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            MANGIANZE

  

                                             

Per attuare una corretta azione di pesca all’aspetto dobbiamo tenere in  considerazione numerosi fattori tutti molto importanti quali la direzione della corrente, la posizione del sole, la quota cui si trova il taglio freddo, ma il fattore che ci darà maggiori indicazioni sarà la presenza ed il relativo  comportamento nella nostra zona di pesca della così detta   ” mangianza ”.

La mangianza non è composta da una specie in particolare bensì da tutti quei pesci che fanno parte della dieta di predatori quali tonni, palamite, ricciole, lecce, pesci serra, dentici, barracuda e branzini; ogni predatore ha un menù preferito ma ciò non determina una regola fissa, esiste sempre l’eccezione che conferma la regola, spesso nelle interiora di alcuni di essi sono stati ritrovati resti semi digeriti o mandibole di pesci che non fanno parte dalla loro normale alimentazione; com’è capitato al mio abituale compagno di pesca Massimo che nelle viscere delle ricciola di 30 Kg catturata un paio d’anni addietro in Corsica ha trovato il teschio con la mandibola non ancora disciolta dai succhi gastrici di un grosso sparide forse appartenente a qualche   sarago o tanuta, o forse di un’orata; evidentemente la fame è dura per tutti e non solo per l’essere umano.

 

Di seguito vi descrivo in linea di massima quali sono le preferenze gastronomiche dei nostri predatori:

 

TONNI

 

Si cibano principalmente d’acciughe, sardine, sgobri, sugarelli (non disdegnano anche le   occhiate), che insidiano a fine estate quando i grossi branchi di pesce azzurro accostano; in questo periodo il segnale che c’indicherà la presenza di queste mangianze sarà dato da alcune specie d’uccelli di mare che una volta avvistati i grossi branchi dall’alto vi si tuffano dentro per cibarsi, il fattore che spinge queste specie a raggrupparsi in grosse palle a pelo d’acqua è   la presenza dei predatori, questo sistema di difesa vorrebbe simulare la sagoma di un grosso pesce in moda da scoraggiare il predatore che per niente turbato da tale mostro si getta ad alta velocità e con la bocca aperta nel fitto branco ingoiandone a più non posso, ad una velocità tale che spesso gli fa compiere balzi di qualche metro fuori dall’acqua.

Al seguito di questi branchi di pesce azzurro incontreremo sicuramente anche specie di minori dimensioni quali bonitti e palamite.

 

PALAMITE

 

Negli ultimi anni ho notato che queste ultime hanno parzialmente modificato il loro comportamento passando da specie pelagica a (semi) stanziale, questo e quanto accade in Liguria dove la presenza di questa specie una volta era legata alla migrazione del pesce azzurro mentre ora la possiamo incontrare quasi regolarmente anche in inverno nelle zone più ricche di altre specie di mangianze quali menole, boghe e castagnole.

 

RICCIOLE E LECCE

 

Affermerei che si tratta delle due specie per così dire “ con la bocca buona “, cioè in grado di nutrirsi di tutto quello che c’è a disposizione con una leggera predilezione verso sugarelli, agoni, cefali e occhiate.

La leccia in particolare adora i cefali che caccia spesso anche in inverno in poca acqua alle foci dei fiumi, mentre la ricciola preferisce cacciare sulle secche le occhiate, mentre gli agoni e i sugarelli vengono insidiati a mezz’acqua.

 

DENTICE

 

Senza ombra di dubbio la specie preferita dal dentice è l’onnipresente castagnola, che affolla le secche sostando a mezz’acqua.Si tratta del pesce che fornisce le maggiori indicazioni sulla presenza di eventuali predatori in zona e non solo, ma questo discorso verrà affrontato più avanti.

 

BARRACUDA

 

Specie che sta popolando i nostri mari in maniera prepotente poiché molto vorace e aggressivo, chi pesca spesso in Sardegna e Corsica afferma che ha sfrattato dalle secche sua maestà il dentice.Data la sua voracità si nutre di qualsiasi tipo di mangianza, mi è capitato di incontrarli sia sulle secche, che nelle pareti a strapiombo mentre cacciava pesce azzurro, occhiate e menole ma anche in acqua bassa a caccia di cefalotti.

 

 

BRANZINO o SPIGOLA

 

Fino ad ora abbiamo parlato di predatori estivi mentre quest’ultimo si aggira nelle nostre coste esclusivamente d’inverno tranne qualche rara comparsa in estate nelle zone con fitte praterie di posidonia.Abbiamo a che fare con un altro predatore voracissimo e molto intelligente (in alcune zone viene chiamato Lupo) che effettua prevalentemente la sua azione di caccia con mare mosso e acqua torbida sfruttando quest’ultimo fattore per insidiare con facilità cefalotti e latterini (in Liguria vengono chiamati lussi o lussini), ma non disdegna neanche piccole menole, labridi e perchie che spesso ho trovato nel loro apparato digerente durante le fasi pulizia. Anch’esso come la leccia insidia i cefali alla foce dei fiumi e agli sbocchi a mare delle fogne, ed e proprio in una zona del genere che un amico pescasub ha catturato un esemplare di circa 3 Kg il quale aveva nello stomaco un bel topo (naturalmente il branzino è stato venduto al miglior offerente !).

 

PESCE SERRA

 

Ho lasciato per ultimo questo tipo di predatore per mancanza di dati riscontrati personalmente poiché non vive nelle mie abituali zone di pesca (Liguria). Amici pescatori dell’Italia centrale, zona maggiormente frequentata da questa specie, mi hanno assicurato che è un predatore voracissimo in grado di cacciare sia in acqua bassa, stile branzini e lecce, che in profondità sulle secche frequentate da dentici e ricciole; è quindi in gradi di aggredire indistintamente qualsiasi tipo di pesce gli capiti a tiro.

 

Una volta conosciute a grandi linee le preferenze alimentari dei predatori vi mostro una carrellata di foto dei più comuni frequentatori di secche, le varie mangianze, così da poterli conoscere meglio.

    BOGA                                                  CASTAGNOLA                                     MENOLA

 

 

 

 

   OCCHIATA                                       AGUGLIA                                               SUGARELLO

 

 

                                                                                                                                                    

 

Ed ora veniamo al dunque, perché è così importante la mangianza?

Come abbiamo visto in precedenza  è utile per capire in base alla specie presente nella nostra zona di pesca quali predatori potremmo potenzialmente incontrare ma, non solo, ci sarà utile anche per stabilire la direzione della corrente e di conseguenza la direzione da cui proverranno le nostre prede in quanto generalmente essi preferiscono cacciare contro corrente, ed in particolare ci saranno maggiormente d’aiuto pesci come  castagnole e  menole che rappresentano le specie maggiormente presente nelle zone di pesca, le quali si raggruppano in branchi molto fitti e ben visibili anche dalla superficie. Questi, in presenza di forti correnti, si disporranno con il muso contro di essa poiché  per vincere la forza della corrente stessa saranno costretti a nuotare in continuazione ed  in questo modo riusciranno a mantenere la posizione sulla secca. A volte quando la corrente è molto forte e se la zona lo consente troveremo in particolare le castagnole a ridosso di qualche scoglio o spuntone di roccia proprio per ovviare al problema citato in precedenza.

 

Un altro segnale utile potremmo averlo durante una discesa nel blu alla ricerca di un buon appostamento, se avremo l’accortezza di posizionarci alla stessa quota cui si trova la mangianza saremo certi di essere al disopra del taglio freddo, infatti, essa raramente gradisce sostare nell’acqua fredda così come non lo gradiscono generalmente i predatori che, comunque sia, saranno costretti ad eseguire i loro attacchi per sfamarsi alla profondità segnalata dai nostri amici pescetti; il dentice può trasgredire questa “regola” in quanto patisce molto lo stess causato dal traffico nautico e dalla costante presenza di subacquei in zona, questi fattori lo spingono,soprattutto in estate,  ad affondarsi nelle acque gelide alla ricerca di maggior tranquillità.

Ed una volta appostati non bisogna,ancora una volta,perdere d’occhio i nostri collaboratori, infatti, saranno ancora una volta essi ad indicarci la presenza della nostra ambita preda. Se dopo alcuni tentativi li vedremo sparpagliati ed immobili di fronte a noi purtroppo non daranno un buon segnale, ciò significa che di predatori in zona non ne circolano; se invece li vedremo muoversi nervosamente, scattare ad ogni minimo rumore, schiacciarsi rapidamente verso le rocce, aprirsi improvvisamente o appallarsi sarà un chiaro segnale della presenza di qualche elemento di disturbo.

Proprio da questi movimenti ed in particolare alla direzione della fuga riusciremo a capire in anticipo da che parte giungerà il predatore, avremo così il tempo di effettuare una prima correzione sul puntamento del fucile in modo da indirizzarlo nella presunta zona di apparizione, senza rischiare così di spaventarlo con eventuali bruschi movimenti che ci precluderanno la cattura, per poi eseguire solo l’allineamento finale per lo sparo.

 

Chi fosse dotato di imbarcazione con relativo ecoscandaglio avrà a disposizione uno strumento che, oltre a rilevare la morfologia del fondale con le varie battimetriche, può dare qualche altro indizio utile

sull’ eventuale presenza di pesce. Per  avere informazioni sulla zona di pesca e sufficiente effettuare  alcune lente passate (per non allarmare troppo le possibili prede sottostanti) e sul nostro monitor vedremo chiaramente come sarà disposta la mangianza, se in alto rispetto al cappello della secca vuol dire che è presente il taglio di acqua fredda e forse ci conviene tralasciare la zona, viceversa sarà meritevole di un’ispezione accurata; oppure potremmo vedere su che lato della secca è posta e quindi indicativamente da che parte arriva la corrente, viceversa la potremmo vedere bella larga e fluttuante su tutta la secca segno di scarsa presenza di corrente e di possibili prede.

Naturalmente questi suggerimenti impareremo a capirli col tempo e soprattutto con l’esperienza, elemento fondamentale nelle azioni di caccia di un pescatore subacqueo.

Questo scritto è basato su esperienze personali e vuole essere inteso come un suggerimento che serva a fare capire che nulla è lasciato al caso e che stando attenti a tutto ciò che accade durante la fase di pesca potremo incrementare le nostre possibilità di cattura.

 

 

                                                                                                                        Marco Arbarello