
acqua dove il mare sbatte; io scelgo un ridosso; Franco infilza un cefalone e 1
sarago sopra il kg.; Daniele niente; io agguato un branco di salponi, finisco i
ripari, mi lancio in avanti e faccio un tiro lungo: infilo un salpone da kg. e
½ , l’aletta non si apre, 2 strappi nel fucile e se ne va libera. Durante uno scomodo
aspetto nell schiuma Franco si vede passare sugli elastici una ricciola stimata
sui 10 kg, in caccia a bocca aperta, convulso e inutile tentativo di spostare il
fucile; usciamo alle 7,00 (ci aspetta un lungo tragitto). L’idea è di mangiar fuori, ma quando siamo arrivati ci sono delle defezioni: Marina ha mal di gola, Daniele ha mal di pancia, Monica ha freddo (35°); io e Franco andiamo a cena (soprattutto verdure ovvero Briam, sformato di zucchine, ma anche kilopites con spezztino); facciamo progetti per l’indomani: se c’è ancora vento ci sposteremo con il furgone. 18/08/2000 Sono sveglio alle 7,00, c’è ancora vento e mare, vado a
comperare pane e latte, preparo i caffè,aggiorno il diario, partenza solo io e
Franco, alle 10,30 arriviamo
nell’ultima caletta accessibile con strada asfaltata su questo versante. Mi porto fuori su
una secca di grotto che prosegue per almeno 1km.; esamino per bene il bordo
esterno facendo qualche aspetto e esplorando la base, non vedo alcunchè di
interessante; in max 8 mt. d’acqua avvisto 5 cernie sparabili ma
diffidentissime; due le insidio: la prima la vedo sull’ingresso della tana che
mi osserva: scendo discosto e su un lato, striscio per 5 mt. ma arrivo
dall’angolo sbagliato, mi vede prima che possa sparare e si infila in un
camino; la seconda la avvisto mentre sono a mezz’acqua guardandomi intorno; mi
lascio cadere verso di lei a foglia morta dandomi la direzione inclinando le
pinne; velocità un cm. al secondo; quando vedo che cambia colore e sta per
uscire dalla candela sparo (2 mt.) la colpisco a centro corpo in alto senza
passarla, si libera e si infila in tana. Realizzo solo ora di aver commesso un grosso errore: il mio parco fucili è sbilanciato verso i corti; dopo l’infruttuosa pesca in tana alla quale mi ero preparato seguendo le previsioni di Franco (le tane ci sono e bellissime, ma tutte desolatamente vuote) ho usato un fucile medio, ovvero il mio cressi 75 con elastici da 18 e archetto ridotto; i primi giorni era assolutamente impossibile caricare il fucile alla seconda tacca e il tiro era soddisfacente così; dopo l’incidente con il salpone di ieri avevo affilato la punta con triangolo e cote, il problema stava invece negli elastici; normalmente le loro prestazioni sono costanti per mesi ma giorni di tensione continua li hanno sfibrati a una velocità maggiore di quella delle rare pescate nei week-end; per passare i due pesci sarebbe bastato non dare per scontata la tensione degli elastici e verificare il caricamento alla seconda tacca. A questo punto vado a schiantarmi le gambe nella schiuma, avvisto un branco di saragoni che non ne vogliono sapere di venire a tiro del mio 75 (di un 90 però sì, penso che dovrò decidermi all’acquisto quando torno); la risacca è fortissima; mi devo incastrare col corpo e tenermi con gambe e braccio libero, a volte non serve e devo uscire dall’onda pinneggiando come un forsennato per non essere gettato contro la scogliera di massi dalla superficie scabra, stanco torno a riva alle 17,30, Franco non ha preso nulla, ha visto solo una cerniotta sui 2 kg appena entrato in acqua (un po’ più piccola di quella che ho strappato); l’ha lasciata perdere pregustando una preda migliore ed è invece uscito con l’ennesimo cappotto. Daniele si era
diretto in direzione opposta e, da parte sua,
non ha visto niente. Abbiamo ormai fatto
l’occhio al pesce locale e alle sue abitudini, migliorato l’apnea che la
sosta di Luglio aveva appesantito, quote operative e resistenza sono aumentate,
ma questo meltemi che forma sottocosta un’onda corta e violenta, impedendoci
di usare il gommone per raggiungere secche, scogli e punte, riduce quasi a zero
le ns. possibilità. Là dove si puo’ giungere via terra il poco pesce è
enormemente diffidente e scaltrito; gli italiani che abbiamo incontrato
l’altro giorno nel porticciolo hanno avuto su 30 gg. di navigazione 26 gg. di
vento forte e mare incazzato, noi abbiamo avuto appena arrivati 4 gg. di tregua,
loro hanno trascorso un mese perlopiù nei porti , in quelli meno riparati anche
in rada, qui, nel porticciolo riparato e attrezzato di Monemvasia confessano di
aver passato momenti di paura, sia pure con i loro battelli inaffondabili da 6
mt. e motori da 150 cv. Il porticciolo la sera è affollato, temo che gli avvisi ai naviganti siano stati pessimistici. A cena defezione di Daniele e Marina, noi ci concediamo un antipasto di polpo grigliato con ouzo e un fast-food a base di gyros annaffiato da retsina kourtaki. 4 chiacchere con birra in mano e poi a letto (quando torno a casa temo dovrò sottomettermi a una cura disintossicanteJJJ). Note: il polpo grigliato è un antipasto incredibilmente popolare da queste parti, motivo questo per il quale sott’acqua è rarissimo; quasi tutto quello consumato oggi è congelato e (a giudicare dalle scritte sugli imballaggi) di importazione; prima di essere grigliato va
fatto essiccare al sole (solo i tentacoli, la testa la buttano), questo e la
necessita’ di avere sempre e comunque questo articolo nel menù genera buffe
situazioni: come il signore con il locale all’ombra e privo di terrazzo che
era costretto a disidratarlo usando un asciugacapelli, o la fila di polipi
stesa a una corda di bucato assieme a mutande e calziniJJJ. 19/08/00 Sveglio alle 3.30, caldo insopportabile, tedeschi ubriachi che cantano per strada, i soliti ragazzotti locali con utilitarie truccate da auto da corsa con mega marmitte che sembra servano ad amplificare il rumore, ruote maggiorate, adesivi vari e stereo a tutto volume, fanno avanti e indietro per la strada che attraversa il paese (lunga 200 mt.). Mi riaddormento verso le 6.00 sentendo il rumore della risacca e l’ululato del vento che copre il ronzio del ventilatore. Sveglia alle 8,00, caffè e sguardo scoglionato e un po’ disilluso al mare, è tanta l’energia sprigionata che vedremo approfittare del ridosso della rupe anche una nave da guerra portaelicotteri. Leggo un po’; durante queste vacanze ho letto di Amado (che non conoscevo) “Gabriella garofano e cannella” e “I padroni della terra”; li consiglio entrambi, Amado ha il piacere della scrittura e quel tono epico che la vecchia Europa, ripiegata su sé stessa, ha abbandonato; per alleggerire letto “Turisti per caso” vaneggiamenti di Siusy Bladi e Patrizio Roversi , consigliato a chi ha il culto della omonima trasmissione televisiva; e “La fabbrica degli orrori” di Iain Banks, talentuoso scrittore scozzese con un certo gusto per il morboso, una scrittura barocca e molto, molto mestiere che gli permette di spaziare tranquillamente dal genere gotico, al thriller e alla fantascienza, consigliato agli estimatori dell’humour nero (nel vero senso del termine). Aggiorno il diario, gli altri dormono (ma quanto
dormono?!? Ho calcolato 10 ore per notte in media + tre ore per il completo
recupero delle proprie facoltà); ore
11.30 partiamo alla ricerca di una strada che ci porti a ridosso di Capo Maleas:
scopriamo così il paesino di Velanidia, abbarbicato su una parete quasi
verticaleche affonda in una baia chiusa da scogli affioranti battuti dal mare e
sprofondanti nel blu; per Kastania,
per un minuscolo porticciolo turistico con spiaggia di ciottoli grigi a fianco e
scivolo d’alaggio, raggiungibile da Neapolis con una strada sterrata che
inizia dove termina il paese, ricavata praticamente dalla scogliera
frangiflutti. Troviamo infine anche la strada per Agyos Nicolaos; da qui si
arriva a diverse insenature ridossate
dal meltemi; ci fermiamo in un minuscolo porticciolo naturale di barche da pesca
(3), chiuso da lastroni piatti, su cui le consorti si dispongono a prendere il
sole e bagni; Elsa borbotta qualcosa riguardo il Camel Trophy e Indiana JonesJJ (personalmente ritengo che
questa esplorazione sarebbe stato più fruttuoso farla i primi giorni). Io e Franco
scendiamo in acqua alle 14,30; fondo di lastroni piatti con tane immense abitate
solo da pesciolini; a un certo punto vedo la mangianza scattare e vengo superato
da una coppia di saraghi impazziti; faccio qualche aspetto sperando nel
bestione, ma il luogo è avaro di ripari e mi dirigo verso una punta senza aver
visto alcunchè, Franco mi dirà poi di aver visto un enorme dentice in caccia;
qui il fondo va dai 3 ai 12 mt. Riesco poi ad
agguatare una cernia sui 3 kg.: striscio sulla roccia per 10 mt. e la vedo
mostrarmi la coda, pensando che sia ormai sparita do un’occhiata alla tana e
trasecolo vedendola ancora lì ferma sulla porta di casa, ho il fucile arretrato
con il gomito piegato, sparo ugualmente padellandola da 1 mt. !!!! Sono allibito
e vieppiù scoraggiato. Con la stessa
tecnica mi porto a tiro di una consimile (ormai sembra abbia fatto l’occhio
alle tane da cernia; in tutti i due casi non ho avvicinato il pesce ma il punto
in cui sarebbe dovuto essere se ci fosse stato) stimata sui 5/6 kg.; al momento
di sparare sono assalito dal panico di sbagliare, mi ritrovo come quel famoso
nevrotico della letteratura che, saputo da un amico medico quale miracolo della
natura sia un arto come la gamba e quanti muscoli e ossa si debbano mettere in
movimento per fare un passo, a furia di pensarci ha cominciato a zoppicare,
guardo il fucile e poi il bersaglio e poi l’impugnatura, il bersaglio si
scoccia e se ne va. Rientro avvilito per avere perso due belle occasioni. Mi
sposto al centro della baia per vedere se c’è qualche isola rocciosa sulla
sabbia, niente di ciò, raccolgo un’altra tonna galea di cospicue dimensioni,
incrocio una rete, la costeggio per tutto il periplo e posso constatare come sia
vuota; già in precedenza avevo visto una fila di enormi nasse in un posto
promettente, ma contenevano solo pesce da frittura mista. A Franco non
è andata meglio, anche se ha visto girare delle grosse bestie (anch’io: 2
pescasub greci con fucili lunghi, pinne al carbonio ecc. uno dei quali ha uno
sciarrano in cintura, l’altro non ha nemmeno il portapesci ma una busta di
rete con chiusura di velcro, sguazzavano rumorosamente in 3 mt. d’acqua, alla
faccia della pinneggiata lenta e silenziosa, pensavo arrivasse una lancia da
pesca). Franco si è messo a conversare con uno dei pescatori professionisti che
ha qui casa e barca, ex marittimo, parla un po’ d’italiano e gli conferma
che sono settimane che non si vede pesce, e la situazione resterà così se non
cambia il vento, lui prende qualcosa uscendo di notte. Mentre pinneggiavo sotto costa mi sono reso conto di essere di fronte a una delle curiosità naturalistiche del luogo: la foresta pietrificata di Capo Maleas; prima di andarcene ci facciamo un giretto: i tronchi fossili emergono da un altro ammasso di fossili formati dal sedimento del fondo marino, sono riconoscibili pettini, ricci e stelle di mare; per arrivarci da Neapolis a Agyos Nicolaos, superare il paesino e proseguire fino a che a destra non compare uno sterrato tra gli ulivi con l’indicazione Limni o qualcosa del genere, finisce in un incrocio a T, proprio di fronte c’è la foresta pietrificata. Di corsa a cena nella taverna dai cessi pittoreschi e dal giardino di palme con fontana; stasera ci sono solo pochi avventori e perlopiù locali; alla vista di turisti stranieri si scatenano; noi, spinti dalla golosità ordiniamo 3 contorni (melanzane fritte, fagiolini e insalata) maiale allo spiedo, mussaka e tzatziki, l’Elsa, che ha nostalgia di casa ordina anche una pizza, di suo loro aggiungono contorno di patate al forno al maiale, contorno di patate fritte alla mussaka, le porzioni sono per 6 + che per 4 persone, benchè avessimo esplicitamente richiesto l’insalata senza formaggio ce ne mettono dentro ½ kg., la base della pizza è molto grassa, tipo la più unta delle ns. schiacciate più unte, coperta da fettine di insaccati e formaggio locale; quando chiediamo il caffè ci portano anche tocchetti di melone e dolcetti di frutta secca e miele (6000 cal. a porzione)[3], ce ne usciamo rotolando fino all’auto prima che ci portino qualcos’altro (è la prima volta che il conto ha superato le 20.000 lit.); ne siamo usciti vivi per miracolo (il pericolo è il ns. mestiere). Rientro, doccia e a letto, Marina si è ripresa e con Daniele ha visitato oggi la città vecchia. A chi fosse interessato alle abbuffate, tale taverna a menu’ fisso si trova 15/20 km. dopo gli ultimi sobborghi di Neapolis sulla strada per Monemvasia, è la seconda che si incontra e la prima sulla destra, ha giardino di palme, fontana, pergolato d’uva, il vino della casa .è più che bevibile 20/08/00 Sveglia alle 8,00 con bocca impastata; prelevo il denaro che mi servirà a pagare il conto dell’albergo (che non accetta carte di credito) allo sportello automatico a 50 mt. dall’albergo, è la soluzione più sicura ma anche la più costosa (la commissione è in percentuale sul prelievo). Colazione con solo succo di frutta, abluzioni e paziente attesa degli altri, dopo la pantagruelica cena di ieri Franco impiega un’ora e mezza per fare colazione assieme a Elsa, Daniele e Marina; una volta uscito dal bagno (11,30) e fumato qualche sigaretta, comincia a lamentarsi che non si fa vedere nessuno per decidere il da farsi (ma di che hanno parlato per un’ora e mezzo a tavola?). Gli comunico che, per parte mia, andrei a cercare un ridosso, mi dice che ha intenzione di accompagnarmi, si aggiunge anche Daniele; alle 12,20 partiamo in direzione di Neapolis (rileggendo questo diario mi rendo conto di aver trascorso 2/5 di queste vacanze ad aspettare Franco, del resto non posso prendere e lasciare gli altri appiedati, i patti, prima di partire, non erano questi, ho scoperto qui che quando Franco dice di essere in acqua massimo alle 8.00 significa che non si parte prima di mezzogiorno). Partiamo con il furgone e assicuriamo alle consorti il ritorno per le 20.00 (abbiamo sul furgone gli attrezzi da cucina e c’è in progetto una grigliata del pesce preso a Kiparissi sulla spiaggia). Arrivo a
Neapolis alle 13,20 Franco sceglie un’ampia baia sferzata dal vento, gli
faccio presente che non è proprio un ridosso e tornare controvento richiederà
tempo e fatica; non mi sente, ho capito che qui ha pescato bene 14 anni fa e
vuole fare il bis. Personalmente è stato un disastro: il vento è così forte
che mi strappa il pallone pedagnato con un solo kg. (Franco il suo lo mollerà
su uno scoglio) durante un aspetto, dovrò seguirlo per un km. e ½ in mare
aperto (c’è il secondo fucile appeso), faticoso rientro sotto costa, il vento
sibila sul tubo, il pallone è uno sghembo siluro saltellante che annuncia il
mio arrivo, il vento è così teso che di tanto in tanto mi strappa le pinne
dall’acqua, devo rinunciare a farle emergere nelle capovolte per non essere
rovesciato.; vedo solo piccole cernie e imponenti resti di una muratura e locali
sommersi (questa zona è interessata frequentemente da movimenti tellurici e da
bradisismo). Cerco di
doppiare la punta successiva ma il pallone finisce sugli scogli, il pedagno si
sbobina , mez’ora per districare il groviglio e recuperare il tutto, sono le
16,30, se non voglio tardare devo rientrare, 1 ora di pinneggiata contro onda
corta di vento, ogni onda uno schiaffo, aspetterò gli altri in spiaggia fino
alle 19,15 Daniele ha preso una cerniotta da ½ kg., dice che dopo la punta
c’era molto pesce; Franco ha sparato una murena per non uscire col solito
cappotto (sarà poi regalata perché nessuno ha voglia di scuoiarla). Rientro
21,15, arrostiamo in spiaggia il pescato di una settimana, io salterei, sono
molto stanco e di cattivo umore (nel caso non si capisse da quello ch ho scritto
oggi), ma non voglio rompere i coglioni agli altri, crollo a letto alle 0,30. Nota: la grande baia dopo il porticciolo turisti di Neapolis è ricca di lastroni che fanno tana, ma sembra che qui la pesca in tana non paghi più, l’aspetto e l’agguato non sono però ben realizzabili in una zona di lastroni piatti, forse qui è un buon posto in primavera, quando entra pesce meno smaliziato o più distratto. 21/08/00 Meltemi sibila e mare mugghia, la mia teoria seconda
la quale quando si va lontano è meglio partire presto sembra aver influito in
qualche modo anche sugli altri (ieri siamo dovuti uscire quando cominciava la
zona più promettente per limiti di tempo, a Kiparissi lo stesso); se possibile il vento ha vieppiù rinforzato. Al
ridosso di Monemvasia ci sono molte barche (anche un traghetto!!), al molo
principale ha trovato rifugio anche un battello da amatore: un 2 alberi nero con
chiglia in ferro, probabilmente uno degli ultimi esemplari di nave da carico
“mista” vela e motore, recuperata e restaurata, si chiama Galileo. Ci spostiamo
un po’ più a Est del porticciolo di pescatori in cui ci eravamo fermati
l’altro ieri: qui c’è una baia con spiaggette per le signore, scendiamo in
acqua: sotto costa e al centro della baia ci sono le solite tane vuote; comincio
a vedere
qualche pesce verso la punta + orientale; mi fa male un orecchio, è
l’ultimo giorno, stasera si mangerà comunque fuori, se anche sparassi a un
pesce non saprei quando cucinarlo, sono decisamente poco motivato: scarico il
fucile premendo il grilletto, gli elastici si infioccano, meglio non abbia avuto
l’occasione di sparare. Faccio un giretto sotto costa cercando conchiglie e
raggiungo le consorti sulla spiaggia. Franco ha
visto una cernia da 5/6 kg proprio dove il mare batteva di più; un’onda
l’ha sbattuto contro il soffitto della mensola di roccia sotto cui stava il
pesce: gli si è allagata la maschera, ha perso la cernia e ha rimediato
qualche decina di aculei di riccio nel cuoio capelluto, Daniele non ha
visto nulla. Rientrando possiamo notare, (peccato, gli altri hanno fretta e non ci fermiamo) un laghetto costiero e quella che sembra essere la parte terminale di un imponente sistema carsico (il Peloponneso è traforato di grotte, in mare gli sbochi sotterranei di acqua dolce sono numerosi, ne ho visto almeno uno che sarebbe stato percorribile per un bel tratto avendo le bombole). Sosta nella solita taverna a metà strada, il menù di oggi consiste in riso e calamari, prosciutto di maiale stufato con salsa avgolemono, cime di rapa, melanzane fritte e dolce di semolino (il caffè’ l’hanno finito!!). Non dovendo immergermi per un po’ in albergo mi concedo un paio di bicchierini di metaxa con un sigaro. Domani cominciano le operazioni di carico. Aneddoti: vicino a dove parcheggiamo per andare a mare c’è un camper, il furgone di Franco è targato Torino (dove aveva l’attività e si è sposato), la mia auto (usata) è targata Bologna, il proprietario del camper (torinese) ci chiede se siamo di Torino, rispondiamo di no, siamo di Bologna allora? No, siamo di Rimini ma abbiamo una torinese D.O.C.; Elsa si può così esibire in un fitto scambio di convenevoli in torinese, a cui né noi né la signora del camper possiamo unirci (lei è romagnola, di Forlì); né sentiamo la necessità di immergerci in una conversazione in vernacolo romagnolo; il torinese ci racconta un buffo aneddoto: arrivato in un campeggio incrocia un altro camper targato Torino, apostrofa l’altro conducente con un allegro “Cerea, neh”, questo lo guarda perplesso e fa ”No, noi italiani, italians”JJJ Al ritorno sbagli bivio e finisco dentro a un paese in un dedalo di viuzze in forte pendenza e senza sbocco; mi fermo di fronte a una rampa di gradini, Franco dietro di me mi sta sicuramente maledicendo in tre lingue; cerca di districarsi con Daniele e Monica che fanno segnali (retromarcia in curva con 10 cm. a sinistra 10 a destra, pendenza del 25% e i freni che perdono olio e non tengono); dalla casa adiacente esce a collaborare una ragazza greca che vive il resto dell’anno a Parma, ci dice che tutti i giorni qualcuno rimane incastrato lì (probabilmente non mettono un divieto d’accesso ai non residenti perché verrebbe a mancare il divertimento) e, informatasi della ns. provenienzafa, con voce sognante,: “Che bella città Rimini, che spiagge stupende”JJ. Mah, è proprio vero che non si apprezza quello che si ha sotto gli occhi, immagino comunque che , per viverci tutto l’anno, sia sempre meglio Rimini che un paesino isolato di 2.000 abitanti all’estremità del Peloponneso. 22/08/2000 Sveglia alle 7,30, mia moglie è già in stress da partenza e comincia a svuotare gli armadi, ripuliamo il furgone, l’auto, saldiamo il conto e ci informiamo sui prezzi per il prossimo anno; mancia alle cameriere speranzose,una ragazzina e un’immigrata dai paesi dell’Est, (ho fatto il cameriere anch’io quando studiavo e so che questa parte incerta della retribuzione vale più di quella certa); pranziamo con tutti i residui dei frigoriferi; riposino con romanzo e alle 17,30 inizia l’operazione smontaggio gommone. Il vento ha mollato alle 15.00, il mare è una tavola, è ora di tornare a casa. Lo smontaggio
procede a rilento: sullo scivolo c’è un gruppo di italiani; uno in acqua con
un fucile pneumatico di modello mai visto; Franco si ferma a fumare e attacca
bottone con uno di quelli a riva; quello in acqua esce con tridente e una
murenina da 3 etti; si parla del permesso di pesca (non ce l’ha), lo
informiamo che siamo già stati fermati 4 volte, non del tutto convinto mette
via fucile e murenina; 1 minuto dopo arriva la polizia di porto chiedendo a noi
(che stiamo trafficando al gommone, vestiti e ragionevolmente asciutti,, se
stiamo pescando, rispondiamo che non stiamo pescando ma sbaraccando, com’è
evidente (tutte le fragili attrezzature da pesca, che saranno piazzate sopra i
paglioli, ci aspettano in albergo), ci dicono che è strano, li avevano avvisati
che c’erano degli italiani che stavano pescando. I connazionali, che erano
parcheggiati lì con il camper, certi di non aver problemi, ci chiedono se
possono fermarsi lì o vale il divieto posto prima del parcheggio, rispondo loro
che alle 22.00 passa la polizia intimando a tutti di sgomberare, e che lì la
notte non c’è mai nessuno (li ho visti un po’ preoccupati per la vacanza). Facciamo il pieno, rientriamo e completiamo il carico, doccia , gelato, prendiamo congedo dal posto , a letto ore 0,30; in strada solito casino e con la sveglia alle 4.00 siamo troppo nervosi per addormentarci (tranne Franco che russa come al solito con ampiezza di suono superiore a quella di un generatore diesel). La sveglia, a furia di essere fissata, decide di suonare alle 4.00. 23/8/00 Caffe’, sarago da 3 hg. rimasto in frigo, al gatto e partenza alle 5.00. Guido per 2/3 del percorso mentre gli altri pisolano, poco prima di Corinto (non ci sono più bivi) passo il volante a mia moglie e sonnecchio per 10 minuti, mia moglie, che non aveva evidentemente memorizzato la strada all’andata, esce dall’autostrada; riprendo il volante e, dopo aver attraversato alcuni caotici piccoli centri, riesco a riimmettermi ; arrivo a Patrasso, pieno di carburante a buon mercato e alle 10,30 siamo al Check-in; partenza alle 13,15; la nave questa volta è affollata di Francesi; Franco, Elsa e Daniele si sistemano sul ponte, ma il caldo e l’umidità sono opprimenti, questa volta l’aria condizionata funziona in maniera più efficiente e preferisco il settore poltrone. Inizio “cronache di un venditore di sangue”; mia moglie pranza e si addormenta; io approfitto della forzata immobilità per purificarmi con un giorno di dieta liquida dal cibo e dal vino greci; quando si sveglia mi appisolo anch’io dalle 16,30 alle 17,30, quando Daniele, che ha dormito in macchina e poi sul ponte viene a chiedermi, sorpreso, se sto ancora dormendoLLL. Siamo appena entrati in un banco di nebbia, sul ponte ci si infradicia in 30 secondi, l’aria è calda e soffocante. Durante il viaggio in auto abbiamo visto una BMW schiantata contro un muretto, un tamponamento tra due auto e un autocarro in una scarpata, mia moglie elabora una teoria secondo la quale il poco traffico e le strade in buone condizioni non bastano a controbilanciare lo stile di guida. Sulla nave subito perdono un bambino seienne, italiano, rintracciato dopo svariati annunci. Gli annunci scatenano un’ondata di apprensione tra i genitori stranieri, di solito meno chiocce, che provvedono a recuperare i vari trottolini che girano indisturbati per la nave. Ore 19.00 usciamo dal banco di nebbia, restando immersi in una bruma da fine estate, quando a terra la luce assume una tonalità + calda e dorata mentre in mare è ovattata, quasi malata. 20,15 attraversiamo il canale di Otranto, mare piatto, svariate navi si stagliano sullo specchio plumbeo delle acque, trasporti e petroliere, quasi fermi rispetto al traghetto; la costa italiana è in vista, porto avanti l’orologio di 1 ora 21,30 ora italiana arrivo a Brindisi. Ore 10,30 partenza da Brindisi , spengono le luci, si dorme. 24/8/00 Sveglia alle 6.00, investo le ultime 650 drs in spiccioli in un cappuccino, 8,30 si sbarca. Siamo a casa. [1] Abbiamo discusso di queste edicole, contengono immaginette sacre e a volte fotografie, la sera, specie in campagna, si possono incontrare gruppi famigliari che cambiano i fiori e rinnovano l’olio alle lampade, la domanda era: sono cappellette votive o commemorano qualche morte sulla strada? O tutt’e e due le cose? Se qualcuno lo sa per certo me lo faccia sapere. [2] Per chi legge: voi cosa ne pensate, esiste un’altra spiegazione? [3] Se un pasto completo greco è di queste dimensioni si spiga la natica tendenzialmente pesante delle signore.
Massimo Pruccoli
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