Vacanze
e pesca subacquea su un caicco in Turchia
di Massimo Profeti Cominciamo a parlare delle vacanze in caicco in Turchia con un’affermazione che può far impressione a chi non ha esperienza in merito ma che, vi assicuro, non teme smentite: per un pescatore subacqueo non esiste vacanza migliore, se non dal punto di vista della pesca in assoluto (per questo, certe zone inesplorate del Mediterraneo sono ovviamente migliori), almeno da quello della comodità. Se poi un pescatore di qualità medio-alta si accontenta di nutrire quasi ogni sera a pesce 8 persone, allora ci siamo capiti. Non ci credete? Bene, allora leggete attentamente quanto segue. Nella prima parte dell’articolo parlerò più approfonditamente dell’aspetto che ci interessa di più, cioè la pesca subacquea. Se non vi siete addormentati (vista la lunghezza dell’articolo) e sono riuscito a farvi venire la voglia di organizzarvi una vacanza del genere, allora proseguendo nella lettura troverete tutto quello che in 10 anni di viaggi ho scoperto essere utile sapere per non prendere fregature. La vita a bordo e la pescaIl caicco è come un albergo galleggiante che ogni giorno ti fa pescare in un posto diverso, che scegli tu, dicendo al capitano dove ti vuoi svegliare la mattina dopo. Vi descrivo la giornata tipo (prendete fiato: la punteggiatura è un’opinione): l'equipaggio si alza alle 5, mette in moto la barca, naviga quelle 2 orette per raggiungere la caletta che hai scelto sulla carta la sera prima, ormeggia la barca, ti prepara la colazione, tu ti alzi all'ora che vuoi, mangi cose buonissime (hanno una cucina molto simile a quella greca, ma un po' più ricca, col fatto che fai la spesa sul continente e non su un'isola), ti butti a pescare per tutte le ore che vuoi, se sei fortunato c'è una barchetta di servizio che ti segue (sennò chissene. Poi vi spiego meglio), torni in barca, la tua signora non è inc@##ata perché è stata a chiacchierare fitto fitto con le sue amiche e non si è neanche accorta che sono passate 6 ore da quando sei sparito fra i flutti, consegni il pesce al marinaio che si occuperà di pulirlo e prepararlo per essere cucinato come vuoi tu, metti la roba da pesca nel borsone sul ponte, ti fai una bella doccia calda nella tua cabina, ti vesti come ti pare, sali le scale, in base all'ora fai merenda o pranzi o ceni e per il resto del tempo che hai a disposizione ti fai i cavoli tuoi (leggi un libro, giochi a carte, ca##eggi con gli amici, ti vanti delle tue gesta di pescatore, ecc…). Ora potete respirare. La notte c'è sempre un cielo bellissimo, tipo Grecia, molto romantico. Se si capita nel periodo in cui c'è la luna piena, si può provare a pescare il pesce licantropo, una specie endemica turca. Attenti che morde! No, scherzo. Però, con quella luna, lei non può non darvela... :-P Parliamo di pesca. Purtroppo negli ultimi 10 anni c'è stato un grandissimo boom turistico, che ha significato proliferare di alloggi, ristoranti e pescatori improvvisati, ovvero bombaroli, come in Grecia. Risultato: di anno in anno, ho visto un progressivo depauperamento ittico che ha portato praticamente il deserto in certe zone. Nei ristoranti si vedono spigole e orate di allevamento già da qualche anno. Il problema è che la costa è a picco quasi ovunque, quindi il tratto da battere è sempre quello per tutti, fino a 50 metri dalla costa, poi c'è l'abisso. I pochi tratti di fondale pianeggiante sono già deserti da anni, mentre quelli con franate un po' più fonde e in corrente ancora resistono. Diciamo che in linea di massima ormai si pesca, come in Grecia, solo sotto i 15 metri. Per questo, chi è abituato a pescare solo in bassofondo o non è molto allenato, si prepari a qualche difficoltà. Però il pesce, per chi scende un po', c'è quasi sempre. Io di solito pesco a Santa Marinella, dove una volta su tre faccio cappotto. In Turchia mi è capitato, ma molto raramente. Di solito riesco a nutrire tutta la combriccola di amici a bordo. Il pesce è ormai abbastanza smaliziato, anche se non come da noi. In Grecia mi è sembrato più tonto. Una volta era veramente strapieno di cernie di tutte le dimensioni. Oggi se ne trovano molte meno e difficilmente sopra i 5-6 chili. I saraghi sono i pesci più comuni e si prendono in tana, all'aspetto e all'agguato. Ho sempre visto pochissime corvine, tutte profondissime ma in compenso poco smaliziate. Di orate ne ho viste ancora meno, ma personalmente non faccio testo perché non ne ho mai presa neanche una in vita mia. Prima dell'estate si incontrano spesso branchi di ricciole, di solito composte da esemplari da 3-4 chili. A giugno scorso, però, ne ho vista una che pareva un sommergibile, ma non sono riuscito ad arrivare a tiro. I dentici sono un po' dovunque: basta andare dove c'è una punta o uno scoglio con un po' di corrente in mezzo al mare, che si trovano. Prenderli è un altro paio di maniche, ma non sono impossibili. Dalle parti di Marmaris, qualche anno fa mi è capitato di vedere il più grosso branco di dentici grossi della mia vita: una specie di muro di 2-300 bestie, tutte sopra i 6 chili. Gli ho fatto un primo aspetto a 17 metri, ma loro dopo una rapida occhiata sono andati più a fondo. Allora gliene ho fatto un altro a 24 e loro sono scesi a 30-32. Ne ho fatti altri sempre a 24 (per principio cerco di evitare di scendere oltre i 25) ma non si sono più presentati. Maleducati!! Ho fatto anche uno scoop: credo di essere uno dei pochi ad aver fotografato in acqua un branco stanziale di squali grigi del Mediterraneo (Carcharhinus plumbeus). Vivono in una baietta in 4 metri d’acqua. Per fotografarli ho usato le tecniche classiche dell’aspetto ai dentici perché sono molto difficili da avvicinare. Spero in una prossima pubblicazione del reportage su qualche rivista. La leggeVedo che girano idee poco chiare in merito ai permessi di pesca e vi spiego subito la situazione. Per chi pesca in apnea, non c'è bisogno di alcun tipo di permesso. Non c'è neanche limite al quantitativo di pesce. Le cifre esorbitanti che avete sentito si riferiscono al prezzo da pagare (l'equivalente di 100 $) per ogni cernia presa con le bombole. A dire la verità, gli stessi turchi non hanno le idee molto chiare sulla legislazione: ad ognuno a cui chiedete informazioni, vi risponde in maniera diversa. Il fatto di essere turisti ci mette in una condizione di privilegio per quanto riguarda i rapporti con le forze dell’ordine, sempre a patto di rispettare le leggi. Esistono alcuni divieti severissimi: 1) In una zona a est di Marmaris, ben segnata sulle carte, è proibito anche l'ormeggio, in quanto base militare per sommergibili. 2) E' proibito, come in Grecia, immergersi con le bombole non accompagnati da guide locali. Anche se non si pesca. 3) E’ straproibitissimo raccogliere alcunché di reperti archeologici. E' pieno di anfore dappertutto, ma guai a toccarle: ti sbattono dentro e buttano la chiave! E’ un reato equivalente allo spaccio di droga (avete visto Fuga di mezzanotte, vero?). Ancora pescaUna buona notizia: negli ultimi 2 anni il turismo è calato notevolmente, per cui sono scesi anche i prezzi di barche, alberghi e ristoranti; sono diminuite di conseguenza la richiesta di pesce e l’attività dei bombaroli. Siamo in attesa dell’aumento del pesce, visto anche l’intensificarsi dei controlli sulla pesca di frodo. Per finire l’argomento pesca, vi racconto cosa videro le mie fosche pupille la prima volta che mi tuffai in un posto vicino a Datcha circa 10 anni fa. Tenetevi forte. Fuori dall'acqua c'era una lingua di roccia, larga pochi metri e lunga un paio di centinaia, che sott'acqua proseguiva con la stessa conformazione e una discreta inclinazione verso il basso. A sinistra era un po' più pianeggiante, mentre verso destra cadeva più decisamente. Io non avevo ancora fucili lunghi, così facevo lunghe planate a mezz'acqua per stanare qualche bel serranide. Quando mi sono trovato su un fondale di una ventina di metri, sono rimasto a bocca aperta di fronte al seguente spettacolo: a sinistra, sul pianoro, un tappeto a perdita d'occhio di saraghi. Saranno stati qualche migliaio. Fra i sassi sotto di me, cernie di tutte le dimensioni, a spasso. Da sotto il ciglio alla mia destra, grossi dotti incuriositi, in avvicinamento. Lungo il ciglio, dentici a zonzo. Ad un certo punto ho visto anche un branco di ricciolette a mezz'acqua. Cosa ho fatto? Per mezz’ora abbondante mi sono immerso fino a 10-12 metri rimanendo immobile a godermi lo spettacolo: avevo lo strano presentimento che cose del genere negli anni futuri non ne avrei più viste (e avevo ragione). E poi era anche l'ultimo giorno di vacanza e non c'era il tempo di cucinare il pesce... Al giorno d’oggi, pur essendo sempre il miglior posto della zona, troveremo di sicuro solo qualche cerniotta e qualche dentice abbastanza smaliziato. La zona operativaQui sotto trovate una mappa della zona a cui mi riferisco nell’articolo, tanto per dare un’idea della conformazione della costa a chi non la conosce. La strada da Marmaris a Datcha non è segnata, ma c’è, lo giuro! Come vedete dalla mappa, la costa è un continuo susseguirsi di fiordi e insenature, quindi l’ormeggio non è mai un problema. Una delle cose veramente impagabili di questo tipo di vacanza è che c’è sempre la possibilità, anche la sera del 15 agosto, di trovare la baietta in cui l’unica barca presente è la tua. Alla faccia di chi si ammucchia in spiaggia e al ristorante! Tenete presente che il vento dominante della zona è il meltemi, che soffia da nord-ovest generalmente dopo mezzogiorno. E’ un vento abbastanza teso ma, dato che ci troviamo in zone comunque un po’ riparate dalle alte montagne che formano la costa, l’intensità non ha niente a che vedere con le bufere greche che in molti casi impediscono di pescare. Comunque, tutti i versanti sud della costa presentano mare quasi sempre calmo, con l’ovvia fregatura che le zone più pescose sono invece quelle più esposte al vento. Dato che ci si trova quasi sempre all’interno di grandi golfi, la corrente, se c’è, è di solito trascurabile. La cosa che più colpisce della costa è che il suo aspetto è completamente diverso da come uno se lo aspetta. Visto quanto sono brulle le isole greche nei dintorni, si è indotti a pensare che la costa turca sia uguale. Invece no o, meglio, solo i tratti battuti dal meltemi. Ma basta girare l’angolo e si scoprono insenature in cui la fittissima vegetazione selvatica arriva fin sulla spiaggia. Stefano Makula (per chi non lo conosce, è un recordman di immersioni in apnea) racconta di aver trascorso bellissime vacanze con i genitori in campeggio libero molti anni fa, da quelle parti. Dice che erano normali gli avvistamenti giornalieri di orsi e lupi a terra e di squali di tutti i tipi in mare. L’organizzazioneVediamo come avviene la preparazione di un viaggio in caicco. Sappiate subito che chi si accolla l'onere dell’organizzazione avrà parecchi mesi di scartavetramento di cefalo prima della partenza. La vacanza in caicco, ripeto, è bellissima per tutti, pescatori e non, per un semplice motivo: non ci sono motivi di attrito tra gli ospiti perché non esistono doveri come cucinare, lavare i piatti, governare la barca, ecc... Pensa a tutto l’equipaggio turco! Altro vantaggio di non poco conto: è l’unico viaggio in barca che può essere fatto anche da chi soffre il mare. Infatti, la conformazione molto frastagliata della costa consente sempre di ormeggiare la barca in calette e insenature molto riparate, con l’acqua immobile. Lo dico con certezza perché vi assicuro che ho sposato la campionessa del mondo di mal di mare, che però sul caicco ci va sempre molto volentieri. Quindi, a parte quando ci si sposta per attraversare brevemente le zone un po’ più battute dal meltemi, non ci sono problemi. Noi siamo liberi di fare il cavolo del comodo nostro tutto il giorno, tutti i giorni, per tutto il tempo che saremo a bordo. Dobbiamo solo pagare, ma quello lo faremo volentieri, perché è una vacanza che merita tutti i (pochi) soldi che costa. Per fare qualche esempio di spesa, si va da 1.700.000 lire a testa per una settimana a giugno su una barca piccola ai 2.5 – 3 milioni a testa per 15 giorni ad agosto. Tutto compreso. Io conosco bene la zona che va da Marmaris a Bodrum, quindi le informazioni che fornisco si riferiscono esclusivamente a viaggi in quest’area. Per quanto riguarda altre zone, come il nord di Bodrum o la zona fra Fethiye e Antalya, ho solo notizie (comunque positive) di seconda mano. Gli aeroporti della zona sono, da nord-ovest a sud-est: Bodrum (nuovo), Dalaman e Antalya. A seconda di dove si intende salire o scendere dalla barca si può decidere eventualmente di arrivare e ripartire da due aeroporti diversi. Io non l’ho mai fatto. Credo che la scelta migliore al giorno d’oggi sia quella di andare al nuovo aeroporto di Bodrum. Io non l’ho ancora fatto. Per chi ha figli piccoli e avrebbe la tentazione di portarseli in caicco, posso dare le seguenti impressioni personali (io non ho figli): a mio modo di vedere, dato che le barche sono fatte ad uso e consumo dei grandi, un bambino sotto i cinque anni non tornerà vivo da una vacanza in barca, mentre uno sotto dieci ha buone probabilità di tornare a casa senza fratture. Oltre i dieci, direi che non ci sono problemi. A parte gli scherzi (ho un po’ esagerato, ma non voglio responsabilità!), tenete comunque conto che i caicchi sono molto più comodi e spaziosi di una qualsiasi barca a vela, quindi, se hanno già esperienze su imbarcazioni del genere, portateli pure tranquillamente. Se invece siete un gruppo di maschiacci (anche non tutti pescatori) vi troverete ugualmente benissimo, forse anche meglio che con le signore. L’unico problema è che, se volete cacciare altre cose fuori dall’acqua, è meglio che cambiate vacanza! Per esperienza personale devo dire che questo tipo di viaggio si presta benissimo sia al gruppo di coppiette che a quello di soli maschi. Ma anche ad un misto di coppie e single: ho visto spesso nascere coppie a bordo. L’atmosfera è veramente molto romantica ma, ripeto, rimorchiare fuori dalla barca è quasi impossibile. L’idea di usare la ML per organizzare gruppi per andare a pescare insieme funziona già per le uscite domenicali, quindi non vedo perché non debba funzionare anche per vacanze di questo tipo. L’unica incognita riguarda il fatto che sarebbe meglio conoscere un minimo le persone con cui si condivideranno spazi ristretti per parecchi giorni. Io non ho avuto quasi mai problemi. Quando li ho avuti, erano da imputare all’inaspettata e improvvisa perdita di equilibrio da parte di qualcuno. Ho imparato che non tutti si riposano in vacanza. Qualcuno fa fatica a tollerare gli spazi ristretti di una barca o ad accettare che c’è chi pesca più di lui. Quindi, nei limiti del possibile, fate attenzione a chi portate in barca con voi. La barca
Per prenotare un caicco si può agire in diversi modi, la cui economicità è inversamente proporzionale alla certezza della qualità del servizio che otterremo. Per ogni possibilità vedremo difficoltà, vantaggi e svantaggi. 1. Prenotare un pacchetto, completo di trasferimenti aerei, in una qualsiasi agenzia di viaggi in Italia. E’ la soluzione più facile ma, ovviamente, anche la più costosa, perché sul costo base della barca ci saranno i ricarichi dell’agenzia turca e di quella italiana. Considerate che il prezzo sarà più o meno triplicato. In ogni caso, l’agenzia vi presenterà alcuni cataloghi, sui quali potrete scegliervi la barca che preferite. Per non avere problemi e contestazioni, le agenzie preferiscono andare sul sicuro, quindi tendono a proporre sempre barche di alta qualità (e prezzo conseguente), anche come sevizio a bordo. Se è la prima volta che fate un viaggio del genere e non avete il budget ridotto all’osso, vi consiglio questa soluzione perché il fatto di avere un’agenzia italiana come referente è una sicurezza di non poco conto. 2. Prenotare una barca presso un’agenzia in Turchia. Togliendo l’agenzia italiana dalla catena il prezzo si riduce circa di un terzo. Ovviamente le difficoltà aumentano perché non si parla (quasi) più italiano ma inglese, perché non vedremo in faccia i nostri interlocutori e tanto meno un vero depliant con le barche a disposizione. In linea di massima ci manderanno un fax con la descrizione di un paio di barche (le foto saranno ovviamente illeggibili, ma le piantine dovrebbero essere sufficientemente interpretabili). Un vantaggio di questa soluzione consiste nel fatto che l’agenzia ha generalmente una sede nel porto base della barca che affitteremo. Quindi, in caso di reclami, li avremo a portata di… arbalete! Per allacciare contatti con le agenzie turche basta fare (la prima volta che si va in Turchia) una giratina in qualsiasi porto: i moli sono zeppi di caicchi che hanno in bella evidenza striscioni con telefono e fax dell’agenzia che li affitta. Basta segnarsene un po’ per l’anno successivo. Oppure vi fate un giro sul web, cercate qualche agenzia di chartering e prendete contatto, anche contrattando un po’ sul prezzo: tenete conto che negli ultimi anni è diminuita molto la richiesta, quindi dovrebbe essere facile ottenere sconti. Ecco qualche link: http://www.cruiseturkey.com/gulet.htm http://www.forzatre.it/pagina5.html http://www.geocities.com/cefrisirin/English/english.htm Come dicevo, provate anche a farvi una ricerca per conto vostro: i turchi sono un popolo molto intraprendente e credo che i siti con la pubblicità di caicchi siano ormai moltissimi. Parole chiave: gullet (goletta, cioè caicco in inglese), Turkey, turkish, boat, chartering, ecc... 3. Prenotare una barca contattando direttamente il proprietario in Turchia. Questa soluzione è la migliore dal punto di vista economico perché permette di spuntare prezzi veramente imbattibili, ma è anche la più difficile da attuare perché ormai le barche sono quasi tutte in mano alle agenzie. L’unico modo per ottenere questi contatti è spulciarsi tutte le barche nei porti fino a trovare quelle col padrone a bordo. A parte una non elevata professionalità nella definizione del contratto di affitto prima della partenza, il contatto diretto ha anche il vantaggio di una maggiore elasticità rispetto a quello con l’agenzia, nel senso che eventuali cambiamenti di programma all’ultimo momento da parte nostra, generalmente non comportano penali. Tutto il lavoro organizzativo si svolge in maniera molto informale per telefono e via fax. Per questo, se non si conosce bene la persona con cui si ha a che fare, è buona norma non sbracarsi troppo e pretendere un minimo di professionalità e di garanzie dalla controparte. Il contratto standard dei caicchi prevede quanto segue. Si affitta la barca con equipaggio (composto dal capitano più un numero variabile di persone. Da uno a tre, in base al numero degli ospiti e alle dimensioni della barca) per una cifra giornaliera che va dalle 400 mila lire in su (anche 3 milioni per le barche più grandi e più belle). La cifra comprende anche il gasolio ma non la cambusa, quindi bisogna scegliere una di queste due possibilità: 1) Si pagano a forfait una trentina di mila lire a testa al giorno per mangiare + quello che si beve. E non ci si cura di niente. 2) Si rifornisce a nostre spese la cambusa che però deve includere anche cibo e bevande per l'equipaggio. I turchi propongono sempre la prima perché gli conviene di più. Io invece ho sempre premuto per avere la seconda che ho detto perché, pur essendo un po' una scocciatura (specialmente il primo giorno, appena arrivati, stanchi del viaggio, fare la spesa per tutti, insomma…), ti fa risparmiare un sacco di soldi e ti permette di sceglierti sempre quello che vuoi mangiare e bere. Il problema fondamentale nella scelta della barca è che questa si paga intera e non a cabine (volendo si trovano anche con questa formula, ma io non l'ho mai fatto), mentre le persone si trovano al massimo in piccoli nuclei familiari di 3-4 persone. Dato che le barche più grandi costano di più, lo scopo del gioco è trovare una barca grande abbastanza da contenere tutti i partecipanti, ma non troppo grande perché la divisione della spesa si traduca in cifre astronomiche pro capite. Dopo qualche esperienza traumatica per i portafogli, ho imparato a scegliere barche più piccole possibile: meglio lasciare fuori qualche amico ritardatario, che essere salassati su una barca enorme dalle cabine vuote. La cosa peggiore è cercare accoliti dieci giorni prima di partire: sembra di chiedere l'elemosina. Il consiglio, quindi, è: prima formate il gruppo di amici sicuri di partecipare, poi cercate la barca di dimensioni adeguate. Di solito bisogna mandare un anticipo. Non fate l’errore di anticipare i soldi per i vostri amici che “poi ve li ridaranno”: chi vuole venire si deve impegnare subito, anche e soprattutto dal punto di vista economico. Di solito, se si prenota direttamente in Turchia, non è possibile pagare con carta di credito. Fate un bonifico internazionale per l’anticipo e pagate il saldo in contanti una volta a bordo. Evitate il saldo con il bonifico perché, se non arriva in tempo, vi buttano a mare! L'eventuale aggiunta all'ultimo momento di altre persone, spesso si risolve con il cambio per una barca più grande che i turchi vi trovano più volentieri perché è più costosa, mentre non è vero il contrario, anche perché le barche più piccole sono anche più rare e più richieste. Il taglio minimo che ho visto è di tre cabine doppie. Di solito ognuna ha il suo bagno, ma non tutte, specialmente le più piccole. Ad esempio l’ultima su cui sono stato ha tre cabine ma due bagni soli. E la doccia all'esterno. Fredda. Per un gruppo di maschiacci, va bene; le signore le porteremo su un'altra barca un po' più confortevole anche se più costosa. La struttura delle barche può essere di due tipi: quella tradizionale o il Ketch. La prima ha una poppa larga e tonda, occupata quasi interamente da una grandissima invenzione: i cuscinoni. Si tratta di una serie di materassini, composti in forma semicircolare sulla quale ci si sbraca tutti a tutte le ore. E’ un posto fantastico per la pennichella pomeridiana. E’ un po’ il salotto della barca, riparato dal vento e coperto da un tendalino a struttura rigida. Molta gente preferisce dormire lì sotto piuttosto che in cabina. Davanti ai cuscinoni c’è il tavolo da pranzo e più avanti ancora la zona col timone e la strumentazione per navigare, riparata da una tettoia di legno. Proseguendo verso la prua, si scende qualche scalino e si arriva nella zona della cucina e della dispensa. Più avanti c’è il corridoio ai cui lati ci sono le cabine dei passeggeri. Il tetto delle cabine è un grande ponte scoperto sul quale si prende il sole di giorno. L’equipaggio solitamente dorme all’aperto o nelle apposite cabine a cui si accede dall’esterno, a prua. La barca di tipo Ketch ha la poppa molto più alta perché sotto di essa ci sono due cabine. La zona di pilotaggio è in posizione più avanzata. Le barche più grandi e più lussuose (e più costose) hanno spesso gingilli tipo windsurf o sci nautico, l’aria condizionata, la cabina con il letto matrimoniale molto spazioso, uno o più armadi e gavoni, il bagno con doccia e acqua calda e, in certi casi, un letto singolo sopra al matrimoniale, ideale per chi ha bambini, non ha voglia di mettere i bagagli nell’armadio o vuole sempre a portata di mano i pezzi di ricambio dell’attrezzatura. Se avete il bimbo e volete sapere se c’è il lettino, chiedetelo espressamente: non sempre dal disegno della barca si capisce se c’è. Non sempre a bordo c’è un generatore di corrente a 220 volt. Generalmente si ha la 220 solo quando si ormeggia in posti in cui c’è la presa sul molo (non necessariamente i grandi porti). La cifra media per un caicco di media qualità a Marmaris o a Bodrum si aggira sulle 100-150 mila lire a testa al giorno a barca piena, indipendentemente dalla valuta in cui vi fanno il preventivo: dollari, marchi o lire turche. Il che significa che dovete dividere il prezzo per la capienza massima della barca per avere il vero prezzo pro capite, che è quello che conta. Facciamo un paio di esempi, così ci capiamo meglio. 1) Barca da 1.600.000 lire al giorno con 6 cabine doppie = 12 posti. A testa fanno circa 133 mila al giorno. Buono. 2) Barca da 1.400.000 lire al giorno con 4 cabine doppie = 8 posti. A testa fanno circa 175 mila al giorno. Meno buono, ma accettabile. E’ importante mettersi d’accordo sui porti di imbarco e sbarco, cioè dove ci deve portare il minibus dall’aeroporto e dove deve venirci a riprendere. In generale suggerisco di rimanere nella stessa zona se si fa una crociera corta (diciamo una settimana), mentre si può decidere di esplorare un tratto maggiore di costa con una crociera di almeno 2 settimane. Tenete presente che se il porto di imbarco/sbarco è lontano dal porto base della barca, si paga il/i giorno/i in più di navigazione necessari per il trasferimento dalla/alla base. Il tenderUna cosa che mi ha sempre fatto impazzire è la ricerca di una barca appoggio. Ho finito per accettare quello che il destino ogni volta mi riservava. Di solito i caicchi hanno una specie di vasca da bagno di plastica, non sempre dotata di motore. Inguardabile e inaffidabile. E i turchi, in fase di prenotazione, cercano sempre di convincerti che sia un Riva Superaquarama. Si va a fortuna: quello che trovate quando arrivate, ve lo tenete. E ricordatevi che il peggio non è mai morto: una volta me ne è capitata una che non stava neanche a galla: era appesa a poppa solo per bellezza! Di solito, solo le barche più grandi e più costose hanno un vero tender che si può usare per pescare, quindi preparatevi comunque a fare bei tratti a nuoto. Se il trasporto aereo non fosse un ostacolo quasi insormontabile, considererei l’idea di portare un aquascooter. I voliSi vola generalmente Turkish, se non altro perché costa qualcosa meno di Alitalia. Le tariffe variano in base al periodo. Si va dalle 700 mila al milione e passa. Da qualche anno a questa parte, per le partenze di agosto si verifica un curioso fenomeno: fino alla fine di luglio, tutti i voli di agosto risultano completi. Poi, misteriosamente, pochi giorni prima della partenza, quando ormai si sta prenotando per Ostia, si liberano un sacco di posti su tutti i voli. Spiegazione: i tour operator vendono pacchetti che includono i voli che vengono prenotati molti mesi prima. Questi posti rimangono occupati fino a circa 15 giorni prima delle partenze e non c’è niente da fare, se non aspettare incrociando le dita. L’unica alternativa al sangue freddo, quindi, è prenotare molti mesi prima, diciamo entro aprile, missione quasi impossibile. Se alla fine si riesce a partire, si fa scalo ad Istanbul e si prosegue per Dalaman (sempre che non troviate il sistema di aggregarvi ad un volo charter diretto su Dalaman, ma a me non è mai riuscito). Volare solo Turkish dà il vantaggio di fare un solo check-in. Ricordatevi una cosa molto importante: gli impiegati della Turkish sono ogni anno più STR...! Non nel senso di mancanza di educazione, anzi! Nel senso che sfruttano ogni nuova trovata per spillarvi soldi supplementari (vedi peso delle valigie o assicurazione obbligatoria sul bagaglio sub). Quindi: cercate di passare il più possibile inosservati come subacquei e come pescatori. Caricatevi il più possibile di bagaglio a mano pur di non sforare i 20 kg a testa. Se avete il saccone lungo per i fuciloni, non dite assolutamente che dentro ci sono i fucili. Raccontate che sono tubi per le tende, ma non attrezzatura da sub, da caccia o da pesca! Secondo una bella novità del 2000, i fucili e altre attrezzature venatorie o sportive pagano un’assicurazione obbligatoria di 80 dollari a pezzo. Lo scorso giugno siamo stati graziati da un impiegato Turkish a Fiumicino, che ci ha fatto pagare per un fucile solo. Ne avevamo 4 lunghi nella saccona e svariati corti nei borsoni! Fatevi un po’ due conti… Come dicevo prima, attenzione al peso, specialmente a Dalaman. Anche se l’aereo è quasi vuoto, pesano tutto il bagaglio del gruppo e, se sfori anche di poco, non hanno pietà e ti fanno pagare 8 $ per ogni chilo di troppo. Tempo fa un’impiegata tanto gentile ci ha fatto mettere tutto il bagaglio sulla bilancia, anche le cinte dei piombi e poi ci ha dato una mazzata da 250 dollari. Da quel giorno ho imparato a mettere il piede sotto il piatto della bilancia e a scaricare almeno una ventina di chili. Tiè! Al ritorno c’è il problema che, per beccare la coincidenza alle 10 a Istanbul, si parte alle 6 da Dalaman, con check-in alle 5. Considerando che la distanza minima dal porto equivale ad almeno mezz’ora di minibus (da Datcha sono più di 2 ore), si capisce subito che l’ultima notte si dorme proprio poco. Allora, siccome sono un dormiglione (non ho mai pescato all’alba in vita mia), mi sono un po’ ingegnato e ho scoperto un piccolo hotel vicino all’aeroporto, in cui porto tutta la compagnia a dormire la sera prima. Così si dorme almeno fino alle 4:30 e si evita di morire per un colpo di sonno dell’autista del minibus. Alle 5 meno un minuto si chiama un taxi che per 1500 lire ci porta all’aeroporto. Il proprietario dell’albergo è un pescasub anche lui, si chiama Ramasan. Non ho il telefono perché di solito mi fermo a prenotare quando ci passo davanti col minibus la prima sera. I minibusL’aeroporto di Dalaman è in una zona lontana dai porti turistici, e i minibus sono il sistema migliore per i trasferimenti. Di solito, con un paio di centomila lire in tutto, passa la paura. Basta chiedere a chi ci fornisce la barca di mandarne uno a prenderci quando arriviamo. Ricordatevi di concordare prima il prezzo. C’è un piccolo problema: i piloti dei minibus non sempre sono seri. Per questo è buona norma sapere dove è la barca per farcisi portare dai taxi che si trovano sempre all’aeroporto. Basta la zona e il nome della baia: sono tante, ma le conoscono tutte. Mamma li turchi!!!I turchi sono una popolazione mediamente molto ospitale e gentile. Tipo i greci, ma un po’ meno scorbutici. Purtroppo hanno anche imparato in fretta che il turista è in primo luogo un pollo da spennare e in questo sono anche più bravi dei greci. Gli standard di igiene e pulizia non sempre sono come i nostri, ma non ci sarà problema se gli faremo notare con educazione le nostre esigenze. Una cosa che ho sempre apprezzato moltissimo in 10 anni di esperienze da queste parti, è che non ho mai dovuto lamentarmi del loro comportamento con le ragazze italiane: sempre educati e rispettosi, anche con quelle prive di accompagnatore. Sembra che abbiano una specie di sesto senso per capire esattamente fino a che punto di confidenza si possono spingere e non lo superano mai. Piuttosto fanno la figura dei timidoni. Per una popolazione di cultura islamica non è poco. Spesso i membri dell’equipaggio (soprattutto il capitano) sono appassionati pescasub, magari un po’ approssimativi nelle tecniche e nelle attrezzature, ma che spesso si riscattano con le palamiti, le reti, la traina, ecc. Hanno tutti il grosso problema della carenza cronica (soprattutto a causa dei prezzi elevatissimi) di attrezzatura e di pezzi di ricambio. Li farete felici se gli regalerete qualche accessorio che non vi serve più. Se poi avete una muta vecchia che non usate più, portatela: riuscirete sicuramente a venderla a qualcuno per un centinaio di mila lire. Buon viaggio! Massimo Profeti
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