VACANZE LASTOVO 2002
- L’eterno principiante.
E’ la definizione che più mi si addice: la quarantina alle porte, un lavoro sedentario, la famiglia, tempo e modo per pescare, come tanti, solo durante le sospirate vacanze estive, quando si ricomincia praticamente da zero.
Ogni volta occorre recuperare l’abitudine alla profondità, rifarsi le gambe e un po’ di fiato, poi cominciare ad analizzare i luoghi e a cercare di comprendere il comportamento del pesce, generalmente si comincia a pescare a metà vacanza, raggiunto questo punto l’anno scorso gli elastici del 100, a causa, probabilmente, di un archetto troppo leggero, mi hanno spezzato e disarticolato il dito medio della mano sinistra, impedendomi di caricare l’arbalete* per qualche mese.
Qui racconto com’è andata quest’anno, con debita aggiunta di notizie utili a chi volesse ricalcare le mie orme.
Le notizie utili, quando non sono nelle note alla fine di ogni “giornata”, sono in grassetto.
n.d.a.: per chi non lo sapesse è così definito il fucile ad elastico, ce ne sono di vari tipi a seconda dei materiali usati (legno, alluminio, fibra di carbonio) e del numero e tipo degli elastici, la portata del tiro va da 1 a max 4 mt.; se vedete un pescatore con uno di questi attrezzi sulla spiaggia, non preoccupatevi, caricarlo distrattamente è impossibile: gli elastici, a seconda del tipo, richiedono una trazione dai 50 ai 100 Kg., con il calcio appoggiato allo sterno o agli addominali (i relativi lividi sono una costante).
La scelta della destinazione
Quest’anno si decide di provare la Croazia, la scelta del posto esatto è avvenuta sulla base di vari elementi:
latitudine, ho sempre sentito dire che l’acqua è freddina in Croazia e ho cercato uno dei posti più meridionali;
deve essere un'isola, non sapendo che tempo troverò preferisco qualcosa che offra comunque un lato ridossato;
un posto non troppo affollato da turisti.
Sulla carta geografica l’attenzione è attratta da Lastovo; cominciano le richieste di informazioni e le ricerche su internet.
L’isola è raggiungibile in traghetto? Sì, c’è un traghetto giornaliero della Jadrolinia, che parte alle 15.00 da Spalato e arriva alle 20.45.
Come sono i fondali? Trovo un preview di una carta nautica della zona sul sito dell’istituto idrografico croato, l’isola è circondata da una trentina di scogli e isolotti, le secche che sprofondano da -1 – 8 Mt. a - 30/40 sono anche più numerose, il fatto mi fa propendere quasi subito per questa destinazione.
Per tempo mando una richiesta di informazioni (n.i di telefono, disponibilità di alloggi, normative sulla pesca e le immersioni ara) all’ufficio del turismo croato in Italia, specificando che tali informazioni sono richieste per l’Isola di Lastovo o Lagosta, Dalmazia meridionale, mi spediscono dopo un mese un depliant con fotografie molto belle della contea di Dubrovnik, una carta stradale e una carta turistica piuttosto ben fatte, nessuna delle notizie che mi servono*.
Scrivo all’associazione croata diving per chiedere se sia possibile l’immersione ara (qualche puntatina a vedere i coralli sui 40 Mt. vorrei farla), non mi rispondono.
Il sito dell’ufficio del turismo croato www.croatia.hr/home mi indirizza a quello di un’agenzia viaggi, l’Adriatica.net www.adriatica.net/hrvatska/main , questa ha un sito veramente molto ben fatto, gli alloggi offerti sono identificati con fotografie e ci sono la maggior parte delle notizie utili nonché i prezzi esposti in maniera molto chiara, interpellati via e-mail, mi informano che l’isola ospita un diving center, che c’è la possibilità di alare un gommone e di ormeggiarlo vicino agli alloggi offerti, che la pesca è consentita.
A maggio provvedo a prenotare un bilocale camera, cucina e sala da pranzo, barbecue e terrazza, pagando con carta di credito, contemporaneamente prenoto il traghetto fino a Spalato (Split) presso la Capitan Amatori www.amatori.com , agenzia in Ancona della SEM, la compagnia meno cara tra quelle esaminate www.sem.hr/marina , il traghetto delle linee interne (jadrolinija) che mi porterà a Lastovo non è prenotabile.
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* Effettivamente presso il distaccamento dell’ufficio del turismo croato a Lastovo, dopo l’arrivo, ho trovato una pubblicazione con tutti i numeri utili, che qui elenco, il prefisso internazionale è 00385, se si telefona dall’estero il primo 0 del prefisso interno (020 per la contea di Dubrovnik) che è composto da tre numeri, va omesso.
affittacamere (sobe) e appartamenti:
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A Lastovo (città): Jaka Jurika 020
801090 Zrinka Lesic 091
5245170 Antun Mihoc 020
801168 Petar Susovic 020
801142 A Lucica (pronuncia Luciza) Lucija Drazinic 098 1644338 Anica Glumac 020 801267 Enko Glumac 020 801294 Bruna Maricevic 020 801239 Stiepan Simic 020 801258 Bruno Vodanovic 098 701960 A Zaklopatica (pronuncia Zaclopatiza, con la z di zozzo) Antun Cihoratic 020 801160 Marica Frlan 020 8011470 Milan Frlan 020 801127 Nevenka Glumac 020 801078 Katica Grgurevic 020 801165 Antun Jurica 020
801161 Vanja Jurica 020
801167 Marija Katic 020
801162 Mato Katic. 020
801176 Ivan Lesic 020
801173 Lovre Lesic 020
801174 Milka Mihoc 020
801038 Valentina Skratulja 020 801169 Marija Skratulja 020 801166 Marija Stevanja 020 801216 |
A Skrivena Luka Maria Sutic 020 801197 A Ubli: Ivanka Alunovic 020 805 051 Katia Anticevic 020 805 055 Dragan Bakovic 020 805129 Zeliko Barbic 020
805069 Ivan Ivelija 020
805021 Marija Medini 020 805088 Marija Saric 020 805080 Marija Steta 020 805101 Ivica Zivkovic 020 805024 A Pasadur Romano Barbic 098 665578 Ante Cengija 020 805111 Luka Dzanko 020 805001 Franky Favro 020 805091 Marin Jancic 020 805009 Marija Ortika 020 805110 Sanja Paparella 020 805178 Ivanko Pavlicevic 020 805086 Ljljana Rakic 020 805085 Toncica Rigante 020 805042 Anka e Ljubo Saric 020 805109 Ante Saric 020 805050 |
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A Ubli c’è anche un albergo, facente parte di un vasto complesso comprendente anche un ristorante e altre attività accessorie (tra cui un diving center), è la pensione Solitudo, con 170 camere a disposizione (alla faccia della Solitudo), le stanze, comunque, sono in diversi fabbricati, non più alti di tre piani, l’insieme è tollerabile, è un tre stelle, il n. di telefono é 00385 20 805014, ha pure un sito www.lastovo-paradise.com e una e-mail hotel@diving-paradise.net .
Ubli e Pasadur si trovano in due profonde insenature che comunicano con il mare attraverso stretti canali tra le isole, quindi completamente protette da qualsiasi vento, nella parte occidentale dell’isola, a Pasadur c’è anche una banchina con attrezzata per il campeggio nautico.
Skrivena Luka si trova nella parte meridionale in prossimità dell’estremità orientale.
Lucica e Zaklopatica sono sul lato settentrionale.
Scivoli di alaggio più o meno praticabili si trovano a Pasadur e a Ubli, ma il migliore in assoluto è quello di Zaklopatica, con abbondante spazio per far manovra con l’auto, senza buche e scalini, lunghe banchine attrezzate per un ormeggio provvisorio.
E’ da tener presente che l’unico distributore di carburanti dell’isola è a Ubli (vicino all’attracco dei traghetti) e quindi Ubli e Pasadur possono essere preferibili per poter far rapidamente rifornimento.
Tranne Lucica tutte le altre località hanno porti più che sicuri, ampie baie tranquille con ingressi stretti e isolotti a difesa del lato a mare, Lucica è poco più di una fenditura nella costa e se c’è mare si sente.
100 mt. a Ovest di Lucica c’è Sveti Mihovil, un porto chiuso su due lati da imponenti muraglie, le banchine sono comode, con enormi bitte, il porto, privo di segnalamenti luminosi, è ragionevolmente sicuro e offre un buon pescaggio, è quasi sempre deserto (la baia ospita solo un bar e una chiesetta).
Altri servizi utili:
a Lastovo c’è un negozio di generi alimentari/prodotti per la casa; una banca, un ufficio postale con servizio di cambiavalute, l’ufficio informazioni turistiche;
a Ubli l’altro ufficio postale, due negozi di generi vari, finanza e capitaneria di porto;
pare sull’isola esista anche un meccanico, ma praticamente lavora su appuntamento, senza scadenze, e, a giudicare da quello che circola sull’isola e in quali condizioni, non particolarmente efficiente (la revisione all’auto prima di partire è un obbligo).
Ogni centro abitato ha almeno una trattoria estiva e un bar.
L’attrezzatura.
L’approntamento dell’attrezzatura è a sua volta cominciato più di un mese fa:
allestimento ottimale e collaudo per l’apache 90, tahitiana devoto brunita in lega più rigida delle solite e aletta lunga, elastici s45, nuovo meccanismo di sgancio (al secondo collaudo del tutto il meccanismo ha dovuto essere sostituito, si era bloccato), elastici di scorta per 90 e 75, nuovo archetto per il Cressi 100, asta per il ministen, racconcio la scarpetta di un paio di vecchie pinne (l’anno scorso ne avevo rotta una e un paio di scorta non fa male), acquisto un 2° esemplare dell’unica maschera che si adatta al mio viso (Luna Technisub) che lo scorso anno mi era stata rubata, un paio di guanti di scorta, un paio di calzari di scorta, applico un rinforzo sternale artigianale alla 3 e alla 5mm, collaudo il mono che non uso da tre anni (e non so se userò quest’anno) a cui cambio anche gli O.R.; sostituisco i freni del carrello, verifico le dotazioni di bordo del gommone; ordino una carta nautica del luogo all’istituto idrografico della marina, pagamento contrassegno, ricerca su internet all’indirizzo www.marina.difesa.it/idro , faccio revisionare l’acquascooter da un “professionista”.
Domenica 30/06
Gli ultimi ritocchi: affilo punte, arpioni e coltelli con l’espressione compiaciuta di chi svolge un lavoro di fino, mia moglie mi rivolge sguardi allarmati.
Da un’asta da 7mm trovata in una tana e ormai inutilizzabile, cavo per tagliaerba e un paio di serracavi in ottone ottengo un portapesci di scorta quindi procedo a caricare l’auto: attrezzatura ARA, attrezzatura da pesca, piombi, 2 giacche di spessore diverso, tutto il parco accessori e fucili, funzionanti e non, casomai servisse una cannibalizzazione dei pezzi, valigetta degli attrezzi, derrate alimentari (il posto c’è e sull’isola ci sono solo 2 o tre negozietti, dicono piuttosto carucci), bagagli vari, le molle gemono sotto il carico.
Lunedì 01/07/02
La palestra e la piscina sono chiuse ormai da più di un mese, la sera in ufficio straordinari per poter partire tranquillo, è estate e spesso si prendono impegni con gli amici e si tira tardi, sono in condizioni fisiche veramente schifose, bramo una nuotata per distendermi, conto di fare un salto in piscina dopo l’ufficio.
Al ritorno a casa scopro che la mia dolce metà, insegnante, già in ferie (praticamente) da 2 settimane, nonostante l’avessi invitata a farlo più volte nel corso del mese passato, non è riuscita a trovare il tempo per stipulare un’assicurazione sanitaria per il viaggio, la Croazia, infatti, ha una convenzione per l’assistenza ai cittadini italiani dipendenti del settore privato (si tratta di un’estensione di una convenzione stipulata per i frontalieri) ma non per quelli del settore pubblico, io sono coperto per eventuali emergenze, lei no.
Mi attacco a Internet ma il server di Europassist fa le bizze, la mia carta di credito viene addebitata ma della mia polizza non c’è traccia, ritento a notte fonda ma vengo buttato fuori continuamente, alle tre vado a letto, sistemerò la cosa il giorno dopo con fax e numero verde.
02/07/02 La partenza
In ufficio sistemo le ultime cose lasciate in sospeso e mi prendo un paio d’ore di recupero straordinario per la mia sospirata nuotata, meno nervoso e + lucido torno a casa e scopro che sono arrivate alcune bollette, temo che il c/c su cui ho domiciliato i pagamenti sia a secco, mi fiondo in scooter in banca e richiedo un giro conto, scaravento gli ultimi oggetti in auto (spazzolino rasoio etc.) e finalmente si parte (ore 16.00).
L’equipaggio è così composto:
io e mia moglie (di malumore negli ultimi mesi, non ha voluto che contattassi altri eventuali compagni di viaggio);
Citroen Berlingo, acquisto recente dovuto a un’offerta della casa e alle pressioni della suddetta moglie affinchè mi sbarazzassi della fida e indistruttibile Opel Kadett S.W., dato l’aspetto da cartone animato è stato immediatamente da me ribattezzato “il carriolo”, abbattuti i sedili il vano di carico è mostruoso;
gommone mariner 430 CVR con mercury bicilindrico 2 tempi da 40 cavalli munito di ecoscandaglio e gps.
Arrivo ad Ancona alle 18.00.
Check in: alla SEM il Software per le prenotazioni e la stampa dei biglietti non funziona, anche riavviare il pc non serve, quando arriva il mio turno il mio Voucher viene scaraventato via con violenza, i dati compilati a mano tra imprecazioni ringhiate.
Ricevo anche la carta d’imbarco da far vidimare dalla polizia portuale, documento valido per l’espatrio (per i cittadini italiani è sufficiente la carta di identità) alla mano.
La polizia ha due sportelli che assolvono questa funzione nella stazione marittima, ma non aprono prima delle 19,30, compro il giornale e sto in fila ad aspettare a uno dei due sportelli per 40 min., poi aprono... l’ALTRO!
Anche così saremo tra i primi
a salire, il che significa farsi in retromarcia con il carrello a rimorchio
tutta la lunghezza del traghetto (un solo portellone a prua) e l’accesso è pure
angusto, la nave (Kralica Mira) sembra un pigmeo di fianco agli altri traghetti
internazionali.
Il traghetto dispone di un ristorante neanche male, la stiva e la zona passeggeri sono per due terzi vuote (la prenotazione forse non era necessaria), mia moglie cena con calamari fritti, cavoli, patate, insalata e uova sode, io bevo solo (la nuotata non è bastata a smaltire i veleni accumulati negli ultimi giorni).
Subito dopo si parte, c’è mare mosso e qui si sente la differenza con navi più grandi, quando si alza un piede dal pavimento occorre una certa concentrazione per posarlo senza cadere;
durante la notte il mare peggiora, le onde biancheggiano sotto la luna, il vento è teso, la nave procede sbandata.
Sbagliamo a scegliere le poltrone: con braccioli fissi e vicino alla porta della cucina, cuochi e camerieri vanno avanti e indietro fino a mezzanotte sbattendola, nel ponte superiore ci sono delle poltrone appaiate con braccioli che si sollevano, per cui una persona abbastanza compatta (o un bambino) può dormirci sdraiato come su un divanetto.
Si dorme a spizzichi e male.
03/07/02
alle 6.00 caffè e cappuccino (non servono altro).
Foto ai primi fari delle isole croate, arrivo a Split alle 7,30, facciamo manovra per passare la dogana, che si trova di fianco e dietro l’attracco della SEM .
Confermato al doganiere di non trasportare alcool, tabacco, droghe e armi da fuoco e, svoltando a destra, come da indicazioni, parcheggiamo l’auto sulla corsia d’imbarco per il traghetto per Lastovo (di fronte allo stabilimento della Dalmacija Vini), biglietti alla Jadrolinia, nella stazione marittima, costo circa 900 kn (sulle 200/230.000 lit).
Mancano 6 ore all’imbarco:
passeggiata per Split che ha un centro storico da visitare, imperdibile il
palazzo di Diocleziano, la cui struttura imponente sopravvive con aggiunte e
modifiche medievali e ancora successive, tra gli archi in colonne granitiche si
vedono i balconi di appartamenti e vetrine di negozi (sulla passeggiata a mare,
fiancheggiata da grandi palme, perlopiù gioiellerie e caffè).
Passeggiamo anche per il
mercatino giornaliero in cui si vendono fiori, erbe aromatiche, abbigliamento,
frutta, verdura e ogni genere di alimento (per uno spuntino interessanti le
panetterie che vendono anche focacce ripiene di prosciutto, uova, formaggio
etc. in varie combinazioni), ogni tanto c’è qualche agricoltore che vende in
recipienti di recupero olio, latte, miele, vino, allevatori che vendono ricotta
e formaggio primo sale; alcuni offrono sigarette (presumibilmente di
contrabbando), un paio di ragazzetti avvicinano mia moglie ma, qualsiasi cosa
vendessero, non l’hanno mostrata.
Faccio un giretto anche al mercato del pesce (che dentici!!), fuori dal quale si vendono sarde sotto sale (l’odore è un po’ forte per caricarle in macchina e ha casa ne ho preparati tre vasi), acquistiamo quindi un po’ di verdura fresca per la sera, un cocomero, pane e una bottiglia di liquore locale (travarica, liquore secco aromatizzato con varie erbe tra cui spiccano salvia e melissa), decidiamo di approfittare della sosta al ritorno per lo shopping vero e proprio e i souvenir.
Intanto si è alzato un vento teso che fa volare via le sedie di un caffè, un traghetto riesce ad attraccare solo con l’aiuto di un rimorchiatore, ci fermiamo a bere qualcosa e poi cominciamo la lunga attesa per l’imbarco: saliamo sul nuovo traghetto alle 14,30, partenza alle 15,00.
Prima fermata isola di Hvar (pron cvar; raggiungibile direttamente anche dall’Italia con Catamarano), dove alcuni edifici moderni non sono riusciti a rovinare il piacevolissimo aspetto del borgo omonimo (divieto di sbarco per veicoli a motore).
Seconda fermata Korcula (pron. Corciula), dove è in corso un esteso incendio forestale, la cittadina di Vela Luka è gravata da un fumo denso nel quale svaniscono i contorni delle case, il ponte del traghetto si ricopre di un sottile velo di cenere e le sale di fumo di legno resinoso.
Ultima fermata è Lastovo (l’accento è sulla a), il traghetto è ormai quasi vuoto: un gruppo di militari, 2 anziane signore, un gruppo di ragazze locali e 3 coppie di turisti, vabbeh che siamo in mezzo alla settimana, ma la promessa di una località poco turistica sembra avverarsi.
Mia moglie è stravolta e di pessimo umore (mal sopporta i viaggi, brama l’invenzione del teletrasporto).
Arrivo alle 20,45, il traghetto resterà qua tutta la notte, non c’è fretta, piuttosto che farmelo tutto in retromarcia sgancio il carrello, lo freno e aspetto di poter girare l’auto, i freni, teoricamente appena sostituiti e registrati, non tengono granchè (80 €) e il carrello arretra di 15 cm (il posteggiatore del traghetto ha tolleranze assai ridotte) e si appoggia con uno dei fanalini posteriori al paraurti dell’auto dietro, grida disperate di mia moglie, seguite da invettive ed alti lai della moglie dell’altro (sloveni), io e l’altro autista ci accertiamo che non ci sia nemmeno un graffietto (e come potrebbe?!?) e ritorniamo alle ns. manovre mentre le ns. compagne continuano a discutere (una in italiano e l’altra in sloveno con qualche frase in italiano) capto un’unica perla: mia moglie “...ma non c’è nessun tipo di danno”, signora slovena “sì, ma la macchina è nuova!!!” (????).
All’attracco del traghetto c’è il distributore di carburanti, il deposito delle bombole di gas, la caserma dei vigili del fuoco, un caffè (il Lounge Lizard), un molo per barche di passaggio, l’ufficio della capitaneria di porto e della guardia di finanza, la biglietteria del traghetto e del catamarano e il parcheggio dell’unico autobus dell’isola che aspetta il traghetto per poi scaricare i passeggeri eventuali a Lastovo città, 200 mt. verso Lastovo un gruppo di edifici e villette sorti in prossimità degli acquartieramenti militari ormai quasi completamente dismessi, una chiesa (nuova), 3 negozietti, l’ufficio postale (che è anche ufficio di cambio), e alcuni fabbricati nuovi e imponenti, in evidente stato di abbandono (probabilmente in seguito alla chiusura della base della marina).
Più in là solo orti, vigneti, oliveti e macchia mediterranea (con prevalenza di questa).
Ci inerpichiamo verso la cittadina di Lastovo tentando di contattare il ns. padrone di casa, il finora sconosciuto Sig. Stiepan Simic (si pronuncia con la c morbida, purtroppo la ns. tastiera non rende la fonetica croata), che non risponde.
La strada (10 km circa) corre tra pini, querce, corbezzoli, la pianta principale del sottobosco l’asparago selvatico, seguito da pungitopo ed erica, di tanto in tanto compaiono squarci sul mare da togliere il fiato, soprattutto quello che ospita la discarica dei rifiuti dell’isola (ma quello per motivi suoi esclusivi); lungo tutto il tragitto incontriamo 2 auto e veniamo sorpassati dall’autobus. Arrivati a Lastovo ci fermiamo dietro all’autobus che sta scaricando i passeggeri e chiediamo a un signore sulla sessantina, alto, magro e, come quasi tutti qua, con un avambraccio tatuato (una figura femminile) se siamo sulla strada giusta per Lucica, questi ci chiede se veniamo da Rimini, è il ns. padrone di casa, il gentilissimo sig. Simic che è venuto ad aspettarci all’unico bivio (c’è una cappella con un gradino di pietra per sedersi all’imbocco della stradina che scende verso sinistra, appena arrivati al paese, tutte le altre strade scendono a destra verso l’interno o non sono percorribili in auto, non ci si può sbagliare).
Lo seguiamo giù per quella stradina utilizzando le sue stesse traiettorie, i tornanti sono così stretti che in prossimità di essi hanno leggermente allargato la carreggiata, la stradina è asfaltata ma percorribile da una sola vettura per volta, ogni 50 mt. del km complessivo c’è una piazzola, la pendenza è accentuata, non ci sono guard rail, nè banchine o muretti, il bordo della strada è uno spigolo netto che scende verticalmente nello strapiombo, sono un po’ preoccupato per il carrello, arriviamo finalmente nel piccolo borgo di pescatori, parcheggio il carrello e l’auto.
Scarico il necessario per la notte, il ns. ospite, il telepatico sig. Simic,ci ha fatto trovare in camera il necessario per un’insalata: pomodori e cetrioli e una bottiglia d’acqua fresca in frigo, chiede anche se ci serva del pane, ma noi avevamo comunque già provveduto a Split, ci ha preparato anche le classiche cose che uno dimentica: fiammiferi per la cucina a gas, sale, carta igienica e detersivo per piatti (noi abbiamo tutto, ma abbiamo imparato a ns. spese in passato quanto uno dia per scontata la presenza di questi oggetti e tenda a dimenticarsene).
Ci mostra l’appartamento, confortevole quanto lo puo’ essere un miniappartamento per le vacanze, dotato di zanzariere alle finestre e con vista sul minuscolo porticciolo, 5 mt. e tre rampe di gradini più sotto.
Il piccolo borgo in pietra bianca è da cartolina, lo scivolo d’alaggio è fatto per pesanti barche in legno, con travi scanalate che non vanno bene per il mio gommone e il mio carrello.
L’ospitalissimo sig. Simic ci presenta anche il suo astutissimo gattone bianco, che ha evidentemente imparato che i villeggianti sono prede + facili dei sorci locali e ci fa un’ottima accoglienza.
La stanchezza del viaggio si fa sentire, cena a base di insalata, pane e birra (zlatorog, a mio avviso la miglior pilsen locale) e poi a letto cullati dal rumore del vento e del mare, che lì fuori dalla finestra, si sente assai.
04/07/02
Mi sveglio alle sei, caffè e doccia (la notte è stata calda e mia moglie ha insistito per chiudere la finestra).
Oggi mi aspettano le formalità burocratiche e l’alaggio del gommone, nonchè un giro di esplorazione dell’isola, se entro in acqua sarà nel tardo pomeriggio, il cielo è bigio, il mare incazzato, dovrò cercarmi un ridosso per questo tipo di tempo.
Il socievolissimo sig. Simic
mi presenta al locale rappresentante della capitaneria (abita lì) che mi da
appuntamento in ufficio per il permesso di pesca e di stazionamento del
gommone, il permesso di pesca con l’imbarcazione per un mese costa 700 kn,
l’autorizzazione a navigare in acque croate per il mio gommone, valida per il
2002, 375 kn..
Al contrario che in Grecia qua
si può pescare con il gommone, ma si paga per il privilegio, in totale le 1075
kn equivalgono a circa 270.000 vecchie
lire.
Alaggio a Zaklopatica
effettuato senza problemi, ormeggio provvisoriamente il gommone alla bitta
sotto casa e accetto di buon grado l’aiuto del provvidenziale sig. Simic che mi
mostra come si regola abitualmente:
il porticciolo, benchè munito di enormi bitte di ferro, è così piccolo che ha fatto passare un robusta cima tra due bitte sui lati opposti del porto, fissando a questa la cima di attracco ci si può avvicinare, tirando un capo, alla banchina per poi allontanarla fino in mezzo al porticciolo, al sicuro da urtoni e sfregamenti; io di mio ci aggiungo un occhiello nella cima in cui faccio passare un moschettone ad aggancio rapido, così da rendere ancor più veloce e sicura la manovra di ormeggio, una cima a terra, fissata a una delle gallocce a poppa impedisce che il gommone giri su se stesso, urtando gli altri natanti.
Il premurosissimo sig. Simic provvede a restituirci i documenti, ritiratici la sera prima, accompagnati da un sorta di attestato di domiciliazione temporanea presso di lui, ci raccomanda di portarli sempre con noi perchè i controlli di polizia sono frequenti e severi.
Visitiamo il paese di Lastovo e andiamo a visionare gli altri scivoli disponibili (vedi nota).
Il paese sorge sui bordi di una sorta di anfiteatro naturale o , se vogliamo, di catino, il fondovalle è suddiviso dai riquadri degli orti e delle vigne; le case sono perlopiù in pietra bianca e con i tetti senza spioventi con l’esclusione di un grosso edificio pubblico in stile asburgico e del “centro commerciale” all’inizio del paese, che ospita poste, ufficio turistico, banca, un bar e un circolo, una konoba (trattoria), un negozio di generi vari (dalla bistecca al detersivo) e un ferramenta.
Alcune delle case più antiche
hanno caratteristici comignoli a forma di minareto.
La maggior parte degli edifici sono disabitati.
Mi preparo alla prima uscita in mare partendo direttamente dal porticciolo e andando verso Est (a Ovest ci sono i murazzi lisci di Sveti Mihovil), capisco subito che non è giornata, dimentico i calzari, torno in casa a riprenderli, tre rampe di scale con la zavorra addosso sotto il sole delle 13.00, ho già le pinne ai piedi e sto per scendere in acqua quando mi accorgo che ho due guanti sinistri, tolgo le pinne e altre tre rampe di scale, come sopra, mia moglie mi osserva con sguardo di compatimento.
Finalmente sono in acqua, il mare si sta calmando, carico il 90, parte l’asta, effettivamente avrei dovuto controllare prima di caricare, durante il viaggio è possibile che si sia sganciata, spero che non sia il castello appena cambiato, inserisco l’asta e ci riprovo: la ghiera filettata di uno degli S45 si spacca a metà (usati 3 volte), appendo il fucile al pallone e proseguo con il mini sten sperando di trovare qualche tana, dopo 3 4 calate comincia a dolermi un orecchio, dopo altre 2 non compenso più (l’aria condizionata del traghetto), non insisto per non correre rischi il primo giorno, continuo la mia pinneggiata di allenamento, 3 ore, con in mano il mio ridicolo fucilino, arrivo fino a una punta bassa, non ricoperta da vegetazione, lì, finalmente, c’è una franata di scogli con qualche spacco e un paio di saraghi da corsa che non arrivano ai tre etti (forse all’alba è meglio), per non rientrare del tutto a mani vuote acchiappo un polpo sul kg. e ½ e 2 triglie di scoglio da circa 250 grammi (mai viste così enormi) + un tordo per il gatto di casa che scoprirò preferire l’insalata di polpo con patate (l’isolano Sig. Simic dispone di una barchetta d’alluminio, reti e nasse, il pesce deve aver stufato anche il gatto).
Un comprensivo sig. Simic ci fornirà anche un piatto di sugherelli e zerri da frittura, prepariamo la cena e io bevo troppo, un improvvisamente espansivo sig. Simic ci racconta come sia stato 3 anni in galera per emigrazione clandestina. Il secondo tentativo, in barca, approfittando del bel tempo, fino a Vieste, ebbe successo: fu accolto dal guardiano del faro, non avendo un portolano che gli permettesse di evitare di incagliarsi nella notte, e poi internato in un campo profughi (lui l’ha chiamato campo di concentramento), dove risse e coltellate erano all’ordine del giorno, per sfuggire a quella vita accetta di emigrare in Cile, dove lavora su una spadara; dopo la morte di Allende viene data l’opportunità agli stranieri di riemigrare in Australia, il paese che per un commosso sig. Simic, rappresenta un inarrivabile faro di civiltà.
Al momento di ritirarsi, con qualche risparmio e la propria pensione in dollari, torna a Lastovo, a reclamare la propria parte di eredità (un terreno e quel ricovero per le reti e le barche da pesca che ha rialzato ricavando tre appartamenti) e a indignarsi per la locale burocrazia spiegando a tutti i gli isolani (richiesto o meno, temo) di come facciano le cose meglio in Australia.
Il racconto ha provocato l’estinzione, da parte del sottoscritto, di ½ litro di bianco e di due bicchierini di acquavite, è ora di andare a letto.
Consigli per gli acquisti: l’acqua di Lastovo è leggermente salmastra, l’acqua minerale è molto ricca di sali, se non avete problemi di carico e preferite le acque leggere, abbondate con le bottiglie; in tutta l’isola non c’è una pasticceria e l’unico forno, comunale, provvede l’isola di solo pane; nei negozi si trovano biscotti confezionati, se siete glicomani cercate di provvedervi in qualche modo, scordatevi comunque la brioche calda con cappuccino al mattino.
Il vino è passabile, anche se non ho capito se ci sia qualche produttore che lo venda (ogni volta che lo chiedevo il generosissimo sig. Simic insisteva per offrirmi il suo).
Il negozio più vicino a Lucica è a Lastovo, il Neven , che vende di tutto a prezzi da unico negozio della cittadina. La distanza, come assicurato dall’agenzia viaggi è poco più di un km., peccato che sia tutto in salita con pendenza media del 10% e sotto il sole.
05/07/02
Sveglio alle 5.00, il the con l’acqua salmastra non è male (in molte ricette orientali per il the è prevista l’aggiunta di un grano di sale), preparo il caffè per mia moglie appena comincia a dare segni di vita, aggiungo ½ kg. alla zavorra, se non riesco a scendere fondo almeno mi muoverò + agilmente.
Ieri l’acqua era freddina (ho incontrato anche uno sbocco di acqua dolce gelida), dopo 2 ore avevo già i brividi; già mi duole la schiena e vorrei evitare la giacca da 5 con altra zavorra.
Monto gli elastici di riserva sul 90, neri ambra della Picasso, un po’ morbidini, vedremo come vanno.
Vento e mare rinforzano ma un ridosso lo troveremo di certo.
Procediamo verso est in direzione di 3 scogli affioranti (Lukovci), non seguiamo una rotta diretta ma costeggiamo fino all’altezza degli scoglietti, per evitare una secca appena sotto il pelo dell’acqua che è in linea con Lucica (20/30 cm con la bassa marea).
Ancoro al ridosso del secondo e noto che il gommone si mette con la poppa al mare, ci deve essere una corrente piuttosto forte. Il pesce è nervoso e la corrente mi infastidisce parecchio, sulla punta c’è un vero e proprio vortice tra risacca, mare entrante e corrente, che non riesco a contrastare solo con le pinne, al massimo riesco a stare fermo, scendo e mi spingo afferrandomi alle rocce, dopo 15 min di questo estenuante esercizio riesco ad uscirne, ormai vicino al gommone senza aver visto nessuna preda di rilievo colpisco un pizzutello da 2 etti, giusto per provare gli elastici nuovi.
Riemergo 10 mt. dopo il gommone e mi serviranno 10 minuti per raggiungerlo contro corrente; dirigiamo verso la costa, ma la costa settentrionale di Lastovo scende quasi ovunque a picco ed è piuttosto difficile ancorare in sicurezza il gommone quando c’è mare.
Rinuncio e rientriamo, faccio una corsa a Ubli per riempire la tanica della benzina, nuova visita alle attrattive del paesello, mia moglie comincia a trovare il posto un po’ troppo spartano.
Pranzo con formaggio e patate, 2 ore di sonno piombigno assieme al gattosauro di casa che si accomoda su una delle ns. sedie.
Alle 17.00 usciamo per vedere l’unica località dell’isola che non abbiamo visitato: Skrivena Luka, appena usciti da Lastovo si piega a sinistra verso la valle degli orti, è una baia circondata da casette e baracche di vacanza, resa brulla da un recente incendio, niente spiagge ma solo franate di sassi.
Abbiamo un attacco di poltronite (non abbiamo smaltito ancora lo stress del viaggio), e rientriamo, scopriamo che l’insegna “anfora”, nel “centro commerciale” di Lastovo corrisponde a una Konoba e chiediamo al sempre presente sig. Simic se sa come si mangi (qua ancora non usa il menu fuori dalla porta), prendiamo stranamente alla sprovvista il documentatissimo sig. Simic (quasi inconcepibile in un’isola di 800 abitanti).
Cinque minuti dopo bussa alla ns. porta e ci informa che ha telefonato e ci possono garantire un menu misto carne o pesce e un trattamento “di favore” (?!?); assicuriamo il sempre sollecito Sig. Simic che provvederemo ad approfittarne quanto prima.
Domani l’oberato Sig. Simic dovrà recarsi a Split per questioni burocratiche e si offre pure di farci la spesa.
Non ci sembra il caso di farlo caricare di roba sotto il sole di Luglio per risparmiare qualche Kuna.
Ceniamo con pane birra e verdure e poi a letto a leggere.
06/07/02
Notte piuttosto agitata, si è risvegliata la mia gastrite, alcuni nottambuli avvinazzati si sono messi a urlare sotto le nostre finestre alle 2.00 (fatto più unico che raro), solo perchè già sveglio ho visto partire il silenziosissimo sig. Simic che si recava all’appuntamento con il catamarano delle 4.30 (non stento ad immaginarlo scendere le scale con le scarpe in mano per non svegliarci).
La notte quasi in bianco mi ha donato anche qualche esperienza positiva: il riflesso della luna sul porticciolo, le luci di un centro abitato incastonato nella massa scura dell’isola di Korcula, che, nelle giornate limpide, chiude il ns. orizzonte settentrionale, l’improvviso bagliore di un fanale su uno scoglio al centro del canale che separa le due isole.
Partenza alle 7.30, io carico zavorra, attrezzatura da pesca e da spiaggia, faccio il pieno al serbatoio con la solita tanica, mia moglie fa ginnastica sull’ampia terrazza che abbiamo a disposizione.
La meta di oggi è l’unica isola con una spiaggia sabbiosa di tutto il piccolo arcipelago di Lastovo: l’isola di Saplun (non esistono altre spiagge, la gente prende il sole sulle larghe banchine di zaklopatica e Lucica, o sul pietrame di Skrivena Luka o delle altre baie, per bagnarsi si tuffa nei porti (dove l’acqua è limpidissima).
Entro con molta attenzione in
una larga baia sul lato nord dell’isola (circa 8 km da Lucica), circondata da
pini e chiusa da due isolotti, per la pesca sembra poco interessante, ma, hai
visto mai che non girino cefaloni con predatori al seguito?
La baia non può essere
attraversata, è tagliata al centro da una secca di sabbia e roccia, ancoro il
gommone in un metro di acqua tranquilla su fondo sabbioso e parto in
esplorazione dei due isolotti (circa 6 km tra andata e ritorno).
Risolti i problemi iniziali di compensazione cerco di scendere un po’, curiosando sotto i pochi massi attorno alla quota di 10/12 m.
Potrei farmi una collana di saraghetti, ma pesce di taglia non se ne vede, nelle tane solo tordi sottopeso, solo sulla punta del secondo scoglietto, quello verso il mare, una franata di macigni mi permette di portare qualche aspetto: dopo una mezza dozzina di tentativi mi vengono 2 dorini da ½ kg senza nulla dietro, mi decido a spararne uno ( a casa ne prendo di più grossi in 3 mt. d’acqua, qua devo fare gli aspetti a 10 mt.), mi passa sopra una barca a vela, faccio dietrofront, con il senno di poi avrei dovuto insistere subito su questo punto.
Ormai prossimo al gommone acchiappo un polpo e prendo un paio di quelle enormi triglie di scoglio che qua sono onnipresenti, ultima risorsa per mettere del pesce nel piatto (e pure buone);
più che difficile centrare la triglia (il bersaglio è piccolo, tutto sommato, ma sono poco diffidenti) è difficile mancare lo scoglio, una triglia non vale una tahitiana;
non posso fare a meno di sentirmi un po’ ridicolo mentre porto un aspetto di un minuto e mezzo sul fondo in attesa che il MIO prossimo pasto alzi la testa dal SUO ultimo pasto tamburellando con la sinistra su un macigno.
Arrivato al natante trovo mia moglie circondata da gitanti colà trasportati dai barcaioli dell’isola, con abbondanza di bambini (15/20 persone); mia moglie insegna alle scuole elementari, adora i suoi mostriciattoli, ma si rivela piuttosto insofferente verso quelli altrui.
Leviamo l’ancora e facciamo un po’ di esplorazione con ecoscandaglio.
Interessante l’isolotto con faro in mezzo al canale che separa Lastovo da Korcula, solo l’estremità emersa di un crinale con sommo a 4/5 mt. per una lunghezza di circa 500 mt., c’è corrente e qua occorre pescare con barcaiolo.
Mia moglie è stanca e così rientriamo per uno spuntino.
La sera decido di fare un’uscita partendo dal porto, ho 4 ore di pinneggiata sulle gambe e non voglio strafare, giusto vedere com’è il movimento di pesce al tramonto dopo aver preso un po’ di tempo per infilzare qualche altra triglia per cena.
Parto quindi con il 75 con gli elastici vecchi, allontanatomi dal porto a sufficienza avvisto una di quelle triglie: scendo, la seguo all’agguato e mi trovo di fronte una sarago da 7 etti, la suddetta e un polpone, il sarago è sul chi vive e non allineato con il fucile, essendo in cerca della cena il polpone ha maggior valore alimentare, lascio perdere i pinnuti e mi rivolgo al mollusco, pensando se sia meglio infilzarlo o tentare di agguantarlo, poichè, come dice mia moglie (santa donna), ho i tempi di reazione di una moka bialetti, quello se ne va bel bello, riesco solo a sfregiargli un tentacolo.
Metto in cavetto altre due belle triglie per la cena, sono passate altre due ore, lo stomaco comincia a dolermi, il sole è sparito e si è alzato il vento, la cervicale si fa sentire dopo aver superato lo sbocco di acqua dolce e gelata, il ginocchio sinistro dice che per oggi ne ha avuto abbastanza, quando ci vedo una rete con maglie fitte come un colino da the rinuncio definitivamente ad esplorare la posidonia al tramonto.
Il gourmet sig. Simic è tornato da split con l’ingrediente principale per la sua specialità: sarde allo spiedo.
Si è confezionato degli spiedi piatti con cui le infilza per il lungo, scambiamo un piatto di tale delizia con fornitura di cipolla rossa per insalata *.
Dopo tale antipasto mia moglie
reclama carne, io mi tolgo di dosso un po’ di dolori con una doccia bollente e andiamo
a collaudare la vicina konoba Anfora, 300 mt sulla verticale di Lucica (vediamo
ormeggiato il ns. gommone), l’interno del
locale è abbastanza curato, anche se l’esterno è piuttosto anonimo, e ha
una grande terrazza con l’impiantito in cemento ma con una splendida vista sul
mare e sulle luci di Korcula e del faro a metà strada, la terrazza è così
grande che non occorre tanta attenzione per evitare che i panni stesi
dall’appartamento abitato sopra la trattoria vi gocciolino nel piatto.
Il menu comprende pesce
(mai!!!) con prezzi in linea con i ristoranti italiani più economici (circa
65.000 al kg.), pizze (mia moglie, purista, rifiuta l’idea di una pizza
croata, io le faccio presente che i migliori pizzaioli del mondo sono nel paese
che divora più pizza in assoluto: gli USA, lei resta arroccata sulle sue
posizioni), scegliamo grigliata mista con insalata, patate fritte, vino
rosso e acqua.
La grigliata contiene salsiccia al peperoncino, fegato, manzo e maiale, il vino è passabile, l’acqua è tiepida ma non salmastra, le porzioni sono abbondanti, con la carne viene servita una salsa fatta con polpa di peperoni, melanzane , aglio e olio (l’Ajvar, si trova in tutti i negozi in barattolo, si accompagna sia al pesce che alla carne), il conto tutt’altro che salato: 132 kn, vale a dire 16/17 euro.
A nanna con pasticca di magnesia sul comodino.
*qua hanno un’ottima cipolla rossa dolce, che vale quella di Tropea, ma non raggiunge le quotazioni di quella calabrese, se apprezzate tale gigliacea (e non siete di Tropea) val la pena procurarsene un po’.
07/07/02
Arriva un temporale con pioggia e
fulmini, decido di aspettare e vedere come si mette, intanto vado ad
acquistare benzina, pane e verdura (i negozi di generi alimentari sono aperti
la domenica mattina) e ad informarmi sull’attività subacquea con ARA presso il
diving paradise a Pasadur, la sede del diving è chiusa e dirotto su un ufficio
informazioni del complesso turistico dove mi spiegano che “sì, c’è il diving” ,
“no, non è affatto chiuso, solo non funziona perchè non c’è l’istruttore”, “no,
non si sa quando avranno istruttori”, temo che il mio ARA resterà inutilizzato
anche quest’anno (a Lastovo l’attività subacquea con ARA è consentita solo con
accompagnatore autorizzato).
Mia moglie è prossima al deliquio, da quando siamo in vacanza dorme dodici/14 ore al giorno e mangia come un cammello (normalmente dorme solo 11/12 ore al giorno e mangia come un dromedario e non mette su un etto!!!), preparo del riso integrale con formaggio e pomodori freschi , lei stramazza poi sul letto io finisco un romanzo da “viaggio in traghetto” un Urania, autore David Gerrold, quello che ha scritto più sceneggiature di tutti per Star Trek, inferiore alla media e pure un po’ noioso.
Il mare è piuttosto incazzato,
alle 17.00 carico l’attrezzatura sul “carriolo” e mi dirigo a Skrivena Luka,
che dovrebbe essere ridossato, attraversando un boschetto di pini si arriva a
una franata di massi da cui si può entrare in acqua, la franata è ingombra di
rifiuti e rompo pure le scatole a un paio di nudisti, la schiena mi fa vedere
le stelle e non ho voglia di transitare carico, con muta nera sotto il sole,
stabilisco che il settimo giorno mi riposerò come da precetto canonico e torno
alla base.
Cena con insalata e pesce, noi ci sbafiamo le triglie e il polpo, il gattone di casa il dorino, due vespe si contendono gli avanzi nei piatti, il cane dei vicini si accuccia con gli occhi languidi di fianco al tavolo e ottiene le teste dei pesci, spero non arrivino altri commensali, siamo ormai senza risorse.
Verso le 21.00 sopraggiunge il patriarcale sig. Simic, che, come ogni domenica, ha pranzato con i parenti e poi ha giocato a bocce in paese, non sapremo nulla dello svolgimento della partita ma apprenderemo come in Australia si giochi a bocce in tutt’altro modo, ovvero su prato e con bocce ovali.
Il fervente nazionalista Sig. Simic rimpiange il defunto Tudjman (quello che si vantava di non avere, nella propria famiglia, nè sangue serbo, nè ebreo), e ricorda con un certo orgoglio di come la sua famiglia possedesse il locale oleificio (poi nazionalizzato), il maresciallo Tito doveva essere molto in basso nelle sue simpatie.
08/07/02
Rotolo letteralmente giù dal letto alle 5.00, il mal di schiena mi blocca gran parte dei movimenti, il mare è in scaduta, fossi in forma sarebbero le condizioni ideali per un’albata, invece faccio colazione aspettando che i dolori si attenuino (brutta cosa la vecchiaia).
Ritorno agli scoglietti di ieri, per ovviare alla mancanza di barcaiolo e alla corrente ho una bellissima pensata: userò l’acquascooter come boa.
Oggi metto la 5mm., tra assetto da rifare e scooter da trainare (ho dimenticato che la massa, oltretutto sommersa, è assai superiore a quella di una boa galleggiante), mi muovo come un elefante.
Ho tre occasioni per sparare e lo scooter me le rovina tutte:
1) mi supera e mi strappa dal fondo un attimo prima del tiro, durante un aspetto;
2) mi precede mentre agguato un branco di saraghi e li mette in fuga cozzando contro uno scoglio;
3) scendo per agguatare due saraghi che stanno brucando imperturbati sotto un tetto roccioso quando mi rendo conto che il maledetto ordigno mi ha superato caracollando e, girando su se stesso, ha annodato la sagola a uno spunzone di roccia, sgancio la zavorra, ma il portapesci, che per evitare rischi tengo normalmente agganciato al pallone, si annoda bloccando il tutto, recupero la cintura scesami alle ginocchia e stacco il moschettone che tiene la sagola, alla fine risalgo, incendiando l’aria di imprecazioni;
lo vendo!!! Giuro che questa volta lo vendo!!!
Decido di tornare a prendere la boa e cerco di mettere in moto l’infame, dopo mezz’ora di tentativi rinuncio (appena revisionato, 30 €, del resto sarebbe sempre meglio metterlo in moto e riscaldarlo “a secco”), torno al gommone pinneggiando controcorrente e trascinandomelo dietro, farò un ultimo tentativo prima di risalire e quello inizia a scoppiettare placidamente!!!
Il posto è sputtanato dal casino che ho fatto, risalgo sul gommone a fatica, la schiena sempre peggio, decido di spostare metà della zavorra su una seconda cintura che allaccio al costato, per adesso sembra vada meglio.
Punto su una delle isole più esterne e boscate (più nutrienti, maggior
esposizione al mare aperto? Vedremo), mi ferma un gommone della polizia:
controllo documenti di identità miei, licenza di pesca con ausilio di natante,
permesso di navigazione e certificazione da cui risulta il temporaneo domicilio
presso il sig. Simic, annotazione dei dati su taccuino e controllo del carniere
(vuoto, niente di contestabile), buongiorno e arrivederci (portate sempre
tutti di documenti in barca, è meglio e i controlli sono effettivamente
frequenti).
L’isola prescelta è occupata da 3 sub in mimetica con gommone, dirotto su una bella insenatura ombreggiata di pini sull’isolotto successivo (lato meridionale di Krucica).
Il posto non sembra offrire granchè, ma l’acqua è trasparente, il profumo dei pini gradevole, niente onde e corrente e sembra un buon posto dove mia moglie possa prendere il sole e fare una nuotata.
Io intendo scapolare la punta che chiude il lato orientale e vedere che c’è di buono.
Trovo, gradita sorpresa, una secca con scogli affioranti, grandi massi e alcuni canaloni, avvisto 3 cernie, una quasi sparabile (ma quasi non conta), incrocio una riccioletta sui 3 kg, vuoto i polmoni e cado a foglia, orientandomi con le pinne, mi vede, mi punta, scarta, allungo il braccio e tento il tiro, colpita alta.
L’aletta non si apre e le mie trance di pesce con foglioline di alloro e salsa di cipolla prendono il largo cavandosela con una cicatrice di fiocina sul groppone, cicatrice che permetterà alla riccioletta di atteggiarsi a Moby Dick con le amiche per il resto dei suoi giorni:).
Un po’ deluso dall’esperienza avvisto un polpone, ormai sono agli sgoccioli e devo pensare alla cena, scendo per acchiapparlo, manco la testa e agguanto 3 tentacoli, inizia il braccio di ferro, vinco io ma resto con i tre tentacoli in mano. Il mare monta ed è consigliabile il rientro.
A mezzogiorno spaghetti pomodoro e basilico gentilmente offerto dal fornitissimo sig. Simic. Lavaggio attrezzatura e pisolo pomeridiano.
La sera decidiamo di recarci al bar che sorge nell’insenatura di fianco alla nostra (50 mt. e non ci siamo ancora stati) a bere qualcosa, chiusura settimanale, nel porticciolo riparato da una scogliera naturale e da una muraglia in pietra larga due metri, è ormeggiato un veliero in legno con tanto di polena e vero e proprio giardinetto, l’Ignatia.
Le banchine sono immense, di fianco ai resti della gru sorge un fabbricato in rovina, che, a giudicare dalle macine, mai asportate, e dalle grosse presse in ferro di fabbricazione fiorentina, doveva essere un frantoio, probabilmente le olive venivano portate qua a dorso di mulo, molite sul posto e il prodotto destinato all’esportazione poteva essere immediatamente imbarcato su pesanti navi da carico (il che spiegherebbe strutture tanto imponenti), ai tempi della marineria a vela l’accesso doveva essere anche più facile, essendo il porto ridossato dal vento di scirocco e riparato dalla bora dalla massa di Korcula.
Torniamo alla ns. terrazza, io mi servo una fetta di cocomero e mia moglie una bottiglia di vino rosso locale (piuttosto corposo) con salatini (ARRGGHH!).
Il gattone di casa è in piena regressione infantile, mi salta in grembo facendo le fusa e cerca di mordicchiarmi la barba (l’animaletto è almeno 8 kg di muscoli e cicatrici da combattimento, con zanne di 4 cm.).
Lucica è illuminata da un solo lampione, il cielo stellato, dalla ns. terrazza, è uno spettacolo indimenticabile.
Metto la sveglia alle 4.00, ormai è ora di cominciare a pescare sul serio.
09/07/2002
Alle 6.00 sono in acqua ai tre scoglietti, scendo poco prima di un gruppo di macigni a 7/8 metri quando sento una specie di esplosione, non capisco, poi vedo che mi si è sboccolato il secondo paio di elastici in tre giorni, questo sulla testata, dove la sollecitazione dovrebbe essere inferiore. Ho portato un solo fucile, per essere più silenzioso e – visibile, torno imprecando al gommone per vedere se riesco a salvare la pescata prendendo il 2° fucile, per essere + veloce tento di salire con la zavorra ma la cintura si impiglia nel bottaccio e la zavorra si sgancia, quando riesco ad estrarla dal crepaccio in cui è andata a cadere con il mezzo marinaio, il sole è ormai alto e il pesce si è allontanato, arriva pure la polizia a esaminare la misura minima del pescato (sono per loro fonte di costante delusione).
Ritorno alla base a prendere il coniuge e a montare il TERZO paio di elastici, ora, normalmente, come qualsiasi persona ragionevolmente prudente, ho un solo paio di elastici di riserva, specie quando i primi sono stati usati solo tre volte, fortunatamente avevo approfittato di una svendita di un negozio prossimo alla chiusura e acquistato un paio di Dessault da 16 mm aggiunti alla borsa dei ricambi e accessori che avevo prelevata tutta intera prima di partire.
Ci dirigiamo alla baia di ieri, dove almeno qualche cerniotta sotto peso l’avevo vista.
Trovo un canalone i cui bordi fanno tana, agguato sotto il tetto di roccia sbirciando gli spacchi, accarezzo le antenne di un’aragosta (devo chiedere se si possano pescare) quando, finalmente, mi vedo di fronte una cernia sparabile (4/5 kg) che mi fissa, non sono sicuro dei nuovi elastici, che mi sono sembrati un po’ induriti (non nuovissimi, hanno probabilmente perso di elasticità), mi spingo avanti con la sinistra pronto a lanciare la saetta e rimbalzo indietro e in alto: non avevo srotolato abbastanza sagola del pallone assicuarata alla cintura e quel canalone scendeva più di quanto mi aspettassi, così mi ritrovo a sballonzolare in acqua libera e fuori tiro;
la cernia mi fissa perplessa, non riuscendo a dare un senso a quel che vede: l’umano è stato pescato? E’ un nuovo tipo di esca per squali e simili? Risalgo senza perdere di vista la tana, libero il rocchetto della sagola che mi vincola al pallone e tento un agguato aspetto fuori dalla tana: è lì, appena dentro e mi vede, non sono attrezzato per sparare in tana, ho lasciato la torcia a Lucica (sono ripartito con l’attrezzatura minima per agguatare i saraghi al pascolo, la faccenda degli elastici mi ha fatto dimenticare il resto dell’equipaggiamento), potrei pedagnare la tana e tornare più tardi ma, saranno gli incidenti del mattino, saranno i sorrisetti dei poliziotti, saranno i colpi mancati di ieri, sarà l’ultima cazzata della sagola del pallone, ma mi si scatena l’istinto predatorio: la colpisco in tana e tento di strapparla via: niente da fare, l’asta sembra saldata e non vedo un tubo, la tana è un gran polverone scuro, aggancio il fucile al pallone e torno al gommone (500 mt) pinneggiando come fossi inseguito da un pesce spada.
Vedo davanti a me un polpone, ma chissenefrega, ho un’asta nuova di pacca e un fucile incastrati in una tana da recuperare, poi vedo che gli mancano tre tentacoli, è quello di ieri!! Ah no, questa è una questione personale!! Senza rallentare la pinneggiata, nè deviare, scendo, l’afferro per la testa, lo rivolto e, raggiunto il gommone, lo butto dentro.
Via di corsa alla base per prendere la torcia, dopo un’ora sono sul posto, scendo con torcia e 75, il pesce è ancora lì, la mia asta pure, si è arroccato dietro un macigno e l’asta è incastrata sotto, il groppone è in vista e metto a segno un nuovo colpo, comincio a tirare e la sagola mi rimane tra le mani, ora ho due aste nella tana e con 2 paia di elastici rotti e nessun rivenditore in zona non mi trovo in una bella situazione.
Risalgo sacramentando, sgancio il ’90 e assicuro la sagola a un parabordo.
Seguono varie discese in cui cerco di far passare la sagola superstite da un altro spacco per liberare l’asta da sotto il macigno, niente da fare.
Rientro alla base a chiedere al provvido sig. Simic se ha un raffio da prestarmi (il mio è rimasto a Rimini, dimenticanza dell’ultima ora).
Mentre l’industrioso Sig. Simic provvede a inchiodarmi una prolunga sul raffio con manico troppo corto ho un’idea da brevetto: ho con me un fucile che ho rinunciato ad usare perchè non trovo nè elastici nè aste della misura corretta, lo armo con un paio di elastici troppo corti, da usare alla prima tacca, e un monocavo da 140 in aggiunta alla sagola di cui già dispone al secondo foro dell’asta.
Anche con la prolunga il raffio non arriva (almeno 4 mt. al fondo della tana), tolgo il boccaglio e lo metto in cintura, appoggio la torcia sul fondo dello spacco, inserisco il braccio e la testa e riesco a piazzare un’altro colpo nel groppone del pesce, ora ho due monocavi e un sagolino che escono dalla tana, risalgo, ridiscendo per controllare che il secondo colpo abbia fatto presa, alla terza discesa mi avvolgo i tre fili attorno al polso, punto i piedi contro la roccia e tiro con forza (esercizio debilitante il tiro alla fune a -18 mt., almeno per i quarantenni imbolsiti, non lo consiglio), il macigno si sposta, la mia asta devoto si libera e il pesce, ormai sfinito, esce finalmente dalla tana (l’asta del ’75, vecchia e con la punta ormai arrotondata, ci cade dentro), lo finisco velocemente; mia moglie mi tratta come un mostro, non sto a spiegarle che dopo averla infilzata ero obbligato ad estrarla il più velocemente possibile, altrimenti sarebbe stata bloccata dall’asta fino alla morte dopo una lunga agonia. L’avevo colpita subito dietro la branchia, di traverso, l’asta era uscita dal testone e l’aletta faceva presa sul tessuto cartilagineo, i centri vitali erano però solo stati sfiorati, per il futuro decido di evitare di sparare cernie in tana se non ho la fondata speranza di riuscire ad estrarle celermente.
Non posso fare a meno di domandarmi che razza di titani riescano a lavorare cernie di più di 15 kg..
Sono stato fuori almeno 12 ore, la cernia finisce in frigo e stasera grigliata di carne.
10/07/02
Sveglia alle 5.00, pieno di dolori e di lividi (il gommone e il tiro alla fune nella tana); la locale salsiccia con aglio e peperoncino della sera prima reclama attenzione, la tacito con un bicchiere di te verde con latte e mi siedo per calmare il dolore alla schiena (mio suocero usa spesso dire “brutto anno per la roba vecchia!!”)
Mia moglie resta a casa per fare il bucato, il volenteroso sig. Simic si offre per preparare la cernia a “la Lastovo”, ci diamo appuntamento per il tardo pomeriggio e esco con il gommone.
L’idea è di esplorare una profonda insenatura a Ovest di Zaklopatica,
in fondo all’insenatura una bella spiaggia di ciottoli che termina su sabbia e
posidonia, la spiaggia è circondata da
pini, un vecchio ricovero per barche in pietra ormai in rovina vicino allo
scafo sfasciato di una bella lancia da pesca in legno, ancora fissata
all’argano in ferro che arrugginisce poco più in là.
C’è anche una casa diroccata e tre case in condizioni discrete, di cui
almeno due abitate, ognuna con il suo piccolo molo, una con una lancia in legno
(nuova) ormeggiata, l’altra con un gommoncino praticamente fuori dalla porta,
scoprirò poi che il piccolo centro è raggiungibile anche per uno stretto
sentiero che si inerpica in mezzo alla macchia mediterranea ma è chiaramente
più comodo andare a rifornirsi
direttamente con l’imbarcazione di casa.
La località è indicata sulla carta come Krucica (Kruciza).
Costeggio la punta più orientale: l’ecoscandaglio mi informa che la
parete scende praticamente a picco a 45 mt, su un fondo sabbioso.
Scendo in acqua con il fucile senza neanche caricarlo.
Verso la punta vedo un’anfora romana quasi intatta, i pochi macigni addossati
a quote raggiungibili alla parete liscia non riservano sorprese, oggi la cena è
assicurata e non mi scalmano più di tanto a scendere.
Rientro a Lucica e pranzo a base di cocomero, nel porticciolo c’è un’altro gommone: un quicksilver 430 su cui salgono 10 persone!!! Sul mio fatichiamo in 4 e stiamo stretti in 2 e quello ha anche il roll-bar!!
Il prudente Sig. Simic mi invita a non mostrare troppo il pescato perchè qua sono molto severi sulle misure (capace che qualche vicino chiami la capitaneria perchè venga a controllare), mi dice che la misura minima per la cernia è di 50 cm.; misuriamo il pesce: 62 per me, 57 per lui, sono in regola! Possiamo pulire il pesce all’aperto.
Ho visto che qua pescano con ogni genere di nasse (qualcuna con galleggiante due metri sotto il pelo dell’acqua), parangali e reti con fori microscopici, ciò non dovrebbe bastare a spiegare il deserto in certi punti della costa, dove almeno qualche branco di salpone pensavo di vederlo; già che siamo in argomento chiedo al ciarliero Sig. Simic se gli risulti che qua peschino con le bombe: la risposta è affermativa, pare che anche di recente sia saltato in aria un suo concittadino.
A Lucica, come anche a Lastovo, ci sono molte case in pietra abbandonate o anche diroccate, di ampia metratura; troppo costoso ristrutturarle o poco interessante viverci, pure è proibito venderle a cittadini stranieri che potrebbero recuperarle; capisco la volontà di preservare il patrimonio immobiliare nazionale, ma a cosa serve tale tutela se cade tutto a pezzi?
L’ospitale sig. Simic si esibisce in un risotto con brodo di pesce e basilico, io in filettoni al forno con aromi, mia moglie si nutre di insalata, a fine pranzo ci offre un liquore a base di finocchio selvatico macerato in acquavite, ricetta di successo dell’industrioso sig. Simic, che sembra non riesca a restare inattivo.
In proposito ci racconta di un parente che gli capita in casa quando sta facendo qualcosa (sempre) e vedendolo un po’ insofferente lo apostrofa: “il lavoro non è una lepre, se lo lasci non scappa, lo puoi riprendere domani”:) (sante parole!).
Ci congediamo verso le 10.00 e poi a letto.
11/7/2002
Acidità di stomaco e sonno interrotto a tratti, il Gourmet sig. Simic non ci va piano con l’aglio e il pepe, il suo vino, conservato in recipienti a collo largo che avrebbero bisogno di una ripassata con la soda, ha “un’acidità totale” un po’ alta.
Ricomincio ad esplorare dalla tana in cui giace l’asta del mio 75; mi duole un orecchio (è il sinistro, perforato due volte), non riesco a scendere un granchè, comunque il fondale a me accessibile diventa uniforme, non si vedono sagome nel blu, risalgo sul gommone come un paralitico in pessima forma; rientriamo.
A letto a leggere e poi spesa, rifornimento di carburante e a cena all’Anfora.
Proviamo il prosciutto dalmata: asciutto e leggermente affumicato, ottimo, ceci con acciughe, e la pizza locale che ordino a forza per mia moglie, che rimane favorevolmente sorpresa, assieme all’acqua e al vino stavolta c’è pure un secchiello di ghiaccio (si stanno attrezzando).
Per finire c’è grappa, travarica e tre liquori (rakia) non tanto identificabili dal nome in croato, nel dubbio li ordino tutti e tre: sono secchi, uno ha un principio amaro simile al cardo che non riesco ad identificare, un’altro mi risulta più gradevole ma ugualmente non identificabile, il terzo, che sa di rosa, viene particolarmente apprezzato da mia moglie, (deve riprendersi dallo shock provato per il livello di eccellenza scoperto nella pizza croata).
Con insalata gigante il conto è di 20000 vecchie lire cad..
A nanna alle 23.00.
Domani voglio provare a raggiungere gli isolotti e le secche più lontane, in prossimità del faro di Glavat (20 km da lucica di cui 10 di mare aperto)
12/7/02
Mal di schiena e caldo (niente ventilatori o aria condizionata qua) mi impediscono sonni tranquilli.
Partenza 8.45, arrivo ore 9.30 all’ultimo scoglio prima di Glavat; il
faro è imponente e meriterebbe una visita, devo informarmi se ci siano
impedimenti di sorta, mia moglie, non troppo convinta della distanza da
superare in mare aperto, resta alla base.
Tanto per cambiare sbaglio posto: sulla punta orientale dello scoglio
c’è una secca estesa, con il cappello a 8/10 mt. ingombro di macigni e
lastroni, sembra buona ma è attraversata da una corrente piuttosto forte.
Dovendo contrastare la corrente ho un’apnea miseranda, avvicino 3
cerniotte di appena 2 kg., nessuna traccia di sorelle maggiori, tento qualche
breve aspetto affacciato sul blu, ma non vedo neanche una sagoma, alle 12.45
risalgo sul gommone (mi servono 3 tentativi causa mal di schiena, la doppia
cintura non è servita più di tanto.
Pomeriggio a leggere.
Fuori alle 17.00, ormeggio in una caletta riparata tra gli isolotti di Cesvinica e Stonjorina, in acqua trovo sabbia e posidonia, plano sulla posidonia cercando la schiena di qualche marvizzone, ma senza risultati.
Rientro e cena a base di tonno in scatola, fagioli e cipolla.
Dopo cena due chiacchiere col teledipendente Sig. simic che si è fatto prendere da una telenovela messicana di cui mi tratteggia il canovaccio: c’è il latifondista carognone, il prete bello, la moglie turbata, un avvocato incazzato, incesti, corna, omicidi etc. etc. (il solito, insomma).
13/7/2002
Data fatidica: la schiena mi impedirà di pescare praticamente fino alla fine della vacanza, chi è interessato alle indicazioni per la pesca può tranquillamente saltare fino agli ultimi 2 gg..
Mia moglie ieri si era detta interessata a una gita al faro, ma nel dormiveglia mi dice di aver cambiato idea, vado a fare rifornimento di benzina (il benzinaio è aperto tutti i giorni dalle 8,00 alle 20,00, tranne la domenica dalle 8.00 alle 12.00), giretto al negozio di Lastovo dove acquisto detersivo per i piatti, cipolla dolce da insalata, pane e latte.
Mi fermo a cambiare un po’ di euro alla banca lì vicino che apre alle 8,30 fino alle 11,30 (al pomeriggio non ricordo).
Se mi metto sdraiato non riesco poi ad alzarmi, sto un po’ seduto a leggere e poi, come sempre quando sono incazzato, mi metto a spignattare, la consorte va a prendere un bagno di sole.
In frigo restano 4 peperoni e una confezione di riso integrale, con olio, cipolla, pomodoro, basilico e origano arrangio un condimento, cuocio il riso e unisco il tutto, quindi farcisco con il riso i peperoni che metto al forno.
Mi risolvo a prendere un antiinfiammatorio, che di solito evito per via della gastrite.
Per un po’ mi metto alla finestra a osservare il microcosmo in cui ci siamo malamente inseriti: i turisti sono perlopiù croati o sloveni, nel porto sguazza una torma di bambini praticamente identici, le signore presenti risentono della mancanza di una palestra post-gravidanza, anche se si rivelano tutte eccellenti nuotatrici (ci sono varie residenti), alcune addirittura si danno alla pesca con la canna.
In particolare osservo il viavai degli abitanti dell’ultima casa sul molo di sinistra, una villetta molto ben ristrutturata, con alcune soluzioni abitative piuttosto intelligenti,con veranda, solarium e una scaletta per i bagni sul molo di fronte; l’abbiamo ribattezzata “la cooperativa”, primo perchè non siamo mai riusciti a capire quanta gente ci abitasse, secondo perchè l’unico abitante di sesso maschile partiva con una lancia con motorino da 5 cv due volte al giorno con nasse e canne da pesca, coadiuvato a turno da una o più figure femminili (moglie? Figlie? Sorelle? Boh!!), che lo attendono pure in banchina per la pulizia del pescato (uomo fortunato!); le prede perlopiù saraghetti e gronghi, in quantità comunque sufficiente a sfamare la truppa (incredibile come quella lancia fili, con così poca potenza, in dislocamento).
Mi sistemo in terrazza a leggere e di lì a poco mi raggiunge il facondo Sig. Simic che ci allieta con i suoi racconti su che gran paese sia l’Australia (a onor del vero interessanti).
Cena e a letto con altro antiinfiammatorio.
14/07/2002
Oggi gita a hvar con catamarano che la domenica parte alle 7,00.
I dolori mi svegliano alle tre, mi alzo con una manovra complicatissima che richiede almeno 20 minuti.
Una volta in piedi va meglio, mi preparo un te e leggo qualche capitolo del romanzo che ho per le mani (ombre nell’ombra, dello scoppiettante Paco Ignacio Taibo Segundo).
Alle 5,00 sveglio il coniuge.
Ore 6,00 partenza per l’imbarco: incrociamo sulle scale l’immancabile sig. Simic che ci consiglia di munirci di biglietto andata e ritorno per non dover rifare la fila.
Ci stacchiamo dal molo alle 7,00; saremo in una quindicina, il battello comincia a riempirsi a korcula.
Hvar ha una vocazione antica al turismo, testimoniata dalla presenza di ben conservati stabilimenti balneari di inizio secolo.
Caratteristica della cittadina di Hvar l’assenza di
veicoli con motore a combustione interna, il trasporto delle merci è assicurato da carrelli con motore elettrico.
Numerosi bar, ristoranti, negozietti di souvenir,
pasticcerie, gelaterie; dopo 10 gg. di Lastovo mi sembra incredibile, acquisto
una pasta alla crema non per ghiottoneria ma perchè qui posso!!!
Il porto è affollatissimo, il centro storico merita più di una visita affrettata, nel perimetro interdetto alle auto parchi con panchine di fronte al mare, spiagge di ciottoli, visitiamo un bel chiostro con uno splendido coro ligneo, molti edifici risalgono evidentemente alla dominazione veneziana e ostentano le colonnine esili e le decorazioni del gotico fiorito, i vicoli sono ravvivati da vasi di fiori e rampicanti.
La mia dolce metà (in più di un senso, è la metà del mio peso) acquista grana grattugiato, uova e pancetta affumicata per cenare con una robusta dose della sua versione della pasta alla carbonara (sarebbe in grado di mangiare cappelletti in brodo anche con 45°); acquistiamo anche qualche souvenir,. rimandando comunque il grosso degli acquisti al ritorno a Split.
La produzione tipica di maggior rilievo di Hvar è la
lavanda, estesamente coltivata, nella tarda primavera è possibile affittare
biciclette e passeggiare per le colline
fiorite; sono in vendita essenza di lavanda e olio profumato, semi e cestini
confezionati con gli steli essiccati piegati a racchiudere i capolini.
I prezzi dei ristoranti sono in linea con quelli
italiani, forse un po’ più a buon mercato di tante località, l’unico negozio di
subacquea non ha elastici di ricambio per il mio fucile (e ha ben poco
d’altro).
D’estate Hvar è collegata all’Italia da linee
passeggeri, peccato che forse non sia il periodo in cui l’isola è più godibile.
Il tempo a ns. disposizione è limitato, per cui non
visitiamo gli altri centri abitati dell’isola (ho letto su una guida di vecchi
villaggi molto pittoreschi, nei quali è possibile reperire alloggio).
Ci mettiamo ad aspettare il catamarano sorseggiando una birra in uno dei tanti locali sul porto, ore 15,00 partenza,
Lastovo è coperta da una caligine fosca e appiccicosa, senza che nessun temporale venga ad arrecare sollievo, ceno con pane e insalata, mia moglie con una carbonara composta da 350 g. di spaghetti, 120 g. di pancetta affumicata, 2 uova e formaggio grattugiato, permane l’invidia per il suo metabolismo:((.
15/7/2002
Sveglia alle 4.00, gli antiinfiammatori sono serviti solo a rovinarmi lo stomaco, l’umidità è tale che le magliette stese ieri mattina ad asciugare sono ancora fradice, finisco il mio romanzo e affronto il seguito (“ritornano le ombre”, una sorta di 20 anni dopo ancor più sgangherato del primo, alle 6,00 comincia a spirare un vento teso da Nord Est, spero che mia moglie mi accompagni, non sono in grado di muovermi granchè se trovo corrente, la aspetto per un paio d’ore e quando sono ormai pronto a staccare dalla banchina mi comunica di aver cambiato idea perchè c’è vento.
Esco da solo, il mare e il vento montano dalla direzione opposta della corrente, con il risultato che le due forze si annullano a vicenda, il mare sembra bollire, le condizioni sembrano perfette.
Unico inconveniente alla navigazione, mentre accosto a uno degli isolotti un’onda incazzosa mi investe di sorpresa da una direzione perpendicolare al vento, un effetto dovuto al mare che si avventava incontrastato in uno dei canali tra gli isolotti, per poi perdere forza poco più in là.
Mi ancoro nell’insenatura settentrionale dell’isolotto di Krucica, appena scendo in acqua mi rendo conto che non c’è nulla da fare, il dolore è continuo e se tento la capovolta è tale da farmi contrarre il diaframma espellendo l’aria, non parliamo dell’apnea in queste condizioni, risalgo a fatica.
La seconda metà della vacanza non si presenta bene, possibilità di fare il turista qua non ce ne sono e il caldo sconsiglia le passeggiate nei boschi:(((.
I boschi, già, perchè
Lastovo non è solo mare: è coperta da macchia mediterranea;
l’agreste sig.
Simic, mi ha raccontato di come a primavera si raccolgano kg. e kg. di asparagi
selvatici (non stento a crederlo, l’intera isola è ricoperta dai lunghi fusti
spinosi della pianta), e, in autunno, di funghi (data la forte presenza di
lecci, presumo porcini neri, l’italiano del poliglotta sig. Simic non si
estende alle disquisizioni botanico-micologiche); la presenza di un’unica
strada nasconde l’esistenza di un’intricata rete di sentieri e mulattiere che
collegavano poderi, fattorie e piccoli nuclei abitativi; gli amanti del
trekking avrebbero di che divertirsi anche su un’isola così piccola.
16/7/2002
Dormo seduto (unica posizione sopportabile) fino alle 3.00; scendo a controllare l’ormeggio del gommone, il cielo è illuminato da lampi, ma il temporale non ne vuole sapere di raggiungerci.
Sperando sempre in un miracolo mi faccio accompagnare
da mia moglie alla punta settentrionale dell’isolotto di Petrovac, dovrà
venirmi a prendere dopo che avrò scapolato la punta in favor di corrente.
Il mare monta da nord-est, il tempo migliore per pescare qua, ma ogni onda è una frustata nella schiena, 2 capovolte su tre abortiscono, ma il posto è quello giusto: trovo una franata di grossi massi su cui pascolano bei saraghi: con un aspetto sui 12 mt. riesco a farne venire a tiro un branco, miro al più grosso (sul kg), il tiro è dal basso verso l’alto, lo padello clamorosamente, la mira era giusta e anche la distanza, purtroppo causa visione della via lattea durante la fase di caricamento del 90 mi ero dovuto accontentare della prima tacca e gli elastici che monto non sono il massimo.
In queste condizioni non resisterò a lungo, ormai sono piegato dagli spasmi, mia moglie, che doveva raggiungermi poco dopo avermi visto scomparire dietro la punta, arriva dopo un’ora e 1/2 e mi sfila di fianco: le grido di fermarsi che risalgo ma viene presa da un attacco d’ansia, non si fida ad ancorarsi, riesco a convincerla che ancorata, con motore acceso e 40 cm. di onda in 15 mt. d’acqua a 100 mt. dal primo scoglio affiorante non corre pericoli e che se non si ferma io non riuscirò a salire al volo nelle mie condizioni e allora tanto vale che torni in porto da sola (forse non sono stato proprio così pacato), alla fine si decide e io riesco a risalire, mi tolgo la muta semiparalizzato dal dolore, per poi scoprire che l’ancora si è incastrata, mi tuffo nell’acqua freschetta per disincagliarla (altro che dr. Gibaud).
Mentre risalgo
avvisto anche due discrete corvine che mi erano sfuggite, il posto merita
senz’altro di ritornarci di buon’ora.
Sosta balneare nella
profonda baia di Krucica (sull’isola di Lastovo); mi ormeggio al molo della
casa disabitata, gettando un ancorotto verso il centro della baia, per evitare
che il gommone sbatta sugli scogli affilati; provo una nuotata a rana, ma il
dolore è peggio che mai. Il fondo della baia è sabbia e posidonia (e ricci, of
course).
Dopo esserci abbrustoliti al sole rientriamo, spuntino a mezzogiorno, libro e passeggiata in paese con cena leggera all’anfora (prosciutto e birra); ancora lampi sul mare e niente sull’isola.
17/07/2002
Ore 3.00, beh non c’è bisogno ormai che spieghi perchè non riesco a dormire, rinuncio all’idea di andare in acqua; passerò la giornata seduto a letto a leggere.
Quest’anno ho optato per letture leggere e divertenti, mia moglie si è rovinata l’umore con tutti i mattoni che non è riuscita a digerire nel resto dell’anno.
Unica concessione al “vogliamo soffrire e incazzarci” “Una paga da fame”; storia dell’inchiesta portata avanti da una giornalista americana, che ha deciso di raccontare dall’interno la vita di quella fetta di popolazione che, negli USA, pur lavorando 12 ore al giorno, non riesce ad arrivare alla fine del mese, anche vivendo in baracche, roulottes scassate o motel fatiscenti, nutrendosi alle mense per poveri o di cibo di pessima qualità; l’autrice parla con una certa acredine dei lavoratori europei con la loro comoda assistenza sanitaria: questi lavoratori non hanno assicurazione e non possono accedere a cure mediche; non si parla solo di immigrati clandestini che si ammazzano nei campi ma di donne delle pulizie, cameriere, commesse, ragazze e signore con figli, tutta gente che vediamo sullo sfondo nei film americani, sempre presente numerosa, senza che di loro si sappia alcunchè, esistono solo nel ruolo che ricoprono, altrimenti sono non-persone (ricordo la commendevole eccezione di Helen Hunt in “Qualcosa è cambiato”).
Dopo questa doverosa visita al mondo reale mi sono sollazzato con: “Cent’anni di Roncofritto” divertente e divertita incursione nel mondo dell’editoria di un comico part-time; divertente per le citazioni e gli ammiccamenti comprensibili soprattutto per i romagnoli che vivono o hanno vissuto nel territorio situato tra la valle dell’Uso e del Conca.
E’ stata quindi la volta dell’ultimo volume scritto da Folco Maraini, forse un po’ troppo tardi; Maraini è un grande antropologo, una figura umanamente interessante, ma decisamente, nei suoi non più verdi anni, non avrebbe dovuto intraprendere la carriera di scrittore, il risultato è decisamente al di sotto delle aspettative.
Per finire “il Giorno dello Sciacallo”; avevo visto tre volte il film originale ed ero curioso di sapere se il romanzo fosse all’altezza; mia moglie ne ha fatto un culto, io, forse troppo prevenuto per aver tanto apprezzato il film, non l’ho neppure finito.
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Il ns. padrone di
casa ha esposto i prezzi sul modulo ministeriale che ha richiesto un viaggio a
Split (se ho capito bene).
Luglio e Agosto 225
kn + 4 kn di tassa di soggiorno; maggio giugno settembre e ottobre 169 kn + 2,5
kn di tassa di soggiorno; l’agenzia si cucca circa il 20 % in più
(ammappalo!!).
Oltre
all’appartamento che occupiamo noi dispone anche di un appartamento più grande,
con due camere da letto, salone con divano letto, cucina e sala da pranzo con
una grande tavola per famiglie numerose o gruppi di amici, se non ricordo male
il prezzo è un 50 % in più (circa 100/120.000 vecchie lire)
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18/07/2002
La notte piove, non abbastanza da sciogliere le incrostazioni di sale sull’auto, salute stazionaria.
Decido di effettuare la progettata gita al faro di
Glavat, estremo avamposto orientale del piccolo arcipelago di Lastovo,
praticamente a metà strada da Mljet.
Il faro è un imponente edificio quadrangolare in pietra
sormontato dalla torre della lanterna.
Sul lato settentrionale c’è una sorta di attracco
consistente in uno scivolo con rotaie per barche con chiglia pesante, che
termina in una bassa casamatta dalle spesse pareti.
Un’antica residente (l’ adorata moglie dell’affettuoso sig. Simic, finalmente
comparsa, di ritorno dalla visita alla figlia), ci racconterà che, con burrasca
di scirocco, l’intero isolotto veniva sommerso e l’acqua entrava al pian
terreno.
Il pescaggio in prossimità dello scivolo è di tre - quattro metri, cima a terra e ancorotto a poppa, sbarchiamo con le macchine fotografiche.
Oltre alla costruzione principale il complesso
comprende un locale per il forno, qualche piccolo fabbricato in rovina, forse
resti di una più antica installazione, una cisterna interrata con volta a botte
in mattoni.
L’edificio che ospita il faro ha 2 ingressi, uno a nord
e uno a sud, 2 piani le cui numerose finestre sono protette da imposte in
legno; i cardini in ferro di una hanno ceduto alla salsedine e allo schiaffo
del vento, rivelando una finestra a pannelli di vetro;
la torre della lanterna, ora alimentata da pannelli
solari e batterie, è coronata da due terrazze circolari, alla seconda si accede
con una scaletta esterna;
la lanterna vera e propria ha la forma, appunto, di una
lanterna, sovrastata e invasa, come uno scoglio in acqua bassa dai ricci di
mare, dalle irte escrescenze di numerosi parafulmini.
Una targa sull’ingresso principale (quello a Nord)
riporta la data di costruzione: 1883.
Al ritorno la Sig.a Simic ci spiegherà come non le piaccia l’isola, presumiamo vorrebbe partirsene con la figlia e il genero che emigrano in Australia (dove vive un’altra figlia).
A letto alle 10.00:
19/7/2002
Mi sveglio alle tre per i miei mugolii di dolore, scoppia il primo nubifragio da quando siamo qua (intanto in Italia i temporali e i disastri si stanno susseguendo da due settimane, ma qui siamo su un’isola meridionale, le perturbazioni si esauriscono prima e anche quelle che non lo fanno passano velocemente). Proviamo a uscire, mia moglie è preoccupata dal temporale ma insiste per accompagnarmi; destinazione Petrovac, ancoro il gommone sotto una scarpata ripida ricoperta da pini e cipressi, se dovesse scaricare un fulmine, in teoria, non sarebbe il gommone la cuspide privilegiata.
Fra spasmi dolorosi doppio la punta e sto per iniziare l’azione di pesca (nei limiti consentiti dalla semiparalisi) quando, alzando la testa, vedo mia moglie in piedi sul gommone nella pioggia battente (con la mia incerata integrale) e un’aria particolarmente infelice, ha gettato l’ancora senza filare la catena e sta visibilmente derivando, arando il pianoro liscio che termina sui denti acuminati della punta; rassegnato, la raggiungo, mi accerto che l’ancora faccia presa e risalgo, passa una barca da pesca a noleggio con un collega in mimetica liscio/spaccato, che va a cercarsi un posto più tranquillo; mi rassegno a rientrare sotto i fulmini e una pioggia pungente; la voglia è tanta ma il fisico e i condizionamenti esterni non permettono granchè.
La sera andiamo a bere qualcosa al bar di Sveti Mihovil, quello che il prevenuto Sig. simic
ci ha descritto come un covo di drogati e di gente di malaffare, Sodoma e
Gomorra!! Sesso, droga e rock and roll!! (dovrebbe venire a fare un giro a
Rimini).
Facciamo un giro sulla banchina del porticciolo, il
temporale della mattina ci ha lasciato in regalo un tramonto da cartolina,
tanto bello da sembrare finto (c’è anche la silhouette del cannista in controluce in testa al molo,
solo che questa non è disegnata).
Mentre il trascolorare del giorno cede all’astro lunare che inargenta la baia, fino a poco prima violetta (scusate la prosa un po’ stucchevole, ma è esattamente quello che ho), ci sediamo ai tavoli all’aperto del bar, dove due ragazzi sorseggiano un’aranciata, all’interno due bambini di 6/7 anni giocano a biliardo con 4 bambine dai 4 agli 8 anni sotto lo sguardo benevolo e protettivo della simpatica ragazzona che serve ai tavoli; nell’aria si diffonde musica locale che, come stile, spazia da Franco Califano a Iva Zanicchi, fino a giungere alle sonorità eversive di un Claudio Baglioni, commento di mia moglie “...proprio un locale losco, hai visto che giro di minorenni!!!” :)); vodka e succo d’arancia quindi a letto.
20/7/2002
Mi sveglio alle 2.00 sul pavimento, vabbeh che le mie notti sono ultimamente un po’ agitate, ma così si esagera!
Scopro che una delle gambe del letto ha ceduto e la piattaforma è vistosamente inclinata a babordo, mi riaddormento in salita.
Oggi è l’ultimo giorno utile per la pesca, sveglia alle 6.00, colazione e tentativi di sbloccare la mia lisca, in mare alle 8.00, si torna all’isolotto di Petrovac, dove, con tre tentativi, non sono riuscito ancora ad andare oltre i 50 mt. dalla punta settentrionale.
Sulla franata di scogli solo pesce piccolo (oggi il mare non batte), tane e canaloni deserti, proseguendo sul lato orientale una bella sorpresa: due ampie pareti verticali che scendono da tre a -20/25 mt., completamente traforate e con due ampie caverne con il fondo sabbioso e le pareti costellate da mensole, anfratti, cunicoli e camini; ormai sono le dieci ma immagino il movimento di prima mattina.
Sono solo, malconcio e poco allenato, di esplorarle non se ne parla; proseguendo trovo alcuni massi enormi sotto il taglio freddo (che si è alzato a -15 mt.) con tane magnifiche e, a giudicare dalla pulizia del fondo, anche frequentate, i seni nasali bruciano, sputo muco misto a sangue, mentre caricavo il fucile alla seconda tacca ho sentito un crack alla schiena che ha improvvisamente smesso di darmi troppa noia; lo stomaco, complici gli antiinfiammatori, invece, si fa sentire: durante una risalita da uno dei macigni a -20 sono scosso da conati di vomito; mi lascio dietro nuvolette di the e paracetamolo, poi va meglio.
Nella seconda caverna avvisto poi una mustella sul kg. e 1/2; ci penso un attimo: lessa e con un filo d’olio sarebbe ottima per il mio stomaco disastrato; insagolata, finisce in cavetto.
Mia moglie mi ha intanto raggiunto per verificare il mio stato di salute: risalgo e mi dirigo verso la tana dell’unica cernia catturata: ho un affare ancora in sospeso, ovvero una vecchia e fidata asta per il 75, compagna di tante pescate nelle acque torbide dell’alto adriatico, voglio tentare di recuperarla.
Dopo 4 tentativi riesco ad avvolgere la sagola attorno alla punta dell’asta del 90 e a portare l’asta abbastanza vicina all’imboccatura della tana da inserire l’aletta nell’asola della gassa, finalmente la riporto in superficie, salvando l’asta e la tana per future pescate.
Il mare sta montando come tutti i pomeriggi, la mia schiena, dopo il temporaneo miglioramento, invoca pietà; si rientra; incrocio la carcassa di una grossa testuggine, sono pure tentato di recuperare il carapace, ma non oso pensare a quanto possa puzzare quella che doveva essere almeno 10/15 kg. di carne, lascio perdere e proseguo, chiedendomi cosa possa averle tranciato la testa e parte delle pinne: reti? bombe? eliche? predatori naturali?.
Ultime spese, acquisto i francobolli per le cartoline all’ufficio postale (scopro che anche le cartoline avrei potuto trovarle lì); la sera cena con grigliata di carne per la sposa e filettoni di mustella lessati per quello con la gastrite (un bel piattone diviso con il gatto di casa).
Ultimi racconti di un rattristato sig. Simic:
aspetta ospiti dalla Slovenia, che dovrebbero essere già arrivati ma il traghetto è in ritardo, e mi racconta di come qui fuori saltino i pesci spada, e di come, a fine agosto, primi di settembre, i branchi di tonni inseguano le aguglie quasi fin dentro il porto; mi racconta di come due delle case lì di fronte siano in vendita, una completamente ristrutturata, ma con il tetto di eternit da cambiare (uno dei più famigerati prodotti italiani: il massimo della durata! resistente! inattaccabile dalla salsedine e dagli agenti atmosferici! mortale), a circa 50.000 euro.
A nanna alle 22,30.
21/7/2002
Ieri ho goduto di un miglioramento passeggero, vedo il gommone dei nuovi arrivati un Gumar da 4.00 mt.; guida a barra, bella chiglia, motore Yamaha da 25 cv (Yam e Tohatsu qua vanno per la maggiore), niente gavone per le ingombranti dotazioni obbligatorie italiane.
A mezzogiorno vado a farmi una nuotata con muta e fucile, sto fuori un paio d’ore, faccio babau alle cerniotte da kg. dentro alle loro tane e ignoro qualsiasi pinnuto mi venga a tiro, tutta minutaglia, cefalotti, saraghetti e le solite triglione; oggi però non devo riempire il piatto, dobbiamo eliminare gli avanzi. Mentre rientro mi si sboccola il TERZO paio di elastici. Nell’ordine si sono sboccolati dopo un paio di giorni ciascuno: S45 cressi; Picasso; Dessault.
Non so che dire.
Vado a riprendere il gommone a Zaklopatica (io con auto e carrello, mia moglie alla guida del natante), per poi lasciarlo su una piazzola in direzione del porto di imbarco.
Carico l’auto e faccio in tempo a vedere lo sloveno partire per la prima battuta di pesca con schienalino (l’anno prossimo!!), mimetica e Omer mb 86 con mulinello carenato e fusto mimetico.
La sera andiamo a letto senza aver potuto salutare il sig. Simic e signora, recatisi a una riunione di famiglia che, a giudicare dai preparativi che fervevano già da ieri, doveva risolversi in un banchetto dalle proporzioni pantagrueliche
22/7/2002
The, ultima doccia, lasciamo un biglietto per il ns. ospite con saluti e ringraziamenti, usciamo per riporre le ultime cose in auto, e chi ti ritroviamo in agguato fuori dalla porta alle 3,30 del mattino? L’insonne e vigile Sig. Simic!!! Il quale ci augura buon viaggio, ci saluta e ci omaggia di una bottiglia del suo olio , rifiutando ogni sorta di pagamento, quale viatico.
Noi, vecchi cinici, ci scherziamo, ma la sollecitudine di quell’uomo è veramente disarmante.
Ci imbarchiamo alle 4,15, 1/2 ora prima della partenza, dobbiamo ritornare a Vela Luka per un’emergenza medica e arriviamo a Split con un certo ritardo (10,20).
Il traghetto per Ancona parte alle 23; dobbiamo occupare 10 ore.
All’inizio pare che queste saranno trascorse nella ricerca di un parcheggio, poi troviamo un parcheggio per vetture e autocarri, praticamente in centro, custodito e recintato, aperto 24 ore su 24, 50 kn per tutta la giornata con auto e carrello!! Da lì al centro affittacamere in casette di pietra con tendine traforate alle finestre, 1 caffè, due Konobe e una pizzeria.
Ultimi acquisti di souvenir: liquori per i burberi genitori, essenze odorose per amiche di mia moglie, salse per sorelle golose, etc. etc; come ricordino personale acquisto un locale prosciutto affumicato (circa 10 euro al kg. per 5 kg) e a posteriori posso dire che è stata una buona idea, veramente gustoso, cipolla rossa e un paio di bottiglie di liquore (Slivovitz e Travarica).
Portiamo tutto in macchina e facciamo una passeggiata; purtroppo mia moglie non ha potuto usufruire della sua normale razione di sonno e ha dovuto sostituire due pasti completi con una focaccia al formaggio e prosciutto, per cui comincia a soffrire di problemi di coordinazione neuromuscolare e di scompensi di umore: si ferma a un bagno pubblico (sono diversi, qua a Split, puliti, costo medio 4 kn), mi lascia portafogli, marsupio, zaino, cellulare, cappello e ci si fionda; uscendo mi chiede se voglio approfittarne anch’io, le affido la mia macchina fotografica, le mostro che l’appoggio su un muretto largo 50 cm.; mi assicura che la terrà d’occhio lei; per farlo meglio decide di mettersi a cavalcioni del muretto, facendo ruotare al di sopra di esso la gamba sinistra e calciando 2 metri più in là e tre metri sotto la mia Canonet QL meccanica da collezione (dopodichè si incazza con me perchè mi vede contrariato); l’otturatore metallico in acciaio cecoslovacco è intatto, l’ottica pure, ma la camera è deformata e temo non sia più a prova di luce, tolgo la pellicola e la destino al mio personale cimitero delle fotocamere, per fortuna non passava nessuno: 800 g. di vetro e acciaio in forma così compatta possono risultare pericolosi.
Poco dopo, seduti a un bar, prenderà male le misure con un bicchiere, annaffiandomi i calzoni di birra e cocci di vetro, per non essere scambiato per un etilista all’ultimo stadio mi sciacquo a una fontana, così da sembrare solo incontinente.
Ceniamo alla Konoba Royal, che ha una piattaforma rialzata con 4 tavolini all’aperto, protetti dal sole da stuoie in graticciato, vicino al parcheggio dove abbiamo lasciato la ns. auto, prendiamo due piatti abbondanti di Goulasch, con carne ottima di manzo e abbondanti verdure, ci chiedono persino se lo vogliamo come sugo per gli spaghetti (versione per tedeschi e inglesi) o se lo vogliamo come piatto unico di carne; ce lo servono con fette di pane casereccio, di cui cominciavamo a sentire la mancanza, e un 1/2 litro di vino rosso decisamente buono, acqua minerale e un’insalata mista come Dio comanda, con pomodori e cetrioli a fette, cavolo cappuccio e peperoni a striscioline, carotine julienne.
Conto 150 kn.
Durante l’attesa ci deliziamo con cartoni animati di produzione locale decisamente carini (se vi piace il genere un po’ naiv); nel frattempo a mia moglie sono cadute due volte le posate, ma poi, acquisendo proteine nobili, si è rapidamente ripresa.
Ritiriamo l’auto e, alle 8,30, siamo in attesa del traghetto.
Siamo riusciti a spendere praticamente tutte le kn rimaste.
A parte un tizio che ronza attorno all’auto e a mia moglie, accattonando e, sembra, sondando il terreno per qualche suo altro progetto, tutto procede senza problemi, l’imbarco tarda di due ore, ma la partenza di soli 40 min.; la nave è più affollata, ma sembra che abbia dovuto accollarsi i passeggeri della nave di un’altra compagnia, ferma per avaria.
Ci fermiamo al bar di bordo per due birre medie alla spina e quindi ci prepariamo a un sonno profondo (io sono sveglio dalle 2,30, sono ormai passate 21 ore e 1/2).
Al risveglio sarà già Italia.
Fine delle vacanze.
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Commenti, valutazioni e altre notizie utili.
La domanda principale: ci tornerei?
La risposta: Sì!
Rifarei le stesse cose? La risposta è: No!
Anzitutto eviterei il traghetto da Ancona, il costo non vale il servizio: mezza giornata d’auto con eventuale pernottamento in una soba lungo la strada sarebbero senz’altro meno costose e non sarei vincolato al traghetto per il giorno di ritorno; probabilmente lascerei carrello e gommone nel parcheggio recintato e custodito a Split e mi ritaglierei un giorno o due per visitare Dubrovnik.
Da Lastovo, mare permettendo, vorrei visitare Mljet e il suo parco naturale.
Imperativo, dovessi tornare, avere con me un compagno di pesca o un barcaiolo, per pescare in corrente o scendere fondo in tranquillità.
Non prenoterei tramite agenzia, non perchè il servizio non sia stato cortese ed efficiente (tutt’altro), ma perchè così facendo ridurrei di un quarto le spese di alloggio (e sono stato soddisfattissimo dell’ospitalità offerta dal Sig. Simic).
Non porterei l’attrezzatura ARA.
Porterei, altresì, uno schienalino.
Forse ci sono parti del Mediterraneo molto più pescose, ma qua non ho corso il rischio di essere investito ogni minuto, le norme che regolano la pesca sono chiare e la cena l’ho sempre rimediata.
Massimo
Pruccoli