| mare magnum | ma come cucinavo il pesce gli
antichi??? |
ETA' GRECA
L'opson si vendeva fresco, in salamoia o affumicato nell'Agorą, luogo dove si svolgeva la vita pubblica della cittą.
| Il tonno | il migliore era quello di Siracusa, veniva tagliato a pezzi e arrostito, insaporito con sale e irrorato d'olio, infine fatto marinare in una salamoia piccante. |
| Le triglie | le pił pregiate erano quelle di Mileto, venivano preparate con formaggio, irrorate d'olio, cosparse di sale e cumino, quindi cucinate in forno. |
| L'orata | veniva invece arrostita spruzzata d'aceto e con l'aggiunta di un filo d'olio. |
| Le anguille | si mangiavano cotte sulla brace e avvolte in foglie di bietola. |
| Le aragoste | venivano tagliate per la lunghezza e cucinate alla griglia senza nessun altro condimento che un pizzico di sale e un filo d'olio. |
| I pesciolini | venivano fritti in olio con ortiche di mare e pisellini. |
ETA' etrusca
Meravigliosi Etruschi, popolo senza storia; sono apparsi lą, dove non c'erano: eppur non son venuti. Son poi spariti, svaniti improvvisamente, di lą, dove sicuramente erano: eppur non sono andanti. Qualcuno in quei "luoghi etruschi" ancor li "sente": vivi. E noi fra questi.
I numerosi e importanti porti sul Tirreno procuravano alle locumonie dell'interno il pesce fresco. Le leggere imbarcazioni etrusche puntavano sull'Elba per pescare i polpi tra le insenature e la vegetazione di Porto Azzurro, le aragoste a Rio Marina, Procchio e Marciana e i tonni che si avvicinavano alle coste attirati dalle ghiande che cadevano numerose in mare dalle abbondanti querce lungo il litorale.
| Il tonno | veniva fatto a fette alte mezzo dito e condito con olio e sale e avvolto nel pangrattato, veniva cotto su una gratella sui carboni ardenti tra i quali veneiva posto qualche fascio di finocchio selvatico. Veniva anche cotto in teglia con un battuto di aglio e prezzemolo e vino bianco. |
| i polpi | Il polpo veniva cotto in umido: si preparava un battutto di cipolla, poco ramerino, due spicchi d'aglio e si faceva rosolare; venivano poi aggiunte due acciughe e quando erano disfatte si salava, pepava e bagnava con un bicchiere di vino rosso. Dopo pochi minuti di cottura vi gettavano il polpo pulito, lavato e scottato e coprivano con brodo di pesce. |
ETA' romana
I pesci entrarono tardi nell'alimentazione romana, ma una volta comparsi divennero una delle ghiottonerie pił dispendiose e ricercate.
Sulla mensa del ricco il pesce nelle varietą pregiate era sempre presente: sogliole, orate, triglie, murene, ostriche, ricci di mare e gigantesche aragoste.
Il popolo, dato l'alto costo della carne, si nutriva di una grande quantitą di pesci di modeste dimensioni e qualitą, il pił delle volte salati e conservati.