PESCI SPIGOLA
Fabio Ciocci, 01/2001
 

 

PESCA ALLA SPIGOLA

Parte prima

Introduzione

La spigola è stata  l’obbiettivo primario delle mie  pescate dagli esordi fino ad oggi .

questo perché sono nato pescatoriamente in una zona dove le uniche possibilità di cattura erano legate a delle dighe frangiflutti e ad un antemurale di porto ; queste zone , poco profonde, erano entrambe  circondate da spiaggioni , per cui  era naturale che , catturati i primi cefali , le spigole diventassero l’oggetto del desiderio.

A quei tempi (anni 70’) il pesce era abbondante e vista la mia incapacità tecnica , riuscivo ad effettuare diverse catture da galla, scivolando silenziosamente lungo le dighe; era un’agguato istintivo in cui non consideravo minimamente fattori come la marea o la posizione del sole: l’unica cosa importante era di passare per primo e bisogna dire che , tutto sommato , questo fattore si è rivelato determinante per tutta la mia carriera di pescatore.

Quando si pesca lungo la parete o lungo dighe ed antemurali è fondamentale passare per primi; questo si può ottenere ,ovviamente , con un alzataccia oppure andando  a pescare in posti scomodi, fuori stagione o col tempo brutto.

Ma torniamo alle nostre spigole; all’epoca si pescava con  fucili oleopneumatici ad impugnatura centrale; lo Sten era appena apparso e destava una certa diffidenza mentre l’arbalete era considerato un ridicolo fuciletto usato da quei “fessi” dei francesi, oppure , nelle sue varianti maxi , dagli australiani, che però  dovevano tirare a squali e cernie giganti e quindi inadatti ai nostri mari.

Tuttavia c’è da dire che un pneumatico da 80 cm. ad impugnatura centrale non era niente male  per tirare al volo in acque mezze torbide grazie all’ottimo brandeggio dovuto alla sottile canna anteriore ed alla relativa lunghezza della arma , abbinata però ad un discreta gittata. Presto scoprii che la fiocina  a 5 punte in ferro era l’attrezzo ideale per bloccare le spigole e garantiva una buona tenuta.

Così , senza muta  ne’ zavorra  mi scorrevo i frangiflutti piano, piano e qualcosa prendevo.

Papà mi comprò la muta e le cose migliorarono notevolmente ma , non tardai a scoprire che ,nelle giornate di acqua limpida  i pesci giravano al largo dal mio “tigrotto” ed inoltre cominciavo ad avvistare i  primi , diffidentissimi saraghi. Se si intanavano forse li  potevo prendere ma…non si intanavano: dovevo sparare più lontano.

Insieme ad una (rara) promozione scolastica arrivò la possibilità di scegliere un premio; andai  in un noto negozio romano e , devo dire ben consigliato , comprai un arbalete australiano di legno da 90 cm.: era il più corto della famosa serie Undersee , i cannoni di cui sopra , e si chiamava Cave Master. Mi domandai perché lo chiamassero così visto che proprio non sembrava adatto alla pesca in tana: doppio elastico circolare da 16 e asta da  8 mm. con arpione a doppia aletta ! Chissà come erano fatte le tane australiane e cosa ci abitava!

Comunque quando al primo tiro centrai , ovviamente da galla , un sarago da distanza ritenuta sino allora impossibile , conclusi che l’arbalete non era poi male! 

 

La scoperta dell’aspetto

 

Un giorno arrivò l’amico Vincenzo dicendo che ad  Anzio c’era un cameriere francese che si tuffava sotto la fogna e prendeva pesci clamorosi. Torchiato ,il  poveretto aveva  confessato  che bastava  nascondersi tra gli scogli del fondo e stare fermi ed i pesci si sarebbero rapidamente avvicinati.

Tutto questo era assurdo ed aveva  le connotazioni di una  presa in giro ma il caso volle che uscì sulla migliore rivista dell’epoca ( purtroppo oggi al servizio del più becero pseudo ambientalismo di maniera) un articolo di un certo Rodolfo Betti intitolato “ aspettando il pesce”.

E dove? Ma sul fondo, immobili come diceva il francese!

Non rimaneva che provarci: aggiunsi piombi in cintura ed andai sul solito frangiflutti col Cave Master. Non ero molto convinto ma  mi immersi, arrivai sulla sabbia e, puntato verso il blu mi immobilizzai: passarono 10 secondi ed una spigola di un paio di chili mi sfilò davanti, un po’    lunga ma tranquilla. Sparai incredulo: la prima spigola all’aspetto era presa , in sagola. Era il     1972  ed nato un aspettista.

 

Tecniche di pesca alla spigola: la pesca all’aspetto

 

Il 90 % per cento  delle spigole che ho catturato  le ho catturate all’aspetto.

Queste catture  sono avvenute nei luoghi più  vari e con le modalità più diverse in ogni periodo dell’anno. Ho sempre avuto piacere a scrivere  peso , arma , luogo , data e condizioni di ogni cattura,  tranne dei  “buchi” negli anni 83, 86, 89, 90 e 91,dovuti all’ironia di mia moglie ed alle prese in giro degli amici non  pescatori o allo smarrimento dell’agenda, per cui questi dati sono abbastanza attendibili, anche se il numero di catture annuali  risente più dei problemi di famiglia, salute e lavoro  verificatesi negli anni che di variazioni annuali nella presenza della specie; il numero di catture di spigole, stimate quelle degli anni mancanti in base al calcolo di una media proporzionata alle annate catalogate, è di circa milleduecento : sono perciò in grado di  definire vari schemi e situazioni tipiche di cattura di grande validità tecnica, sia pure  naturalmente esposte a tutte le imprevedibili variabili che ci riserva il mare. 

 

L’aspetto su moli e dighe.

 

Questa tipica situazione di chi non ha altri luoghi rocciosi in zona (è tipica ad esempio dell’Adriatico centrale e settentrionale) non è da considerarsi in assoluto un ripiego.

La spigola ama questi luoghi e ,come sappiamo bene , porti ed antemurali sono classiche zone elette per la pesca del nostro pescione.

Purtroppo va detto che i problemi in queste zone sono innanzitutto di natura … legale . I pesci ci sono ma  ci sono anche, immancabili, i divieti .

Non sono mai riuscito a capire che pericolo rappresenti  e per  chi , un sub che peschi a metà di un antemurale lungo duemila metri sul lato esterno, ma la realtà è che in alcune zone d’Italia questo è tollerato, in altre no. Per cui informatevi bene prima di immergervi.

Con il mare calmo la tecnica che consiglio è  di comportarsi come  pescando all’agguato, procedendo con il sole alle spalle  e tirandosi con la  “manina” libera con molta lentezza e discrezione. A differenza di una parete, però, un molo ed ancor di più un antemurale, sono ricchi di  fessure e grotte che si inoltrano verso l’interno. Ed ecco il primo grande dilemma  strategico della pescata!

Dovremo cercare le spigole verso l’interno del molo, tra i massi o verso l’esterno , sperando che arrivino dalla sabbia? Ed a che quota? A galla , tra la schiuma dei blocchi o  nella nebbiolina del fondo?

Non è veramente facile dare una risposta a queste domande perché la situazione cambia notevolmente da un posto a un altro ed a seconda della  giornata.

Ci sono però delle regole generali che l’esperienza mi  suggerisce e che mi costringono a fare un  ulteriore distinzione: grandi antemurali e  barriere frangiflutti.

 

Grandi antemurali

 

I grandi antemurali sono  luoghi molto affascinanti dove si può incontrare di tutto: sono costruiti con modalità differenti ed a seconda delle dimensioni e forma dei massi , della loro profondità e della loro anzianità, sono più  o meno validi per la pesca ed obbligano a comportamenti diversi . Inoltre è molto importante il tipo di fondale su cui poggiano, che influenza enormemente le specie di pesci che ospitano. Lo stesso antemurale può cambiare struttura a seconda del tratto in cui ci troviamo.

L’antemurale da spigole  di solito poggia su sabbia e fango e non deve essere troppo profondo ne godere di acque troppo limpide.  Meglio se è un vecchio porto, con i massi  molto coperti di organismi e frutti di mare. Preferisco i massi  a parallelepipedo , più regolari , ai tetrapodi ,che creano un dedalo di cunicoli, restano piuttosto lisci e viscidi e sono facili  da urtare,rendendo molto difficoltosi gli appostamenti: state sicuri che il vostro ginocchio centrerà l’unico riccio presente con quel di poco gradevole che ne consegue!

Con  questa situazione la strategia suggerita è quella di provare degli aspetti nelle caverne, puntati verso l’interno del molo, con un’occhio di riguardo alla zona dove i massi raggiungono la superficie. Qui,nelle zone buie tra i blocchi, grandi spigole si appostano  in attesa che  “qualcuno” salti da un masso all’altro.

Una volta penetrai tra i massi di un grande porto infilandomi in una caverna sui tre metri di fondo; all’esterno c’erano 50 cm. di visibilità ed era quasi impossibile pescare a causa dell’acqua dolce, torbidissima, proveniente dalla vicina foce di un fiume, ma , tra i massi, dentro le tane ,questa non filtrava e la visibilità saliva a tre metri. La profondità dell’antemurale si aggirava  sui 7 metri a fango.In fondo ad un passaggio tra i massi, capitai in un camerone piuttosto, buio dove era però agevole girarsi per tornare indietro: qui , abituatomi all’oscurità , vidi un grande fianco di pesce grigio sfilare tra due massi; indeciso tra un’enorme grongo o uno spigolone, vidi passare la grande coda che sciolse ogni dubbio. Puntai  rapidamente dall’altra parte del masso dietro al quale era sparito il pesce e vidi sbucare il capoccione della spigola ,che centrai in un occhio col mio 75 a elastici. Era una spigola di 7 kg. che conteneva due bei toponi di porto appena mangiati!

Questa cattura è indicativa di molte cose: la spigola era appostata quasi a galla ed era a caccia di topi sotto l’antemurale! Ripetendo questo tipo di ricerca ne ho prese diverse e quasi sempre oltre i 3 kg. di peso ( e spesso col topo !) .

Quel giorno l’acqua così torbida non mi aveva lasciato alternative, ma quando c’è visibilità alterno le mie esplorazioni  tra i massi a degli aspetti  più fondi. Con il mare calmo le grandi spigole gironzolano in prossimità del fondo alla base dell’antemurale, spesso nel fango se questo strato non è troppo freddo.Il problema è  di riuscire a vederle nel torbido e mi è capitato frequentemente di sparare nella direzione ipotetica della rotta della spigola, intravista ed ormai sparita, e prenderla.

Se il mare picchia le spigole girano anche più alte, vicino alla schiuma, anche perché, in questi posti ed in  queste condizioni , spesso sul fondo non si vede più niente a causa della risacca, per cui l’unica carta da giocare è l’aspetto  rivolti verso la superficie  e verso la parete del molo, in controluce.

Le spigole si intanano e gironzolano, soprattutto se l’ antemurale è corto, preferibilmente sulla punta, ma è chiaro che qui è decisamente pericoloso e vietato immergersi a causa del traffico di imbarcazioni.          

Sul dilemma  se sia meglio avere la parete interna  o esterna al fucile,trovo che sia secondario   come priorità rispetto all’importanza della posizione  del sole ,che è meglio avere alle spalle , e della direzione della corrente, che è meglio avere contro, onde propagare meno i nostri odori, vibrazioni e rumori.

Esplorando i massi è comunque meglio avere il fucile esterno ,ed  anche facendo l’aspetto controluce dal basso in alto in parete, sia perché è più facile aggrapparsi con la mano libera,sia perché i pesci arrivano quasi sempre dalla parete, mentre facendo l’aspetto alla base  dell’antemurale è preferibile avere il fucile lato terra puntato verso il largo, soprattutto se l’acqua è torbida, perché i pesci  spesso ci  sbucheranno dalle spalle , seguendo il nostro stesso senso di marcia ( controcorrente) , ovvero li vedremo sbucare alla nostra sinistra e, se avremo fatto le cose per bene , ci sorpasseranno entrando nel nostro campo d’azione; naturalmente per i mancini il discorso è inverso! Qualora il pesce dovesse  affiancarci e spaventarsi, virerà verso il largo e noi saremo nella posizione ideale per  brandeggiare e sparare, cosa che sarebbe impossibile di rovescio! Per assurdo , una spigola che ci arrivi decisa di muso nel torbido , spesso  la  vedremo quando sarà ormai troppo vicina e non riusciremo a collimarla. Una volta  avrei voluto tentare di mordere  uno spigolone  di 6-7 kg. ,apparso da davanti a destra ed immobilizzatosi almeno 10 secondi a centimetri 15 dall’impugnatura dell’arbalete ,che  osservava interessato! E’ poi passato lentamente sopra la mia mano e si è dileguato nel torbido con uno scatto. Il ricordo dei riflessi multicolori sulle sue scaglie ancora mi riempie le notti insonni….

Insomma, per evitare infortuni, gradevoli comunque, di questo tipo, è bene decidere quale zona di mare fissare ed immobilizzarsi, “ dettare” in un certo senso il punto dell’apparizione , rimanere concentrati e non distrarsi, tanto, se il pesce appare improvviso nel torbido, ben difficilmente lo prenderemo; invece se dopo un po’ ci deconcentriamo ed iniziamo a  ruotare gli occhi e la testa, quello sarà il momento che la spigola passerà proprio dove eravamo puntati e perderemo la cattura

( con  conseguente travaso di bile ).

Il grande pescatore di spigole è sempre un tipo  convinto, concentrato e , soprattutto “ tignoso”!

 

 

Pesca della spigola-La diga frangiflutti

 

Per la pesca su frangiflutti e dighe foranee  alle spigole, valgono tutti gli stessi criteri stabiliti in precedenza  per i grandi antemurali, con delle differenze sostanziali dovute essenzialmente alla natura dei manufatti sommersi.

Ben difficilmente troveremo  in questi ambienti  delle grandi caverne come quelle  che si creano negli antemurali, e quindi sarà  impossibile attuare l’aspetto sotto i massi: inoltre  le barriere sono sempre poste su fondali poco profondi , massimo 4-5 metri contro gli oltre venti di certi antemurali,

sono spesso semisommerse o sommerse, distaccate dalla costa e quindi battibili da entrambi i lati e qui, fuori stagione balneare , non dovremmo avere problemi con le forze dell’ordine se rispettiamo le regole.

Ne consegue che  in questi ambienti si pescherà solo all’agguato ed all’aspetto, a meno che i massi non siano abbastanza grandi da creare tane, eventualità comunque da non sottovalutare mai.

Sui movimenti da seguire valgono in tutto e per tutto le considerazioni fatte per gli  antemurali con l’aggiunta che, in caso di  barriere sommerse , sarà ovviamente impossibile procedere in parete.

Una nostra avanzata pinneggiando in superficie  sarà  abbastanza deleteria  in quanto saremo  facilmente localizzabili dalle prede e con la nostra discesa le spaventeremo non poco: a favore di corrente potremo limitarci a respirare piano e farci spingere, limitando le nostre emissioni sonore e di vibrazioni. Controcorrente, cosa che  consiglio sempre, propagheremo meno il rumore ma dovremo comunque essere assai lenti e discreti.

La zavorra sarà abbondante benché tale da non procurare affaticamento eccessivo.

Comunque la tecnica migliore è quella di immergersi sul limite sabbia – scogli e quindi strisciare tirandosi con le mani e movendo poco le pinne per il tratto più lungo possibile ,compatibilmente col

fiato a disposizione, lungo la barriera e poi immobilizzarsi all’aspetto.

La poca profondità rende possibile questa tecnica con un  relativo impegno fisico, comunque da non sottovalutare.

Se il mare è calmo le spigole arriveranno probabilmente dalla sabbia ,di solito raso  fondo e spesso dalle nostre spalle: tra l’altro se avanzeremo cauti non è escluso che si possa sorprendere un sarago o un orata che sgranocchia le cozze o una corvina sospesa fuori dai blocchi.

Se il mare è mosso è più facile che la spigola possa scendere dalla zona di schiuma verso di noi avanzando classicamente di muso, e di muso dovremo spararla perché se esitiamo rischiamo di essere sorpresi da uno scarto, da un improvviso dietro front , o da un accelerazione che la porterà a sorvolarci beffarda! 

Se la barriera affiora potremo invece avanzare , con il mare calmo , in parete ,per poi immergerci ed attuare la tattica del percorso + aspetto finale.

In verità i percorsi sono efficaci anche sui grandi antemurali qualora decidessimo di lasciare perdere la ricerca in tana, a mio avviso non tanto per le spigole, quanto per sorprendere saraghi, orate , corvi e addirittura cernie: tuttavia l’elevata profondità di questi posti fa sì che sia estremamente impegnativo attuare un gesto tecnico del genere. Inoltre lo sviluppo in larghezza della frana degli antemurali fa sì che spesso sia difficile, partendo dalla parete ,arrivare a fare l’aspetto alla loro base e comunque il fatto di  partire dalla parete e fare una planata così lunga, ci consente di arrivare alla base con una certa discrezione senza piovere come falchi dal cielo, che è lo scopo principale della manovra.

Particolarmente redditizie sono le punte dove le barriere si interrompono; qui bisognerà immergersi poco prima ed affacciarsi sulla punta o alla sua base a seconda delle condizioni del mare e non sarà male ripetere eventualmente un paio di  volte gli aspetti.

Particolare attenzione bisognerà ,come sempre ,prestare alle concentrazioni di latterini: se li troveremo nascosti tra i massi spesso sotto quei massi ci saranno anche una o più spigole appostate o compariranno sulla scena se faremo un’aspetto vicino ai latterini.

Le spigole sono frequentemente mischiate ai cefali o li seguono e spesso quella grossa arriva per ultima!

 

Note sull’attrezzatura

 

Dato per scontato che la maschera vi stia bene e non sia giallo fluo (chissà, magari attira le spigole!) è inutile usare un mascherino estremo da profondista. Meglio avere un elevato campo visivo.

Il boccaglio morbido e ben mimetizzato, come pure le pinne , adatte a lunghe nuotate, comode, mimetiche e poco rumorose, sono quasi d’obbligo.

La muta la preferisco spaccata – foderata , di colori mimetici e neutri; personalmente mi piace molto il verde oliva, mentre ritengo non buoni i mimetici troppo contrastati ed il nero, soprattutto se il fondale è chiaro e l’ acqua limpida.

Il fucile da  antemurali merita un discorso a parte: personalmente uso arbaletes da 65, 75, 85, 95 e 105 centimetri a seconda della visibilità , con asta rispettivamente da 100, 115, 130, 140 e 150  centimetri da 6 o 6,25 mm. di diametro con aletta singola da 7,5 cm. Per gli antemurali dove so essere presente molto pesce medio - piccolo tra i massi, ho preparato un 75  ed un 90 con asta  Thaitiana filettata su cui posso innestare una fiocina a sei punte, micidiale sui cefali.

 Gli affusti sono di alluminio da 25 mm. di diametro per il 65 ed il 75 , in carbonio da 30 mm. per 85, 95 e 105.

 Gli elastici sono da 16 mm. medio – morbidi, per non spuntare le aste sui massi, più che sufficienti per le spigole.

Sugli antemurali fondi uso fucili col mulinello, sulle dighe frangiflutti senza mulinello.

Questo perché , mentre sull’antemurale può capitare di sparare un pesce molto grosso e fondo, nel qual caso si rischia di perdere il fucile, sulle dighe frangiflutti il mulinello è solo di impaccio, urtando sui massi e complicando le operazioni di ricarica.

Dovendo filare un pesce bisogna stare molto attenti a non farlo entrare troppo profondamente sotto i massi, cosa che renderebbe assai problematico il recupero.

 Comunque, in caso di incontro con un pelagico, ho sempre con me un utilissimo mulinello da cintura.

Con il mare molto mosso bisogna stare molto attenti a certi massi che si muovono, soprattutto sui moli di recente costruzione. Emettono un tonfo sordo ritmico che accompagna la risacca; è bene allontanarsi dalla zona dove il rumore è più forte: è difficile che i massi si spostino, ma non si sa mai….

SECONDA PARTE

                                                        PESCA ALLA SPIGOLA

                                                                  Parte seconda

 

Aspetto sottoriva

                  

E’questo il classico modo di pescare le spigole ; se durante i mesi autunnali ed invernali attueremo questa tecnica con qualsiasi condizione di mare, in primavera e, soprattutto , d’estate tenteremo la sorte con il mare mosso, meglio se in scaduta.

La prima cosa da trovare è un posto dove, anche  dopo un colpo di mare, le condizioni di visibilità  restino accettabili; fatto questo saremo a buon punto .

Bisogna poi che il luogo ci consenta un’entrata ed un uscita sicura dall’acqua, ed uscire è sempre più difficile che entrare.

Con il mare calmo bisogna adottare la stessa tecnica che il “maestro” Giorgio Dapiran ci ha illustrato così bene, osservando gli accorgimenti del caso, ovvero: sole alle spalle, avanzare  piano controcorrente tirandosi avanti con le mani, frequenti pause di osservazione.

Le spigole non sono quasi  mai intente  a  brucare e sgranocchiare come  saraghi, orate e cefali , ma  camminano lungo la costa in cerca di prede o si fermano immobili dietro qualche scoglio , puntate verso il largo, all’ agguato anche loro.

Se la vediamo arrivare e lei non ci vede, dobbiamo immediatamente abbassarci ed addossarci alla parete o dietro il nostro scoglio  con  discrezione e sperare che ,distratta , prosegua verso di noi passandoci a tiro; quest’ultimo sarà difficile e dovrà essere fulmineo perché il pesce non ci sta puntando incuriosito, ma semplicemente non ci ha visto e continua il suo cammino. Come si accorgerà di noi schizzerà via come un missile!

Questo se l’acqua è limpida. Ma se l’acqua è torbida non ci rimane che avanzare alla solita maniera, immergendoci e facendo brevi percorsi sino ad affacciarci  da qualche scoglio o punta, sempre raso fondo e fare l’aspetto, sperando che un  eventuale spigola in arrivo si incuriosisca e si materializzi nel torbido. In questo caso il pesce ci punterà di muso e di muso dovremo spararlo, pena rimorsi e rimpianti dopo un repentino dietro – front !

Con il mare mosso la situazione cambia notevolmente: le spigole  sono assai attive e si nascondono nella schiuma della riva, pronte a sfrecciare tra i frangenti per aggredire un malcapitato pescetto.

Sono altresì fortemente incuriosite da qualsiasi cosa penetri nel loro raggio di percezione; noi d’altro canto, benché sballottati e costretti a nuotare come forsennati , siamo  molto coperti dal rumore dei marosi e dai vortici di schiuma.

Questa è la condizione che più amo per pescare! Saraghi ed orate sono intenti a nutrirsi nei canyons dove si raccolgono alghe ed animaletti, lecce, aluzzi ed addirittura dentici  sono in caccia  nel bassofondo. I cefali sono ovunque come le salpe e , deo gratias , non si incontra un solo rompiscatole!

E le spigole sono le regine di questa situazione; la tecnica consiste nell’ avanzare  a distanza di sicurezza dai frangenti con  i sensi tesi al controllo delle onde in arrivo, più vicino possibile alla riva. Ormai, con l’esperienza , ho imparato a sentire quando sta per arrivare una serie di onde più grosse, contro le quali l’unica difesa è immergersi nuotando verso il largo, per poi , passato il treno, emergere e riprendere l’azione di pesca. Come chiarirò meglio in un prossimo articolo dedicato, bisogna armonizzare con il moto ondoso e non farci una lotta, che sarebbe troppo impari e stupida !

Dovremo immergerci e strisciare , senza toccare troppo il fondo, verso la schiuma e quindi appostarci, incastrandoci tra le rocce. Qui , cercando di rimanere fermi e con le onde che ci gonfiano d’acqua la muta, tra una puntura di riccio e l’altra , ci capiterà di vedere lo spigolone avanzare  incuriosito e sicuro  verso di noi. La spigola sembrerà risentire del moto ondoso  molto meno del nostro arbalete e non sarà facile collimarla; il tiro sarà anche stavolta frontale e, anche se il pesce di solito arriva  lentamente e ci da tutto il tempo di mirare, a causa della schiuma e del moto ondoso, la scelta del tempo giusto  per  sparare sarà difficile.

Quando il mare è troppo mosso e non si può più ragionevolmente stare in schiuma, converrà dedicarsi all’aspetto più profondo e distante dalla riva ma in questa situazione prenderemo altri pesci e delle nostre spigole non vedremo traccia.

La scelta del posto ideale, oltre che da criteri  di sicurezza e visibilità, non può prescindere dalle caratteristiche geo-morfologiche della costa: sono da evitare le pareti a picco e le zone che sprofondano troppo velocemente come pure i tavolati troppo piatti dove è impossibile ancorarsi. Ideali  le zone  dolcemente digradanti con molti scoglietti affioranti sparsi, interrotte da punte e faraglioni. Micidiali le frane di massi tondeggianti  coperti di alghetta, dove non si riesce ad ancorarsi.

Particolare attenzione si dovrà prestare a quelle zone dove un costante rivoletto di acqua dolce si riverserà in mare, causando una correntina torbida superficiale molto attraente per le nostre amiche.

Quanto alla stagione ideale per praticare questo tipo di pesca , mentre con  il mare calmo le stagioni fredde sono le uniche possibili a causa del disturbo estivo causato da  barche e bagnanti, con il mare mosso si prendono grosse spigole anche in piena estate. Ho catturato spigole a luglio ed agosto anche di 5 – 6 kg., soprattutto in Sardegna, pescando in schiuma, segno che questi pesci non spariscono nel nulla per ricomparire in autunno, ma semplicemente girano più fondi, disturbati, per accostare alla prima occasione buona per cacciare.

  

Note tecniche sull’attrezzatura

 

L’attrezzatura è praticamente la stessa  indicata per la diga frangiflutti ed il fucile sarà scelto in funzione del moto ondoso e della visibilità.

Personalmente preferisco il 95 con acqua limpida e mare mosso, il 105 con mare calmo o quasi calmo, il 75 con acqua torbida, tutti più che mai senza mulinello, asta da sei ed elastici da 16mm.  vista la turbolenza dell’ambiente e la scarsa profondità, anche se l’incontro con la leccia , soprattutto in estate è assai probabile.

Due passate di monofilo  ed il mulinello in  cintura risolveranno il problema.       

E’ indispensabile una  abbondante zavorra perfettamente distribuita e costruita in modo modulare , ad esempio due cinture + schienalino + cavigliere, in modo da poter scaricare qualcosa sugli scogli in caso di necessità di fare tuffi più profondi,  come per fare l’aspetto a dei dentici apparsi dal largo.

Proprio per  fronteggiare questa eventualità mi porto spesso un secondo elastico circolare sotto la muta per poter disporre, nel caso, di maggiore potenza.

 

 La pesca al largo                                                     

 

Indubbiamente la situazione di aspetto lontano dalla riva si associa generalmente a dentici , saraghi o pesci pelagici in generale. Tuttavia  le catture di spigole  in questa situazione sono piuttosto frequenti, anzi, in certe località esistono delle vere e proprie tane, di solito grottoni o grandi lastre, dove si concentrano grandi branchi di spigole; spesso mi è pure capitato l’incontro con il grande esemplare solitario anche a più di venti metri di fondo.

Ad esempio una volta, al largo di capo Linaro , mentre stavo facendo l’aspetto ad un branco di dentici sui 15 metri di fondo, in una giornata di fine giugno con acqua limpidissima e calda, fui investito da una pioggia di saragoni misti maggiori, fasciati e pizzuti provenienti dallo strato superficiale più caldo. Me ne stavo capando uno quando, raso fondo, un branchetto di una decina di orate sul paio di chili scarsi seguite da tre grosse spigole  fece la sua comparsa sulla scena.

Per nulla frastornato da tutti questi pesci mi fissai, ovviamente sulle spigole ; queste, mentre le orate tiravano dritto, deviarono di muso verso di me e la più grossa, che era in coda al gruppo, con uno scatto sorpassò le altre per poi virare abbastanza lontana; per fortuna impugnavo un 120 con doppio elastico e mulinello per i dentici e così rischiai il tiro lunghissimo. La presi un po’ bassa e non la passai ma la fortuna volle che l’aletta si aprisse nel corpo e così, dopo essere emerso mezzo sincopato, riuscii a metterci le mani sopra; pesava 7 kg. scarsi…

Conosco diversi tanoni dove il branco, soprattutto l’inverno, si raduna numeroso. Posso vantarmi di essere riuscito qualche volta a non sparare allo spigolone pieno di uova che quasi sempre domina la scena in queste situazioni, anche se la tentazione è forte.

Queste tane sono sempre passanti e possono trovarsi anche sui venti metri di fondo; nel Lazio ci sono molte tane così mentre non ne ho mai viste in Sardegna.

In questi casi basta fare l’aspetto nelle vicinanze della tana e le spigole arrivano subito; a volte sono arrivato sulla verticale della tana al calasole vedendo le pinne delle spigole a galla, fuori dall’acqua come piccoli squali; al mio arrivo queste si radunavano a mezz’acqua e risalivano a guardarmi, tanto che a volte  ho sparato la prima dalla superficie! Bisogna essere molto precisi a sparare e cercare di fare sbattere le spigole il meno possibile; se i pesci colpiti sbattono troppo il branco si allontana sul fango dopo due  o tre colpi. Comunque non mi è mai riuscito di sparare più di cinque pesci dello stesso branco, a meno che qualcuno non si intani; la spigola intanata è abbastanza ferma e facile, anche se è meglio non perdere tempo a guardarla troppo!

In questi casi può essere di aiuto la fiocina che notoriamente ha un effetto paralizzante notevole sulle prede, anche se penalizza molto la gittata del tiro, soprattutto con il fucile ad elastici ; un discreto compromesso è il fiocinone alettato francese che va molto più dritto della fiocina  tipo mustad e può tenere pesci anche grossi; di contro tiene poco i pesci piccoli, abbassa il tiro ed è delicato in tana.

Nel Lazio, che a parte il monte Circeo e la zona di Gaeta, non ha pareti adatte all’agguato in risacca, questa è l’unica possibilità di pesca all’aspetto invernale. Le difficoltà sono però molteplici a causa della torbidità delle acque e della distanza dalla riva: ai problemi psicologici che comporta immergersi in uno scenario estremamente cupo ed angosciante ad una certa profondità ed in mezzo al mare, si aggiungono quelli tecnici di localizzazione dei siti e delle prede.

Io pesco ormai a memoria, utilizzando delle mire a terra precisissime e pedagnando le tane con un pallone  dotato di un sagolone che  ha gli ultimi  12 metri  realizzati con il monofilo da 100 tenuto alto con un galleggiante posto alla giunzione con il sagolone normale.

Se non c’è troppa corrente a volte riesco a vedere dalla superficie il galleggiante di colore vivace ed  a puntarlo come traguardo intermedio.

Mi porto poi una boa di trazione sgonfia sotto la muta, che mi serve qualora mi si incastri un pesce o voglia pedagnare una seconda tana dopo aver già lasciato il pallone, portandomi su il fucile, che in questo tipo di pesca deve obbligatoriamente montare il mulinello, ed attaccandolo alla boa di trazione così da poterlo ritrovare. Naturalmente per attuare questa tecnica bisogna disporre di almeno due fucili.

Bisogna tenere presente poi che facendo l’aspetto al largo, sia pure finalizzato alla cattura delle spigole, può sempre sbucare un dentice, una ricciola o altro, per cui è sempre bene  avere il mulinello. Una volta è arrivata una ricciola di 32 kg., ad esempio, presa grazie al mulinello, che inseguiva i cefali che abitualmente dividono queste tane con le spigole.

Una volta disposti all’aspetto sul fondo, non troppo nascosti, le spigole arrivano subito. Se c’è quella grossa con le uova di solito è la prima a sbucare dal torbido: se spareremo avremo preso uno spigolone, ucciso 300.000 potenziali avannotti e disperso il branco, forse per l’intero inverno.

A voi la scelta. Se invece cominciano ad arrivare cefali, aspettate perché dopo arriveranno le spigole ( a meno che non siate ghiotti di cefali ! ); se invece arrivano solo spigole aspettate ancora e fatele passare tutte. Sparate alle ultime e non spaventerete tutto il branco! Il rischio è che, in seguito a fattori imprevedibili, le spigole scartino lasciandovi con un palmo di naso…

Due piccoli esempi: una volta ho fatto passare spigole a volontà per quasi trenta secondi: alla centesima spigola da un chilo, visto che il branco non finiva mai e quella grossa non  sbucava ,  sparai , lisciando clamorosamente quella mirata e colpendo di piatto, in ricaduta, sulla testa un’altra spigola; entrambe le spigole , drizzate le spine, si misero a fronteggiarmi, furiose e sbalordite , mentre, regale e disinvolta, una spigola di un quattro chili circa mi sfilava tranquillamente davanti…

Un’altra volta, appostato in un noto spacco passante, vedo arrivare un branco di grosse spigole: le prime sono sui tre chili e sono sei o sette. Le lascio passare perché quelle in coda al gruppo sono molto grosse e tutte mi sfilano davanti tranquille, praticamente  morte; miro l’ultima che farà cinque chili,ce l’ho ad un metro dall’asta ma …l’ultima non era l’ultima ! Si materializza , un po’ staccata dalle altre una spigola gigantesca di “x” chili che avanza tranquilla ! Naturalmente non sparo, aspetto immobile che quella enorme incroci la linea di tiro e …lei , mezzo metro prima di incrociare vira verso di me, con un colpo di coda mi sorvola a cinquanta centimetri dalla testa e le altre scappano!

Questo per dire che la scelta di tempo su quando sparare è determinante e soggettiva e che, per seguire certe regole teoricamente valide, si rischiano fiaschi e padelle clamorose.

 

Con l’acqua limpida il discorso è completamente diverso. Quando le incontriamo, le spigole sono discretamente difficili. In Sardegna, ma anche altrove, l’estate ho preso spigole all’aspetto anche profonde, quasi sempre isolate o a coppie, anche molto grosse o imbrancate con lecce, ricciole o pesci serra delle loro stesse dimensioni.

I posti sono gli stessi validi per i dentici , soprattutto se hanno zone di posidonia  nelle vicinanze.

Sono gli spigoloni che ritroveremo, molto più facili, in schiuma dopo le mareggiate e che con il mare calmo girano in zona, molto più profondi ed al largo, o riposano nelle alghe. In questo caso la cattura è sempre occasionale ed avverrà con le stesse modalità ed attrezzatura della pesca ai dentici.

Ho notato che queste grandi spigole estive sono molto snelle e leggere; una volta ho catturato una spigola enorme, lunghissima, all’aspetto sul cappello di una secca ad un miglio da terra, come se fosse una ricciola. Se l’avessi persa avrei raccontato che avevo perso una spigola di almeno otto chili; invece l’ho presa e pesava, con mio grande stupore , poco più di sei chili!

Nel lazio la situazione estiva non è molto diversa da quella invernale, perché l’acqua è sempre torbida, anche se più calda , e le spigole girano sugli stessi posti, anche se più piccole ed in quantità molto minori.

 

Qui si dovrebbero fare delle considerazioni sui costumi delle spigole e sulla loro diffusione, sulle modifiche che stanno intervenendo negli ultimi anni , ma l’argomento è talmente vasto che merita un capitolo a parte.  

 

Note tecniche sulle attrezzature.

 

Le armi adatte a questo tipo di pesca sono quelle destinate all’aspetto fondo. Personalmente uso solo arbaletes con asta da sei e mezzo, elastici avvitati da venti e mulinello; gli affusti sono di carbonio o di legno.

Per le misure oltre i cento centimetri sono insuperabili i fucili di tipo tahitiano completamente in legno, con doppio circolare da 16 mm.: sono relativamente facili da caricare ed offrono grande potenza e gittata utile abbinati a leggerezza e solidità.

Le pinne sono un poco più dure di quelle destinate al sottocosta, la maschera piccola ma con un buon campo visivo, le mute liscie o spaccate, di toni neutri o mimetici e di spessore adatto alla stagione. 

Grande importanza riveste ancora un volta la zavorra; in questi casi uso due cinture, una marsigliese col grosso della zavorra, ed una cintura elastica normale che tengo bassa sulle anche a stringere la muta e che  equipaggio con due piombi a sgancio rapido di peso variabile a seconda della profondità di esercizio ed un mulinello da cintura. Questa cintura mi consente di limitare lo scambio di acqua senza infagottarmi col pantaloncino ( sono già abbastanza grasso e positivo ! ) e non la sgancio mai.

Se proprio devo sganciare, mollo la marsigliese, molto più facile da sganciare grazie al suo fibbione e conservo un minimo di zavorra che mi consente di muovermi bene sul fondo senza diventare troppo positivo. A questo proposito trovo incredibile che una cintura così tecnicamente superiore come la marsigliese, adottata da tutti i migliori pescatori francesi e spagnoli, in Italia sia così poco diffusa per miseri motivi di costo ! Eppure la pelle ed il comfort dovrebbero valere più delle trentamila lire di differenza del prezzo di acquisto! Mi consola che tutti gli amici che ho convinto a provarla, non l’hanno più lasciata.

 

Relitti

 

Le spigole adorano i relitti ferrosi non troppo profondi. In tutte le zone dove si sono verificati eventi bellici , come Anzio- Nettuno o la costa di Gela , la presenza di numerosi relitti ha sempre attirato branchi di spigole.

Il relitto in questione non deve trovarsi su fondali superiori a trenta – trentacinque metri, meglio se fra i quindici ed i venti metri, possibilmente poggiato su fango e sabbia.

Può bastare uno zatterone da sbarco o, addirittura, un mucchio di lamiere.

Il posto è tra i più angoscianti, visto lo strato torbido che quasi sempre c’è sul fondo e l’atmosfera di tragedia che si respira ( anche se siamo in apnea ! ). Spesso reti e lenze abbandonate avvolgono le afferrature.

Le spigole girano al libero intorno al relitto o si intanano tra le lamiere e si catturano all’aspetto o, naturalmente, intanate.

Come da manuale , tra le lamiere conviene sparare con la fiocina perché insagolare  sulla thaitiana un pesce in questa situazione equivale a perdere asta e pesce, fare scappare il branco, intorbidire l’acqua  e rischiare pure di farsi male.

Il fucile deve essere medio con il mulinello: personalmente equipaggio un 75 ed un 90 con elastici da venti, mulinello ed il  fiocinone francese, proprio come nel famoso video delle spigole della Normandia, con la differenza che quegli spigoloni , qui , non li ho ancora trovati.

Anche in questo caso può essere utile portarsi dietro una boa di trazione  sgonfia nella muta  ed anche una torcia, oggetto che detesto ma che consiglio di usare per motivi di sicurezza, vista la particolarità del posto.

Naturalmente con l’acqua torbida il relitto va pedagnato e non bisogna assolutamente avere il pallone adosso, pena incidenti gravissimi ( anche se il legislatore dice che “ il sub deve essere collegato al suo natante con una cima di lunghezza tale da consentirne il recupero in caso di incidente”…)

Il grossissimo problema è trovare i relitti buoni, ed è un problema così grosso da meritare un’ articolo a parte.

 

Le foci

 

Anche le foci  sono tradizionalmente gradite alle spigole, che sono tra i pesci di mare che più amano le acque dolci , tanto è vero che , racconta Plinio, risalivano il Tevere sino a Roma e “le migliori venivano pescate tra i due ponti…”.

Poveri noi! Molti nostri fiumi sono ormai avvelenati e distrutti irrimediabilmente da scarichi industriali, fertilizzanti, pesticidi e quant’altro di orribile si possa immaginare.

Il problema, quindi, consiste nel conoscere  qualche foce che non sia troppo inquinata; qui le spigole, ma anche altre specie di pesci, sono presenti in gran numero.   

Facciamo finta che la macchina del tempo ci abbia fatto trovare una foce dove l’uomo non abbia ancora alterato tutto; anni fa ho avuto la fortuna di lavorare tre mesi su di un isola posta al centro del delta del rio delle Amazzoni dove ho avuto modo, naturalmente, di dedicarmi alla pesca tra un turno di lavoro e l’altro.

In oceano le escursioni di marea sono enormi, certo non paragonabili con le nostre, ed ho avuto modo di vedere quanto influenzino il comportamento dei pesci. Con la marea crescente i pesci di mare, in questo caso principalmente ombrine e bocca d’oro, entravano dal largo insieme alla marea e risalivano il fiume per un tratto ( entravano pure razze, pesci sega e qualche squalo a pinne nere !), mentre, al cambio di marea tornavano verso il mare seguiti da pesci più tipicamente di fiume, come pesci gatto di varie specie ed una specie di cefalone  locale.

Anche qui da noi con la marea crescente l’acqua di mare tende ad entrare nel fiume passando sotto a quella dolce, che viene molto frenata nella sua forza di uscita, creando anche una fascia di visibilità migliore sul fondo.

Appostandoci sotto il torbido godremo di buona visibilità, anche se i pesci nuoteranno quasi sempre nel “tetto” di acqua dolce torbida che ci sovrasta. Più entreremo nel fiume o canale e maggiori saranno le possibilità di incontrare i pesci che ci interessano: purtroppo questo è proibito quasi dappertutto, per cui ci dovremo accontentare di pescare nelle vicinanze della foce, esternamente, là dove la presenza dell’ immancabile porto all’interno del canale non renda impossibile pure questo.

Con il cambio di marea aumenterà considerevolmente la forza del fiume in uscita e, anche se i pesci tenderanno ad uscire in mare, la visibilità peggiorerà moltissimo e la corrente ci trascinerà via, rendendo impossibile la pesca.

Se la foce è incanalata tra due dighe foranee dovremo insistere in punta alle stesse, con ripetuti e costanti aspetti: pesci serra, lecce ed orate oltre alle spigole, amano questi luoghi e l’incontro con questi altri pesci non è per niente da escludersi. Purtroppo ognuna delle specie citate ha un modo di comportarsi molto diverso e quindi il nostro atteggiamento dovrà essere molto elastico.

Se  spigole, orate e lecce possono venire all’aspetto, i pesci serra passano sparati  seguendo la loro rotta; spigole ed orate tendono a nuotare più sul fondo mentre lecce e pesci serra spesso sono quasi a galla. Inoltre la forte presenza di cefali contribuirà a confonderci le idee.

Bisogna perciò decidere prima di ogni singolo tuffo quale pesce insidiare rimanendo però aperti ad ogni eventualità.

La possibile presenza di pesci grossi e potenti come serra e lecce ci suggerirà di usare fucili potenti equipaggiati col mulinello, anche se medio corti, vista la scarsa visibilità tipica di questi luoghi.

Un mio amico, alla base di una diga foranea che incanala un importante fiume sardo, si è visto sfilare raso fondo spigole ed orate inseguite da un grosso squalo grigio di un tre metri.

Come se non bastasse, emerso piuttosto spaventato, è stato preso a sassate dai cannisti….         

 

Situazioni diverse.

 

La spigola brilla per la varietà di habitat e situazioni in cui possiamo incontrarla , tanto che è la tipica preda eccezionale del principiante, così come un pesce da veri esperti.

Ci sono delle situazioni particolari e delle altre che si ripetono più spesso: mi è capitato più volte di cadere su spigole immobili sul fondo. Una volta ad Anzio sono capitato su di una spigola di tre chili poggiata su di un masso con solo la coda nella tana, sdraiata come uno scorfano. Mi ci sono quasi poggiato sopra, sono arretrato prendendola lì per lì per un grongo e, riconosciutala un attimo dopo, le ho sparato: lei sempre immobile ! solo dopo si è vivacemente dibattuta.

Un'altra volta stavo ventilando a circa dieci metri da un paretone sardo ribollente di schiuma con più di dieci metri di fondo sotto le pinne ed acqua cristallina: meditavo di immergermi e strisciare verso terra in direzione di una caletta piena di schiuma dove speravo di sorprendere qualche saragone od orata tra i massi della frana. Improvvisamente, dalla schiuma della parete ecco sbucare uno spigolone di cinque chili, che accortosi della mia presenza vira verso di me e mi punta nuotando un metro e mezzo sotto la superficie. Io ,sempre a galla respirando, resto sbalordito e penso che adesso schizzerà via rientrando nella schiuma della parete: macchè ! prosegue verso di me, fissandomi  con espressione incuriosita fino a che , giunto ad un metro dalla punta del mio 100, non si becca una fucilata tra gli occhi !

Queste sono chiaramente due situazioni limite, tuttavia meno rare di quanto si pensi.

Fino a non molto tempo fa non era difficile trovare grandi spigole nascoste tra le alghe; nel lazio , capito quale tipo di alga fosse gradito dalle spigole, alcuni specialisti visitavano regolarmente l’algheto e catturavano spesso belle spigole. Poi lo strascico sottoriva ha distrutto molti algheti, la trainetta ha allontanato o catturato le spigole e le catture sono diventate più rare.

Tuttavia alle spigole l’alga piace molto e gli algheti meritano un’esplorazione attenta, anche perché pure tutti gli altri pesci amano, chi più chi meno, nascondersi nell’alga, o possono buttarcisi spaventati dal gommone o da un aquascooter.

Le nostre amiche si infilano sotto le gallerie formate dalle alghe alte purchè poggino sul sabbione e si tengono di preferenza ai bordi dell’algheto: restano immobili fino all’ultimo. Il difficile, a meno che , come a volte capita, non sporga la coda, è vederle: una volta sparato guardatevi intorno immediatamente, perché se ce ne sono altre, si sposteranno disturbate dal trambusto per ,spesso, infilarsi nuovamente tra le alghe.

Per fare questa pesca di ricerca ci vuole l’acqua limpida ed un fucile medio, da 75 cm. armato con fiocina. Ottimo un pneumatico così preparato, che ci consentirà un potente colpo ravvicinato.           

Dove si fermano a riposare le spigole, nei periodi di mare calmo nelle zone dove non c’è alga ?

Quando si poteva pescare di notte spesso si trovavano interi branchi fermi sulla sabbia, vicino agli scogli, che si facevano massacrare. La conferma l’ho avuta quando, in un noto posto da spigole , ho trovato, scavate profondamente nel fango ad una decina di metri dalla scogliera, le sagome di molte spigole che, evidentemente , avevano sostato lì a lungo. Non so quanto tempo si fermino, c’è chi dice ore e chi dice giorni.

La mia ipotesi è che le spigole siano molto attive durante la scaduta di mare, preferibilmente di scirocco; tutte le volte che mi tuffo in questa situazione vedo molte spigole sottoriva; poi , i giorni successivi, le incontro intorno alle pietre più fuori e poi  sempre più fuori, anche se al tramonto riaccostano. Se la situazione di piatta permane non le vedo più. Secondo me , stanche e disturbate, si fermano sul fango o nell’alga, in attesa di una nuova perturbazione che crei la situazione favorevole per la caccia. Naturalmente qualche esemplare gironzola sempre, dando luogo ai famosi incontri occasionali, ma il grosso è fermo da qualche parte; in certi posti poi , sempre gli stessi , c’è un giorno che arriva il branco per la frega. I maschi sono pieni di latte e le grandi femmine, due o tre al massimo, piene di uova. Spesso in ampi cavernoni , che sono poi gli stessi dove incontreremo il branco durante la stagione, le femmine depositano le uova mentre i maschi turbinano e si strofinano tutt’attorno, emettendo liquido seminale  eccitatissimi.

Da dove vengano tutte queste spigole non lo so: probabilmente si concentrano per poi disperdersi lungo la costa. Ad Ancona c’è chi sostiene che le spigole delle Marche vadano a riprodursi sulle coste croate in inverno, per poi tornare in primavera.

Se capitate sul branco in questo momento, accontentatevi di catturare qualche maschio senza disturbare troppo: non è ne bello ne sportivo fare una mattanza!  

 Nei posti dove l’uomo ha costruito molte dighe frangiflutti, le spigole , un tempo concentrate nelle poche zone rocciose, si sono disperse per chilometri sulle dighe, rendendo più difficile incontrarle, e spopolando i classici posti buoni. I branchi si riformano nel vecchio posto solo al momento della riproduzione, a seconda delle zone, da novembre a febbraio, per poi disperdersi nuovamente.

Ma , se nel luogo di riproduzione abituale ,si ripetono negli anni incursioni e disturbo da parte dell’uomo, un bel giorno non ci tornano più.

E’ famosa  la tendenza delle spigole a mettersi sotto la chiglia di navi e barche  ormeggiate nei porti, ma non ci si può pescare: anni fa un mio amico, durante i periodi di mare mosso, passava ore sdraiato bocconi sul molo, col fucile carico, cercando di fiocinare cefali e spigole che si fossero affacciati da sotto le chiglie delle barche…

 

Spigole ed ambiente

 

Negli ultimi anni ho potuto assistere ad un fortissimo calo della presenza delle spigole nei soliti posti anche se le catture a surfcasting e traina  dimostrano che le spigole ci sono ancora.

La causa prima è da ricercarsi nell’aumento sconsiderato della pressione di pesca e, a mio avviso, particolarmente pestifera è la grande diffusione avuta dal bigattino come esca per i cannisti di mare.

Ho visto con i miei occhi pescare spigolette di neanche cento grammi a secchi ogni notte e spesso ho litigato, inutilmente, con gli imbecilli autori di queste pescate.

Anche gli “anni d’oro” della trainetta hanno inferto un bel colpo alla popolazione di spigole , tanto è vero che adesso non si pratica più molto, proprio perché non conviene più:nelle zone buone i pesci o hanno imparato o se ne sono andati.

Ma nei miei “santuari” laziali l’acqua è sempre torbida ed il fondo non si vede per cui la trainetta è inattuabile: ed allora? In queste zone sicuramente le cause sono di natura ambientale, perché, se da una parte è vero che le spigole vivono bene nell’acqua inquinata dei porti, dall’altra c’è da osservare che i fiumi sono diventati dei portatori di veleni. Paradossalmente i depuratori hanno peggiorato la situazione: l’allungamento delle tubazioni verso il largo è la causa principale dell’intorbidamento costante delle acque, che restano sporche anche  in presenza delle correnti che una volta pulivano portando acque dal largo.

Le sostanze oggi riversate in mare sono sicuramente peggiori della cara, vecchia mxxxx di una volta, molto apprezzata dai pesci, che infatti abbondavano vicino alle fogne.      

I fertilizzanti  provocano quell’eutrofizzazione giallina che tutto fa scappare, tanto è vero che le più belle pescate si fanno in quelle giornate di acqua blu e calda che pulisce il fondale.

Inoltre ho potuto notare che, in Sardegna gli aluzzi e  nel Lazio i pesci serra, si sono fatti più numerosi ed aggressivi, rubando spazio alle spigole forse in seguito alla diminuizione del loro numero,dovuto alle cause di cui sopra.

Devo dire che non sono molto ottimista sul futuro delle mie adorate prede….

Comunque il partito dello sviluppo compatibile ha già risolto il problema, riempiendo il mare di gabbioni  dove vengono allevate migliaia di insipide spigolotte da porzione, nutrite magari con farina  animale marca “mucca pazza”, che vengono poi sterminate scientificamente e distribuite ai consumatori, contentissimi di avere un prodotto a buon mercato e con tanto di benedizione degli “ambientalisti” ….

Nascosta negli oscuri anfratti della mia fantasia la leggendaria madre di tutte le spigole assiste maestosa al massacro programmato dei suoi stupidi cloni, continuando, insieme agli ultimi suoi compagni ancora  liberi, a giocare a rimpiattino tra le rocce con quel romantico ed  anacronistico omino nero, lanciato goffamente sulle tracce ,ormai dimenticate nel tempo, dei suoi nobili antenati.

Fabio Ciocci