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Le perle, ovvero le migliori muppettate
Guido Loleo - Assolutamente e tragicamente muppet
Filippo Silvestri - Uno sprattone … fuori luogo
Francesco Bracciani - Una spalla un pò …. bavosa.
Massimo Profeti - Mai bere …. senza assaggiare
Massimo Lolli - Uscita spettacolo…. Ma solo per i turisti
Davide Scavuzzo - Cronaca del giorno dopo di "La Dichiaro Prima..."
Silvano Agostini - E' ben allenato per il nuoto...
PierFrancesco Salvatori - Anche il Matto è finito nel Team
Guido Loleo - L’arte di uccidere un pesce
Piero Tosoni - Alla fine si è arreso
Guido Loleo - Dove ho messo le scarpe?
Guido Loleo - Dove ho messo le chiavi?
Piero Carrera - Il pesce ignorante e le terga allo scoperto
L’esibizionista involontario ovvero come Maurizio ha vissuto la borsa rubata
Piero Carrera (Muppet anche in ferie) - Vacanze romane
Piero Carrera - Belin che salute
Guido Loleo. Assolutamente e tragicamente muppet
Sono veramente, tragicamente, indefessamente un muppet pescatore.
L’età avanza ed oltre alla dimensione ed al naturale decadimento fisico, mi porto dietro un precoce dissolvimento neuronale.
In due parole: un coglione.
Un coglione perché ieri sono uscito con un cappotto, ma potevo uscire dignitosamente con un’orata intorno al chilo ed un saragone delle medesime dimensioni; tutti e due a tiro, una per un “lungo” attimo, l’altro per molto di più, ma io, con la titubanza di un testicolo di fronte alla gelata, ho aspettato… che si mettessero “ancora meglio”. Stanno bene entrambi, non ho mai premuto il grilletto.
Il meglio di me l’ho dato però al termine della pescata e me ne sono accorto stamane, quando allegramente scaricavo alle 6 il bagagliaio con la muta ancora bagnata e putrescente (chissenefrega) per una seconda pescata, speranzoso e virilmente deciso a non ripetere l’impotentia sparandi di ieri.
Non avevo caricato i piombi!!!!!!!! La mia cintura!!!!! Ancor nuova, 6 mesi, con 6 chili di piombi, la stronzissima fibbia in metallo che si apriva nel momento sbagliato ed un coltello bellissimo e pagato pochissimo!!!!!!
E, soprattutto, niente pescata!!!!!!!! Ho pensato di andare senza, ma solo per un secondo, poi di mettermi i due chili che avevo liberi, ma che ci faccio?
L’ho cercata, nel posteggio di ieri, sotto la casa bogliaschina, ma non c’era più!!!!!
Spero che il reprobo ci affoghi con la mia cinturina…… gli pigli un sintomo, come si dice…. Bastardo…..
E coglione, coglione, coglione io, Guidone, pescator rincoglionito ed assente, che posa i piombi accanto ad una ruota, poi ci passa sopra, e se li scorda!!!!!!
Guidone
Muppet Testiculusavizzitus Team
Filippo Silvestri. Uno sprattone … fuori luogo
Dunque l'episodio risale ad una ventina di anni fa.
In una fredda e ventosa serata di novembre, decisi che il giorno dopo sarei andato a pesca lungo uno dei moli foranei della mia città.
La pesca in quel punto era proibita, lo è ancora, ed ero l'unico ad immergermi con una certa regolarità, tra quei frangiflutti, lì avevo pescato la mia prima spigola seria! 4.350 grammi! Il posto era davvero magico per questi pesci.
Il mese migliore novembre. Questo molo non è chilometrico, quindi se ci sono le spigole le trovi, cosa che su barriere più lunghe non è materialmente possibile perché questi pesci nel loro cacciare si spostano anche di chilometri. Inoltre, nel punto più esposto una spigola la trovavi sempre.
Lì avevo un punto che chiamavo il "televisore", perché ti affacciavi tra i massi e vedevi centinaia di cefali, ma anche grossi pizzuti e spigole, insomma era uno schermo vivente bordato da una cornice di cemento.
La prima volta che avevo visitato quella zona era stato a bordo di un ghiozzo istriano autocostruito, con il quale ho effettuato le mie prime escursione nautiche. Lungo la via del ritorno uno dei miei tutori del tempo si immergeva sempre in quel punto, ma per non più di decina di minuti ed armato di un Idra, eravamo nel 1972/74, e qualcosa la prendeva sempre.
Ricordandomi di quelle catture, una volta divenuto un pescasub autonomo, inserii quel posto tra i miei preferiti.
Autonomo si fa per dire, perché per andare in mare lì, prendevo l'autobus, e così quella mattina con il mio sacco di tela plastificata arancione Mares, ero a bordo del numero 5. Sceso dal mezzo percorsi tre/quattrocento metri, ma... una volta sul posto una brutta sorpresa. Acqua torbida e mossa. "Vabbè" mi dissi "tanto se si agita salgo sui massi e torno a terra!"
La muta era una Cressi tre millimetri, di quelle con la fascia celeste centrale sul cappuccio, vista in cento foto addosso a Molteni, ricordo che era molto fredda anche in estate! Tutte le operazioni di vestizione le conducevo sempre con un aria di estrema clandestinità, sia per il divieto di pesca, sia per non far vedere il posto ad altri.
Il "medisten e cinque punte" lo utilizzavo solo in quel posto, dove ho sempre pescato tra i massi, mentre il sacco con i vestiti lo nascondevo in posti incredibili.
Ovviamente, anche quel giorno mi ero dimenticato dell'accappatoio, ma per fortuna il cappello di lana c'era.
Pinneggiai senza fermarmi per i primi cento metri, poi, cominciai ad immergermi, quel posto lo conoscevo a menadito. La regola prevedeva, una novantina di minuti solo a spigole, se poi non se ne vedeva nessuna, si passava ai cefali, ma se le spigole c'erano allora il divertimento era assicurato. Quel giorno, già dopo un'oretta avevo nel cavetto tre spigole tutte intorno ai due chili, c'era di che essere soddisfatti, ma magari qualcuna più grossa.... A garantire un buon movimento di pesci, indispensabile in questo tipo di pesca, vi era un maestrale che incalzava sempre più "Vabbè, ancora un pò e poi torno." Ma i segni di un imminente black-out intestinale, cosa per me abituale, cominciarono a farsi sentire. Poco male "Ora salgo sugli scogli e mi libero." Ma il mare si era veramente agitato e sugli scogli non era proprio possibile salire. "D'accordo mi trattengo ancora un pò e poi torno a terra, sperando di riuscire a salire e poi....
Così feci, ma a metà strada fui colto dall'evento di fine millennio. Non era proprio possibile né calarmi i pantaloni, perché il mare mosso non mi concedeva nulla, né salire sui massi...
"E che sarà mai......................................."
Dopo l'evento fui colto da un senso di frustrazione unico, che non avrei mai immaginato, ero fasciato, avvolto e rivestito una sensazione orribile.....ma non era ancora finita.
Una volta guadagnati gli scogli, e finalmente a terra cominciai a spogliarmi. Nudo, con un vento gelido, cercavo un varco tra gli scogli per darmi una sciacquata, ma la violenta risacca non consentiva neanche un affaccio..."Avessi portato almeno un asciugamano..." Infilai la muta nel sacco, ma non puzzava del solito odore.... e cominciai una terribile vestizione con i piedi oramai intorpiditi mentre il naso era più sensibile che mai.....ma non era ancora finita. Così "rivestito" aspettai il numero 5 per tornare a casa, ma lo feci rimanendo un pò in disparte....ma non era ancora finita.
Una volta arrivato l'autobus salii e la densità di passeggeri, tipica di un'ora di punta in un mezzo di trasporto pubblico del sud, non mi consentì di isolarmi. Anzi, ero circondato e compresso da altri esseri umani, forniti del senso dell'odorato, e le loro facce erano disgustate. L'inconfondibile odore, che emanava il mio corpo, che usciva dal mio sacco, era disgustoso e fortissimo. Ogni tanto, nelle curve, gli sfortunati passeggeri si irrigidivano, le mani appese alle maniglie le braccia avvinghiate ai tubi divenivano cianotiche, qualsiasi cosa pur di non appoggiarsi a quel ragazzo che puzza così tanto....ma non era ancora finita.
Solo qualche anno prima, io avevo abitato proprio nella zona di quel molo e quindi tra quei passeggeri trovai e salutai diverse persone che conoscevo, ed in un paio di casi fui anche baciato ed abbracciato da conoscenti che non mi vedevano già da un pò "Ciao Filippo, dove sei finito?" Dal mucchio di passeggeri, si alzò una voce sconosciuta, strozzata dalla mancanza di fiato.
Francesco Bracciani. Una spalla un pò …. bavosa.
Mi chiedo se la mia disavventura di domenica possa giustificare la domanda di affiliazione all'ormai famosissimo (e ambitissimo) M.T. .
Ho subìto un'operazione alla spalla da circa due mesi e mezzo (lussazione recidivante).
L'ortopedico ha sconsigliato l'attività sportiva per tre mesi.
Vista la peculiarità del nostro sport ho però ottenuto l'autorizzazione ad immergermi.
Ero dunque pronto a partire per il "pontone" 25 aprile - 1 maggio per l'Isola d'Elba, bramosissimo d'immergermi (anche se il periodo all'Elba non è un gran che...).
Senonché, venerdì provo a caricare l'arbalete (Apache 90 gomme da 18): niente! Cazzarola, il braccio sinistro (operato) è come se non ci fosse! Provo e riprovo. Mi rilasso, mi trainingautogenizzo, ma neanche a pagarlo! Mi sembra d'essere tornato a 14 anni, quando, stufo del mio 60 a elastici, provavo invano a caricare l'arbalete del babbo (90 in legno del grande Petrali di Milano, ora in possesso di qualche figliandrocchia dell'Air France che ce l'ha asciugato....)! Gna fò!
NON MI DO PER VINTO! Piuttosto me lo faccio caricare da un passante prima d'immergermi e faccio un tiro solo! O meglio: uso lo Spark e vaffanculo.
Fin qui, niente Muppet.
Ma tocca alla muta.....
Giacca 7mm Top Sub spaccato interno, liscio esterno.
La guardo con aria di sfida (odi sfiGa?????), mi concentro, mi siedo e provo a indossarla.
Manco per le palle!
Dico: mi sciampizzo a palla e la frego.
Mi denudo e entro in doccia.
Sciampo a palla, bolle per tutto il cesso, profumo da bordello di ottava categoria.
Sono più scivoloso di una bavosa.
Il braccio sinistro entra. Ok anche il destro.
Provo la testa: ahiailbracciocazzo!!!!!!!!!!
Bam! Cado per terra! Provo e riprovo, il bagno ormai è più pulito e scivoloso che mai...
Ho passato 20 lunghissimi minuti a lottare con la muta .
CAZZAROLA HA VINTO LEI!!!!!!!!!!!!!!
Ma si può? Non posso pescare perché non mi entra la muta? Che fine ingloriosa!!!!!!!!!!!!!!!
Credo sia una reale muppettata.
Un triste (e ancora "bavosetto")
Massimo Profeti. Mai bere …. senza assaggiare
Cari amici, scusatemi tanto per l'OT (che è anche lunga), ma qui tocca prendere provvedimenti seri, perché la militanza nel Muppet Team non mi sembra più sufficiente a contenere la sfiga che mi perseguita. Aiutatemi a capire cosa devo fare della mia vita.
Quello accaduto ieri sera è un episodio che ora posso raccontare scherzandoci su, ma vi assicuro che abbiamo veramente sfiorato il dramma.
Mi trovavo (e mi trovo tuttora) a casa dei miei suoceri a Santa Marinella, dove speravo di riuscire a pescare nel week end, ma, come da previsioni meteo, alle 11 di mattina si è messo un libeccione gelido, che ci ha fatto rinunciare ad ogni velleità. E fin qui niente di nuovo nel Muppet Show.
Nel pomeriggio ho cominciato ad avere le prime avvisaglie di sfigona quando, seduto sul bordo metallico del tavolino basso davanti alla tv, ho inavvertitamente spostato il mio ossuto deretano più all'interno della superficie del tavolo, provocando la rottura del vetro che compone tutto il resto del piano del tavolino. Il vetro rotto in tre grossi pezzi è crollato fragorosamente all'interno del buco creatosi, trascinando con se tutti gli oggetti presenti sul piano.
Tanto rumore, tanta paura, ma nessun danno alle persone. E sembrava finita lì, ma la vera sfigona gigante era ancora in agguato, come un vero Dapiran. All'ora di cena, col piatto già pieno davanti al naso e tutti i commensali seduti, inclusa mia suocera che normalmente non mi fa mai alzare e mi prende sempre tutto ciò che chiedo, mi alzo da tavola per prendere il parmigiano in frigo. Nello sportello noto anche la bottiglia di vino bianco che a pranzo non avevamo finito e che mi ricordavo aver apprezzato di più del Verdicchio che mio suocero stava aprendo a tavola (da qui potete cominciare a notare la terribile catena di coincidenze). Quindi, senza pensarci molto su, prendo la bottiglia e me la porto a tavola. Dopo un paio di bocconi, mi viene voglia di bere e mi verso mezzo bicchiere. Stavo parlando, e non ho messo estrema attenzione allo strano aspetto che aveva il vino: molto denso, tipo limoncello. Però l'ho notato e, sempre soprappensiero, ho deciso di assaggiarlo senza allungarlo con l'acqua, come faccio di solito, per capire meglio cosa fosse. L'ho annusato e non ho sentito alcun odore. Questo, purtroppo, mi ha tradito, perché non ho sentito niente di sospetto. Fortunatamente ho preso solo un piccolo sorso, che non ho ingoiato subito perché (ripeto: inconsciamente) volevo capire cosa stavo bevendo. Nel giro di un paio di secondi, all'assenza totale di sapore del liquido (che, come avrete capito, tutto era, meno che vino) si è sostituito un bruciore insopportabile alla lingua e a tutte le parti della bocca che erano entrate in contatto con la sostanza. D'istinto ho sputato tutto e sono corso in cucina per rimuovere con l'acqua corrente quel cazzo di liquido dalla lingua.
La breve indagine che è seguita ci ha rivelato come una serie di coincidenze, teoricamente impossibili, possano invece verificarsi, generando seri drammi. Era successo che mia suocera aveva travasato in una bottiglia più piccola e pratica (di vino, appunto) il sapone della lavastoviglie che compra in grossi contenitori di plastica. Il sapone contiene soda caustica in forte percentuale, ma nessuno lo sapeva fino a ieri sera. La bottiglia vino, casualmente, era dello stesso tipo di quello che avevamo bevuto a pranzo (e mai visto prima, giuro) e stava sotto il lavandino insieme a tutti gli altri prodotti per la casa, ma non aveva scritte che la identificassero. Mia moglie l'aveva usata dopo pranzo per lavare i piatti e, invece di rimetterla subito a posto, l'ha lasciata sopra la lavastoviglie. Nel caos delle faccende di casa quando hai ospiti, si era dimenticata della diversa provenienza e l'aveva confusa con le altre bottiglie di vino che giravano in cucina. Quindi, l'ha messa in frigo insieme alle sue simili.
Il resto della storia lo sapete già. Ieri sera avevo una bellissima lingua bianca e rossa, non
potevo metterla in contatto con niente (neanche acqua semplice a temperatura ambiente: bruciava da morire) e dovevo mangiare con estrema attenzione per non ululare dal dolore. Ovviamente, non sapevo cosa fossero i sapori.
Fortunatamente, pare che il disagio non durerà molto perché la lingua è una delle parti del corpo con la più veloce capacità di rigenerare le cellule morte. Speriamo.
Stamattina la situazione è un pò migliorata, la lingua è bianca e rosa, e l'acqua non brucia più. Il pomodoro un pò sì. Mi accingo a mangiare una pastasciuttina con il sugo bianco alle zucchine. Sapori ancora assenti al 90%.
A questo punto vi prego di aiutarmi a rispondere a due domande.
- Devo fondare un altro Team perché il Muppet mi sta ormai stretto? ;-(
- Posso denunciare mia moglie e mia suocera per associazione a delinquere e tentato omicidio allo scopo di accaparrarsi il mio vasto patrimonio investito in fucili subacquei? :-)
Scusandomi per l'immensa OT, vi ringrazio dell'attenzione
P.S.: a chi vuole, posso spedire in privato una bella foto con la lingua di fuori che mi sono fatto fare da mia moglie. :-)
Muppet Team + Lingua bruciata Team? Sfigalandia
Massimo Lolli. Uscita spettacolo…. Ma solo per i turisti
L'oggetto dell'iscrizione non sono io, ma mio fratello e la scenetta è la seguente: estate di qualche anno fà, S.F.Circeo in gommone ci dirigiamo verso una zona di medio fondale, io ho già indossato la muta e appena giunti in loco mi scaravento in acqua, lui appena iniziata la vestizione sente i miei solerti richiami. Infatti appena messa la testa in acqua noto subito una enorme pallonata di saraghi che nuotano a mezz’acqua, tento un approccio diretto ma a ogni capovolta il brancone, con pezzi che superano abbondantemente il Kg, schizza sul fondo disperdendosi in tutte le direzioni, per poi ritornare verso la superficie ad ogni mia emersione. Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, richiamo l'attenzione del Jean Cojon sul gommone che nel frattempo ha indossato il pantalone. E cosi lo esorto a compiere un paio di giri intorno a me, nella speranza che qualche sparidone si infili in qualche spacco (un pò vigliaccone?). E qui viene il bello, infatti lui infila la marcia e affonda la manetta e con il gommone che procede in moto rotatorio perde l'equilibrio esercitando sulla consolle (da me incollata) una pressione che la fa staccare, scivola e va a finire fuori bordo. Il fato vuole che, in uno stremo tentativo, riesce ad attaccarsi al saldo tientibene.
Ora immaginate un 4,30 spinto a meta gas da un 3 cilindri Yamaha, che ti trascina e tu che tenti di risalire a forza di braccia con il terrore di finire in direzione elica (io naturalmente ero impegnato con i saraghi e ignaro del fatto). Durante l'arduo trascinamento, reso ancora più arduo dal fatto di avere indosso solo il pantalone a vita alta con conseguente allagamento e relativo gonfiaggio del posteriore, il fato volle ancora che il pantalone, omai pieno d'acqua, si tolse e che il fratellino abbia fatto un bel passaggio, a metri dieci di distanza, da una pilotina ancorata con tanto di famigliola spettatrice, intenta nel cibarsi, che se l'è visto passare appeso al gommone e con le chiappe al vento!
Per fortuna la vicenda si è conclusa bene, infatti lui è riuscito a risalire sul mezzo e, dopo un 10 minuti di svenimento sul paiolo, ha recuperato il pantalone galleggiante ed è tornato a prendermi.
un solo commento: iscritto al Muppet ad honoris causam.
Davide Scavuzzo. Cronaca del giorno dopo di "La Dichiaro Prima..."
La vita è una splendida ruota che ad ogni giro ti trasmette tanti insegnamenti...ma proprio tanti, ma di questi vi parlerò dopo.
Il Prologo
GattoLibero è una settimana che tritura i cabasisi con le sue pescate di spigole nelle vasche di itticoltura, così avevo deciso di fare lo sborone, e sfidare il destino (e i cucchi) e dichiarare con un giorno di anticipo, luogo, ora e tipo di cattura.
I Fatti
Alba meravigliosa, strano ma vero, visibilità in acqua di almeno 20 metri ... insomma giornata ideale ..... se non fosse per un tramaglio alto 6 metri che segue esattamente tutta la mia zona di pesca ... ma vaffa ..... ai cucchi perché questa è sicuramente opera loro (scoprirò in seguito che il tramaglio non era stato calato da un peschereccio, ma bada ben bada ben, era stato strappato da qualche parte e la risacca l'aveva poggiato parallelo alla costa ... come se fosse stato calato lì apposta da una sapiente mano portasfiga ....)
Tiro dritto sino a quando non trovo la fine della rete .... e come d'improvviso ... proprio dieci metri dopo la fine ..... vedo una gran bella spigola sui 3Kg che nuota molto lentamente sul fondo, ma non si allontana; mi ventilo, mi rilasso, chiudo gli occhi per cercare la massima concentrazione...alzo la testa per l'ultimo sorso d'aria ..... con la lingua caccio fuori il boccaglio ... e giù nel blu ...... per neanche 30 millisecondi ..... UUUAAAAARRRRGGGHHHHHHHHHH ..... sbatto con qualcosa che (in parte) mi si infila anche in bocca, una sensazione fallica, comincio a urlare dal dolore, ho preso in pieno una medusa dalle dimensioni di un pallone da calcio, il culo vuole che ho quella "meravigliosa" giacca da 7 della spora (quanto mi stanno sul cazzo 'sti francesi) ... che per stare più comodi ha il cappuccio che copre al massimo le orecchie .... insomma la medusa (oltre l'interno della bocca e in parte la lingua) mi prende tutte e due le labbra e tutto il lato destro della faccia.
Sono attonito, il dolore comincia a farsi sentire anche se attutito dall'acqua fredda. Sono passati 35 minuti da quando mi sono buttato e decido di uscire immediatamente; PULSO PULSO E PULSO, sento i battiti del cuore attraverso il pulsare delle labbra, comincio ad avvertire dei fremiti.
Dopo neanche cinque minuti sento un peso che mi ostacola ... ma che è ???? Mi giro e vedo il pallone, sgonfio, sott'acqua!!!! Ma che cacchio succede oggi ???? Il pallone è pieno d'acqua sia dentro che all'interno della camera di tela, incredibile! Cerco di gonfiarlo con i labbroni per poterlo almeno trascinare sino alla riva.
Mi sento un pò Moana.
Esco incazzato, brucio tutto e comincio ad avvertire brividi per tutto il corpo; non posso farmi la pipì in faccia ... perché ho già dato tutto in acqua (altrimenti, vi giuro!!!!, l'avrei fatto!!!!), sino a quando mi viene un lampo di genio, l'acqua bollente che mi porto per farmi la doccia .... le tossine delle meduse dovrebbero essere tremolabili ..... il risultato è che mi ustiono con l'acqua bollente tutta la faccia e non concludo nulla!!!
OK, niente panico, siamo pescatori.
La situazione è tra il ridicolo ed il drammatico; sembro The Elephant Man, ho il viso contratto in una smorfia pulsante, metà faccia gonfia come un pallone, brividi, tremori e le ghiandole sotto il mento che sembrano due albicocche.
OK .. panico .....!
Medici, pronto soccorso ....... infermieri, untori, preti .... ed anche il Consiglio d'Egitto!!! ... insomma Cortisone Temetex Forte su tutta la faccia, Bentelan 4mg intramuscolo e cado svenuto a casa.
Una giornata terribile, manco mi fossi leccato una decina di francobolli all'acido lisergico ..... ho avuto le visioni!
Oggi, 24 dopo, ho le labbra bruciate (ma che cacchio di medusa era ????) e metà viso arrossato come quello di un tirolese ...
COSA HO IMPARATO????
- Che Lucio è peggio di Guidone
- Che non dichiarerò mai più una cippa prima, perché siete un branco di cucchi terribili!!!!
- Che è meglio portarsi sempre le matite e le pomate al cortisone
- Che tre episodi apocalittici (la rete lungo tutto il percorso, la medusa in bocca e il pallone autoaffondato) non possono essere una coincidenza, quindi portate sfiga!
CHIEDO UFFICIALMENTE al sommo Presidente Pier Kermit Carrera l'iscrizione al Muppet Team (sez. sud Italia Jedi Muppet Team) con le seguenti motivazioni:
- Ho fatto lo sborone il giorno prima
- Sono riuscito a rovinare una giornata di condizioni meteo marine fantastiche
- Che in un'uscita di 4 ore previste, sono stato in acqua 35 min.
- Che ho fatto solo un'immersione e mi sono ingoiato una medusa.
- Che mi sono trascinato un pallone perfettamente funzionante, autoaffondato
- Che non contento della bruciatura della medusa, con la scusa della termolabilità, mi sono tirato l'acqua bollente in faccia e mi sono ustionato definitivamente
- Che sono rimasto tutto il giorno al buio a letto con la febbre in stato comatoso
Saluti (pochi), ingiurie (a chi mi vuole male) tante ed un caloroso augurio ... a tutti quanti,
Davide Africa Ustionata del Nord
Come Lucio ha ricevuto la notizia.
Ma veniamo ai fatti.
Ore 17:45
J: "Allora ???? Fammi sognare giovane Padawn, sono qui in aeroporto a CT e ti aspetto prima di rientrare a Roma. La spigola ????"
P: "Eh, no ehm. Non sai che sfiga. Tu porti sfiga .... io, che volevo, ma .... "
J: " Niente spigola eh ??? 20°C e mare forza olio, giorno feriale, tu solo in acqua e ... nisba. Ahi Padawan."
P:" Macché, sono vivo per miracolo. Ho ingoiato una MEDUSA !"
J: "Una medusa ???? E di che sapeva ???? :-)))))))))))))))) (risata telefonica)"
P: "Si è infilata in bocca mentre facevo la capovolta. Mi ero ventilato, ho sputato il tubo e facendo la capovolta mi è entrata in bocca, mi ha preso tutto il lato destro e .... se ci penso mi sento male. Sto sotto cortisone e sembro la Parietti Bhuuuuu"
J: " Fantozziano! Come si fa a prendere in bocca una medusa ??? Và bè và ... devo venire a darti qualche ripetizione: ti ventili e fai le capovolte a bocca aperta ?!?! Mahhhh .... qui si riparte dal DELFINETTO ... altro che sentire scorrere la Forza."
P:" Tu porti sfiga. Sei stato tu. C'era una spigola di 3 Kg sul fondo che ...."
J:" Forse era l'ombra della medusa :-))))))))))))))))))))))))))) .... Vabbè mo parto ... mi racconti dopo. Scrivi in ML"!
P: "No, domani perché non passo in ufficio. Domani. Bhuuuuu (pianto del Padawan)"
J: "Che la Forza sia con te" Click
Il Giovane Sky - Vuzzer, Padawn in allenamento, è da lodare. Effettivamente una cotale muppettata (eccessiva anche per il suo status) è da ricondursi ad una sfortunata circostanza ... ma non alla sfiga di chi che sia !!!!!
Purtroppo ha attirato a se il lato oscuro della forza ... sfidando ciò che è al di sopra della sua "portata".
Ancora una volta non ha focalizzato l'attenzione al presente e DEVO ricordargli le parole del sommo Yoda:
Maestro Yoda esaminando il giovane allievo Anakin (leggasi Sky-Vuzzer) :
"Paura hai tu (di catturare uno spigola) ?
La paura è la via per il Lato Oscuro.
La paura conduce all'ira (perché non ne prede mai una).
L'ira all'odio (per gli altri che le prendono) .
L'odio conduce alla sofferenza (della muppettate che si fanno !). Io sento in te molta paura."
... e tanta sofferenza con la frittata di medusa in faccia. MIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII che storia !
Resta un fatto ... i branzini restano ancora troppo "alti" per il piccolo e giovane Padawn.
Che la Forza lenisca i suoi dolori .... :-) :) :-)
Silvano Agostini: è ben allenato per il nuoto...
Ebbene si! Il supremo domenica ha colpito. Ho voluto provare ancora una volta se trattasi solo di dicerie e con un buona pesca del sabato sera (detto veloce e denti stretti) mi sono congedato dal Guidone famelicus :-) dopo pochi secondi mi arriva un messaggio “anche a te" (si riferiva chiaramente al buona pesca) e aggiunge il Supremo ti sorveglia e guiderà la tua mano..........
Bene ragazzi ore 6,30 sono in gommone tutto perfetto parte ed è gonfio, io rido ...
Ore 6,45 sono sulla monoboa circa 1,5 mg da riva lascio il gommone in corrente e faccio un paio di tuffi per una palamita... non c'è un cazzo, ma rido .. e comincio a dire tutte balle quelle del supremo... e mentre lo penso mi sporgo dal gommone che avevo precedentemente insaponato per pulirlo con sgrassatore shante clair (non so se si scrive così) e scivolo in mare come uno stron.... mi rendo subito conto di essere nei casini con il gommone che se andava al minimo e io a galla con i piombi senza pinne ,unica fortuna che il battello puntava verso terra!
Bene mentre vedo il gommone che lentamente si allontana, cerco di individuare il prossimo punto d'incontro (calcolo la rotta di collisione) a occhio e comincio a nuotare come un matto con mutazza da 7 mm. dopo circa 1 ora il gommone è 50 mt poi a 40 mt ,a questo punto finisco in una chiazza giallastra in mezzo a del petrolio e ragazzi vi assicuro, avete presente una stretta di mani sulla gola..... comincio a vomitare mentre a meno di 20 mt passa il gommone che chiaramente non riesco a cuccare, tutto questo a circa 1 miglio dalla costa, scazzato e vomitante riprendo lentamente nuotare cercando di non perderlo di vista, passano altri 20 minuti e mentre bestemmio perché non c'è nessuno vedo arrivare un bel motoscafo di una decina di metri, mi dico sono a posto!, solo che questo si ferma a 50mt e comincia a guardarmi, mi guarda .................... mi guarda ...... e solo dopo altri 10 minuti decide di venire a vedere, e mi dice "ha bisogno? Cazzo dico io sto morendo!:-) per favore mi dia un passaggio verso il gommone (che nel frattempo si era puntato a terra della diga vecchia,e sbatteva da uno scoglio ad un'altro, a bordo, mentre continuavo a vomitare la schifezza che avevo bevuto mi spara la frasetta "ma non aveva messo il cordino al polso? Sa credevo che si stesse allenando e che i gesti erano per cacciarmi via! nel mentre diciamo queste cose a terra vedo due sub che salgono sul gommone e schizzano via....
Non so se la questa ultima parte risulterà divertente ma vi assicuro che viverla è sicuramente un'altra cosa che raccontarla, siamo rimasti al gommone che schizza via con due "sconosciuti......" in quel momento dico al salvatore del barcone di inseguirli perché mi stavano portando via il GOMMONE!!!! Lui mi risponde che non poteva avvicinarsi perché aveva paura di toccare ECCHECAZ dico io,ma và che ci sono 17/19 metri a 30 mt dalla costa......, con molta cautela comincia ad accelerare e a suonare una sirena tipo traghetto Costa Romantica (che cazzo se ne farà su di una barca di 12 mt? Bah.....l'importante è che suoni e che segua il gommone, dopo circa 10 minuti finalmente i "ladri" si fermano e si avvicinano e cominciano a schiantarsi dalle risate!!!!!! erano Vittorio Carboni e Roberto Martuccelli due vecchi compari di pesca e immediatamente mi dicono la solita silvanata? :-)))) tratto la riconsegna del battello e schivo una coppia di giacche da tre! Appena salgo mi sento di nuovo a casa.
Un benessere mi assale e senza la giacca della muta ancora con i conati di vomito in agguato me ne ritorno a 2 miglia al largo, mi allungo sul prendisole e dormo per circa 40 minuti.
Vado al porticciolino di Priaruggia e recupero moglie e cucciolo con l'obbiettivo di un bel gelato al porticciolo di nervi.
Appena arrivo un mio vecchio cliente che non vedevo da almeno tre anni (bombolaro ambientalista al quale avevo fatto una semistagna, prima di salutarmi mi dice che mi odia perché durante l'immersione gli si era rotta la cerniera stagna della muta , cazzo dopo tre anni....la mia risposta un bel va.......e non mi rompere ... e quindi lite irrecuperabile; bel commerciante che sono.. che dite.....Ho proprio bisogno di una vacanza di pesca....Vorrei chiedere al supremo se viene...... ma chissà !
PierFrancesco Salvatori: Anche il Matto è finito nel Team
La mia giornata di ieri:
Sveglia alle 2,45, colazione con 150 grammi di pasta all’olio, aggancio il gommone (già pronto e caricato dalla sera prima) le luci di posizione non vanno, il fusibile dell’auto si brucia per tre volte (ieri sera ho poi scoperto che c’era un cavo tranciato e faceva massa) passo a prendere il barcaiolo ed imbocco l’autostrada alle 3.40
Ho prestato l’auto a mio padre per due giorni e me l’ha resa in riserva ma non pensavo così tanto...
Finisco il gasolio duecento metri prima del distributore che è tre chilometri dopo il casello d’entrata!
Tanichetta pieghevole (sempre a bordo) e gambe buone in cinque minuti ho già rabboccato il serbatoio.
Dieci minuti per spurgare il filtro dall’aria e la Passat riparte. Faccio il pieno al gommone (150 litri) ed esco a Viareggio (dieci chilometri in tutto, solo per fare benzina).
La sbarra del Telepass non si alza. Suono per l’intervento e dopo dieci minuti mi dicono che la sbarra è proprio rotta e che devo fare marcia indietro.
La corsia è molto stretta ed il gommone assai largo. Guardo negli specchietti tenendo come riferimento i due guardrail ed inizio una lentissima retromarcia. sento una strana resistenza, mi fermo e scendo e, con sgomento, vedo il tubolare posteriore sinistro sgonfio! C’era un cartello di metallo piegato che sporgeva dal guardrail ma, essendo nero opaco sul retro era difficilissimo da vedere in quelle condizioni: risultato un taglio di oltre 2cm nel tubolare proprio sotto la linea di galleggiamento a qualche cm dalla fine del cono! MERDAAAAAA
Torno subito a casa, mollo il barcaiolo deluso, scarico ghiacciaia e fucili ed imbocco di nuovo l’autostrada in direzione Milano.
Alle 7.30 sto già a Cologno Monzese davanti al cancello della Italboats: La ditta è sempre chiusa così mi metto a dormire nell’auto. Alle 8 arriva Giuseppe Risolo, proprietario della ditta, che mi sveglia ridendo.
Sono molto impegnati, hanno consegne in tutta Italia compresi tre Predator per il guardia parco delle Egadi (quando ho letto le scritte mi sono pure girati i coglioni...) e mi chiede di partecipare attivamente alla riparazione. Niente di meglio, preferisco sempre fare qualcosa piuttosto che stare a guardare, e poi, in questo modo, in tanti anni ho imparato a riparare il motore, lavorare la resina. Alle 12.30 riparto da Cologno con il gommone rimesso a nuovo (la toppa sembra quasi un motivo estetico di serie) e l’animo un pò più sollevato.
Adesso ditemi voi, non è che il Supremo mi ha gufato a mia insaputa???
Guido Loleo: l’arte di uccidere un pesce
Da ieri attendevo un minimo placarsi del mare per provare finalmente, dopo due cappotti ed una serie di deludenti pesciotti, a trovare qualcosa di decoroso.
Complice il mare di scirocco il mio amico Enzo Giunto aveva sifonato due serra a bogliasco, il nostro Fausto “canappia” Feletti aveva raccolto 4 chili di pesciotti, e, insomma, avevano a’ murì…..
Il Pier mi corroborava nella tarda sera del sabato con un caldo Buona Pesca via sms, poiché lui, alla gentilezza verso gli amici, non può mai rinunciare.
Alle 4.30 mi vedo con il fido Nic, giovane trentenne, non listaiolo, e grande appassionato.
Ci dirigiamo verso Recco, protetta da scirocco, e dove quest’anno abbiamo già preso insieme due discreti branzinotti.
Essendo passato dal Silvago ieri indosso guanti nuovi estivi, la giacca da 3 e ignobili pantaloni da 5, sempre i soliti, con i quali in inverno ho freddo per le troppe toppe malmesse dalle mie nobili mani, mentre ora van quasi bene… l’assetto non è poi malaccio, per le profondità che faccio io…
Alle 5.15 sono in acqua, naturalmente primissimo tra i due.
Molto torbido, cerco sottocosta tra scogli e pietre la visibilità che non c’è nella fascia dei 3-5 metri.
Vedo un bel sarago tra le onde, poi un bel muggine si gira davanti a me, ma il fucile era dalla parte opposta… insomma la solita cosa.
Ho in mente una punta, so che ci troverò saraghi, probabilmente orate.
Nulla!. O meglio: i saraghi c’erano, un pò prima, ma nello sbattimento delle onde non sono proprio facilissimi da anticipare.
Per ora ho fatto due tiri, ad un sarago (sbagliato) ed alla terza seppia che mi girava davanti all’asta… ecchecazz!
Scapolata la punta, molto deluso poiché l’onda non consentiva l’agguato a patella, mi guardo lentamente intorno.
Provo, ma solo per studio, a nascondermi sotto uno scalino a tre metri di profondità, per vedere se qualcosa, per caso, volesse sbucare dal torbido…
Davanti a me nulla ma, di lato, sta sfilando un “coso” di buone dimensioni.
Lui, il barra, nel torbido mi sta guardando ed intanto mi sfila, dalla testa verso i piedi. Non è vicinissimo.
Ho un solo pensiero, visto che il fucile è (non so come) dalla parte giusta: allinea bene (e giuro, giuro, che non lo sto menando), angolo del tiro e poi alto/basso… stai al centro, non è piccolo… sbrang! Il mono 100 (Bertoldo per gli amici) fa tutto il suo dovere. Il pesce è sull’asta e tira via un pò di sagola…
Io risalgo e, vedendo che era preso un pò troppo verso la pancia, decido, come faccio sempre, di non indugiare, tiro a forza e lo avvicino…. Lui salta fuori dall’acqua, ma ormai ho il codolo dell’asta in mano, poi, attento solo un briciolino ai denti, metto una mano al di là del pesce, et voilà, c’è.
Confesso che ho perduto solo un attimo il mio aplomb inglese, con un “t’ho presto stavolta!” urlacchiato fuori dall’acqua ammirando il pescione, a rinfacciare a tutti i barracuda del mondo l’ignobile padella di un anno fa su un pesce che era la metà di questo.
Cazzo che bel pesce!. In acqua è bello lungo ma…….
Abbiamo un problema!....
Dovete sapere che ho rinunciato al coltello, anche quello da cucina con cui andavo in giro un pò di tempo fa, poiché il numero di lame perse dopo una o due uscite era insostenibile.
Quindi …. non ho coltello
Dovete anche sapere che due mesi fa, forse tre, ruppi il nylon che teneva il chiodo portapesci, andato quindi perduto, e, non avendo nulla di riserva, ho adottato un anello di filo di ferro dolce al posto del chiodo attaccato al pallone.
Quindi… non ho lo spillone
Ricapitoliamo:
- tengo in mano, ancora precariamente, un barracuda che pesa esattamente (bilancia elettronica del pescivendolo di Recco) 3 chili e 70 grammi.
- Il pesce è vivo e si dibatte come si conviene
- Il pesce ha una testa lunga almeno 20 cm, di osso duro, non tra passabile dal fil di ferro, perdipiù contorto e molle.
- Non ho coltello
- Non ho spillone
Come lo ammazzo io ‘sto coso?
Decido che piuttosto di rischiare di perderlo salendo sul ripido scoglio me ne torno alla spiaggia così, tenendolo vivo in mano, poi, spinto dalla curiosità di vedere se la giornata offriva dell’altro, mi decido.
Prima cosa lo afferro bene da sotto le branchie, nella “maniglia” che i pesci hanno tra bocca e branchie.
Lui è ancora in asta, e si dibatte…
Decido allora di tenerlo in mezzo alle gambe per poter muovere la mano destra a recuperare il pallone e sciogliere le volte dell’anello di fil di ferro a cui ho legato la seppia di prima.
La scena: Guidone con il barra tra le cosce e la testa fermata dalla mano sotto le branchie, il pallone, il filo di ferro da sciogliere con una sola mano….
Non bestemmio poiché troppo contento, ma mi chiedo se, quando farò passare il fil di ferro nella bocca aperta per farlo uscire dalle branchie, reggerà, visto che le scodate sono continue. Penso di legarlo al pallone e finirlo con la punta dell’asta, ed intanto lavoro…
Poi, di colpo, mi rendo conto che il colore del cranio, prima scuro, è diventato argento chiaro, quasi bianco, che metà corpo è uguale e che … l’ho strangolato!
Ebbene si, tra gambe a stringergli il corpo e mano sotto le branchie, o gli è venuto un infarto oppure l’ho seccato per asfissia.
Il pescione non si muove più e chiude la bocca. Passo il fil ferretto et voilà di nuovo, un bel dirigibilino sotto il pallone.
Praticamente non ho visto altro, troppo deconcentrato, e torno a terra.
Piero Tosoni: alla fine si è arreso
Eccelso presidente,
Illuminato Presidente della sede romana,
Illustrissimi Presidenti locali,
Egregi adepti.
Da un anno e mezzo a questa parte combatto con tutte le mie forze per non entrare nello splendido team da voi rappresentato. Credo però di essere capitolato ieri. Senza indugio vado ad esporre i fatti.
Appuntamento sull'Aurelia col compagno di pesca per un cala sole, inizia male: l'Aurelia è bloccata, dobbiamo tornare indietro, lasciare la mia macchina ad un benzinaio sul raccordo e prendere l'autostrada da Fiumicino, abbiamo già perso mezz'ora.
Andiamo abbastanza spediti, usciamo dall'autostrada, riprendiamo l'Aurelia dopo Civitavecchia e via come fulmini verso l'Argentario ad un certo punto lui mi dice: ma tu su questa strada a quanto vai? che rispetti il limite dei 90? Rispondo: no, e quando arrivi, in genere stò sui 120-130 dando un occhio avanti che se vedo la pattuglia rallen.....FLASCCCCCHHHH!!!! Un bel poster a cura della Polizia stradale mentre gli sfrecciamo davanti a 140.
L'incazzatura passa quasi subito perché siamo troppo determinati sulla pescata e, considerando il calcolo delle probabilità, possiamo continuare ad andare a 140. Così facciamo ed arriviamo a destinazione senza problemi.
Entriamo al rimessaggio, il gommone è fermo da un mese e quindi ha bisogno di pompate. Inizio a gonfiare e ....SBRANGG! si rompe il gonfiatore.
Vabbé un pò di aria è entrata, si parte.
Usciamo, metto a manetta verso un posto distante ma che ritengo pieno di pesce. Faccio tre miglia e ....Booooooooooo. Il motore si spegne e non riparte più (tranquilli non ho grippato).
A quel punto vado ad accendere l'ausiliario. Abbasso lo schienale della panca, mi siedo, tiro la corda d'avviamento e ...STRAAAPPPP il pantalone della muta viene pizzicato dalla struttura in metallo dello schienale e mi fa un sette sulla chiappa di 10 centimetri un lato e 15 l'altro, in pratica ho il sedere di fuori.
Accendo l'ausiliario e per forza di cose ci mettiamo in una zona ridossata a pescare. La zona è di circa 700 metri in cui ci sono 2 reti da pesca che ne bloccano circa 200 metri e nei restanti 500 metri ci sono già tre sub, ma col 3 cavalli non possiamo andare oltre.
Io al 4 tuffo, cercando di non pensare all'acqua che mi entra nel pantalone vedo due ricciolette, si avvicinano, si fermano, si allontanano, si riavvicinano, sono a tiro anche se distanti, mi mostrano il fianco, non sparo perché so che si avvicineranno ancora, si allontanano, si stanno nuovamente avvicinando, arriva un branco di salponi giganti che si ferma a 6-7 metri, le ricciolette si uniscono al branco (erano grosse 3 o 4 volte le salpe più grandi) il branco si allontana e le ricciole se ne vanno insieme.
Da quel momento non sono più riuscito a compensare dai seni frontali, per scendere a 3 metri ci mettevo 25 secondi, per scendere a 5 metri ce ne volevano 40. Ho provato ad accostarmi a riva ma i pesci stavano un pochino più fuori.
Il mio compagno di pesca non ha mai compensato per tutto il tempo, se non negli ultimi 5 minuti, ma ormai era tardi, ci aspettava un lento, molto lento rientro verso il meccanico.
Sono iscritto????
Guido Loleo: dove ho messo le scarpe?
Storia narrata da Piero Carrera
Devo riconoscere che l’incontro con Guidone ha cambiato la mia vita!
Devo ufficialmente ringraziare chi, quasi 42 anni fa lo concepì ed il destino, che me lo ha fatto incontrare. Solo lui è infatti in grado di trasformare le giornate facendole passare da banali ed insignificanti ad un vero trionfo. Quanti avranno la pazienza di leggere quanto segue capiranno il perché.
Ci incontriamo a Recco dopo essere passato indenne ad un posto di controllo anti black block. Mi è andata bene, indossavo solo i pantaloni della muta, ma avevo una giacca di una tuta sopra. Al ritorno invece ci ho messo un pò a spiegare il perché di quella sarabanda di fucili in macchina alla polizia che non credeva al mio racconto.
Decidiamo di andare a Chiavari, nelle dighette di fronte alla passeggiata. Il mare ha onda lunga e speriamo nell’incontro con cefaloni e forse spigole. Ci cambiamo (ovvero io mi metto la giacca, mentre guidone deve solo indossare la maschera e le pinne perché aveva già addosso anche la cintura di piombi!!!) ed entriamo in acqua alle 7.45.
La visibilità è ridotta e ci alterniamo sulle dighette una volta nella parte esterna e una su quella interna. Se dovessi descrive la pescata, la parola è una sola: “munnezza”. Non si è visto un pesce a pagarlo e le abbiamo provate tutte: aspetto, agguato fino alla pesca in tana. L’unica cosa degna di nota è l’espressione un pò stupita di Guidone, in risposta ai miei improperi, che mi chiede come mai sono vicino al suo pallone (se solo sapesse che è l’unico pescatore che oltre a trainarlo al contrario, lo usa per fare pesca a strascico lasciando in bando il portapesci nella speranza di agganciare qualche pallone altrui, non avrebbe avuto bisogno di risposta). Ma allora perché scrivo il resoconto di questo cappottone? Il bello inizia una volta fuori dell’acqua.
Guidone mi chiama e mi dice che non trova una scarpa: lui pensa ad un mio scherzo, ed io lo lascio un pò credere di essere l’artefice della bravata, poi, quando mi vede piegato sulla passeggiata in preda alle convulsioni per le risa, capisce che non sono il responsabile. Pensa ad uno scherzo di cattivo gusto e poi ha l’illuminazione: la scarpa forse l’ha presa un cane. Dall’alto, sempre in preda alle convulsioni (una passante si avvicina per chiedere se ho bisogno di aiuto, visto che sto piangendo), controllo la spiaggia e non la vedo. A quel punto gli tiro una ciabatta (mannaggia non sono riuscito a prenderlo in testa per l’effetto boomerang) e solo quando abbiamo finito la vestizione, la andiamo a cercare nella spiaggia adiacente. Non gli posso confermare che lì ho visto un cane che giocava (lo leggerà oggi) e da 50 metri si nota una forma troppo regolare per essere un sasso. Si è lei, la scarpa del Mcloleo, un modello seminuovo, senza neppure buchi nella suola. Guidone la riconosce e si intenerisce, ma quando la guarda il suo sguardo diventa torvo e ha una affermazione che ci terrorizza: “è sporca, chissà quel cane chi era. Io la butto!”. Vi garantisco che Mcloleo che fa certe affermazioni è shockante. Ci metto un pò a convincerlo che se la butta in lavatrice la può recuperare e poi, quando è quasi convinto, gli ricordo, da vero amico bastardo quale sono, che forse potrebbe essere un cane con qualche allergia strana o chissà quali malattie. Sempre ridendo come un pazzo e ringraziando quel “gran bastardo” del cane, obbligo l’amico a sottostare all’ennesima e durissima prova: lo obbligo ad entrare con una ciabatta e una scarpa nel bar per fare colazione. Lui che porta la giacca e la cravatta come pigiama, proprio soffre di quella situazione di grave disagio (queste sono le parole da lui usate), poi ha una idea folgorante ed afferma: “Mi fingo claudicante e giustifico la ciabatta”. Dopo questa frase, stoicamente entra nel bar.
Vi risparmio l’ulteriore menaggio/risate che facciamo nel viaggio di ritorno, ma vi garantisco che avventure del genere sono in grado di cambiare (in meglio) la vita delle persone (nel caso la mia).
Per chi ha voglia di leggere, vi faccio alcune precisazioni sul controllo che ho subito domenica mattina.
Quando arrivo al casello, quasi mi viene un colpo: ci sono una decina di macchine della polizia messe di traverso che formano una specie di imbuto, dietro una 40 di poliziotti in assetto da combattimento e c'è pure la RAI. Non mi aspettavo una tale accoglienza e appena superato il casello del telepass sono certo che verrò fermato. Assomiglio molto ad un black block (sono nero come calimero e di carnagione scura) ed infatti mi invitano a fermarmi. Appena mi sono intorno, vedo gli sguardi interrogativi di chi mi sta di fronte: sono tre fucili fanno bella mostra sul sedile posteriore. Mi chiedono i documenti e quando scoprono che la macchina è della ditta storcono il naso: non credono ai loro occhi quando tiro fuori il foglio che dice che sono autorizzato all'uso e una copia della mia busta paga in cui si evidenzia, oltre alla società per cui lavoro, che ho una trattenuta per usare la macchina sempre. Li ho spiazzati, ma leggo negli occhi di uno di loro la voglia di "giocare" un pò e ci sto. Mi chiede se davvero sono stato a pescare e io gli rispondo di si e che può notare il segno della maschera; vuole sapere se ho preso qualcosa e gli rispondo che oltre al freddo ho solo fatto divertire un pò i pesci e ho provato a farli morire dal ridere con tutti i fucili che mi porto dietro. Vedo che inizia a sciogliersi, mentre mi fa aprire il portabagagli. A quel punto gioco il tutto per tutto: gli faccio l'elenco delle cose contenute, prima di aprirlo tra cui un coltello e gli dico di fare attenzione al sacco blu: contiene le mute e possono essere usate come armi chimiche visto che ci ho fatto la pipì dentro per almeno 4 volte (lui non può sapere del pisciarino). A quel punto scoppia a ridere insieme al suo collega e mi lascia andare
Guido Loleo: dove ho messo le chiavi?
Non ho ancora parole, poi capirete, ma oggi è veramente stato raggiunto l'apice del muppettismo.
L'antefatto vede il sottoscritto e Fausto Feletti mettersi d'accordo per una pescata nel levante ligure.
Appuntamento alle sei per un ingresso alle primissime luci. Arrivo a fulmine essendomi un pò troppo dilungato nei preparativi ma alle 6.00 sono davanti a Fausto, al quale, poichè si prodigava in descrizioni sul dove ci saremmo visti, avevo semplicemente opposto che sarebbe stato l'unico con la muta ... in effetti ... in uno splendido completino kermit (e tre, pier, saragone,
feletti, le mute verdi contraddistinguono i muppet) copre l'atletico fisico del nostro. Io solito focone in completo nero e timberland (che hanno sostituito le mitiche scarpe da ginnastica masticate la volta scorsa da un simpatico cagnolino) in onore del nuovo incontro listaiolo. Un figurino. Saluti di rito e subito a posteggiare.
Auto identiche, "dove metti la chiave?" "Nella manica della muta, è l'ideale" Vero! penso io, geniale.
Il Feletti è stato istruito da Pier e parte assatanato, io, alle prese con il pallone gia gonfio faccio un tremendo "gruppo" (nodo, ingarbuglio) con la maledetta sagolina arancione galleggiante. È viva quella bastarda!!!
Ci do un taglio (nel senso letterale) e sono a mare pur'io. Acqua fredda e nessun pesce. Poco dopo mi trovo di colpo davanti due bei cefaloni, quelli che van di coppia, grossi e, sparando al volo col braccino (!) mollo mi rendo conto che la freccia arriverà bassa. Infatti. Pescando in 30 cm d'acqua lungo splendide spiaggette di sassi bianchi raccolgo un polpo a rimpinguare la scorta del freezer, ormai carente.
Nessuna spigola. Tanta mangianza, mare pieno di animali di cui scordo sempre il nome, nonostante il Feletti biologo che me lo ricorda due volte, tra cui ricordo il "cinto di Venere".
Bellissimi, ma pesce serio nada. Ho ancora il tempo di non riuscire a sparare ad un bel paragone agguantato fino ai 20 cm, (la classe non è acqua).
Passate quasi quattro ore torno indietro, beccando Fausto (anche lui polpo e poi tre sub che avevano ingaggiato una corsa con il nostro, perdendo.. i muppet, velocissimi!. Ho ancora tempo per la muppettata piscatoria della giornata. In due metri d'acqua, davanti allo spiaggione, vedo un bel cefalozzo che passa sotto di me. Mi pare di vedere qualcosa che si infila sotto un lastrone, non me ne curo troppo. Aspettino...nulla... non sarà che... mi affaccio al lastrone, è li, solo che sono dalla parte sbagliata... parte e arrivederci anche a lui.
Esco, raggiunto da Fausto. Mi cambio, raccolgo masserizie e fucili, metto la sacca a zaino e, ....LE CHIAVI!....erano nella manica della muta e io, non abituato me ne ero scordato...
Ora...siete su uno spiaggione di sabbia e pietre, non vi siete mossi che nel garrio di 5 metri, la sacca vi fa da riferimento e la chiave è una bella grande chiave ford. Nulla questio, la si trova in un attimo.... 20 minuti dopo arriva Fausto, ancora in muta che capisce rapidamente il dramma:
telefono in auto, casa a quaranta chilometri, moglie che ti dovrebbe venire a prendere... brrr! Ci mettiamo a cercare come bestie, maledicendo Terga Luminose che avrà gufato per almeno 24 ore.
Nulla da fare, non si trova. Avverto la famiglia ma continuo a cercare... conscio di non uscire completamente vivo dalla giornata successiva in caso di insuccesso.
Ormai è un'ora che cerchiamo, lui ancora in muta verde, io in tuta carponi (che tristezza..) sulla sabbia... finchè, in una enorme, incommensurabile botta di culo, l'acuta vista del Feletti vede il terminale della chiave che, in verticale(!) era sepolta nella sabbia!
Sono salvo!
Non abbiamo preso una mazza, abbiamo (ho) dato una ovvia dimostrazione di muppettismo cosmico ma...sono felice! E vivo, ho speranze di vita, una leggera menata ma...a quelle si sopravvive.
Finito, salvo che alle 17 circa un sms di Fausto mi dice che Gasparone ha preso un dentice di più di un kilo e mezzo.... Io muppet, lui no..
Come il Fausto (Canappia) Feletti ha vissuto la cosa.
Eccomi qua, sopravvissuto al muppet WE. Vi sarà capitato sicuramente una volta nella vita di voler grattugiare gli ultimi 5 mm di formaggio grana e di grimare i polpastrelli delle dita sulla grattugia: è la sensazione che ho avuto tutta la notte dopo aver rastrellato con le mani per un'ora la ghiaia e la sabbia della spiaggia di Deiva alla ricerca della chiave dell'auto di Guidone... praticamente non ho più le falangette ... inoltre mi fa un male terribile la mascella ... per le ghignate fatte ... mancava solo la presenza fisica del Piercarrera, fisica perchè è stato idealmente con noi per tutta la muppettata.
Che vi devo dire? Ha detto quasi tutto Guidone, ma vorrei aggiungere qualche muppet particolare... Guidone non me ne volere. Premetto che sono arrivato a Deiva venerdì sera alle 23:30 con Rabbit (mia moglie) e Riccardo (mio figlio) e che speravo di fare una pescatina sabato mattina all'alba, invece Riccardo venerdì notte ha il naso chiuso e non dorme in posizione orizzontale. La mamma è stravolta dalla settimana di lavoro (io pure, per la verità) ed il sottoscritto viene invitato (con un calcio della moglie) alle h. 1:30 a darsi da fare con il pargolo che dice: "pà, mamma, bumba, coccole". Mi tocca, è il prezzo che devo pagare per essere venuto al mare. Così tengo Riccardo in braccio in posizione verticale tutta la notte fino all'alba...lui e la mamma dormono ma io no, così l'unica immersione di due ore che faccio è quella sotto le coperte, sperando che non arrivi una telefonata di Guidone, mentre il talebano butta giù dal letto la mamma alle 6:10. Sabato così rimango all'asciutto e sto in spiaggia con la famiglia: al tramonto un sub con 45" max di apnea prende un'oratina di 500 gr. Sabato sera telefono al Gasparone; sabato è stato in acqua a Vallegrande e mi dice che in quella zona praticamente c'è stata una selettiva, tanti erano i sub in acqua. Non ha preso e visto un cavolazzo e dalla disperazione mi chiede dove può trovare delle triglie. Poi minaccia di venire a pescare con noi la mattina seguente (adesso fa 150 mt di dinamica in piscina con un tempo di apnea di 2'34", non so se mi spiego).
Alle 5:50 di domenica sono pronto sulla strada, con muta indossata, in attesa di Guidone. Per l'occasione sfoggio una muta bifoderata da 7 mm completa verde Kermit, con bermuda in tinta, Omer 96 T20 Master verde: praticamente un marvizzone. Mando un SMS al vicepresidente del muppet team: "Muppet in posizione!". Guidone mi dice che sta arrivando, è a due Km circa di distanza. Vedo in lontananza i fari di un'auto, che arriva velocissima, non può essere lui ... frenata pazzesca ... è proprio Guidone, il mitico Guidone, che indossa una muta da 7 mm nera, ideale per mimetizzarsi oltre i -100 mt o sulle pozze di greggio fuoriuscito dalla Haven, con le altrettanto mitiche Timberland marroni con suola bianca, praticamente nuove (stonano un pò con la muta, dovrebbero essere nere).
Non commento più di tanto il casino con la sagola di Guidone, prestazione da vero muppett: lui dice "quasi quasi la taglio" e tornato in spiaggia, alla fine della pescata, trovo 50 cm di sagola rossa sul ghiareto ... l'ha tagliata ... Gli manderò una fotocopia dell'art. "Sagola e pallone, usiamoli senza imbrogli" di Adriano Madonna comparso sul n° 28 de "Il Subacqueo" nel lontano 1975, se non ricordo male.
Ho deciso di lasciare il sottocosta a Guidone, per cui faccio una serie di aspetti un pò fuori, ma non gira un bel niente (tipico con queste condizioni di mare), poi alterno con l'agguato, mentre ogni tanto dò un'occhiata verso terra per vedere dov'è il pallone di Guidone. Ad un certo punto vedo due sub sulla strada che corrono per anticiparci (roba da supermuppett) e si buttano in acqua 200 mt avanti a noi impossessandosi di una bella zona di pesca. Proseguo con l'agguato, l'unica occasione che ho avuto è stata con un bel pizzuto che però è scappato spaventato da 3 saragoni maggiori che sono usciti improvvisamente da sotto un sasso che stavo superando di lato. Sarà per la prossima volta.
Al ritorno l'episodio della chiave: quando ho visto Guidone che non arrivava alla macchina sono tornato sui miei passi e ho capito subito cos'era successo, vedendolo cercare.
Comicissima è stata la telefonata alla suocera (non si ricordava il n° del cell. della moglie, il suo cell. era chiuso in macchina ed ha usato il mio): sia Guidone che il Piercarrera sono messi male con la suocera, non sono il solo, evviva, il secondo poi messo malissimo, essendo obbligato a prendere giorni di ferie lungo la settimana per andare a pescare ed essendo praticamente in catene durante i WE passati "in collina".
Alle 18:00 il colpo finale: telefona il Gasparone (quando telefona vuol dire che ha preso, il bastardone) e mi dice del dentice suicida da 1,5 Kg. Con questo sono due dall'inizio dell'anno...mondo muppett!
Nonostante la pescata scarsa mi sono divertito come un pazzo e so che sarò di buon umore per tutta la settimana, non oso immaginare una vacanza con Guidone ed il Piercarrera, da sbellicarsi dalle risate.
Un caro saluto,Fausto Feletti Muppet Risaia
Piero Carrera: Il pesce ignorante e le terga allo scoperto
Oggi si cambia obiettivo: utilizzeremo gli scooter per raggiungere prima una zona da fare a patella e poi una zona dove fare un po’ di pesca in tana. Purtroppo la prima zona a patella, pur essendo bellissima, e che permetteva la pesca a due pescatori, senza che questi si disturbassero, risulta disabitata, e decidiamo quindi di spostarci in un secondo sito, che ci obbligherà a procedere uno dietro l’altro. Ci alterniamo: facciamo una decina di metri per uno, corrispondenti al superamento di una punta e all’esecuzione di un agguato. Inizio io e scorgo subito due saragoni che si chiamano “non verro mia” e “aspetta che vengo”. Lo dico a Maurizio che si appresta a girare la punta: vederlo scapolare il masso, girare il fucile e sparare è un tutt’uno. Lui mi guarda stupito quando vede un saragone (dal nome “oggi dormo” o forse “mi attardo un po’ troppo”) sparato da dietro , spiedinato sull’asta: è il primo pesce che fredda dalla superficie e non può fare a meno di essere contento. Nelle immersioni successive, mi godo la scena di questo pescione che pende dalle chiappe di Maurizio durante le sue immersioni. Poco dopo, in una canale, scorgo un volo di corvine: avviso Maurizio e scendo: proprio quando sono davanti al buco tutti pesci decidono di venirmi incontro. Fulminarne una non è un problema, anche se il pesce è di piccole dimensioni.
Decidiamo di spostarci ancora ed è Maurizio che si ferma, dopo aver individuato una serie di spacchi tra i 15 e i 17 metri. Sono dietro di lui quando inizia la discesa: appena può scende in planata lentissima, verso quello che sembra un taglio verticale. In realtà lui ha visto uno spacco diverso e non lo vuole approcciare direttamente (questo me lo dirà dopo) per cui opta per una discesa, scostata di 4 o 5 metri rispetto al punto di interesse, per praticare una sorta di aspetto davanti al buco. Lo vedo avvicinarsi lentamente e poi di colpo irrigidirsi (manco gli avessero messo una scopa nel culo) e scoccare il tiro. Dopo il tiro il nulla! Niente si muove, nessuna nuvoletta che indichi una possibile fuga e penso ad una padella, poi vedo Maurizio che si avvicina e tira l’asta che …. “ma che diavolo ha preso?” penso. Attaccato e stroncato (con le pinne tutte basse) c’è un pesce scuro e molto lungo. Subito penso ad una cernia, poi dopo pochi istanti riconosco una corvina formato famiglia!!!
Mentre risale alza i pugni e quando è fuori, non riesco a trattenermi dall’urlargli: “ è lei, è lei : la corvina ignorante!!”. Giusto il giorno prima parlavamo di quanto potesse essere bello trovare un corvinone che metteva la testa davanti all’uscio e si prendeva una bella legnata. Ieri parlavamo di pesci di un chilo, ma quella che è uscita dal buco sfiorerà i due chili.
Maurizio ride ed entra in uno stato di orgasmo prolungato catatonico: ha un sorriso ebete stampato sulla faccia e fatica anche a raccontarmi il tiro.
Mi dice che ne aveva vista una piccolina, che ha scelto un approccio non diretto: durante la discesa ha sentito il canto dei pesci e l’ha vista per le grandi labbra bianche. ha sparato non appena ha visto l’occhio, facendo di fatto sedere il pesce.
Davvero splendido quel pesce ed è un peccato non aver avuto subito una macchina fotografica per immortalarla, nello splendore dei suoi colori.
Io continuo nelle immersioni, riuscendo a non sparare per due volte ad un sarago davvero grosso, ma Maurizio appagato non si risveglia dal suo torpore e alla fine cedo anche io.
Di fatto ho quasi, cappottato, ma è come se quella cattura l’avessi fatta anche io: sono contento, ma la mia contentezza svanisce quando esco dall’acqua.
Mentre ammiro il pescione, Maurizio va a prendere le borse che avevamo occultato in spiaggia, in un posto che solo un free-climber poteva raggiungere. Mi dice che non trova la mia borsa e allora la cerco io. Le borse erano a soli tre metri e la sua c’è, mentre la mia è sparita con tutto il suo contenuto: ciabatte de-fonseca modello extralusso praticamente nuove, costume e maglietta, chiave per candela e soprattutto la mia parure di uridon per il buon funzionamento del mio pisciarino. Che il mondo fosse pieno di scemi lo sapevo, ma fino al punto di rubare una borsa, che puzza di “piscio” e che è pure rotta che contiene pure preservativi bucati è davvero da grandi geni!!!
Anche lo scorso hanno mi ritrovai nelle stesse condizioni, ma mia moglie potè andare a prendere il costume a casa: questa volta la situazione è ben più tragica. Non ho nulla per coprirmi e devo pure fare un bel tratto per arrivare alla macchina e diversi chilometri per arrivare a casa.
Per fortuna che le chiavi le avevo nascoste in altro luogo, se no ero davvero a posto!!!
Mettiamo tutta l’attrezzatura in una borsa (che ora peserà almeno 30 chili) e mi infilo l’accappatoio che gentilmente Maurizio mi presta. Voi penserete “quale è il problema?” almeno sei coperto: il problema è che l’accappatoio di Maurizio è in realtà riciclato dalla moglie che non è proprio quello che si dice un marcantonio. In pratica mi arriva appena all’inguine, non riesco neppure a sorridere senza alzare le braccia (in modo simile a quei burattini dove tirando un filo posto tra le gambe, il burattino alza la testa, gambe e braccia) e di allacciarlo davanti non se ne parla proprio: mancano almeno 20 cm. Con un colpo di classe, riesco con la cintura almeno a tenerlo fermo, creando di fatto una finestra su quello che è l’oggetto del desiderio.
Non vi racconto gli sforzi penosi che faccio, ogni volta che incontro dei bagnanti, cercando di coprire gli zebedei con lo scooter tenuto nella mano sinistra, mentre con la destra tengo una maniglia della borsa stracolma. Maurizio ride come uno scemo (ma è veramente così comica la cosa?) raccontandomi lo spettacolo che vede un bagnante che si trova di fronte due disperati che sorreggono una borsona, due scooter e uno è perfino a pisello all’aria e che deve pensare chissà quali cose quei due pervertiti avranno fatto!!!
La cosa fa felice anche Guidone che, avvisato al telefono, non riesce a fermare la crisi isterica quando gli racconto che se mi fermano i caramba di certo mi arrestano, visto che sono seduto con il pisello di fuori di fianco a Maurizio che guida.
L’esibizionista involontario ovvero come Maurizio ha vissuto la borsa rubata
Il giorno della cattura del corvone, per non smentire la nostra fama di sfigati di professione non appena a terra ci accorgiamo che la borsa di Piero è sparita. La mia c’è ancora forse per una più fortunosa collocazione dagli sguardi di qualche cretino che ha deciso perlopiù di fare un dispetto, visto che nelle nostre borse non c’era nulla che potesse interessare a meno di essere un fan feticista del Piercarrera...
A parte il disappunto per il furto, abbiamo un problema: il Presidente non ha uno straccio da mettere addosso. E seppur coperto da abbondante lanugine non basterà di certo a coprire le pudenda.
La temperatura subsahariana esclude l’utilizzo dei pantaloni della muta, e allora?
“Ti presto il mio accappatoio!”. Risolto? Mica tanto. L’accappatoio in questione che uso per la pesca è un vecchio accappatoio di mia moglie alta circa 1,53 m. senza cintura e se a me va leggermente risicato al presidente fa l’effetto della foglia di fico.
Immaginateci ora con la pesantissima megaborsa-portafucili-schienalini etc. uno spallaccio per uno. gli scooter nelle mani esterne e l’accappatoio che a malapena arriva sui fianchi lasciando abbondantemente scoperta l’unica parte da coprire mentre percorriamo la lunga stradina che è ovviamente piena di coppie, famiglie con bambini e comitive di turisti che arrivano alla spiaggia sottostante.
Il tentativo di coprirsi con lo scooter si rivela presto velleitario sia perché è chiara a tutti i passanti l’evidente nudità di Piero sia perché le forze vengono meno e così lo scooter scende sfrontatamente oltre la soglia necessaria. Solo la terribile fatica del viaggio mi impedisce di sganasciarmi pubblicamente, ma anche il Presidente la prende con filosofia. Un grand’uomo il Presidente; nudo ma con stile!!!!
Alla macchina finalmente riprendiamo fiato: “Forse è meglio che guidi tu. Sarebbe difficile da spiegare ad una pattuglia della Polstrada....” E ridiamo ancora.
Piero Carrera (Muppet anche in ferie): Vacanze romane
Non mi capita spesso di fare vacanze al di fuori del canonico periodo estivo, ma forse in coincidenza con l’età che avanza (gli anta sono vicini) forse per il dettaglio che facevo 10 anni di matrimonio, per questo w.e lungo ho organizzato una vacanza a Roma di tre giorni. Non vi sto a tediare con il fatto che da bravo turista “fa per tre” e che l’alpitour mi fa una sega, mi sono trovato a scegliere sempre la direzione sbagliata, tutte le volte che avevo una scelta al 50% o sul fatto che sono stato a mangiare al ristorante “sodoma e gomorra” tanto mi hanno fatto divertire al momento di pagare il conto (un dettaglio su tutto: l’acqua che costava la modica cifra di 4 Euri) o delle mie perfette istruzioni “iess ai spikinglis veriuell” date a chi mi chiedeva una informazione per piazza Bologna e che inizia a sorridere (insieme a mia moglie) per il semplice fatto di essere italiano: no niente di tutto questo, vi voglio solo raccontare il mio rientro in AEREO. Si avete capito bene, non mi muovo mai per i fatti miei con quel mezzo (per lavoro spesso), ma quando lo faccio riesco nell’intento di prendere non solo uno sciopero, ma addirittura una forma di protesta che prevede che gli assistenti di volo si diano per malati addirittura una volta che sono saliti a bordo. Vi narro brevemente la giornata di ieri: il primo telegiornale di paralizza; io speravo che la protesta rientrasse e mai ne avevo vista una protrarsi per più giorni. Quasi piango, quando dopo attese estenuanti al numero verde, mi dicono cordialmente che il mio volo è stato cancellato e che mi possono “riproteggere” per il giorno successivo. Io, per niente indispettito (le palle già fumavano per il forte attrito provocato dal loro sfregamento durante un allegro giramento) dico alla cortese “customerservicessina” che vorrei essere riprotetto in giornata. Mi prenotano sull’ultimo volo del giorno per Genova intorno alle 21. Chiedo se non esistono voli prima che mi possano riproteggere, ma quello delle 17 è già strapieno (cosa che vuol dire che non solo hanno accettato il solito 20% di overbooking, ma saranno arrivati almeno al 30) e purtroppo so cosa vuol dire l’ultimo volo della giornata: se va tutto come penso mi passo un’altra notte nella capitale!!!
Cerco con la famiglia di passare, quelle che diventano ore da condannato. Intorno alle 14 richiamo una customerservicessina che mi conferma che il volo delle 21 esiste ancora, ma quello delle 17 è sempre pieno.
Decidiamo di visitare la basilica di S.Clemente (chissà se ci ho dato) e la troviamo chiusa. A quel punto prendo una decisione: per menarcelo qui, andiamo in aereoporto e tentiamo il colpo gobbo. Mia moglie e padrona è d’accordo e durante il tragitto con piacere trovo un citto (centesimo) per terra, che non manco di raccogliere, non solo perché sono ligure, ma soprattutto perché non si può voltare le spalle alla fortuna.
Il viaggio verso la meta scorre veloce, con altre persone che sono certe che il loro volo partirà, ma io tutte le volte che mi sono trovato nei casini ho verificato che le customerservicessina ne sanno un cazzo di quello che sta succedendo e non voglio togliere illusioni dicendo quello che penso, per cui mi astengo dai commenti.
Quando varchiamo la soglia della hall centrale, ci troviamo di fronte uno spettacolo che neppure Dante, per descrivere il girone dell’infermo degli impazienti, avrebbe potuto immaginare diverso: qualche centinaio (ma + verso il migliaio) di persone che si accalcano presso il check in, urlanti ed imprecanti, in una bolgia indescrivibile e in un caldo pazzesco. Guardo mia moglie e le dico che il check in lo faremo direttamente all’interno, lei mi segue docilmente: ho messo la configurazione “katerpillar” e sa che in questi momenti non mi deve contraddire.
Grande è il mio stupore, quando dopo aver passato i metaldetector, viene inseguita da una poliziotta che la perquisisce e le fa aprire il bagaglio. Minchia, penso, vuoi vedere che ero sposato con una terrorista di al Keida e non lo sapevo? Va bè che, con gli occhi di ghiaccio ti può freddare, ma sembra un tipo così mite di primo acchito (solo di primo)! Poi dalla borsa esplosiva (a causa della quantità di vestiti contenuti e che per chiudere mi ha costretto ad un elegante utilizzo del mio leggiadro peso) esce un paio di forbicine, che ci vengono sequestrate, ma riusciamo a procedere. Riesco pure a non commentare la presenza di forbici nella borsa, basta uno sguardo in direzione di mia moglie, e mi avvicino al check in. Quando lo vedo quasi svengo: solo nei migliori film di Fantozzi (altro che Dante) si può pensare una cosa simile. Tutti i check-in sono chiusi ad eccezione di uno, dove 7/8 addetti cercano di calmare la folla inferocita. Io al loro posto avrei seri dubbi, sulla mia incolumità fisica. “Parcheggio” moglie e bimba su un paio di sedie e mi avvicino. Man mano che mi avvicino, mi rendo conto che tutti sembrano in attesa di una specie di oracolo, chiedo e vedo che nessuno sta stampando biglietti. Quasi timoroso chiedo di poter passare ed arrivo al banco. Chiedo informazioni per capire di che morte devo morire e mi viene detto che il volo è “bloccato”, cosa che in termine tecnico indica che non sanno se parte, se mai partirà e se partirà dove arriverà!!!! Chiedo come mi devo comportare e mi dicono che devo rimanere lì e che quando ci sono novità urlano! Urlano? Ripeto io? Si quello è il sistema usato nel 2003. Chiedo di parlare con il caposcalo e mi indicano il suo ufficio: quando entro sono passato da Caterpillar a SCASSACAZZAIA e vi garantisco che da vero ORRIBILE, quale sono, in quella configurazione faccio veramente paura. Con la dovuta calma e razionalità che mi coglie in questi momenti, provo a far capire all’incredulo “comandante NAVARRO” che forse ci sono altri metodi per gestire una cosa del genere, tipo:
- lei ci prende lo stesso i biglietti e ne fa una pila per destinazione
- prende un po’ di addetti alla sicurezza e piazza delle transenne (quelle di nastro) per evitare la calca e tenere lontano chi non deve fare il check in
- quando ha un volo che può fare il check-in , lo annuncia (INCREDDDIBBBBILEEEE) con l’altoparlante così evita che 1000 persone incazzate + 2/3000 dietro perdano il controllo e si picchino per arrivare per primi.
Quasi stupito mi dice che lui ci ha già provato (bugiardo di merda), ma la gente non si vuole spostare. Gli dico che ha ragione e che siamo delle pecore imbecilli, ma di certo il pastore, se qualcosa non fa, se lo mangiano i lupi.
Mi allontano e torno dietro una fila, che ho verificato essere composta da gente che va a Catania, Cagliari e Torino e aspetto. Proprio mentre sto sobillando una ribellione, chiamano Genova e con due “runsoni” (spintoni) sono allo sportello.
Sono il primo a fare il check-in su un volo, non prenotato e che non potevo prendere, ma in quelle condizioni salta tutto e giuro un bacio a chi sta dall’altra parte dello sportello se riesco a pigliare quel volo (forse la cosa non gli è piaciuta tanto, visto che era un uomo).
Mia moglie quasi sviene, quando vede i biglietti, le dico comunque che bisogna partire prima di essere certi dell’arrivo, perché a volte gli assistenti si sentono male, una volta saliti a bordo. Alla fine partiamo e l’unico cosa interessante del viaggio è l’urlo di Erica all’atterraggio a Genova eseguito con la solita “cianta” sulla pista (dicasi cianta la bocciata che toglie il punto all’avversario con un tiro al volo, con la boccia che sostituisce esattamente quella dell’avversario).
Sul taxi, mia moglie mi dice che questa è l’ultima volta che viene in vacanza in aereo e soprattutto senza il piccolo e mi dice che a giugno del prossimo anno potremmo andare al mare in Corsica: con la morte nel cuore e gonfio di tristezza le dico che, come sempre ha ragione.
Piero Carrera : Belin che salute
Non mi capita spesso di fare vacanze al di fuori del canonico periodo estivo, ma forse in coincidenza con l’età che avanza (gli anta sono vicini) forse per il dettaglio che facevo 10 anni di matrimonio, per questo w.e lungo ho organizzato una vacanza a Roma di tre giorni. Non vi sto a tediare con il fatto che da bravo turista “fa per tre” e che l’alpitour mi fa una sega, mi sono trovato a scegliere sempre la direzione sbagliata, tutte le volte che avevo una scelta al 50% o sul fatto che sono stato a mangiare al ristorante “sodoma e gomorra” tanto mi hanno fatto divertire al momento di pagare il conto (un dettaglio su tutto: l’acqua che costava la modica cifra di 4 Euri) o delle mie perfette istruzioni “iess ai spikinglis veriuell” date a chi mi chiedeva una informazione per piazza Bologna e che inizia a sorridere (insieme a mia moglie) per il semplice fatto di essere italiano: no niente di tutto questo, vi voglio solo raccontare il mio rientro in AEREO. Si avete capito bene, non mi muovo mai per i fatti miei con quel mezzo (per lavoro spesso), ma quando lo faccio riesco nell’intento di prendere non solo uno sciopero, ma addirittura una forma di protesta che prevede che gli assistenti di volo si diano per malati addirittura una volta che sono saliti a bordo. Vi narro brevemente la giornata di ieri: il primo telegiornale di paralizza; io speravo che la protesta rientrasse e mai ne avevo vista una protrarsi per più giorni. Quasi piango, quando dopo attese estenuanti al numero verde, mi dicono cordialmente che il mio volo è stato cancellato e che mi possono “riproteggere” per il giorno successivo. Io, per niente indispettito (le palle già fumavano per il forte attrito provocato dal loro sfregamento durante un allegro giramento) dico alla cortese “customerservicessina” che vorrei essere riprotetto in giornata. Mi prenotano sull’ultimo volo del giorno per Genova intorno alle 21. Chiedo se non esistono voli prima che mi possano riproteggere, ma quello delle 17 è già strapieno (cosa che vuol dire che non solo hanno accettato il solito 20% di overbooking, ma saranno arrivati almeno al 30) e purtroppo so cosa vuol dire l’ultimo volo della giornata: se va tutto come penso mi passo un’altra notte nella capitale!!!
Cerco con la famiglia di passare, quelle che diventano ore da condannato. Intorno alle 14 richiamo una customerservicessina che mi conferma che il volo delle 21 esiste ancora, ma quello delle 17 è sempre pieno.
Decidiamo di visitare la basilica di S.Clemente (chissà se ci ho dato) e la troviamo chiusa. A quel punto prendo una decisione: per menarcelo qui, andiamo in aereoporto e tentiamo il colpo gobbo. Mia moglie e padrona è d’accordo e durante il tragitto con piacere trovo un citto (centesimo) per terra, che non manco di raccogliere, non solo perché sono ligure, ma soprattutto perché non si può voltare le spalle alla fortuna.
Il viaggio verso la meta scorre veloce, con altre persone che sono certe che il loro volo partirà, ma io tutte le volte che mi sono trovato nei casini ho verificato che le customerservicessina ne sanno un cazzo di quello che sta succedendo e non voglio togliere illusioni dicendo quello che penso, per cui mi astengo dai commenti.
Quando varchiamo la soglia della hall centrale, ci troviamo di fronte uno spettacolo che neppure Dante, per descrivere il girone dell’infermo degli impazienti, avrebbe potuto immaginare diverso: qualche centinaio (ma + verso il migliaio) di persone che si accalcano presso il check in, urlanti ed imprecanti, in una bolgia indescrivibile e in un caldo pazzesco. Guardo mia moglie e le dico che il check in lo faremo direttamente all’interno, lei mi segue docilmente: ho messo la configurazione “katerpillar” e sa che in questi momenti non mi deve contraddire.
Grande è il mio stupore, quando dopo aver passato i metaldetector, viene inseguita da una poliziotta che la perquisisce e le fa aprire il bagaglio. Minchia, penso, vuoi vedere che ero sposato con una terrorista di al Keida e non lo sapevo? Va bè che, con gli occhi di ghiaccio ti può freddare, ma sembra un tipo così mite di primo acchito (solo di primo)! Poi dalla borsa esplosiva (a causa della quantità di vestiti contenuti e che per chiudere mi ha costretto ad un elegante utilizzo del mio leggiadro peso) esce un paio di forbicine, che ci vengono sequestrate, ma riusciamo a procedere. Riesco pure a non commentare la presenza di forbici nella borsa, basta uno sguardo in direzione di mia moglie, e mi avvicino al check in. Quando lo vedo quasi svengo: solo nei migliori film di Fantozzi (altro che Dante) si può pensare una cosa simile. Tutti i check-in sono chiusi ad eccezione di uno, dove 7/8 addetti cercano di calmare la folla inferocita. Io al loro posto avrei seri dubbi, sulla mia incolumità fisica. “Parcheggio” moglie e bimba su un paio di sedie e mi avvicino. Man mano che mi avvicino, mi rendo conto che tutti sembrano in attesa di una specie di oracolo, chiedo e vedo che nessuno sta stampando biglietti. Quasi timoroso chiedo di poter passare ed arrivo al banco. Chiedo informazioni per capire di che morte devo morire e mi viene detto che il volo è “bloccato”, cosa che in termine tecnico indica che non sanno se parte, se mai partirà e se partirà dove arriverà!!!! Chiedo come mi devo comportare e mi dicono che devo rimanere lì e che quando ci sono novità urlano! Urlano? Ripeto io? Si quello è il sistema usato nel 2003. Chiedo di parlare con il caposcalo e mi indicano il suo ufficio: quando entro sono passato da Caterpillar a SCASSACAZZAIA e vi garantisco che da vero ORRIBILE, quale sono, in quella configurazione faccio veramente paura. Con la dovuta calma e razionalità che mi coglie in questi momenti, provo a far capire all’incredulo “comandante NAVARRO” che forse ci sono altri metodi per gestire una cosa del genere, tipo:
- lei ci prende lo stesso i biglietti e ne fa una pila per destinazione
- prende un po’ di addetti alla sicurezza e piazza delle transenne (quelle di nastro) per evitare la calca e tenere lontano chi non deve fare il check in
- quando ha un volo che può fare il check-in , lo annuncia (INCREDDDIBBBBILEEEE) con l’altoparlante così evita che 1000 persone incazzate + 2/3000 dietro perdano il controllo e si picchino per arrivare per primi.
Quasi stupito mi dice che lui ci ha già provato (bugiardo di merda), ma la gente non si vuole spostare. Gli dico che ha ragione e che siamo delle pecore imbecilli, ma di certo il pastore, se qualcosa non fa, se lo mangiano i lupi.
Mi allontano e torno dietro una fila, che ho verificato essere composta da gente che va a Catania, Cagliari e Torino e aspetto. Proprio mentre sto sobillando una ribellione, chiamano Genova e con due “runsoni” (spintoni) sono allo sportello.
Sono il primo a fare il check-in su un volo, non prenotato e che non potevo prendere, ma in quelle condizioni salta tutto e giuro un bacio a chi sta dall’altra parte dello sportello se riesco a pigliare quel volo (forse la cosa non gli è piaciuta tanto, visto che era un uomo).
Mia moglie quasi sviene, quando vede i biglietti, le dico comunque che bisogna partire prima di essere certi dell’arrivo, perché a volte gli assistenti si sentono male, una volta saliti a bordo. Alla fine partiamo e l’unico cosa interessante del viaggio è l’urlo di Erica all’atterraggio a Genova eseguito con la solita “cianta” sulla pista (dicasi cianta la bocciata che toglie il punto all’avversario con un tiro al volo, con la boccia che sostituisce esattamente quella dell’avversario).
Sul taxi, mia moglie mi dice che questa è l’ultima volta che viene in vacanza in aereo e soprattutto senza il piccolo e mi dice che a giugno del prossimo anno potremmo andare al mare in Corsica: con la morte nel cuore e gonfio di tristezza le dico che, come sempre ha ragione.
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