Giorgio Dapiran
 

DIARIO DI PESCA 11

ESTATE 2000

Siamo alla fine dell’estate: l’acqua del mare è ancora calda e il termoclino molto lontano dalla superficie. L’anticiclone delle Azzorre ha occupato per molto tempo il Mediterraneo determinando un’alta pressione che ha tenuto lontano le grandi perturbazioni atlantiche.

Il lungo periodo di mare calmo ha reso statica la dislocazione dei vari branchi di pesci che sentono nei cambiamenti climatici la spinta a compiere grandi spostamenti.

Il pescatore subacqueo in queste condizioni si è trovato ad operare su pesce stanziale reso alquanto diffidente; ad ogni battuta di pesca, ha dovuto sperare che altri pescatori, con la pressione della loro attività, non avessero sprofondato definitivamente a quote inaccessibili le sparute famiglie di sparidi e quelle specie che occupano il basso fondo.

I grossi dentici disturbati dall’attività della pesca, favorita dal tempo buono, si sono allontanati dai cappelli delle secche, lasciando il territorio a disposizione dei giovani esemplari ancora facili da catturare. Non sarà così il prossimo anno: i sopravvissuti ricorderanno sicuramente la freccia che ha colpito un loro compagno di branco.

E’ questa memoria storica che rende imprendibili gli adulti superiori a 10 chili di peso!

Ancora qualche giorno e le prime burrasche cambieranno definitivamente la situazione sotto e sopra la superficie del mare.

Casella di testo:  E’ tempo di bilanci!

Per quanto mi riguarda posso affrontare quello del Nord Sardegna e del Sud della Corsica con un sorriso di soddisfazione.

E’ stata un’estate proficua per chi si è dedicato all’arte della cattura dei dentici: branchi numerosi hanno occupato anche le secche che da tempo erano deserte.

L’acqua molto calda ha favorito la colonizzazione di varie batimetrie con poche eccezioni nelle giornate di corrente fredda.

Io opero sul lato orientale delle due isole e conosco bene la situazione in queste zone, ma mi sono giunte segnalazioni di catture di grandi esemplari anche dalla costa occidentale.

Questo splendido predatore sembra non sentire più la concorrenza dei branchi di barracuda che qualche anno fa avevano creato apprensione  tra i pescatori professionisti. La colonizzazione del Mediterraneo da parte della Sphyraena Sphiraena dopo un’esplosione iniziale di qualche anno fa è rallentata, lasciando spazio ai branchi di dentici che erano perdenti nello scontro per il controllo territoriale quando si trattava di lottare con una vera macchina da guerra come il barracuda!

Casella di testo:  Un altro segnale positivo giunge dal restocking della cernia: data dai biologi in via di estinzione, oggi, invece, gode di una buona presenza lungo i 200 chilometri di costa che, a rotazione, perlustro nelle mie battute di pesca.

Non mi era mai capitato di avvistare tante cerniole nel basso fondo come in questa estate: curiose accompagnano gli sciarrani e le donzelle nelle ispezioni delle nicchie tra i sassi. I grossi esemplari, però, sono  assenti e mi convinco sempre di più che una varietà mutante (in quanto ad abitudini)  si è adattata a vivere in fondali inaccessibili alla maggior parte delle tecniche di pesca, riproducendosi con un forte ritmo.

Ho scoperto cernie di pochi centimetri di lunghezza anche a costa Paradiso, sul lato nord della Sardegna, dove in venti anni di pesca non avevo mai incontrato un solo esemplare.

Casella di testo:   La nostra coscienza (spero più matura di quella dei pescatori della generazione che ci ha preceduto), ora, deve farci esercitare un autocontrollo ed una limitazione nella cattura dei giovani esemplari. Nelle riprese del video che ho iniziato questa estate sull’aspetto al  dentice, molte catture inquadrano una cerniotta che   compare poco prima del mio appostamento sul fondo e spesso il dentice catturato è di taglia inferiore al serranide avvistato!

Oltre a migliorare le nostre tecniche di pesca, dobbiamo cercare di essere più selettivi  nelle catture di alcune specie che , anche se non sono a rischio di estinzione come dicono molti biologi, mostrano una certa difficoltà di reinserimento in certi ambienti.

Da qualche anno, il sarago maggiore ( preda più ricorrente nei carnieri dei pescatori subacquei) è difficile da incontrare nella taglia superiore ai 500 gr anche se il basso fondo pullula di giovani esemplari. Questo sparide sta soffrendo per un prelievo massiccio da parte della piccola pesca (compresa quella subacquea) e dimostra preferire sempre più spesso, nello stadio adulto, i fondali superiori ai 30 metri.

Quando visito, per la prima volta nella stagione estiva, una secca profonda, tra le varietà di saraghi presenti, quello maggiore è di gran lunga in numero prevalente, ma dopo il primo prelievo si allontana definitivamente e lascia fasciati e pizzuti ad occupare il suo areale: non tornerà più su quella  secca fino all’estate successiva!

Sicuramente, al primo contatto con la freccia del fucile subacqueo, preferisce postarsi più in profondità, si riavvicinerà alla costa alla fine dell’inverno per la riproduzione. Ho individuato branchi di grossi individui nelle planate su fondali vicini ai 40 metri: qualche volta ho goduto della scena di alcuni esemplari che dal fondo mi sono venuti incontro a mezz’acqua!

E’ confortante, invece, il vigore riproduttivo del sarago fasciato sempre più presente lungo i nostri litorali anche se per struttura corporea non supera quasi mai i 500 gr.

Casella di testo:  La taglia delle corvine catturate questa estate si è notevolmente ridotta: arpionare un esemplare superiore ai due chili, ormai, è diventato veramente raro. Questo fenomeno si spiega da solo: non fanno in tempo a crescere che vengono catturate! Nelle mie ricerche, in fondali profondi, purtroppo, non ho verificato una loro presenza a conferma che questo sciaenide, nel Mediterraneo è in difficoltà.

Dopo tre mesi di aspetto e di agguato profondo sono tornato sotto costa alternando l’agguato nel basso fondo, all’alba, con le immersioni sulle secche fonde al largo della costa per controllare l’arrivo dei tonni e delle ricciole.

Sto realizzando catture entusiasmanti di grosse orate, al punto che ho deciso di  rinviare il completamento del video sulla caccia al dentice al prossimo anno: i dentici sono spariti (deve essersi sparsa la voce sulla realizzazione della mia opera!) e di mettere in produzione un video sulla cattura dell’orata con la strategia dell’agguato dalla superficie. Questo sparide è in deciso incremento su tutte le coste italiane come mi confermano amici corrispondenti dalle altre regioni. Sono convinto che gli allevamenti a mare di questa specie contribuiscano, con le fughe in caso di rottura delle reti, al ripopolamento del nostro mare.

Giorgio Dapiran 09/2000