27 Maggio 2001 Diario di pesca “Quando
l’allievo…..” “Siediti sul
tubolare ! Questo è un gommone da pesca……”. E così mi
siedo sul tubolare…
Il Maestro mi
ha concesso un’ennesima “lezione privata” invitandomi a pesca di domenica,
giorno in cui, di solito, “riposa” ! Solo
un 3 orette, giusto per scagliare l’asta quel numero sufficiente di volte a
ricordarti che tu sei l’allievo e … lui
il Maestro. Alle 10 è
atteso a Cala Moresca, di fronte Figarolo, per iniziare il corso pratico della I°
Settimana Blu, come avrete letto da Pescasub. Ben 8 aitanti allievi lo
attendendo a bordo di uno splendido 47 piedi BAVARIA della North Sardini Sail,
veliero che li ospiterà per 7 magnifici giorni di scuola, pesca e mare …
tanto mare, tra cui quello Corso.
Devo
confessarvi che, sebbene tranquillissimo, il Maestro sa essere severo anche con
i suoi fedeli allievi. Avevo tentato di dividere con lui un pezzettino
dell’improvvisato “scanno” ed … ero stato relegato sul tubolare !!!!!!
Nelle svariate uscite in mare con lui avevo già collezionato innumerevoli
ragguagli: … ” L’ancora buttala chiusa” … “Ma
come fai quella gassa !” … “ L’ancora si tira da in piedi !” … “Se
peschiamo facendo la cavallina, non devi attardarti !” … Ma in acqua il
Maestro si dissolve e te lo ritrovi tranquillo al fianco o già in gommone con
le sue prede. Non ama pescare con
chi gli da pensieri. Così mi
appresto ad aiutarlo in un perfetto ancoraggio e fermato il gommone, tiro un
sospiro di sollievo… ora possiamo trasformarci in …
Misters. Hide. L’acqua è
calma e di un blu intenso. L’ora è giusta, ma
forse già tarda per le regole del Maestro. E i dentici ???? Ci saranno
??? Decido di
portare in acqua un legnetto magico del Professore: un Acqua 100 rigorosamente
mulinellato. Zavorra di 6 Kg per la giacca da 6 mm liscia/spaccata (PoloSub) e
pantalone foderato (spaccato) mimetico da 3…. Anche i calzari da 3 mm. Guardo
soddisfatto la giacca resa mimetica con una tecnica svelatami dall’Oro
Olimpico Maddaloni: in breve consiste nello sciogliere gocce di colore, da
modellismo, in neoprene nero liquido; agitare il tutto affinché diventi del
colore usato e poi spennellare sulla muta a piacimento, ma tirando bene col
pennello. Il risultato, anche per
me che sono un pasticcione, è favoloso e duraturo. Già al primo
tuffo, seguendo le indicazioni del Maestro (“Agguata in parete”), capisco
che ci sarà da ricaricare il fucile. Un
attimo per pensare ciò che ho scritto ed … i primi 2 fasciati, più che in
peso, prendono la via del fondo. La ripida
parete scende formando dei canaloni che sui 15 mt si arrestano per formare dei
gradini e poi prosegue giù sui 23, con una rada franata. Risalgo la
corrente e resto di sasso nel nuotare attraverso un nugolo di mangianza: vope,
castagnole, mennelle, etc. etc. formano uno spettacolo inaudito. Ogni volta che
lascio cautamente la parete, si aprono muovendosi come pilotate da un flusso
magnetico, ora attivo ora no. E dal fondo, ad
ogni bollicina emessa dal viso, si accalcano per ghermirla. Il primo tiro
è destinato ad un bel cefalone che, ignaro, punta la sua prua contro corrente
godendosi l’immobilismo regalatogli dalla portanza della corrente stessa: lo
sperone che lo separa da me, l’essere contro corrente e il percorso subacqueo
scelto, fanno si che riesca a spararlo con lui quasi fermo. Lo insagolo e mi
diverto osservando la sua poderosa reazione. Quando eseguita
una cattura ho difficoltà a terminare un pesce, istintivamente mi vado a
nascondere verso la parete, quasi a non voler disturbare le prossime prede. Ho percorso 20
mt e la caccia promette bene. Dopo
poco, aggirando l’ennesima dorsaletta che mi invita nel canalone successivo,
vedo a 10 mt sotto di me, la figura distinta di un barracuda: circa 1,5 kg.
Mi ventilo e scorro verso il basso facendomi scudo delle pareti del
canalone. Perdo il contatto visivo,
inevitabilmente, per guadagnare i 10 mt ed affacciarmi all’altezza prescelta.
Quando mi sollevo per scrutare oltre la roccia lui è nel bel mezzo del
canalone. Allora emetto la solita bollicina, scegliendo di terminare l’azione
con un aspetto, reputando rischioso avanzare (anche se a velocità non
aggressiva) abbandonando la roccia ed il riparo. Il predone mi
punta immediatamente ma decide, forse, di non percorrere troppa strada a
corrente. Probabilmente non mi “sente” bene e disinvoltamente se ne và
compiendo 2 ampi giri, come un piccolo aereo che prende quota salendo a spirale. Al tuffo
successivo decido di mantenere la posizione e tentare un nuovo aspetto, convinto
che il predone possa ripensarci. Ma stavolta vado più in fondo e voglio
sfruttare la luce per guardare da basso verso l’alto e tentare di individuarlo
come una figura che si staglia sulla superficie illuminata, piuttosto che come
una macchia scura sul fondo blu. Sono sui 15 mt
e mi apposto ben visibile su un gradino di roccia: alla mia destra il salto sui
23 mt ed il mare aperto. Non vedo
nulla, ma ad un certo punto scorgo distintamente la figura di un altro barracuda
sui 3 Kg almeno che fermo, come in assenza di gravità, aleggia una diecina di
metri più in alto e più a destra. E’
quasi completamente coperto dalla mangianza e resta immobile. Aguzzo la vista e
noto che non è solo. Vi è un branco di almeno 10 esemplari. Risalgo spinto
dalle magnifiche C4 che calzo: il nuovo modello Falcon 25. Ho ripreso a pescare
più fondo quest’anno e anche con attrezzatura invernale. Queste pale le
considero la mia “dotazione di sicurezza”… e l’arma segreta per la
profondità. Devo attendere
3 tuffi quando, dalla destra, giunge il branco !
Sono 10 esemplari di barracuda sui 2 Kg. Veloci virano e si accostano. Io
sono rivolto in avanti e per allineare il fucile al tiro, devo ritirare il
braccio ed agire di polso. I primi sono già sfilati e gli ultimi accelerano. Mi
resta ancora da allungare il braccio ed irrigidire polso e gomito per rendere il
braccio, dopo lo sbandieramento di 90° a destra, quanto più solidale al mio
corpo ed attutire il rinculo. Sparo. E
colpisco in pieno centro il corpo uno degli ultimi. Sebbene di 1,7
Kg, il barracuda mi fila il mulinello che è una bellezza. Recupero e lo
agguanto con la solita diffidenza di chi conosce la dentatura di questi strani
pesci tropicali. Poi in cavetto. Lascio su uno
scoglio il piombo da 1 Kg che mi ero ficcato sotto la giacca e proseguo. Sono ovviamente
compiaciuto e … distratto. Allegramente passo allo sperone successivo ed un
missile argenteo si fionda da 2 a 25 mt in una frazione di secondo. Una orata di
quasi 3 Kg mi ricorda che il livello di attenzione non va mai abbassato ! Dopo circa 4
tuffi, scorti dei saraghi a mangiare in parete, decido il percorso di
avvicinamento. Mi ventilo, ma giunto sui 7 mt, fermo a scrutare il dafarsi prima
di avanzare, vengo attratto dalla classica specchiata: sui 15 mt
l’orata-missile di prima (o la sorella gemella), grufola candidamente
saltellando da uno scoglio all’altro, guadagnando lentamente il fondo. Non si
è accorta di me. Allora risalgo
“in punta” di pinne. Le ventilazioni
che precedono un tuffo “importante” sono sempre accoppiate a palpitazioni:
il tempo sembra non passare mai e la fretta mi prende all’improvviso. Penso
sempre che la situazione “avvistata” possa cambiare e mi concentro poco sul
tenere lento e profondo il ritmo respiratorio. Quando migliorerò ???? “Eppure mi
tocca solo fare un piccolo agguato dai 15 ai 20 – 23 mt e che sarà mai, poi,
sparare ad una orata di 3 Kg !!!!” … Pensavo
tra me e me. Spero che darsi
coraggio sia un’abitudine tra i pescatori “simplex” come il sottoscritto. Ultima pompata:
diaframma su espirando e contraendo l’addome e poi giù, inspiro
“gonfiando” la pancia dando tutto lo spazio necessario ai polmoni di
gonfiarsi. Lento, scendo, fino al primo gradino sui 10 mt per una sosta prima di
proseguire al riparo del canalone. Ed è qui che
le castagnole si aprono a ventaglio 10 mt da me, squarciando il blu. Piego la
testa per cambiare leggermente assetto ed osservare ciò che avviene dove non
posso dirigere lo sguardo. Ed è lei,
splendida, lenta e maestosa. Una ricciola di
10 Kg, naviga “illuminando” la rotta attraverso la sua inconfondibile
striatura gialla che le adorna il laterale del capo. La mia reazione
è tranquilla ed automatica come il nuotare del pelagico. Apro le pale e freno,
inarco la schiena ed inizio una planata orizzontale verso di lei, aprendo
contemporaneamente gambe e braccia per livellare la quota. La manovra la
avevo osservata l’estate scorsa sulla secca dei Monaci, quando il Maestro
aveva tentato di portare a tiro un’esemplare sui 4 kg. Il pesce gli girò a
torno ma non tanto vicino da permettergli il tiro.
In quella circostanza non vi erano ripari attorno e la planata fu
eseguita nelle migliori tradizioni del Blu Hunting ! Ma io stavolta
ho la parete alle spalle e se il pelagico vuole, solo da davanti si deve
avvicinare. Il pesce
lentamente vira e mi punta con un asse di convergenza sui 45°.
Avanza senza guadagnare ne velocità, ne quota. Sono io che devo
affondare ancora leggermente. Allora chiudo
le braccia, riallineo il fucile avanti a me e procedo riprendendo
l’avanzamento verso di lei. Man mano che la
distanza si riduce il pesce deflette la sua traiettoria offrendomi ora il
fianco. Il bersaglio, a meno di 4
mt, è ormai impossibile da sbagliare. La ricciola non
accenna alcuna accelerazione così come il sottoscritto. Mi rendo conto che devo
colpirla bene se non voglio rischiare di perderla. Non devo affrettare il tiro.
Non devo esitare. Devo mirare dove so. Appena uno
scarto del braccio e sparo.
Subito dopo la
pelle del pesce inizia a “virare” lasciando che i toni del viola diventino
di quel grigio verde, classico della livrea. Secco,
fulminato! E con un elastico
circolare da 16 mm (quello che monto per l’agguato). Un vero colpo di Tsunami
!!!!!!! Non faccio altro che
afferrare l’asta e risalire, tenendo il pesce “allo spiedo”. Non filo il
mulinello avendo paura di sfilare l’asta ad aletta chiusa, decisione che mi
costa un test sotto sforzo delle pale al carbonio. Riguadagno la
superficie e non posso crederci. Il
pesce mi guarda ruotando gli occhi, che sembrano l’unica parte restata ad
esprimere la vitalità di un potente ed instancabile nuotatore. Due occhi grandi
ed increduli, incrociano tristemente i miei. Due secondi dopo il pesce trapassa
a miglior vita, rispettando ancora una volta la legge dei predatori: il più
grande caccia il più piccolo. Riprendo il
piombo lasciato sullo scoglio, con 2,7 Kg in cintura ed una ricciola di 11 Kg
(pesata poi) devo tornare al gommone. Non tento nemmeno di sfiocinare il pesce. Rifletto su
come siano inadeguate le Ns armi per la cattura di grossi esemplari: questa è
di solo 11 Kg e l’asta sembra uno “spiedino” ! Il Maestro,
nemmeno ci fossimo dati appuntamento, gira la prua mentre io spunto dalla poppa.
Sott’acqua agita il pugno in senso di gioia ed approvazione.
A bordo dobbiamo usare le pinze per estrarre l’asta dal cranio
dell’animale. Il Maestro
guarda il foro lasciato sulla bestia e mi fa: “Colpita male eh ?”.
So che scherza. So che è la frase che recita ogni qualvolta conclude le
sue catture con tiri millimetrici e letali.
Talvolta si diverte ad osservare il foro, perfettamente sulla laterale,
ed aggiunge: “ Troppo alto. Tre millimetri troppo alto” !!!! Non so chi mi
abbia pensato questa mattina. Ma il fato ci ha messo lo zampino. A Napoli si
dice “ ‘E pisc’ so amant’ de’ fess’ “ ed io mi sento un idiota
!!!!
A paiolo vanno
ad aggiungersi le prede del Maestro, tra cui un barracuda più grande del mio e
dei bei saraghi. La mattina
continua, ma io sono pago. Non riesco a concentrarmi. Il Maestro prosegue in
cerca dei dentici. Ma niente. “Solo” saraghi nel suo carniere.
Entriamo nel
cavo dell’onda laterale della panciuta barca ed il Maestro, rallentando
l’andatura del gommone, mi fa cenno … “Prendi
la ricciola” ! Mute in dosso
io, mimetico come il Maestro, sollevo la preda tra lo stupore dei presenti. Non so
veramente cosa dire, ma il mio volto parla da solo.
Solo il
Maestro, rivolgendosi all’attonito equipaggio, rompe l’indugio e aggiunge
una frase alla scena: “Quando l’allievo supera il Maestro … “ Non so se
questo inizio ed il corso abbia, giovato ai nuovi “allievi”, ma io debbo
dire … Grazie Maestro. Lucio GattoLibero
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