Episode
1 - IL
RADUNO DEGLI ELETTI “Solo 48 ore e sono di nuovo qui”……. Si, erano passate solo 48 ore e mi ritrovavo di nuovo al MarePorto di Civitavecchia. Erano passate solo 48 ore dal ritorno dalla Corsica, terra ormai non più santificata da quando annessa all’Unione Francese, ma ancora territorio di caccia.
Avevo accettato
di assisterlo ed avevo visto cose che solo chi ha il dono di sentire la
“forza” può comprendere. Avevo visto
cose che i terracquei non possono comprendere: il Maestro in azione ed i saraghi
cadere a decine sotto il colpo fermo del suo Arbalegno. Avevo visto il
Maestro Yoda usare la vescica natatoria e sparare d’istinto, guidando l’asta
precisa nel punto dove la “forza” vuole. Lo avevo visto scomparire e
riapparire mimetizzandosi col fondo e veleggiare in assenza di gravità, come
nel vuoto. E
così doveva essere ed era stato per FilAng2K: una prova di “forza”, di
controllo, di maestria. Alla fine, in
ginocchio, aveva ricevuto il fucile sulla spalla in segno di assenso, quel
semplice tocco che sanciva il passaggio a cavaliere Jedi. E solo la Terra Corsa
poteva eligersi a scenario d’esame.
Il Cavaliere
Jedi MadMax, più noto alla Mondiale Lista Pescasub come l’Oro Olimpico, era
giunto al MarePorto con il suo piccolo VeicoloMobile. Aveva lasciato la sua
terra all’Ombra del Vesuvio per partecipare al Raduno, il I° raduno della
Mondiale Lista (ML) organizzato dal cadetto Antu Cossu anch’egli in procinto
di passare a Cavaliere Jedi. La Terra Santa.
La Terra Santa… l’unico posto rimasto per la pesca come noi la ricordiamo.
Fuori ed in terra, l’era moderna aveva artefatto tutto: le costruzioni,
l’inquinamento ed il continuo depauperamento degli spazi aperti ci aveva
costretto a rifugiarci in mare. Sotto il mare, lontani dall’aria inquinata,
dai rumori del progresso, dalla sicurezza di una vita virtuale e falsa nei suoi
finti valori. I fondali della
Terra Santa restavano l’unico Cosmo in cui la Ns esistenza aveva senso.
L’unico luogo in cui ricordavamo ciò che avevamo visto da bambini quando,
messa la testa sott’acqua, avevamo sentito l’attrazione della “forza”,
quel richiamo al blu che ci avrebbe costretto ad una vita diversa, sfidante,
onorevole, ma soprattutto vera. E’ da allora
che ognuno di noi ritorna al mare ed ai suoi abissi per ritrovare il mondo che
era. E per questo io
e MadMax non potevamo mancare al richiamo del raduno del Cadetto Jedi Antu Cossu:
chi avrebbe rappresentato VulcanoLandia, un tempo, prima dell’eruzione, nota
come Napoli? Di quella splendida costa restano solo le isole. E la gente che le
abita, ridotta in esilio, è costretta a vivere come un tempo i cacciatori
raccoglitori. MadMax era uno di questi, un rude atleta che un tempo praticava la
medicina dei terracquei….. oggi un mutante come tanti di noi. Il Maestro ci
avrebbe accolto prima di raggiungere il luogo prescelto e questo ci riempiva di
gioia e ci inorgogliva. Con questi
pensieri traversammo quel tratto di mare noto come il vecchio Tirreno Centrale
… fino alla irta costa di Capo Figari che, come i Bastioni di Orione, sanciva
la fine della traversata. In 3 ore e 20 il giallo destriero ci aveva traghettato
a casa, in Terra Santa, dove il profumo del mirto ancora risveglia il senso
olfattivo. Sapevamo di essere giunti e che il tempo di indossare le mute ed
imbracciare i fucili era vicino. Il Maestro ci
accolse con la sua solita ospitalità, ci ragguagliò sui suoi progressi su
un’arma “innovativa” e dopo una frugale cena ci ricordò la via della
“forza” ed i 6 principi della pesca del terzo millennio: 1.
Sgombra sempre la mente tua sott’acqua. 2.
Asseconda la costa e fonditi con essa, sii fluido come l’acqua che ti
circonda. 3.
Il silenzio è la tua arma, l’arbalete il tuo pensiero, l’ombra il
tuo rifugio. 4.
Avanza come nella pece: la lentezza non ha limite. 5.
La distanza non è una dimensione ma uno stato mentale. 6.
Che la forza ti guidi nell’attimo giusto: chi contempla non finalizza. Lo avevamo lasciato un po’ sofferente, ma sapevamo che avrebbe vegliato sul Ns Raduno a cui non avrebbe partecipato. Con la sua divisa da casa, indossando dei Sabò della Nike, sull’uscio del suo laboratorio, santuario di mille pellegrinaggi, dove si forgiano gli attrezzi più strani, ci disse: “ Che i miei allievi onorino la sfida. Che l’agguato sia con voi”… e si ritirò con quella tipica andatura ….a velocità…… non aggressiva. Restammo a
fissarlo meditando quando su lo avremmo rivisto. Il giorno dopo
ci levammo presto e ci dirigemmo sulla costa Occidentale. Pilotando il mio
mezzo, mentre MadMax mi faceva da Navigatore, ricordavo 12 lune fa, quando avevo
pescato con Antu Cossu nei fondali di Monte Rugginosu, vicino a Stintino.
Avevo dovuto concentrarmi sull’azione per non essere distratto dalla
bellezza del fondo. Solo Antu
sapeva come giungerci ed era l’unico a conoscerne i nomi delle pietre. L’amico Antu
Cossu, l’uomo agguato. Forse resta il solo nel Mediterraneo a praticare
l’agguato puro. Pinne corte, schienalino e arba da 90 ….. e solo al sorgere
della stella Sole. Queste erano le sue regole di caccia e le oratosaure le sue
prede preferite. Leale e
discreto. Fedele al Maestro, aveva
non poche volte suscitato vespai nella Mondiale Lista quando si dibatteva di
equilibrio del Cosmo Acqueo e della pesca subacquea come mezzo per elevare lo
spirito: il prelievo mirato era la sua dottrina e meditavo su come avesse
accettato di portare 10 membri della ML a pesca nei suoi santuari. Senza pilota
automatico e con MaxMad sempre più ansioso giungemmo da Antu. Il cielo era
coperto ed il vento di Maestrale sembrava ricordarci la difficoltà di
immergerci in quei luoghi. Già
Modoni Mike, il fondatore della ML e Luciano Capozza era giunti in Terra Santa
ed avevano realizzato le prime catture col mare calmo: un dono mandato dal
cielo.
Ricevemmo
presto notizie dagli altri cadetti: Racozzi, MigMig e Diabolik avevano bagnato
le armi al sorgere del sole, restando di sasso alla visione del fondo, ma il Dio
Maestrale li aveva fermati di li a poco, rispedendoli a terra con la spinta di
una risacca potente. Solo MigMig, forse perché nato in Terra Santa, aveva
raccolto il dono del Mare: una mustella di 2,2 Kg, fulminata nei primi 10
secondi di pesca. Anch’oggi nel terzo millennio le antiche magie del Deretano
(un Dio caro specialmente nell’antica Puglia), influenzavano le sorti della
caccia. Addirittura un gruppo di Cavalieri, fedeli al Maestro, ne aveva, del Dio
Deretano, fatto un Team chiamato TSUNAMI. La
conversazione si chiuse col solito click che interrompe le comunicazioni via
etere: MadMax ed io dovevamo trovare un altro ridosso.
Il tempo peggiorava, ma l’attesa di scendere in acqua aumentava. Occupato
l’alloggio al Green, moderna struttura che richiamava gli asettici ambienti
del centro di Traning terrestre dei Cadetti Jedi, partivamo con GPS e navigatori
stellari per individuare il posto idoneo. Due tipi bassi,
ma con l’aria di chi ha passato ore col braccio teso ed armato, ci vennero
incontro salutandoci con il classico saluto adottato nelle adunanze ufficiali
“.. Che la Lista sia con voi fratelli”. “Che la lista
sia con voi”, rispondemmo io e MadMax. Erano il
Cadetto Ezio Giuffrè ed il suo fido compare Gregorio Belloni.
Altre due voci
amiche si aggiunsero al saluto: ModMik, il vate della lista, e il suo compagno
Luciano HardHeaded (Capozza in gergo Jedi): erano in Terra Santa da più di 72
ore e la loro pelle già iniziava la mutazione che il destino aveva voluto
affibbiarci come penitenza per aver scelto il mare e la Terra Santa come luogo
di vita ed elezione. Avevano
pescato, anche se poco, ma goduto della pace liquida, mentre gli altri erano al
Lavoro come schiavi nelle loro Metropoli. C’eravamo
tutti, quasi tutti. Quella buia e
ventosa mattina io e MadMax continuavamo a girare per scegliere il luogo di
immersione: vedemmo le alte coste di Capo Caccia, la formidabili baie di caccia
tra Cala Viola e Porto Ferro e le insenatura di Capo Galera e Porto Conte. Ma il Maestrale
giocava col Ponente rendendo impossibile l’accesso al mare. Quando il sole
lasciò lo zenith a Capo Galera e precisamente a Polt’Agra, dividendoci la
baia, MadMax ed io a destra e ModMik e Luciano HardHeaded a sinistra, prendemmo
il largo a pinne in quel tratto di mare che aveva regalato infinite emozioni al
Cadetto Cossu. L’acqua
fredda ed irrealmente torbida non consentiva il fluire della forza e nonostante
i difficili richiami esercitati (imparati in ore di allenamento con BlackMaster),
ne dentici, ne oratosaure ne altri sparidi giungevano a tiro. Gli elastici
tesi da ormai ore ed ore richiedevano sollievo come le ns membra. Pochi tiri
precisi e alcuni pesci caddero nel mio cavetto ed in quello di Max: vittime
involontarie di quell’istinto ancestrale che, unito alla Forza, spingeva allo
sparo. Uscimmo
infreddoliti, consolati solo dall’aver volato nel cosmo acqueo ed aver
conosciuto un luogo così fantastico. Anche gli altri
due Cadetti giunsero a mani vuote, ma tutti eravamo consci che la sfida del
Raduno era all’indomani e che quando la terra avesse compiuto un’altra
rivoluzione attorno al suo asse, il fato avrebbe potuto cambiare la Ns sorte, ma
non certo il vento, che avrebbe continuato a spirare per circa altre 96 ore con
la stessa direzione ed intensità. Steso sulla
cuccetta del mio alloggio osservavo il Cavaliere MadMax Maddaloni pettinarsi,
col pensiero i pochi capelli rimasti. Pensai a quando
lo avevo incontrato nell’Isola di Procida piu’ di 12 lune fa e nella prima
Isola emersa di Vulcanolandia, si era unito a me per i test con le armi del
Druido e Professore D’Agnano. Il
Professore… un asceta pescatore cresciuto ed iniziatosi nelle acque della
tranquilla Isola di Ventotene oggi triste parco, abbandonato alle scellerate
attività dei terracquei. Si parla di Lui
come di una figura Mitologica: un Druido nato in una caverna di S.Stefano, che
sin da bambino, smessa la pesca, parlava agli alberi. Da ragazzo iniziò a
lavorare il legno producendo armi che disse aver visto usare in Oceania e
mostrategli da un navigatore solitario giunto alla sua Isola. Oggi è più di
uno Jedi e l’alea di misticismo attorno alla sua figura è cresciuta nel
tempo. Il suo silenzio è interrotto solo dal rumore degli attrezzi e dalle
parole magiche con cui plasma il legno e lo trasforma in arma. C’è chi
racconta che uno dei suoi TOTEM parli. Da qui il nome della sua loggia. Ero appena
tornato alla realtà quando, osservando il quadrante del cardiofrequenzimetro
che indossavo, notai che giunta era l’ora di incontrare i Cadetti per dare
inizio al Santo rituale della cena del Raduno.
Fummo scrutati
con quella solita aria di stupore prima, ed indignazione poi quando i terracquei
si resero conto che vivevamo sott’acqua e che per questo l’età che
dimostravamo era ben diversa da quella anagrafica: l’essere più giovani, più
forti e soprattutto più felici, suscitava la loro giustificata invidia. Ricordo quando
ad una delle lezioni teoriche di filosofia di vita in mare mi fu insegnato che
“la giovinezza è solo uno stato mentale”. In mare
ringiovanivamo mentre l’avvelenamento dell’atmosfera sfigurava i terracquei
sia fuori che dentro: tristi anime abitavano i corpi di semi zombi destinati
all’estinzione, i cui deboli cromosomi si sarebbero persi col tempo assieme
agli ancestrali istinti che Noi Cavalieri e Cadetti conservavamo con religioso e
tenace attaccamento. Presto sarebbero stati rimpiazzati dai Replicanti, il cui
evento era stato predetto da un vecchio regista del II° Millennio in una
pellicola che fece storia. Un “Cult Movie”di nome Blade Runner. Ridley Scott aveva ragione… “tutto questo finirà come
lacrime nella pioggia”, ma stavolta i Replicanti non avrebbero cercato i loro
creatori perché se ne sarebbero vergognati. I miei pensieri
furono interrotti dall’inconfondibile accento di quella lingua parlata nel
GranDucato Toscano, l’unico pezzo di Italia verso il Nord che aveva mantenuto
la sua tradizione marinara e rifiutato il bando della pesca subacquea imposta
dal Cavaliere Nero. Coesi
nell’amore “pel mare” i Toscani erano in auge sia in ML che nelle attività
del Consiglio Galattico a Difesa della Pesca il famoso, CGDP (una volta CIGL),
la cui presidenza era stata affidata ad un decano della ML, lo sparide più
grande del Cosmo, il venerabile SARAGONE di Firense (all’epoca dell’avento
del Cavaliere Nero, detta Firenze, prima che venissero proibite le città con le
Z e tutte le parole fonicamente dissimili a “CONSENTA”). “’Hi che tu
fai GattoLibero? Dormi ?????”… Enrico si rivolse a me ! Era la prima
volta che lo vedevo ed epidermicamente mi era simpatico. Anche se mi era stato
insegnato a non lasciare fuori controllo quest’istinto naturale che i miei avi
mi avevano passato assieme all’amore per la pesca, lo guardai simpaticamente
come chi scruta un alieno fuggito dal bar di Jabba the Hut. Capelli lunghi
a caschetto, barba incolta e naso pronunciato. Un colorito da lampada fotonica
ed una dentatura spettinata spiccavano su un volto segnato dal mare. Se fossimo
stati nel II° millennio direi che avrebbe assomigliato ad un caratterista noto
col nome di Teo Teocoli, già all’epoca accostato al forte atleta Sardo (n.d.r.
ovvero nato in Sardegna antico nome della Terra Santa), Ferruzzi. Parlava in quel
suo modo strano raccontando, del volo eseguito nelle acque la mattina stessa e
di come aveva ammirato i dentici cacciare sul fondo. Era l’ultimo
arrivato in ML e con stupore si accostava alla nuova filosofia di vita dettata
dall’appartenere alla stessa.
Antu a
CapoTavola (che non era un posto di pesca, ma il lato minore del rettangolo
usato come desco per i commensali), predicava il saggio e parco prelievo da
attuare il giorno dopo nei suoi santuari.
MigMig,
osservato attentamente, portava evidenti i segni di un antico dominatore: il
temuto e feroce Spagnolo, oggi antagonista nella Pescasubacquea. Magro e con uno
scurissimo volto era giunto da Cagliarix insieme a Diabolik. Il suo ingresso
in ML aveva sollevato le ire di Mig (Miguel) con cui aveva dovuto dividere le
iniziali. Ma tutto si era risolto con lo scambio di elastici, come si usava fare
in passato per seppellire l’ascia di guerra: un paio di picasso da 20 e tutto
era a posto. Diabolik,
anch’egli Sardo, come avrebbero detto nel II° Millennio, era un accanito
pescatore, ma la sua eccessiva energia cinetica, dovuta probabilmente ad un a
mutazione subita dalla madre in fase di clonazione, gli impediva di stare fermo.
Sempre in moto, come un dannato, anelava all’energia potenziale. Così era
costretto a coprire 10 e più miglia terrestri al giorno. Solo in acqua trovava
pace potendo liberamente dirigersi senza meta ed in tre direzioni spaziali. MadMax sembrava
assente e assordato dal rumore delle aragoste frantumate, alzava gli occhi dal
piatto solo per guardare chi avesse pronunciato la parola “Dentice”.
Fortissimo
profondista e addirittura temuto dal Maestro per la sua eccessiva acredine nei
confronti del predatore rosato, era solito perdere i lumi della ragione se al
cospetto di una secca frequentata dai dentici, non era in grado di terminarne
almeno uno.
La cena
scorreva e con essa vino, mirto, filuferru.
Ad un certo punto ci rendemmo conto di essere spiati: un’entità eterea
aleggiava sul tavolo e parlava alle Ns menti. Tutti sentimmo
il freddo prima, e il calore poi, della forza che ci attraversava: la stessa
sensazione accusata un attimo primo di premere il grilletto. Tutti ci
guardammo, tranne Enrico che, scosso da un forte singhiozzo, agitava i suoi
lisci capelli ! Era il Maestro
! Era con noi ! E ci
sussurrava: “ la forza ha bisogno di riposo per scorrere. L’alba è vicina.
Che il letto sia con voi !”. Tutti, come
telecomandati ci alzammo e ci avviammo all’uscio…. Ma fummo risvegliati da
un urlo: “Uè guagliò…. Chi paga sto c@@’ ‘e cunt?” Era il comeriere. Un altro Vulcaniano (all’epoca
Napoletano) emigrato in Terra Santa. Mestamente
mettemmo mano al portaEuro e pesantemente pagammo il dovuto, tutti concordando
di offire al mitico Antu. Il sole si alzò
rapidamente, prima che io potessi posare la testa sul cuscino. Questa era la
sensazione, ma non ero stato teletrasportato… avevo solo dormito poco. Il cielo era
cupo ed il vento spirava ancora forte da Maestrale.
Dalla camera, io e MadMax, contemplavamo il paesaggio reso ancora piu’
cupo dall’ora presto. MadMax, nel
suo boxer di cotone, rabbrividì al pensiero di doversi immergere. Meditai ancora
una volta sul significato del Raduno e sull’occasione offertaci dal fato:
eravamo gli Eletti in Terra Santa e mare o vento che fosse, dovevamo entrare in
azione. Cercai di trasferire
fiducia al Jedi MadMax, ma l’unica cosa che ricevetti, furono rimbrotti sul
tempo. Alle 7 circa
eravamo al randevouz con Antu Cossu, partito notte tempo dalla sua base in
Sassix. Forte, sulle allenate
gambe, ci aspettava appoggiato al suo veicolo: la barba incolta ed i capelli
crespi ne delineavano l’aria di chi ha riposato poco e male. Forse
l’emozione, forse l’ansia, forse il figlio piccolo o la moglie.
MadMax, Enrico
ed io partimmo alla volta della Baia di Porto Conte, mentre Antu, MigMig,
Diabolik, Ezio e Gregorio, si diressero a Capo Galera.
Ci guardava con
occhio ammirato a causa delle nostre attrezzature: curate anche se a lungo
usate. Su questo il Maestro ci
aveva indottrinato: “l’attrezzatura va tenuta in ordine e non trascurata. E và preparata sempre la sera prima !” Quando tirai
fuori lo schienalino di SistemSub, speditomi col Corriere Galattico 2 settimane
prima, e sfilate le 2 pinne con pale al carbonio del Rivoluzionario Marc4,
Enrico proruppe in un gemito ! Erano le prime
esclusive attrezzature Jedi che poteva vedere. Posò lo
sguardo sulle seriche pale nere ed il suo desiderio crebbe. Le pinne che
stava osservando erano proibite nel III° Millennio perché prodotte da un
Rivoluzionario, un Carbonaro del II° Millennio, noto col soprannome di Marc4.
Era stato esiliato dopo l’avvento del Cavaliere Nero che aveva proibito
l’uso del prezioso carbonio, al fine di aderire alle sempre piu’ stringenti
leggi sull’inquinamento (Kyoto): era stato fallacemente dimostrato che le pale
di Marc4 sublimavano, aumentando le emissioni di carbonio in atmosfera.
Bici, forcelle,
fucili e pale erano state requisite. Il suo laboratorio chiuso e la sua vita
sconvolta. La sporca manovra del
Cavaliere Nero, per favorire la “produzione” di concorrenti suoi adepti,
aveva costretto il Carbonaro ad una nuova vita di anonimato sotto il nome di Marc4. Spostando la
sua officina diversi metri sotto terra ed in una zona fredda e nebbiosa, aveva
continuato, impavido, la sua produzione al carbonio, rischiando l’ibernazione
a vita. Per questo solo ai
Cavalieri Jedi e ad altri pochi fidati eletti, era consentito attrezzare i piedi
con le magiche estremità. Si narra che
dall’epoca del suo ritiro nessuno lo ebbe a vedere in viso e in nessun luogo:
solo la polvere del nero materiale ne testimoniava il suo passaggio in qualche
anfratto. Mentre mi
dirigevo in acqua mi rivolsi a MadMax: “Guagliò, che la forza sia conte e….
fatti un’iniezione di fiducia, e ch’è stammatina !”.
Massimo mi additò con l’Anglosassone gesto dell’indice irto. Enrico era in
già in acqua ed io ripensai: “Il pesce si trova dove frange l’onda”.
Afferrai il mio Acqua 90 e mi diressi sicuro verso il cupo mare. La sfida era iniziata. L’ultimo a
rientrare, dopo piu’ di tre ore, fu MadMax: pinne in tecnopolimero e bermudino
in neoprene erano i suoi vezzi nostalgici del II° Millennio. Io ed Enrico ci
eravamo incrociati nel sottocosta alla ricerca di spigole. Ne avevo vista una, ma trovandomi allo scoperto, in pieno
passaggio su sabbia, non avevo che potuto far sfilare il predatore fuori tiro e
coperto da un branco di cefali usati come ostaggi. Solo una
riccioletta e 2 saraghi erano caduti sotto i colpi della mia arma e niente
potevo recriminare per gli avvistamenti fatti. Enrico aveva
posto fino ad un ottopode solitario, che avrebbe allietato la cena del ghiotto
Cossu.
Con quel tipico
sorriso di chi sa di dover godere del successo, che nemmeno la maschera ed il
cappuccio, ancora vestiti, riescono a coprire, MadMax ci guardò e ci mostrò…il
culo ! Una bellissima
spigola di 3 Kg e passa, una ricciola di 4, un barracuda di 1,5 Kg ed un sarago
di mezzo chilo, adornavano il suo bassofondo! Era stato un
acuto del campione Olimpico e di certo la nostra squadra aveva vinto. Oramai era
fatta: il vento, il freddo, l’umido e la stanchezza, restavano disagi
subliminali, sensazioni latenti e confuse nell’euforia che assale, a caccia
finita. Svestite le
mute e riposta l’attrezzatura con gesti rituali, risalimmo sul veicolo per
recarci al punto di ritrovo prestabilito e dare inizio all’ultimo atto del
Raduno: il pranzo di commiato. Giunti al
Green, con tutti i vetri aperti per svaporare il tipico odore di chi ha passato
4 ore in muta, fummo accolti dal Team avversario.
I loro pochi pesci ed un viso segnato dalla stanchezza, ne conferivano
un’aria alquanto rassegnata. Fu allora che
MadMax aprì la ghiacciaia mostrando…la sua superiorità. Riflettei in
quel preciso istante su un antico detto di VulcanoLandia: “ …’e pisc’ so
amant’ de’ fess’…” Eppure
MadMax non lo era! Perché era
stato premiato ? Lo avrei
chiesto al Maestro 1 luna dopo, ricevendo una parabola che terminò con
un’iperbole sul “lato oscuro della forza”, forza da cui, talvolta, saremmo
attratti.
Alla fine del
lauto pasto, Antu Cossu si alzò e prese la parola: “ Che la Lista sia con voi
Fratelli. Grazie per esservi
immersi nelle acque Sante della Terra Promessa.
Ricordate questi luoghi e fateli vostri. Quando il tempo ritornerà e la
voce inconscia del richiamo alla Santa Terra vi desterà di nuovo, ripercorrete
i sentieri che vi ho tracciato, immergetevi
nelle baie che vi ho mostrato e pescherete con l’onore e la forza dei
Cavalieri Jedi. Che la forza sia
con voi. Lunga vita al Maestro !”.
Tutto era
finito. Passammo brevemente al
Santuario del Maestro per salutarlo e raccontargli del Raduno.
Ci disse che era stato con noi, anche se non lo avevamo visto. Prima che
lasciassimo la sua dimora, dall’alto del suo osservatorio atmosferico, incrociò
le braccia sul petto e disse “ I miei allievi si distinguono sempre !”, e
sorridendo compiaciuto, restò a fissarci mentre andavamo via. Tra le note
assordanti, nel salone della MobyMacig, un vascello da crociera, che ci
riportava in Continente in sostituzione del danneggiato destriero giallo,
restavo nell’ombra per sfuggire agli occhi indiscreti dei croceristi. MadMax dormiva
e tra poco si sarebbe risvegliato come Massimo Maddaloni. Io avrei lasciato i panni di GattoLibero, per vestire quelli
dell’Ing. Pappadà. La terra
Santa sarebbe restata una sensazione forte nei nostri cuori.
Il volto del Cossu ed il suo accento, un lontano ricordo. Tra poche ore
avrei dovuto nascondere il segno della muta tatuato in viso e coperto dal velo
di barba, per rientrare negli schemi della “civiltà” dell’allevatore
agricoltore del III° Millennio. Avrei
dovuto confinare la “forza” dentro di me e diventare prigioniero in un mondo
piccolo e piatto. Massimo, Ezio,
Antonello e tutti i Cadetti sarebbero stati anch’essi travestiti
tra i loro nemici. Chi erano i
Replicanti di questa realtà ? Chi erano i
loro cacciatori ? Ricordavo
ancora la scena finale del film di Ridley Scott mentre, seduto e protetto
dall’ombra, fissavo vacuamente le ridicole figure che si affannavano in pista. La musica era
orami un sottofondo nella mia mente, il rollio del vascello da crociera un lento
cullare la mia triste anima. Avrei
voluto alzarmi e dirgli: “...
Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare....... Saragoni a
frotte al largo delle coste Corse..... Barracuda in
caccia nelle acque basse.... della Terra Santa ....... Denticioni
all'alba galleggiare a mezz'acqua....come navi stellari... Orate
scintillanti balenare dal nulla....... e perdersi nel cosmo liquido........ Il Maestro
pescare come un Replicante...... Le riseve Sante
del Jedi Cossu......... I fondali
astrali a ridosso di Capo Caccia nella galassia Alghy Il silenzio
assordante del profondo mare Santo..... rotto solo dallo schiocco sordo degli
arbalete Jedi Il lato oscuro
della forza dello Jedi Olimpico........”. .....”E tutto
questo” meditai :“ andrà perduto come lacrime nella pioggia. .........E'
tempo di partire............" Un lacrima
scorse sul mio viso e tutto andò perdendosi in una lunga notte di ricordi
mentre il vascello, inesorabilmente, ci traghettava verso l’alba di un solito,
triste giorno terrestre. Lucio GattoLibero
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