Giorgio Dapiran
 

DIARIO DI PESCA 4
(12 MAGGIO)

Ho appuntamento a Santa Teresa con Gaspare Battaglia per una battuta di pesca di Corsica, ma alle sei della mattina una nebbia impenetrabile avvolge il porto e le Bocche di Bonifacio. Non me la sento di viaggiare con la bussola, così andiamo a svegliare il padre di Umberto per farci prestare il suo GPS.

Iniziamo la traversata con dieci metri di visibilità, come nel centro di Milano, lasciandoci guidare dallo strumento e poco dopo incontriamo un vecchietto sul suo gozzo che con l’occhio sbarrato ci chiede da quale direzione veniamo, noi possiamo sorridere della sua espressione drammatica, ma l’atmosfera è veramente inquietante.

Questa uscita, come le prossime, serve a creare l’affiatamento tra me e Gaspare in vista della realizzazione del video sul dentice che ho in programma tra qualche settimana. Gaspare sarà il mio operatore, anche io riprenderò le mie catture con una microcamera montata su un casco e nella fase di montaggio delle immagini alterneremo i due punti di osservazione.

Dopo   trenta minuti siamo in Corsica e dirigiamo verso le isole Bruzzi.

 Pescheremo a “staffetta”: Gaspare si immerge al limite del parco ed io ancoro il gommone 500 metri più avanti, verso ovest, per tenere il sole alle mie spalle (la nebbia sta diradando!). Prima di lasciarlo gli consiglio la strategia da adottare: pancia sugli scogli, agguato dalla superficie.

Appena in acqua, mi basta un’occhiata in giro per intuire che sarà una grande giornata: l’acqua è ancora torbida, ma si sta formando un termoclino a circa un metro di profondità che rende la fascia vicina alla superficie più calda e molto gradevole, sia per i pesci che per i subacquei.

I labridi stanno costruendo il nido portando in bocca rametti d’alga, i maschi variopinti corteggiano le femmine che con strette evoluzioni evitano le insistenze del maschio. Osservo la grazia della femmina del tordo pavone e rifletto sulla somiglianza del corteggiamento di questi pesci colorati con il flirtare delicato di alcune coppie umane quando danzano: si sfiorano, con il maschio che sollecitamente stringe la femmina verso il nido, un’ampia virata li allontana uno dall’altro  per farli tornare vicini il giro successivo; la femmina mostra  disinteresse, il maschio la determinazione della sua volontà riproduttiva.

Scorgo saraghi dappertutto, perlopiù fasciati intenti a mangiare le alghe sulle rocce, la specchiata della loro livrea argentata interrompe la monotonia della sospensione giallognola nella colonna d’acqua. Tutti i saraghi si concentrano nella fascia più calda.

E’ la prima volta che affronto in un articolo l’argomento dell’ectotermia dei pesci, uno stato fisiologico importantissimo che ne condiziona le abitudini e il comportamento. E’ una conoscenza indispensabile per tutti i pescatori subacquei che dalle osservazioni termiche sull’ambiente  possono trarre utili informazioni su dove trovare le prede!

I pesci sono animali che assumono passivamente la temperatura dell’ambiente esterno. Mostrano tassi di calore metabolico molto bassi e uno scarso isolamento termico, per cui, come disperdono nell’ambiente il  calore prodotto dalla loro attività muscolare così assorbono rapidamente il calore dell’acqua quando per effetto climatico la sua temperatura si innalza.

 Molto più semplicemente diciamo che sono animali a sangue freddo.

Non voglio tediarvi con delle considerazioni sul metabolismo dei pesci, ma vi invito a riflettere sul comportamento dei rettili, anch’essi animali a sangue freddo: le lucertole, ad esempio,  passano la stagione fredda in una specie di torpore  simile al letargo dei mammiferi. In primavera spuntano dai loro ripari per stendersi al sole e riscaldarsi fino a raggiungere la temperatura ottimale  per le funzioni muscolari indispensabili  alla predazione.

 In pratica pesci e rettili scelgono nell’ambiente il microclima che è più vicino possibile alla  temperatura corporea ottimale.

In questa chiave si possono leggere molti spostamenti che i branchi compiono nella colonna d’acqua ed il comportamento migratorio di molte specie come ad esempio il dentice (fenomeno scientificamente ancora poco conosciuto).

Nei pesci le oscillazioni termiche climatiche inducono modificazioni compensatorie fisiologiche che li aiutano a superare lo stress termico in un processo di adattamento stagionale che si chiama “acclimatazione”, nonostante questo  molte varietà, nell’acqua fredda, mostrano un rallentamento della propria attività vitale.

E’ un fenomeno frequente, quando si forma il termoclino, trovare tutti i pesci nella fascia  più calda della colonna d’acqua ed è veramente inutile  cercarli in profondità. Appena si stabilisce  il termoclino si innesca un fenomeno che attira i pesci nelle zone poco profonde: la crescita vigorosa di alghe e invertebrati  innesca una catena alimentare nella quale le nostre prede sono l’anello finale. Tutto coincide: la formazione degli alimenti e il raggiungimento della temperatura esterna ottimale per l’attività degli sparidi e di altre specie, per una frenesia alimentare di cui sono stato testimone entusiasta proprio oggi.

Ogni nicchia, ogni ansa della costa raccoglie un gruppetto eterogeneo di saraghi delle tre varietà: fasciati, maggiori e pizzuti che l’acqua torbida rende ancora diffidenti mettendo alla prova la mia abilità nell’avvicinarli.

Ma non basta! Assisto ad una scena veramente divertente: una spigola  giallo/verde per il riflesso degli iridociti (le cellule riflettenti sotto le squame) che striscia sulle rocce e fa l’agguato ad un latterino, il pesciolino riesce a fuggire, mentre il predatore  alla fine incappa nel mio arpione!

Provo a fare l’aggiramento alla base di qualche sasso che dalla superficie si appoggia su 5/6 metri di fondo, in una manovra ormai classica del mio agguato, ma i pesci sono proprio in superficie e la strategia si rivela infruttuosa.

Mi fermo sovente  a galla  per decine di secondi, sia per scovare nello scenario dove mangiano i pesci, sia per scegliere  la preda  più grossa tra la miriade di saraghi di due/tre etti. In qualche situazione ho il corpo fuori dall’acqua e solo la maschera immersa quel tanto da poter individuare la preda.

 Dopo il primo tratto anche Gaspare si accorge della situazione e si entusiasma nell’insidiare pesci così numerosi e difficili da catturare, ma mi stupisce con un’osservazione: per lui, abituato ai fondali della Liguria, l’acqua è troppo trasparente!

Alla fine della battuta, da buon “profondista” controlla il suo computer  da apnea per scoprire che l’immersione più profonda è avvenuta a 7 metri. Sarà contento Umberto,  suo compagno di squadra nazionale, per il proficuo allenamento!

 

Giorgio Dapiran 05/2000