GATTO LIBERO

 

Episode 1 - IL RADUNO DEGLI ELETTI
5-6 maggio 2001

“Solo 48 ore e sono di nuovo qui”……. Si, erano passate solo 48 ore e mi ritrovavo di nuovo al MarePorto di Civitavecchia. Erano passate solo 48 ore dal ritorno dalla Corsica, terra ormai non più santificata da quando annessa all’Unione Francese, ma ancora territorio di caccia.

Casella di testo:  Avevo assistito all’iniziazione del cadetto Anglani: era maturo il tempo affinché diventasse un cavaliere Jedi ed il Maestro aveva preparato l’esame. 

Avevo accettato di assisterlo ed avevo visto cose che solo chi ha il dono di sentire la “forza” può comprendere.

Avevo visto cose che i terracquei non possono comprendere: il Maestro in azione ed i saraghi cadere a decine sotto il colpo fermo del suo Arbalegno.

Avevo visto il Maestro Yoda usare la vescica natatoria e sparare d’istinto, guidando l’asta precisa nel punto dove la “forza” vuole. Lo avevo visto scomparire e riapparire mimetizzandosi col fondo e veleggiare in assenza di gravità, come nel vuoto.

 

 E così doveva essere ed era stato per FilAng2K: una prova di “forza”, di controllo, di maestria.

Alla fine, in ginocchio, aveva ricevuto il fucile sulla spalla in segno di assenso, quel semplice tocco che sanciva il passaggio a cavaliere Jedi. E solo la Terra Corsa poteva eligersi a scenario d’esame.

 

Casella di testo:  Solo 48 ore fa… e ora di nuovo qui davanti a questo mostro d’acciaio che, a warp speed 37 nodi, ci traghetterà in Terra Santa, dove i terracquei sono relegati in superficie e la Ns Galassia marina diventa il cosmo in assenza di peso.

 

Il Cavaliere Jedi MadMax, più noto alla Mondiale Lista Pescasub come l’Oro Olimpico, era giunto al MarePorto con il suo piccolo VeicoloMobile. Aveva lasciato la sua terra all’Ombra del Vesuvio per partecipare al Raduno, il I° raduno della Mondiale Lista (ML) organizzato dal cadetto Antu Cossu anch’egli in procinto di passare a Cavaliere Jedi.

 

La Terra Santa. La Terra Santa… l’unico posto rimasto per la pesca come noi la ricordiamo. Fuori ed in terra, l’era moderna aveva artefatto tutto: le costruzioni, l’inquinamento ed il continuo depauperamento degli spazi aperti ci aveva costretto a rifugiarci in mare. Sotto il mare, lontani dall’aria inquinata, dai rumori del progresso, dalla sicurezza di una vita virtuale e falsa nei suoi finti valori.

 

I fondali della Terra Santa restavano l’unico Cosmo in cui la Ns esistenza aveva senso. L’unico luogo in cui ricordavamo ciò che avevamo visto da bambini quando, messa la testa sott’acqua, avevamo sentito l’attrazione della “forza”, quel richiamo al blu che ci avrebbe costretto ad una vita diversa, sfidante, onorevole, ma soprattutto vera.

E’ da allora che ognuno di noi ritorna al mare ed ai suoi abissi per ritrovare il mondo che era.

 

E per questo io e MadMax non potevamo mancare al richiamo del raduno del Cadetto Jedi Antu Cossu: chi avrebbe rappresentato VulcanoLandia, un tempo, prima dell’eruzione, nota come Napoli? Di quella splendida costa restano solo le isole. E la gente che le abita, ridotta in esilio, è costretta a vivere come un tempo i cacciatori raccoglitori. MadMax era uno di questi, un rude atleta che un tempo praticava la medicina dei terracquei….. oggi un mutante come tanti di noi.

 

Il Maestro ci avrebbe accolto prima di raggiungere il luogo prescelto e questo ci riempiva di gioia e ci inorgogliva.

 

Con questi pensieri traversammo quel tratto di mare noto come il vecchio Tirreno Centrale … fino alla irta costa di Capo Figari che, come i Bastioni di Orione, sanciva la fine della traversata. In 3 ore e 20 il giallo destriero ci aveva traghettato a casa, in Terra Santa, dove il profumo del mirto ancora risveglia il senso olfattivo. Sapevamo di essere giunti e che il tempo di indossare le mute ed imbracciare i fucili era vicino.

 

Il Maestro ci accolse con la sua solita ospitalità, ci ragguagliò sui suoi progressi su un’arma “innovativa” e dopo una frugale cena ci ricordò la via della “forza” ed i 6 principi della pesca del terzo millennio:

 

1.       Sgombra sempre la mente tua sott’acqua.

2.     Asseconda la costa e fonditi con essa, sii fluido come l’acqua che ti circonda.

3.     Il silenzio è la tua arma, l’arbalete il tuo pensiero, l’ombra il tuo rifugio.

4.     Avanza come nella pece: la lentezza non ha limite.

5.     La distanza non è una dimensione ma uno stato mentale.

6.     Che la forza ti guidi nell’attimo giusto: chi contempla non finalizza.

 

Lo avevamo lasciato un po’ sofferente, ma sapevamo che avrebbe vegliato sul Ns Raduno a cui non avrebbe partecipato.

Con la sua divisa da casa, indossando dei Sabò della Nike, sull’uscio del suo laboratorio, santuario di mille pellegrinaggi, dove si forgiano gli attrezzi più strani, ci disse: “ Che i miei allievi onorino la sfida. Che l’agguato sia con voi”… e si ritirò con quella tipica andatura ….a velocità…… non aggressiva. 

Restammo a fissarlo meditando quando su lo avremmo rivisto.

 

Il giorno dopo ci levammo presto e ci dirigemmo sulla costa Occidentale. Pilotando il mio mezzo, mentre MadMax mi faceva da Navigatore, ricordavo 12 lune fa, quando avevo pescato con Antu Cossu nei fondali di Monte Rugginosu, vicino a Stintino.  Avevo dovuto concentrarmi sull’azione per non essere distratto dalla bellezza del fondo.  Solo Antu sapeva come giungerci ed era l’unico a conoscerne i nomi delle pietre.

 

L’amico Antu Cossu, l’uomo agguato. Forse resta il solo nel Mediterraneo a praticare l’agguato puro. Pinne corte, schienalino e arba da 90 ….. e solo al sorgere della stella Sole. Queste erano le sue regole di caccia e le oratosaure le sue prede preferite.

Leale e discreto.  Fedele al Maestro, aveva non poche volte suscitato vespai nella Mondiale Lista quando si dibatteva di equilibrio del Cosmo Acqueo e della pesca subacquea come mezzo per elevare lo spirito: il prelievo mirato era la sua dottrina e meditavo su come avesse accettato di portare 10 membri della ML a pesca nei suoi santuari.

 

Senza pilota automatico e con MaxMad sempre più ansioso giungemmo da Antu. Il cielo era coperto ed il vento di Maestrale sembrava ricordarci la difficoltà di immergerci in quei luoghi.  Già Modoni Mike, il fondatore della ML e Luciano Capozza era giunti in Terra Santa ed avevano realizzato le prime catture col mare calmo: un dono mandato dal cielo.

 

Casella di testo:  Antu ci accolse e ci diede una delle sue mappe stellari per raggiungere uno dei suoi Santuari, ma il tempo peggiorava e le parole del Maestro ci ritornavano alla mente: “il pesce è dove frange l’onda”……

 

Ricevemmo presto notizie dagli altri cadetti: Racozzi, MigMig e Diabolik avevano bagnato le armi al sorgere del sole, restando di sasso alla visione del fondo, ma il Dio Maestrale li aveva fermati di li a poco, rispedendoli a terra con la spinta di una risacca potente. Solo MigMig, forse perché nato in Terra Santa, aveva raccolto il dono del Mare: una mustella di 2,2 Kg, fulminata nei primi 10 secondi di pesca. Anch’oggi nel terzo millennio le antiche magie del Deretano (un Dio caro specialmente nell’antica Puglia), influenzavano le sorti della caccia. Addirittura un gruppo di Cavalieri, fedeli al Maestro, ne aveva, del Dio Deretano, fatto un Team chiamato TSUNAMI.

 

La conversazione si chiuse col solito click che interrompe le comunicazioni via etere: MadMax ed io dovevamo trovare un altro ridosso.  Il tempo peggiorava, ma l’attesa di scendere in acqua aumentava.

 

Occupato l’alloggio al Green, moderna struttura che richiamava gli asettici ambienti del centro di Traning terrestre dei Cadetti Jedi, partivamo con GPS e navigatori stellari per individuare il posto idoneo.

 

Due tipi bassi, ma con l’aria di chi ha passato ore col braccio teso ed armato, ci vennero incontro salutandoci con il classico saluto adottato nelle adunanze ufficiali “.. Che la Lista sia con voi  fratelli”.

“Che la lista sia con voi”, rispondemmo io e MadMax.

 

Erano il Cadetto Ezio Giuffrè ed il suo fido compare Gregorio Belloni.

Casella di testo:  Entrambi erano stati teletrasportati, a bordo di una vecchia Mercedes, da quella lontana e fredda terra ora nota come Padania: dopo l’avvento del Cavaliere Nero nella primavera del 2001, l’Italia era stata divisa in feudi e la Padania era il più importante.  Una strettissima vigilanza era esercitata sugli accessi ad alta frequenza negli intervalli spazio temporali per uscire dal feudo, dove la  pesca subacquea  era stata proibita. E solo grazie agli stratagemmi quali la vecchia Mercedes da Nomadi dello spazio, i soli ancora liberi di vagare, ad ai chipset “pezzottati”  del terribile Cadetto Peppe di TowerAnnunziata (già feudo di VulcanoLandia), Ezio e Gregorio era giunti in Terra Santa.

 

Altre due voci amiche si aggiunsero al saluto: ModMik, il vate della lista, e il suo compagno Luciano HardHeaded (Capozza in gergo Jedi): erano in Terra Santa da più di 72 ore e la loro pelle già iniziava la mutazione che il destino aveva voluto affibbiarci come penitenza per aver scelto il mare e la Terra Santa come luogo di vita ed elezione.  Avevano pescato, anche se poco, ma goduto della pace liquida, mentre gli altri erano al Lavoro come schiavi nelle loro Metropoli.

C’eravamo tutti, quasi tutti.

 

Quella buia e ventosa mattina io e MadMax continuavamo a girare per scegliere il luogo di immersione: vedemmo le alte coste di Capo Caccia, la formidabili baie di caccia tra Cala Viola e Porto Ferro e le insenatura di Capo Galera e Porto Conte.

Ma il Maestrale giocava col Ponente rendendo impossibile l’accesso al mare.

 

Quando il sole lasciò lo zenith a Capo Galera e precisamente a Polt’Agra, dividendoci la baia, MadMax ed io a destra e ModMik e Luciano HardHeaded a sinistra, prendemmo il largo a pinne in quel tratto di mare che aveva regalato infinite emozioni al Cadetto Cossu.

 

L’acqua fredda ed irrealmente torbida non consentiva il fluire della forza e nonostante i difficili richiami esercitati (imparati in ore di allenamento con BlackMaster), ne dentici, ne oratosaure ne altri sparidi giungevano a tiro.

Gli elastici tesi da ormai ore ed ore richiedevano sollievo come le ns membra.

Pochi tiri precisi e alcuni pesci caddero nel mio cavetto ed in quello di Max: vittime involontarie di quell’istinto ancestrale che, unito alla Forza, spingeva allo sparo.

 

Uscimmo infreddoliti, consolati solo dall’aver volato nel cosmo acqueo ed aver conosciuto un luogo così fantastico.

Anche gli altri due Cadetti giunsero a mani vuote, ma tutti eravamo consci che la sfida del Raduno era all’indomani e che quando la terra avesse compiuto un’altra rivoluzione attorno al suo asse, il fato avrebbe potuto cambiare la Ns sorte, ma non certo il vento, che avrebbe continuato a spirare per circa altre 96 ore con la stessa direzione ed intensità.

 

Steso sulla cuccetta del mio alloggio osservavo il Cavaliere MadMax Maddaloni pettinarsi, col pensiero i pochi capelli rimasti.

Pensai a quando lo avevo incontrato nell’Isola di Procida piu’ di 12 lune fa e nella

 prima Isola emersa di Vulcanolandia, si era unito a me per i test con le armi del Druido e Professore D’Agnano.

Il Professore… un asceta pescatore cresciuto ed iniziatosi nelle acque della tranquilla Isola di Ventotene oggi triste parco, abbandonato alle scellerate attività dei terracquei.

Si parla di Lui come di una figura Mitologica: un Druido nato in una caverna di S.Stefano, che sin da bambino, smessa la pesca, parlava agli alberi. Da ragazzo iniziò a lavorare il legno producendo armi che disse aver visto usare in Oceania e mostrategli da un navigatore solitario giunto alla sua Isola.

Oggi è più di uno Jedi e l’alea di misticismo attorno alla sua figura è cresciuta nel tempo. Il suo silenzio è interrotto solo dal rumore degli attrezzi e dalle parole magiche con cui plasma il legno e lo trasforma in arma. C’è chi racconta che uno dei suoi TOTEM parli. Da qui il nome della sua loggia.

 

Ero appena tornato alla realtà quando, osservando il quadrante del cardiofrequenzimetro che indossavo, notai che giunta era l’ora di incontrare i Cadetti per dare inizio al Santo rituale della cena del Raduno.

 

Casella di testo:  MigMig, Diabolik, Ezio. Gregorio, Enrico, MadMax, ModMik, Luciano HardHeaded, io e Antu. Tutti presenti. Finalmente assieme. Il saluto salì forte nell’atrio del bar affollato di turisti terracquei: “ Che la lista sia con noi” ! 

Fummo scrutati con quella solita aria di stupore prima, ed indignazione poi quando i terracquei si resero conto che vivevamo sott’acqua e che per questo l’età che dimostravamo era ben diversa da quella anagrafica: l’essere più giovani, più forti e soprattutto più felici, suscitava la loro giustificata invidia.

Ricordo quando ad una delle lezioni teoriche di filosofia di vita in mare mi fu insegnato che “la giovinezza è solo uno stato mentale”.

In mare ringiovanivamo mentre l’avvelenamento dell’atmosfera sfigurava i terracquei sia fuori che dentro: tristi anime abitavano i corpi di semi zombi destinati all’estinzione, i cui deboli cromosomi si sarebbero persi col tempo assieme agli ancestrali istinti che Noi Cavalieri e Cadetti conservavamo con religioso e tenace attaccamento. Presto sarebbero stati rimpiazzati dai Replicanti, il cui evento era stato predetto da un vecchio regista del II° Millennio in una pellicola che fece storia. Un “Cult Movie”di nome Blade Runner.  Ridley Scott aveva ragione… “tutto questo finirà come lacrime nella pioggia”, ma stavolta i Replicanti non avrebbero cercato i loro creatori perché se ne sarebbero vergognati.

 

I miei pensieri furono interrotti dall’inconfondibile accento di quella lingua parlata nel GranDucato Toscano, l’unico pezzo di Italia verso il Nord che aveva mantenuto la sua tradizione marinara e rifiutato il bando della pesca subacquea imposta dal Cavaliere Nero.  Coesi nell’amore “pel mare” i Toscani erano in auge sia in ML che nelle attività del Consiglio Galattico a Difesa della Pesca il famoso, CGDP (una volta CIGL), la cui presidenza era stata affidata ad un decano della ML, lo sparide più grande del Cosmo, il venerabile SARAGONE di Firense (all’epoca dell’avento del Cavaliere Nero, detta Firenze, prima che venissero proibite le città con le Z e tutte le parole fonicamente dissimili a “CONSENTA”).

“’Hi che tu fai GattoLibero? Dormi ?????”… Enrico si rivolse a me !

Era la prima volta che lo vedevo ed epidermicamente mi era simpatico. Anche se mi era stato insegnato a non lasciare fuori controllo quest’istinto naturale che i miei avi mi avevano passato assieme all’amore per la pesca, lo guardai simpaticamente come chi scruta un alieno fuggito dal bar di Jabba the Hut.

Capelli lunghi a caschetto, barba incolta e naso pronunciato. Un colorito da lampada fotonica ed una dentatura spettinata spiccavano su un volto segnato dal mare.

Se fossimo stati nel II° millennio direi che avrebbe assomigliato ad un caratterista noto col nome di Teo Teocoli, già all’epoca accostato al forte atleta Sardo (n.d.r. ovvero nato in Sardegna antico nome della Terra Santa), Ferruzzi.

Parlava in quel suo modo strano raccontando, del volo eseguito nelle acque la mattina stessa e di come aveva ammirato i dentici cacciare sul fondo.

Era l’ultimo arrivato in ML e con stupore si accostava alla nuova filosofia di vita dettata dall’appartenere alla stessa.

 

Casella di testo:  Quella sera molti crostacei caddero nelle Ns fauci: la saga dell’aragosta era iniziata ad Alghero, come tutti gli anni da secoli. Con pochi CosmoEuro, mangiammo a sbafo per stoccare le calorie necessarie alla tenzone del giorno dopo.

Antu a CapoTavola (che non era un posto di pesca, ma il lato minore del rettangolo usato come desco per i commensali), predicava il saggio e parco prelievo da attuare il giorno dopo nei suoi santuari.

Casella di testo:  Ezio scattava ologrammi con la sua digicamera al plasma. I due inseparabili sardi Diabolik e MigMig sembravano siamesi, attaccati in quel senso di unità, che solo chi vive in Terra Santa sviluppa.

MigMig, osservato attentamente, portava evidenti i segni di un antico dominatore: il temuto e feroce Spagnolo, oggi antagonista nella Pescasubacquea. Magro e con uno scurissimo volto era giunto da Cagliarix insieme a Diabolik.

Il suo ingresso in ML aveva sollevato le ire di Mig (Miguel) con cui aveva dovuto dividere le iniziali. Ma tutto si era risolto con lo scambio di elastici, come si usava fare in passato per seppellire l’ascia di guerra: un paio di picasso da 20 e tutto era a posto.

 

Diabolik, anch’egli Sardo, come avrebbero detto nel II° Millennio, era un accanito pescatore, ma la sua eccessiva energia cinetica, dovuta probabilmente ad un a mutazione subita dalla madre in fase di clonazione, gli impediva di stare fermo. Sempre in moto, come un dannato, anelava all’energia potenziale. Così era costretto a coprire 10 e più miglia terrestri al giorno. Solo in acqua trovava pace potendo liberamente dirigersi senza meta ed in tre direzioni spaziali.

 

MadMax sembrava assente e assordato dal rumore delle aragoste frantumate, alzava gli occhi dal piatto solo per guardare chi avesse pronunciato la parola “Dentice”.

Casella di testo:  Da piccolo era caduto in una zuppa di Dentici preparata dalla madre e da allora ne era rimasto scioccato.

Fortissimo profondista e addirittura temuto dal Maestro per la sua eccessiva acredine nei confronti del predatore rosato, era solito perdere i lumi della ragione se al cospetto di una secca frequentata dai dentici, non era in grado di terminarne almeno uno.

Casella di testo:  Forte ed accanito non disdegnava mai un tiro lungo, un tuffo fondo, una pescata ad Ischia. Il suo unico terrore: tornare di notte col gommone. Il suo chiodo fisso: sapere se la pesca era uno sport o un cacamento di ca@@o. La sua passione: “le signorine” (beh un po’ di tutti direi).

 

Casella di testo:  ModMik era triste, la sua Enterprise partiva da GolfoAranci l’indomani ed avrebbe perso la sfida del giorno dopo.  Compatto, e con un viso tondetto era l’immagine sputata di un fine stratega che avevo conosciuto tempo fa in estremo oriente. Erano decenni che plasmava gli eventi della Mondiale Lista e il potere acquisito gli era fruttato il soprannome di VENERABILE. Si muoveva nell’ombra ed agiva silenziosamente sfruttando quelle doti negoziali, politiche ed opportunistiche che lo avevano portato alla presidenza dell’Associazione Galattica di Bridge, prima, e alla City Hall di Galatina, poi.

 

Casella di testo:  Anche Luciano era triste e per lo stesso motivo di ModMik. Barbuto e fisicamente un tono in più di Mod, Luciano ricordava fenotipicamente quei popoli nordici venuti nel I° millennio a conquista dell’Italia. Avrei potuto dire che era Germanico, ma il suo accento Pugliese lo tradiva alla grande. Un simpaticone. Lo ricordavo meno alto, ma non lo vedevo dall’ultima apparizione in pubblico del Maestro, a Sorrento.

 

La cena scorreva e con essa vino, mirto, filuferru.  Ad un certo punto ci rendemmo conto di essere spiati: un’entità eterea aleggiava sul tavolo e parlava alle Ns menti.

Tutti sentimmo il freddo prima, e il calore poi, della forza che ci attraversava: la stessa sensazione accusata un attimo primo di premere il grilletto.

Tutti ci guardammo, tranne Enrico che, scosso da un forte singhiozzo, agitava i suoi lisci capelli !

Era il Maestro !

Era con noi !

E ci sussurrava: “ la forza ha bisogno di riposo per scorrere. L’alba è vicina. Che il letto sia con voi !”.

 

Tutti, come telecomandati ci alzammo e ci avviammo all’uscio…. Ma fummo risvegliati da un urlo: “Uè guagliò…. Chi paga sto c@@’ ‘e cunt?”  Era il comeriere. Un altro Vulcaniano (all’epoca Napoletano) emigrato in Terra Santa.

Mestamente mettemmo mano al portaEuro e pesantemente pagammo il dovuto, tutti concordando di offire al mitico Antu.

 

Il sole si alzò rapidamente, prima che io potessi posare la testa sul cuscino. Questa era la sensazione, ma non ero stato teletrasportato… avevo solo dormito poco.

 

Il cielo era cupo ed il vento spirava ancora forte da Maestrale.  Dalla camera, io e MadMax, contemplavamo il paesaggio reso ancora piu’ cupo dall’ora presto.  MadMax, nel suo boxer di cotone, rabbrividì al pensiero di doversi immergere.

Meditai ancora una volta sul significato del Raduno e sull’occasione offertaci dal fato: eravamo gli Eletti in Terra Santa e mare o vento che fosse, dovevamo entrare in azione.  Cercai di trasferire fiducia al Jedi MadMax, ma l’unica cosa che ricevetti, furono rimbrotti sul tempo.

 

Alle 7 circa eravamo al randevouz con Antu Cossu, partito notte tempo dalla sua base in Sassix.  Forte, sulle allenate gambe, ci aspettava appoggiato al suo veicolo: la barba incolta ed i capelli crespi ne delineavano l’aria di chi ha riposato poco e male. Forse l’emozione, forse l’ansia, forse il figlio piccolo o la moglie.

Casella di testo:  Antu prese la situazione in mano e con rapidi gesti sullo schermo della mappa digitale che portava sempre con se, tracciò le vie che conducevano alle baie prescelte: le uniche a ridosso ed a sud di Capo Caccia.

 

MadMax, Enrico ed io partimmo alla volta della Baia di Porto Conte, mentre Antu, MigMig, Diabolik, Ezio e Gregorio, si diressero a Capo Galera.

 

Casella di testo:  Nonostante l’ampia baia fosse ridossata, il vento scendeva impetuoso da Capo Caccia ed increspava il mare sbattendolo sulla costa dove ci accingevamo a scendere in acqua.  Durante la vestizione, nonostante avessi parcheggiato il veicolo “prua al vento” ed aperto l’ampio portellone posteriore, per formare un riparo, il freddo ci assaliva e MadMax sembrava sempre piu’ sconfortato.  Enrico si vestì veloce, mostrandoci le ampie ferite inferte alla sua “liscia spaccata”, durante le innumerevoli e furiose vestizioni e svestizioni. La sua attrezzatura era “vissuta”, i suoi calzari… un colabrodo.

 

Ci guardava con occhio ammirato a causa delle nostre attrezzature: curate anche se a lungo usate.  Su questo il Maestro ci aveva indottrinato: “l’attrezzatura va tenuta in ordine e non trascurata.  E và preparata sempre la sera prima !”

 

Quando tirai fuori lo schienalino di SistemSub, speditomi col Corriere Galattico 2 settimane prima, e sfilate le 2 pinne con pale al carbonio del Rivoluzionario Marc4, Enrico proruppe in un gemito ! 

Erano le prime esclusive attrezzature Jedi che poteva vedere.

Posò lo sguardo sulle seriche pale nere ed il suo desiderio crebbe.

 

Le pinne che stava osservando erano proibite nel III° Millennio perché prodotte da un Rivoluzionario, un Carbonaro del II° Millennio, noto col soprannome di Marc4.  Era stato esiliato dopo l’avvento del Cavaliere Nero che aveva proibito l’uso del prezioso carbonio, al fine di aderire alle sempre piu’ stringenti leggi sull’inquinamento (Kyoto): era stato fallacemente dimostrato che le pale di Marc4 sublimavano, aumentando le emissioni di carbonio in atmosfera. 

Bici, forcelle, fucili e pale erano state requisite. Il suo laboratorio chiuso e la sua vita sconvolta.  La sporca manovra del Cavaliere Nero, per favorire la “produzione” di concorrenti suoi adepti, aveva costretto il Carbonaro ad una nuova vita di anonimato  sotto il nome di Marc4.

Spostando la sua officina diversi metri sotto terra ed in una zona fredda e nebbiosa, aveva continuato, impavido, la sua produzione al carbonio, rischiando l’ibernazione a vita.  Per questo solo ai Cavalieri Jedi e ad altri pochi fidati eletti, era consentito attrezzare i piedi con le magiche estremità. 

Si narra che dall’epoca del suo ritiro nessuno lo ebbe a vedere in viso e in nessun luogo: solo la polvere del nero materiale ne testimoniava il suo passaggio in qualche anfratto.

 

Mentre mi dirigevo in acqua mi rivolsi a MadMax: “Guagliò, che la forza sia conte e…. fatti un’iniezione di fiducia, e ch’è stammatina !”.  Massimo mi additò con l’Anglosassone gesto dell’indice irto.

Enrico era in già in acqua ed io ripensai: “Il pesce si trova dove frange l’onda”. Afferrai il mio Acqua 90 e mi diressi sicuro verso il cupo mare.  La sfida era iniziata.

 

L’ultimo a rientrare, dopo piu’ di tre ore, fu MadMax: pinne in tecnopolimero e bermudino in neoprene erano i suoi vezzi nostalgici del II° Millennio.

Io ed Enrico ci eravamo incrociati nel sottocosta alla ricerca di spigole.  Ne avevo vista una, ma trovandomi allo scoperto, in pieno passaggio su sabbia, non avevo che potuto far sfilare il predatore fuori tiro e coperto da un branco di cefali usati come ostaggi.

Solo una riccioletta e 2 saraghi erano caduti sotto i colpi della mia arma e niente potevo recriminare per gli avvistamenti fatti.

Enrico aveva posto fino ad un ottopode solitario, che avrebbe allietato la cena del ghiotto Cossu.

 

Casella di testo:  I frangenti spumosi delle onde coprivano il corpo di MadMax e solo il giallo aeratore spiccava tra le creste.  Ma quanto fu giunto a pochi metri, riuscimmo ad intravedere, fissati al cavetto dietro la schiena, due pinne prima e due bianche pance poi.

 

Con quel tipico sorriso di chi sa di dover godere del successo, che nemmeno la maschera ed il cappuccio, ancora vestiti, riescono a coprire, MadMax ci guardò e ci mostrò…il culo ! 

Una bellissima spigola di 3 Kg e passa, una ricciola di 4, un barracuda di 1,5 Kg ed un sarago di mezzo chilo, adornavano il suo bassofondo!

 

Era stato un acuto del campione Olimpico e di certo la nostra squadra aveva vinto.

Oramai era fatta: il vento, il freddo, l’umido e la stanchezza, restavano disagi subliminali, sensazioni latenti e confuse nell’euforia che assale, a caccia finita.

Svestite le mute e riposta l’attrezzatura con gesti rituali, risalimmo sul veicolo per recarci al punto di ritrovo prestabilito e dare inizio all’ultimo atto del Raduno: il pranzo di commiato.

 

Giunti al Green, con tutti i vetri aperti per svaporare il tipico odore di chi ha passato 4 ore in muta, fummo accolti dal Team avversario.  I loro pochi pesci ed un viso segnato dalla stanchezza, ne conferivano un’aria alquanto rassegnata.

Fu allora che MadMax aprì la ghiacciaia mostrando…la sua superiorità.

 

Riflettei in quel preciso istante su un antico detto di VulcanoLandia: “ …’e pisc’ so amant’ de’ fess’…”  Eppure MadMax non lo era!  Perché era stato premiato ?

Lo avrei chiesto al Maestro 1 luna dopo, ricevendo una parabola che terminò con un’iperbole sul “lato oscuro della forza”, forza da cui, talvolta, saremmo attratti.

 

Casella di testo:  Dopo un’ora eravamo tutti a tavola nel posto prescelto. Chi piu’, chi meno, eravamo stati tutti premiati: anche il solo essere stati edotti sulle riserve di caccia Sante del Cossu era valsa l’avventura.  Eravamo un gruppo compatto ed affiatato.  Vestivamo tutti la maglietta del Raduno regalataci da Ezio a ricordo di 2 giorni indimenticabili.

 

Alla fine del lauto pasto, Antu Cossu si alzò e prese la parola: “ Che la Lista sia con voi Fratelli.  Grazie per esservi immersi nelle acque Sante della Terra Promessa.  Ricordate questi luoghi e fateli vostri. Quando il tempo ritornerà e la voce inconscia del richiamo alla Santa Terra vi desterà di nuovo, ripercorrete i sentieri che vi ho tracciato,  immergetevi nelle baie che vi ho mostrato e pescherete con l’onore e la forza dei Cavalieri Jedi.  Che la forza sia con voi. Lunga vita al Maestro !”.

 

Casella di testo:  Ci lasciammo con i soliti auspici confidando in un futuro Raduno.  I veicoli si diressero in direzioni diverse ed io rimasi solo con i miei pensieri, MadMax … e i suoi “spiriti” !

 

Tutto era finito.  Passammo brevemente al Santuario del Maestro per salutarlo e raccontargli del Raduno.  Ci disse che era stato con noi, anche se non lo avevamo visto.

Prima che lasciassimo la sua dimora, dall’alto del suo osservatorio atmosferico, incrociò le braccia sul petto e disse “ I miei allievi si distinguono sempre !”, e sorridendo compiaciuto, restò a fissarci mentre andavamo via.

 

Tra le note assordanti, nel salone della MobyMacig, un vascello da crociera, che ci riportava in Continente in sostituzione del danneggiato destriero giallo, restavo nell’ombra per sfuggire agli occhi indiscreti dei croceristi. 

MadMax dormiva e tra poco si sarebbe risvegliato come Massimo Maddaloni.  Io avrei lasciato i panni di GattoLibero, per vestire quelli dell’Ing. Pappadà.  La terra Santa sarebbe restata una sensazione forte nei nostri cuori.  Il volto del Cossu ed il suo accento, un lontano ricordo.

 

Tra poche ore avrei dovuto nascondere il segno della muta tatuato in viso e coperto dal velo di barba, per rientrare negli schemi della “civiltà” dell’allevatore agricoltore del III° Millennio.  Avrei dovuto confinare la “forza” dentro di me e diventare prigioniero in un mondo piccolo e piatto.

Massimo, Ezio, Antonello e tutti i Cadetti sarebbero stati anch’essi travestiti  tra i loro nemici.

Chi erano i Replicanti di questa realtà ?

Chi erano i loro cacciatori ?

 

Ricordavo ancora la scena finale del film di Ridley Scott mentre, seduto e protetto dall’ombra, fissavo vacuamente le ridicole figure che si affannavano in pista.

La musica era orami un sottofondo nella mia mente, il rollio del vascello da crociera un lento cullare la mia triste anima.  Avrei voluto alzarmi e dirgli:

 “... Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare.......

Saragoni a frotte al largo delle coste Corse.....

Barracuda in caccia nelle acque basse.... della Terra Santa .......

Denticioni all'alba galleggiare a mezz'acqua....come navi stellari...

Orate scintillanti balenare dal nulla....... e perdersi nel cosmo liquido........

Il Maestro pescare come un Replicante......

Le riseve Sante del Jedi Cossu.........

I fondali astrali a ridosso di Capo Caccia nella galassia Alghy

Il silenzio assordante del profondo mare Santo..... rotto solo dallo schiocco sordo degli arbalete Jedi

Il lato oscuro della forza dello Jedi Olimpico........”.

 

.....”E tutto questo” meditai :“ andrà perduto come lacrime nella pioggia.

.........E' tempo di partire............"

 

Un lacrima scorse sul mio viso e tutto andò perdendosi in una lunga notte di ricordi mentre il vascello, inesorabilmente, ci traghettava verso l’alba di un solito, triste giorno terrestre.

 

Lucio

GattoLibero