Catture

 

 

PASQUALE, IL DENTE ED IL DIO DELLA PESCA

 

Ho appena finito di fare colazione quando, prendendo atto della splendida giornata di sole, sospiro fra me e me: “l’ideale oggi sarebbe avere la disponibilità di un gommone!”.

Dopo pochi minuti mi raggiunge trafelato Pasquale che, senza salutarmi, mi fa: “Ale, grande notizia! Daniele e Massimo escono con il gommone. Vuoi venire a pescare?”.

Non gli rispondo nemmeno.

Saluto fugacemente mia moglie e carico la borsa in macchina, a bordo della quale ci dirigiamo, euforici, verso il porticciolo di Campomarino (Taranto).

Chiamiamo con il cellulare Massimo il quale conferma che loro saranno lì tra poco meno di un’ora. Perfetto. Lo stesso tempo che ci occorre per raggiungere il porticciolo.

Nonostante il gran caldo (quasi 40°), l’aria è resa frizzante dal pensiero della imminente battuta di pesca.

Sudaticci giungiamo a Campomarino dove, pochi minuti dopo arrivano anche Daniele e Massimo.

Alla vista dell’auto io e Pasquale restiamo tuttavia di sasso.

In macchina, oltre Massimo e Daniele, ci sono altre due persone ed il gommone trainato a rimorchio è da quattro.

Daniele e Massimo quasi fingono di non vederci. Capisco immediatamente che qualcosa non va.

Ed infatti, non si comprende bene perché, io e Pasquale non siamo contemplati a bordo del gommone.

Massimo, bontà sua, un po’ in imbarazzo ci spiega che c’è stato un equivoco e che comunque in sei non si può andare perché si sta stretti!

Una doccia gelata, tutt’altro che refrigerante.

Il nostro stato d’animo è un misto di incredulità, stupore, delusione e rabbia.

Preferiamo accusare il colpo con signorilità per cui, dopo un piccolo cenno di saluto, inebetiti ci rimettiamo in macchina non prima di aver lanciato un’ultima vogliosa occhiata al gommone che nel frattempo sta per essere calato in acqua.

Dopo circa dieci minuti siamo bloccati nel traffico della litoranea tarantina tra una folla di villeggianti. L’auto è un forno. Non abbiamo neanche la voglia di bestemmiare.

Senza parole guardiamo lo splendido mare azzurro.

Rompo il ghiaccio dicendo: “Pasquale, se esiste il Dio della Pesca oggi ci immergiamo da terra al primo posto disponibile e prendiamo qualcosa di grosso”.

Pasquale non se lo fa ripetere due volte. Al primo scoglio libero devia repentinamente a sinistra tagliando la strada alle auto che provengono in senso contrario e parcheggia quasi dentro il mare.

Dopo pochi minuti abbiamo già indosso le nostre mute mimetiche da 5 millimetri in liscio spaccato e siamo armati di arbalete.

Passa poco più di un’ora e il nostro carniere è ancora piuttosto scarso (un sarago, una mormora ed una murena).

Ad un tratto vedo Pasquale interrompere bruscamente una discesa e risalire rapidamente. Si porta la mano sulla guancia imprecando.

Una fitta incredibile al dente, probabilmente causata dalla presenza di una bolla d’aria all’interno di una otturazione.

Ci guardiamo negli occhi e, all’unisono, esclamiamo: “il Dio della Pesca non esiste”.

Smettiamo di pescare.

Il giorno dopo Pasquale corre dal dentista: tra pochi giorni deve partire in Turchia e non può assolutamente permettere che la splendida vacanza di pesca da tempo programmata venga rovinata da una piccola bolla d'aria.

Il dentista gli fa un lavoro provvisorio consigliandogli di provare ad immergersi prima della partenza.

La giornata è bruttina, l’acqua è torbida. Probabilmente, se non glielo avesse detto il medico, Pasquale, che pure non perde occasione di entrare in acqua, non si sarebbe calato.

La prova di immersione è fissata alle 18,00.

Alle 18,10, mentre sto lavorando, mi squilla il telefonino. Guardo il display. E’ Pasquale.

Immediatamente penso: “Addio vacanza, la medicazione non ha sortito l’effetto sperato”.

Non faccio nemmeno in tempo ad aprire il cellulare che sento gridare: “La senti come sbatte? E una bestia di otto chili!”.

Cosa?

Pasquale è un fiume in piena: “Ho preso una spigola di otto chili!! Non ho fatto nemmeno in tempo a calarmi che, dall’acqua torbida, è sbucata fuori questa testa enorme. La senti come sbatte?”

Effettivamente in sottofondo sento dei forti rumori, come se qualcuno stesse tentando di distruggere il cofano dell’auto.

Allora la domanda mi sorge spontanea: “Pasquale, allora il Dio della Pesca esiste?”.

La risposta, secca, più che altro è un urlo: “ESISTE, ESISTE!!”.

 Naturalmente non mi azzardo neppure a chiedere se il dente gli duole ancora. Anche se fosse, Pasquale non sentirebbe alcun dolore.

Speriamo che la spigolona non gli costi una vacanza in Turchia!

 

Alessandro Dello Russo                                               Pasquale Pastore