PESCI PALAMITA
Marco Arbarello, 05/2001
 

 

Palamita   (sarda-sarda)

Specie  predatoria simile  al tonno dal corpo allungato e fusiforme,  il  dorso  ha una colorazione blu scuro che sfuma sui fianchi assumendo  una tonalità azzurro/verdastra

con la presenza di 8/9 striature diagonali nere,mentre il ventre e la parte bassa dei fianchi sono di color argenteo;puo’ arrivare al  massimo ad un metro di lunghezza per 10 Kg di peso, ma la taglia media  si aggira sui 30/50 cm con un peso variabile da uno a tre chilogrammi.

Sicuramente non fa parte delle prede abituali del pescatore subacqueo,ma non per questo va trascurata in quanto risulta difficile la sua cattura a causa del suo nuoto estremamente veloce  e della sua violenta reazione dopo essere stata colpita.

Anni fa, qui in Liguria, si attendeva l’arrivo del mese di Settembre e l’accosto dei grandi branchi di acciughe per insidiare questa predatrice ghiottissima di pesce azzurro,ora pare essere diventato un pesce abbastanza stanziale che frequenta abitualmente le zone più ricche di mangianza.

Vive e soprattutto caccia in branco ed è veramente uno spettacolo vederla (se ci si riesce) fiondarsi ad altissima velocità nei branchi di acciughe le quali non avendo alcuna possibilità di fuga si raggruppano formando delle grosse palle nere a pelo d’acqua nel tentativo di intimorire i suoi predatori simulando la sagoma di un grosso pesce; tentativo vano e meschino perché così facendo risultano più facilmente catturabili dalle palamite alle quali non resta altro da fare che gettarsi ad alta velocità con la bocca aperta nel compatto branco ed ingoiarne il più possibile.

E’ in questa fase di frenesia alimentare che possiamo insidiare con più facilità  la nostra preda giacché intenta esclusivamente a cibarsi trascurerà la nostra presenza in acqua.La prima cosa da fare è quella di individuare il branco di palamite in caccia, il metodo migliore consiste nell’utilizzare il gommone (bisogna essere almeno in due perché al momento dell’individuazione del branco, uno dei due deve guidare l’imbarcazione e assistere il compagno in acqua non che proteggerlo dalle incursioni dei pescatori a  traina che si getteranno come missili sulle mangianze) e nei mesi di settembre-ottobre andare alla ricerca dei “ciumbin” (in Liguria si chiama così) uccelli  di mare simile ai gabbiani che individuano dall’alto i branchi di acciughe appallottolati come già descritto in precedenza e vi sì “ciumbano” (traduzione in italiano: “tuffano”) dentro per cibarsi; una volta individuati avremo la certezza che lì sotto si aggireranno dei predatori che potranno essere palamite, ma anche bonitti, lampughe o addirittura tonni.Una volta scesi in acqua per insidiare la nostra preda avremo bisogno di un’arma veloce e di facile brandeggio dotata di mulinello capiente, sconsiglio personalmente i lunghi arbalete.Il momento migliore per tentare un tiro è subito dopo

l’attacco allamangianza poiché la palamita rallenta la sua corsa per ingoiare il cibo mentre ridiscende in profondità per poi ripartire con un nuovo attacco (i quali si svolgono generalmente in verticale in quanto la mangianza staziona in superficie), conviene immergersi per qualche metro (3/4 mt) ad  un paio di metri dal branco di acciughe e cercare di intercettarla anticipando il tiro nel tentativo di ovviare alla velocità della nostra preda, per questo motivo occorre un arma con ottimo brandeggio che ci permetta di correggere rapidamente l’allineamento asta bersaglio.Una volta colpita avrà una reazione violentissima, decisamente sproporzionata in rispetto alle sue dimensioni; a tal proposito ricordo un fine estate con Max mentre stavamo praticando proprio questo tipo di pesca a circa un miglio dalla costa su un fondale di oltre 100 metri.Dopo aver individuato il branco, Max scende in acqua per primo e dopo una decina di minuti riesce a sparare ad una palamita di poco più di 3 kg che pur essendo stata colpita  bene a centro corpo ha una reazione violentissima e  sprofondando nel blu in pochissimi secondi srotola i 60 metri di sagola contenuti nel mulinello lasciandoci sbalorditi.Per fortuna tale reazione si esaurisce in breve tempo permettendo a Max il lento recupero della sagola, il quale va gestito attentamente per evitare di lacerare le carni del pesce che sono piuttosto deboli, mentre io incomincio a riavvolgere la sagola nel mulinello in modo da guadagnare tempo ed essere pronti  per una nuova cattura.Messa a paiolo la palamita la nostra giornata si conclude con la cattura  da parte mia di un bonitto di 1,5 kg.

Un’altro modo per insidiare la nostra preda consiste nel portarsi nei pressi di qualche risalita o relitto con cappello abbastanza fondo, o nelle vicinanze di  pareti di roccia che

sprofondano a picco nel blu ed adottare una tecnica utilizzata da Antonio Toschi che consiste nel collegarsi al pallone con 10/15 metri di sagola, immergersi fino a tendere totalmente la sagola in modo da rimanere appesi e quindi effettuare un “aspetto nel blu”al nostro predatore che  spesso frequenta queste zone nuotando a mezz’acqua per poi aggredire i branchi di boghe, menole e castagnole che stazionano sui cappelli o lungo le pareti in questione.

Possiamo anche catturarla in fasi di aspetto classico, sopratutto in zone che presentino brusche variazioni di fondale, ad esempio a gradoni con sbalzi di parecchi metri, oppure lungo pareti rocciose a picco nel blu che presentino però qualche terrazzetto per appostarsi; sarà più facile incontrarle alla presenza di forte corrente condizione  che le permette di sfruttare al massimo la sua velocità.Per quello che ho potuto constatare non è un pesce curioso e facilmente attirabile con richiami quindi  durante una fase di pesca all’aspetto potremmo vederla nuotare avanti ed indietro numerose volte senza che ci degni della minima considerazione,non ci resta altro che pazientare e sperare che prima o poi una passi nel raggio d’azione del nostro fucile avendo l’accortezza di sparare alla prima messa in mira perché altrimenti difficilmente riusciremmo a correggere la traiettoria per un secondo tentativo.

Naturalmente come in ogni fase di pesca ci vuole bravura e anche un po’ di fortuna,come è capitato a me l’anno scorso mentre ero a pescare in una zona di grotto a 17 metri abbastanza

pianeggiate che presenta qualche scalino di ¾ metri .Mentre Max insidiava dei dentici discreti nella zona più regolare io mi dirigo in quella scalinata e durante un aspetto sento all’improvviso il rumore forte e netto di una scodata,mentre la mangianza di fronte a me si appiattisce sul fondo.Il primo istinto è stato quello di cercare in linea orizzontale sì a destra che a sinistra senza però vedere nulla ,poi alzo lo sguardo e proprio sopra di me a non più di tre metri dalla mia schiena c’è un grosso branco di palamite che non curanti della mia presenza hanno effettuato un attacco proprio nella zona del mio appostamento;non mi resta altro da fare che girarmi lentamente sul fianco ed alzare il fucile in verticale, scegliere il pesce più grosso e sparare. L’asta da 7 mm del mio Cyrano 110 (primo giorno di utilizzo ,non male come inaugurazione!) la trapassa uscendo dalla schiena, insagolandola,la reazione  è  come il solito immediata e violenta  ma di breve durata in quanto toccata nella spina mi sfila una quindicina di metri di sagola dal mulinello prima di esaurire definitivamente le forze ;al peso risulterà  4,040 chilogrammi.

Con quest’ultima cattura  termino il  racconto delle mie esperienze con questo predatore voracissimo non che velocissimo che come già detto in apertura non va disdegnato e che ci potrà regalare forti emozioni  nel catturarla ma anche nell’osservarla  esclusivamente cacciare, spero inoltre di aver  dato qualche indicazione utile al fine di poterla  annoverare fra le vostre catture più interessanti.

                                                                                                                                     

Desidero ringraziare colui che condivide con me la maggior parte di queste esperienze per avermi fornito  la  foto di una delle catture descritte nell’articolo : Massimo Fantino,mentre l’altra è del sottoscritto.

Il disegno “ aspetto nel blu sui relitti “ di Nic. Refolo è stato tratto dalla rivista Pescasub n° 138 Marzo 2001.

Marco Arbarello