Giorgio Dapiran
 

Sorrento, 9 dicembre 2000

 DISCORSO INTRODUTTIVO SORRENTO

Cari amici,

questo incontro si potrà trasformare in un momento storico se sapremo cogliere l’occasione per un salto di qualità della nostra esperienza nella MAILING LIST

Ci siamo tutti arricchiti scambiando esperienze e informazioni. Ritengo che, soprattutto, alcuni di noi siano pronti a confrontarsi in una nuova impresa.

Senza rinunciare alla vivace realtà della LISTA che deve comunque continuare a svolgere le sue funzioni di contatto tra i pescatori che vivono e si immergono  in punti diversi del Mediterraneo, possiamo creare nel portale di cui ha parlato Cyberman, evoluzione del sito Pescasub, un collegamento ad  una RIVISTA INFORMATICA resa interattiva dai commenti dei lettori.

Di volta in volta, il corpo di REDAZIONE della rivista potrà scegliere i commenti ad un articolo, che saranno pubblicati ed entreranno a far parte integrante di quel articolo. Spiego meglio il mio progetto con un esempio  

Nell’ultimo diario di pesca, dove approfondisco le abitudini e il comportamento dell’orata, ANTONELLO COSSU ha pubblicato in lista una sua osservazione, molto calzante, che ha stimolato una mia risposta. Ho chiesto di inserire l’approfondimento e la questione di ANTONELLO, come appendice al mio diario.

Questa esperienza si può allargare a tutti i lettori del nostro sito.

Il comitato di REDAZIONE, vagliando tutte le mail inviate, deciderà quali interventi ed eventuale risposta dell’articolista, pubblicare. Creando appendici ed approfondimenti successivi a disposizione dei lettori che così parteciperanno, come parte attiva, alla stesura della rivista.

Per non rendere infinito il processo dell’articolo/apendice propongo di tenere aperto per un mese l’argomento e di chiuderlo, successivamente, a meno non venga richiesta una proroga da più di un lettore.

Qualcuno di voi obietterà perché non pubblicare tutte le note dei lettori, perché tutto questo potere al ristretto corpo di redazione!

Questa esperienza non deve diventare un pollaio ove polemizzare in maniera vacua su ogni argomento (c’è questo rischio viste certe flammes nella lista), inoltre, anche una rivista informatica deve poter decidere il taglio culturale  e politico favorendo certi approfondimenti. Fra tanti faccio un esempio: decidere se parlar o meno dell’agonismo.

La nuova rivista si potrà arricchire con immagini tratte dal mio lavoro di ripresa subacquea e di tutte le immagini inerenti al tema dell’articolo che i lettori vorranno inviare al corpo di redazione.

NON SOLO DI IMMAGINI STATICHE, anche di VIDEOCLIPS che si potranno accendere cliccando sulla foto.

In pratica un articolo potrà diventare una cosa viva! Con un clic del mouse si potrà accendere la scena di una cattura, di un raduno di pesca di un tratto di costa o quant’altro che potrà durare un minuto e mezzo.

A PARTE QUESTO NUOVO STRUMENTO CHE SICURAMNTE VI DIVERTIRA’ e che consentirà a tutti di godere ad esempio delle scene di caccia che non utilizzerò nei miei prossimi video commerciali e di tutti i filmati che altri subacquei  gireranno nel futuro con la tecnica dell’autoripresa, un’altra ragione mi spinge a farvi questa proposta:

Trovo che un vuoto culturale affligga il nostro settore, in parte dovuto all’errore storico delle riviste cartacee, di rivolgersi all’agonismo per farne un riferimento, una guida all’evoluzione del nostro sport, in parte per l’eccessivo individualismo che, da sempre caratterizza caratterialmente il pescatore subacqueo e lo rende restio a confrontarsi con gli altri.

Voglio ricordarvi come uno dei grossi vantaggi delle società degli allevatori/agricoltori, nel confronto delle società dei cacciatori/raccoglitori, è stato l’interscambio di prodotti e il commercio che successivamente si è trasformato in uno scambio culturale e tecnologico.

Anche il cacciatore della preistoria è vissuto isolato come noi che ne abbiamo ereditato il carattere, gelosi delle nostre esperienze e delle conquiste fatte.

Questo, oggi, ci rende vulnerabili agli attacchi dei molti detrattori della caccia.

Attualmente, siamo l’anello debole dell’attività venatoria e della pesca sportiva. I pescatori che praticano altre tecniche di prelievo sono più agguerriti e organizzati di noi. Non è un caso se, nonostante pratichino una pesca meno selettiva della nostra, gli sia consentito di pescare nelle zone B e C dei parchi marini che stanno proliferando nelle acque territoriali italiane.

Non dico che strutture come l’associazione fondata da SILVIO Ferruzzi e della quale io faccio parte, non possano crescere e svolgere pienamente il loro ruolo di difesa della nostra attività sportiva (ruolo che è bene ricordare la FIPSAS sta svolgendo poco e male)

Comunque questa difesa deve passare attraverso l’informazione e quale strumento è migliore di una rivista informatica?

 

Giorgio Dapiran

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Sorrento 9 dicembre 2000

INTERVENTO SULLE TECNICHE DI PESCA

 

Come sarà il pescatore subacqueo del terzo millennio? (ricordiamo che l’homo sapiens caccia e pesca da più di 130.000 anni)  

Questa è la domanda che mi si pone ed alla quale risponderò in due tempi analizzando prima l’evoluzione delle tecnica di immersione, poi quella delle strategia di pesca.

TECNICA DI IMMERSIONE

In questi ultimi anni le attrezzature per l’apnea e mi riferisco soprattutto alle pinne, hanno subito un netto sviluppo tecnologico.

In quarant’anni, la pinna è forse l’attrezzo che si è migliorato di più: cerchiamo di vederne l’evoluzione, dalla “Rondine” in gomma della Cressi, alla pinna con pala in fibra di carbonio.

Cos’ha cambiato questo strumento nel nostro modo di immergerci?

Ho ancora negli occhi l’immagine di mio padre che si immergeva con la sua fionda muovendo le gambe a rana, nelle acque di Pontetto a Bogliasco vicino a Genova.

Com’era impacciato!

Le prime pinne della CRESSI, ditta che ha avuto anche il  merito di costruire la prima mascherina con naso (la Pinocchio) distribuita a livello di massa, hanno mutato la tecnica di discesa.

Io ho percorso tutta l’evoluzione successiva, passo, passo!

Mi ricordo che per raggiungere qualche metro di profondità, con le pinne in gomma, bisognava attivare una falcata molto ampia e il fondo non arrivava mai!

Cosa accadeva dopo la capriola del subacqueo, se ci mettiamo nella prospettiva del pesce, di quei tempi: vedeva e sentiva scendere una grossa massa che agitava freneticamente le proprie estremità, si allertava immediatamente e si rifugiava nella tana che trovava più vicino!

Da questa reazione prende origine la prima tecnica di pesca subacquea e per anni, in Italia, sarà la sola tecnica impiegata (in Francia, invece, si assisterà ad un’evoluzione diversa).

Allora, non ci si preoccupava di come raggiungere il fondo e l’imponente attività  delle gambe condizionava molto la durata dell’apnea: i consumi di ossigeno, infatti, erano molto alti!

Per far breve il discorso, saltiamo tutto il processo di miglioramento fino ad oggi:

come si scende attualmente con le pale delle pinne in fibra di carbonio?

Pochi movimenti dall’ampiezza modesta a gambe strette: ogni falcata consente un avanzamento per inerzia che può essere impiegata per l’avvicinamento delle prede a pinne ferme e allarga le possibilità di cattura alla tecnica della caduta “a foglia morta”

e alla strategia dell’agguato.

I bassi consumi energetici della ridotta gestualità hanno allungato anche i tempi di apnea, a  parità di tutte le altre condizioni.

La cura nella valutazione della zavorra da applicare in vari punti del corpo, parallelamente, ha contribuito a migliorare l’idrodinamica dell’immersione: l’uso di schienalini, il frazionamento dei piombi oggi è indispensabile anche nella pesca in profondità.

Pinne dalla grande risposta energetica ed assetto ottimale, oggi, favoriscono un avvicinamento al pesce impensabile nell’era delle pinne corte in gomma.

 

STRATEGIA DI CACCIA

L’evoluzione della tecnica di immersione ha aperto le porte alle strategie di caccia: il pescatore subacqueo si è potuto sganciare da semplici tecniche di pesca per abbracciare vere e proprie strategie di predazione.

Io distinguo sempre la tattica di pesca dalla strategia di pesca: la tattica è un’operazione semplice d’attacco, sempre uguale e ripetitiva, mentre la strategia è un complesso di azioni che prevede un’interazione tra l’attacco e la difesa della preda.

Le strategie di pesca subacquea, storicamente, hanno preso il nome di “agguato” e si ispirano a quelle della predazione animale.

Questa evoluzione è stata conseguente anche ad un adattamento progressivo delle nostre prede alla presenza sott’acqua del nuovo predatore uomo: il pesce ha smesso di rifugiarsi in tana e di venire all’aspetto.

Noi, umani, la interpretiamo come una scelta cosciente, in verità non è proprio così, probabilmente abbiamo attivato un processo selettivo:

Abbiamo catturato quasi tutti i pesci che avevano il condizionamento a rifugiarsi in tana, mentre, si sono salvati quelli che usavano la tana, solo come diversivo per disorientare un predatore e ne uscivano subito per allontanarsi al largo.

 Solo questi ultimi si sono salvati, si sono riprodotti ed hanno trasmesso alle generazioni successive il loro condizionamento.

Ora, quando ci immergiamo, incontriamo solo pesci che scappano verso il largo.

Nelle zone ove il prelievo non è stato massiccio, ovviamente, si possono incontrare ancora delle famiglie che si rifugiano e restano nelle tane, ma nel futuro queste si ridurranno sempre più fino a scomparire. La presenza di questo comportamento, addirittura, può essere preso come indice della pressione del pescatore subacqueo!

La stessa considerazione si può fare per la reazione dei pesci alla tecnica dell’aspetto: abbiamo catturato tutti gli esemplari che avevano uno spiccato senso del controllo territoriale, mentre si sono salvati quelli dall’atteggiamento più diffidente.

Nel futuro, sicuramente, selezioneremo le specie ittiche anche in funzione delle strategie dell’agguato che, via, via andremo approntando e l’abilità del pescatore subacqueo del futuro, sarà proprio nell’inventare strategie sempre diverse alle quali i pesci risponderanno in termini di adattamento per selezione naturale.

E’ una guerra dove da un lato c’è l’uomo con la sua intelligenza e la sua fantasia, dall’altro le specie ittiche che concentrano la loro forza nel numero e nella capacità di selezionare attraverso un processo di “fitness”(adattamento genetico) le variazioni di comportamento che potranno resistere ai nostri attacchi.

E’ un gioco mortale che perde la sua sostenibilità, nel futuro, se complessivamente la pesca intacca i grandi numeri delle famiglie ittiche più pregiate ed apprezzate dal punto di vista alimentare.

Per questo è indispensabile inquadrare il prelievo della pesca sportiva in una complessa analisi del prelievo globale della pesca nel Mediterraneo.

Personalmente, prefiguro un Mediterraneo dove la pesca professionale sia bandita e sia lasciata all’uso esclusivo della pesca sportiva.

Mi sto documentando per dimostrare che quest’ultima, oggi, e soprattutto nel futuro produrrà più ricchezza (in termini di fatturato delle industrie coinvolte) di quanto non produca la pesca professionale.

La pesca sportiva, se il mio sogno si avverasse, con un ardito programma di ripopolamento, potrebbe restituire un mare colassato dagli eccessivi prelevi agli antichi splendori faunistici.

La sinergia tra la ricerca della biologia marina, il capitale di investimento del pescatore sportivo e la volontà politica dei governi delle nazioni che si affacciano sul Mediterraneo, potrebbero portare a questo miracolo.  

In definitiva, come sarà il pescatore subacqueo del futuro:

praticherà strategie in movimento anche in profondità, avrà una conoscenza delle abitudini delle specie ittiche molto più approfondita delle attuali e soprattutto catturerà pesci sempre più lontani da lui con armi più precise e maneggevoli e dalla lunga gittata.

L’approccio alla pesca sarà più culturale e rapportato allo stato di salute e di successo delle singole specie e, sicuramente, sarà impegnato in prima persona nel restocking del mare nel quale opera il suo prelievo.

Giorgio Dapiran