Palamita
(sarda-sarda) Specie predatoria
simile al tonno dal corpo allungato
e fusiforme, il dorso ha una
colorazione blu scuro che sfuma sui fianchi assumendo
una tonalità azzurro/verdastra
con la presenza di 8/9 striature diagonali nere,mentre il ventre e la parte bassa dei fianchi sono di color argenteo;puo’ arrivare al massimo ad un metro di lunghezza per 10 Kg di peso, ma la taglia media si aggira sui 30/50 cm con un peso variabile da uno a tre chilogrammi. Sicuramente non fa parte delle prede abituali del pescatore subacqueo,ma non per questo va trascurata in quanto risulta difficile la sua cattura a causa del suo nuoto estremamente veloce e della sua violenta reazione dopo essere stata colpita. Anni fa, qui in Liguria, si attendeva l’arrivo del mese di Settembre e l’accosto dei grandi branchi di acciughe per insidiare questa predatrice ghiottissima di pesce azzurro,ora pare essere diventato un pesce abbastanza stanziale che frequenta abitualmente le zone più ricche di mangianza. Vive e soprattutto caccia in branco ed è veramente uno spettacolo vederla (se ci si riesce) fiondarsi ad altissima velocità nei branchi di acciughe le quali non avendo alcuna possibilità di fuga si raggruppano formando delle grosse palle nere a pelo d’acqua nel tentativo di intimorire i suoi predatori simulando la sagoma di un grosso pesce; tentativo vano e meschino perché così facendo risultano più facilmente catturabili dalle palamite alle quali non resta altro da fare che gettarsi ad alta velocità con la bocca aperta nel compatto branco ed ingoiarne il più possibile. E’ in questa fase di frenesia alimentare che possiamo
insidiare con più facilità la
nostra preda giacché intenta esclusivamente a cibarsi trascurerà la nostra
presenza in acqua.La prima cosa da fare è quella di individuare il branco di
palamite in caccia, il metodo migliore consiste nell’utilizzare il gommone
(bisogna essere almeno in due perché al momento dell’individuazione del
branco, uno dei due deve guidare l’imbarcazione e assistere il compagno in
acqua non che proteggerlo dalle incursioni dei pescatori a
traina che si getteranno come missili sulle mangianze) e nei mesi di
settembre-ottobre andare alla ricerca dei “ciumbin” (in Liguria si chiama
così) uccelli di mare simile ai
gabbiani che individuano dall’alto i branchi di acciughe appallottolati come
già descritto in precedenza e vi sì “ciumbano” (traduzione in italiano:
“tuffano”) dentro per cibarsi; una volta individuati avremo la certezza che
lì sotto si aggireranno dei predatori che potranno essere palamite, ma anche
bonitti, lampughe o addirittura tonni.Una volta scesi in acqua per insidiare la
nostra preda avremo bisogno di un’arma veloce e di facile brandeggio dotata di
mulinello capiente, sconsiglio personalmente i lunghi arbalete.Il momento
migliore per tentare un tiro è subito dopo
Un’altro modo per insidiare la nostra preda consiste nel
portarsi nei pressi di qualche risalita o relitto con cappello abbastanza fondo,
o nelle vicinanze di pareti di
roccia che
Possiamo anche catturarla in fasi di aspetto classico, sopratutto in zone che presentino brusche variazioni di fondale, ad esempio a gradoni con sbalzi di parecchi metri, oppure lungo pareti rocciose a picco nel blu che presentino però qualche terrazzetto per appostarsi; sarà più facile incontrarle alla presenza di forte corrente condizione che le permette di sfruttare al massimo la sua velocità.Per quello che ho potuto constatare non è un pesce curioso e facilmente attirabile con richiami quindi durante una fase di pesca all’aspetto potremmo vederla nuotare avanti ed indietro numerose volte senza che ci degni della minima considerazione,non ci resta altro che pazientare e sperare che prima o poi una passi nel raggio d’azione del nostro fucile avendo l’accortezza di sparare alla prima messa in mira perché altrimenti difficilmente riusciremmo a correggere la traiettoria per un secondo tentativo. Naturalmente come in ogni fase di pesca ci vuole bravura e
anche un po’ di fortuna,come è capitato a me l’anno scorso mentre ero a
pescare in una zona di grotto a 17 metri abbastanza
Con quest’ultima cattura termino il racconto delle mie esperienze con questo predatore voracissimo non che velocissimo che come già detto in apertura non va disdegnato e che ci potrà regalare forti emozioni nel catturarla ma anche nell’osservarla esclusivamente cacciare, spero inoltre di aver dato qualche indicazione utile al fine di poterla annoverare fra le vostre catture più interessanti.
Desidero ringraziare colui che condivide con me la maggior parte di queste esperienze per avermi fornito la foto di una delle catture descritte nell’articolo : Massimo Fantino,mentre l’altra è del sottoscritto. Il disegno “ aspetto nel blu sui relitti “ di Nic. Refolo è stato tratto dalla rivista Pescasub n° 138 Marzo 2001. Marco Arbarello |