DIARIO DI PESCA 8
Il giorno precedente nel tratto di costa tra Santa Teresa e valle dell’Erica (Porto Pozzo) avevamo trovato delle condizioni meteomarine particolari che avevano influito negativamente sul nostro carniere: un termoclino molto alto, abbondante sospensione e sul fondo, acqua gelida. Da diversi anni ho maturato la convinzione che tutte le specie si trovino più a loro agio nell’acqua calda e trasparente, così, la mia ricerca spesso si spinge ad individuare le zone calde, preferibilmente alimentate da una leggera corrente. Il lato orientale della Sardegna, innegabilmente, tende a scaldarsi prima perché è a ridosso dalle perturbazioni fredde del Maestrale. Per la pesca subacquea, però, Il fondale orientale non è interessante come quello del lato nord/occidentale: abbondanti praterie di posidonie e ampi tratti di sabbia intorno a poche isole rocciose, rendono monotono il paesaggio sottomarino e non offrono quel rifugio, indispensabile alle specie ittiche per stabilirsi stabilmente in una zona. Tutta questa costa ha uno scarso ricambio di pesce ed è necessario intervallarvi, nel tempo, le battute di pesca. Un pescatore intelligente non torna mai nello stesso posto con insistenza, soprattutto se questo è circondato da grandi tratti sabbiosi! Usciamo da Porto Cervo con il piccolo gommone giallo, rattoppato, quest’anno testimone di grandi imprese. E’ una giornata senza vento, serena come la mia vita da uomo libero. Mentalmente ripasso le zone interdette: il Parco dell’arcipelago de La Maddalena ha fagocitato quasi 100, dei miei posti abituali di pesca, costringendomi a calcoli cartografici estenuanti . Iniziamo a metà tra l’isola della Pecora (vicina a Caprera) e l’isola delle Bisce: una secca che arriva a 10/15 metri dalla superficie e per buona parte è all’interno del parco. L’acqua è calda, ma la sua trasparenza non supera i 15 metri di profondità, più a fondo, una leggera sospensione rende l’immersione inquietante e dalle aspettative poco attraenti. Entrambi avvistiamo poco pesce e di taglia modesta, l’unica sorpresa sono le piccole cernie, di un chilo di peso o poco più, che ci osservano in candela durante la discesa e ci scrutano da lontano quando ci fermiamo per un aspetto. E’ un primo approccio e non mi scoraggio, dopo tre quarti d’ora ci spostiamo sul cappello di una secca davanti a Baia Sardinia. Qui l’acqua è ancora più torbida, man mano che ci addentriamo nel golfo di Arzachena la sospensione aumenta. Questa secca di roccia granitica del diametro di 50 metri, ha il cappello intorno ai 20 metri di profondità e finisce a 27 metri sulla sabbia. Alla prima immersione una ventina di saraghi di media taglia si muovono nervosi dal sommo verso le pendici, ne catturo uno in caduta, ma faccio fatica a ritrovare visivamente la secca dalla superficie e istintivamente sento che non ci sono ancora le condizioni ideali per realizzare un buon carniere. La conferma mi arriva da Lucio che prova una planata sul sommo e vede uno sparuto branco di corvine che si aggirano nervose, tra roccia e sabbia. Cambiamo ancora posto, mi rendo conto che devo uscire dal golfo se voglio trovare l’acqua più pulita. Nello spostamento notiamo un gommone con altri due pescatori subacquei che si stanno immergendo nel nostro primo posto e mi chiedo se rispetteranno le cerniotte. In questa terza zona, noto un leggero cambiamento: vicino a dov’è atterrata l’ancora, un gruppetto di corvine staziona tranquillo fuori da una tana, è una cattura semplice e vista la modesta profondità lascio che Lucio si cimenti in un agguato. Per non metterlo a disagio mi allontano per controllare la presenza del pesce sul resto della secca. E’ simile a quella della prima immersione, ma per la prima volta un gruppetto di dentici si avvicina provenendo dalla parte più alta della secca. Sono esemplari giovani e affamati, ma non del tutto tranquilli: è necessario un altro spostamento! Il Maestrale del giorno precedente si sta progressivamente placando, così navigo verso il largo in direzione della strisciata più orientale della secca delle Bisce. Lascio Lucio sui sommi a 15/17 metri di profondità ed io ne esploro i margini. Alla prima immersione dopo aver strisciato tra posidonie e roccia per una decina di metri, mi affaccio su un canalone che finisce sulla sabbia: le castagnole si scostano al mio passaggio senza scarti, l’acqua è veramente pulita e non percepisco alcun termoclino. Appena sopra un sasso coperto dalle posidonie, appoggiato sui pendii del canyon subacqueo, immobile, staziona un branco di una trentina di corvine. Mi fermo e osservo, valutando se è opportuno scivolare lungo la parete per arrivare a tiro, quando quella più vicina mi viene incontro con quell’atteggiamento arrogante che mi piace tanto. Le altre la seguono fiduciose: in questi casi è importante sollecitare la prima ad avvicinarsi, poi il gioco dell’aspetto è fatto! Cerco l’allineamento tra due pesci e l’asta, poi scocco il tiro: ne catturo solo una, ma è un esemplare di un chilo e mezzo. Le altre si radunano sotto il sasso, così, il tuffo successivo plano all’imboccatura della tana, in tempo per infilarne ancora una, dalla coda alla testa, mentre sta per sgusciare e dileguarsi tra le foglie della posidonia. Conosco questo canalone da più di 15 anni, mi regala sempre qualche corvina, a volte anche una cernia. Dieci metri più al largo, un gruppo di sassi sono il loro ultimo rifugio che solitamente lascio inesplorato se ho già realizzato delle catture nella parte alta del canalone. Ho la sensazione di essere sul punto buono: castagnole, boghe ed altra minutaglia sono abbondanti e distribuiti su tutta la colonna d’acqua. Nonostante le immersioni successive non mi riservino altre catture, insisto nella ricerca e mi allargo alla scoperta di cappelli isolati sulla sabbia.
E’ come prevedevo, alla prima planata di osservazione, scorgo saraghi e corvine che si muovono tranquilli tra gli scogli: sono quelle visioni che ti riempiono di buonumore! Non ho ancora analizzato, approfonditamente nel mio intimo, la ragione delle sensazioni di piacere che provo pescando, ma quello dell’avvistamento della preda è forse il godimento più intenso: mi ricorda lontanamente la sensazione di gaiezza che provavo quando intuivo che una ragazza “ci stava“ e accettava il mio corteggiamento. La successiva conquista non mi offriva la stessa soddisfazione, analogamente, nella pesca subacquea, la cattura vera e propria, a volte, per me è un inutile corollario, mentre scoprire la preda… ( forse, senza rendermene conto sono diventato un voyeur). Con le corvine sono tremendo! Quando le avvisto, inizio a strisciare fino ad arrivare loro a tiro, con una tecnica di avvicinamento molto simile a quella del gatto con il piccione.
E’ una cernia di sette chili! Come illustro nel mio video sull’agguato profondo, affacciatomi lentamente all’imboccatura della sua tana, lei spinta dall’istinto territoriale mi punta e la trafiggo in mezzo agli occhi.
Giorgio Dapiran 07/2000
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