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Quando è nato
Una buona pescata, con sfilata finale
Una buona pescata, con sfilata finale Sono le 5.20 quando mi alzo, ed inizio a casa la vestizione: per essere il primo ad entrare in acqua, quando vado in diga a Genova, ci arrivo già vestito. Esco di casa alle 5.45 e alle 6 passo a prendere Guido a Recco; lui mi guarda, sorride e dice che sono pazzo. Sulla strada, per la precisione lungo il rettilineo di Bogliasco, di pazzo se ne incontra un altro: è Guidone che, seguendo le indicazioni del sottoscritto, ha già la muta addosso. Con la muta nera calzata, sembra una prostituta di colore in assetto da combattimento e se non fosse per il lungo fucile che incute qualche sospetto, certamente qualche autovettura l’avrebbe abbordato. Lo imbarchiamo e, tra una risata e l'altra, si arriva a Genova. Parcheggiamo presso l’acquario e raggiungiamo il battello. Ci saranno 4000 cannisti e, per fortuna un solo sub, peraltro destinato a una cattiva sorte (per dirla con un gentile giro di parole: “pigliarlo nel deretano”). Non solo sono vestito, ma ho il pallone gonfio e pronto, fucile, torcia, cavetto portapesci tutti collegati e sagola srotolata. Il nostro antagonista si dirige mestamente a piedi verso sinistra per allontanarsi da noi. Il mare è nostro: Guidone, con una velocità degna di una persona che deve andare in bagno dopo aver bevuto una pinta abbondante di lassativo, è il primo ad avvicinarsi all'acqua. Seguendo i consigli del Piero, si è infatti affacciato sul mare ed il suo commento, peraltro immediatamente stroncato da me e Guido che gli rammentiamo di non fare rumore, è stato: "mi avete portato all'acquario". Come sempre appena metti il naso in acqua i pesci si sprecano: il problema è prenderli. Guidone va sulla sinistra e io decido di fare un paio di agguati sulla destra. Subito, dalla superficie, vedo gli onnipresenti saraghi, una cerniotta (troppo piccola sarà stata 1/2 kg) e alcuni barracuda. Il pesce gira e alla prima immersione un sarago da porzione è sull'asta del batfucile. Ho visto 2 pesci infilarsi in un buco, sono sceso in caduta e uno di loro ha deciso di dare ancora un’ultima occhiata fuori dalla tana; che errore! Attacco il pesce al pallone e noto un sarago testa nera enorme (circa 7 etti) che mangia dietro uno scoglio. Decido di agguatarlo: mi immergo striscio su un grosso masso, esco e lo dovrei vedere: sono sopra lo scoglio, ma non c'è. Rimango lì come un fesso per 30 secondi e, quando decido di riemergere, non mi esce da sotto il saragone, che si era nascosto sotto un tettuccio. Partono le imprecazioni di rito, ma mentre risalgo noto un gruppetto di saraghi che mangiano in 3 metri di acqua. Mi immergo in verticale, percorro 4 metri sul fondo, risalgo nascosto ai pesci e mi affaccio da un "macco": sono lì che mangiano e, partendo dal più piccolo, in modo molto ordinato, vengono all'aspetto. Il più grosso (circa 4 etti) si gira per scappare quando è a 3 metri dall'asta, ma non ha fatto i conti con il cannone e rimane brasato. Torno indietro e raggiungo Guidone che nel frattempo ha preso un sarago e ne ha padellato uno grosso (strano, lui di solito non sbaglia mai ah, ah, ah). Anche lui conferma che il pesce ”gira”. È in acqua anche il mostro (Guido1) che inizia a fare aspetti sui 13 metri. Sono convinto che a volte si porti in immersione anche il cuscino per fare una “pisa” sul fondo. Mentre proseguo la mia pescata vedo 5 sagome affusolate: sono barracuda. Scendo in caduta e ne fulmino uno con un colpo dietro alla testa. Guidone fa le sue rimostranze (in poche parole mi rompe coglioni) perché è piccolo. Io sono contento perché il pesce è rimasto sull'asta; in acqua libera questo vuole dire che la distanza di tiro è veramente tanta. Prendo un polpo con le mani e, in caduta, un pizzuto, a cui sparo da dietro e che cucio come un tordo dal buco del c@@o alla testa. Mentre Guido prende 2 pizzuti all'aspetto e padella due saragoni, Guidone prende altri due saraghi ed un cefalo diesel, perché assiduo frequentatore delle “limpide” acque del porto. Guido vuole fare due aspetti come si deve e decidiamo di fare pesca di coppia così prova anche il fucile. È incredibile: è capace di fare 1 minuto di aspetto, poi 40 secondi di agguato nella stessa immersione (ci manca solo che guardi in una tana). Io, durante una discesa prendo un altro sarago che faceva capolino da uno spacco (gli ho sparato nell'occhio). Nel frattempo girano le ricciolette. Durante una planata ne vedo una, le taglio la strada e lei finisce dritta sull'asta … di Guido. Poco dopo ne prendo una in caduta, subito seguita da una seconda. Siamo sulla via del ritorno quando faccio un aspetto a 8 metri di profondità: sto ormai per risalire, quando un cefalone mi punta deciso. Inizio a sorridere e aspetto che sia a 10 cm dalla punta dell'asta prima di sparare. Quando sparo lo insagolo, e anche se preso nel ventre, lo porto a casa. Ormai è tardi ed usciamo. Solo allora mi accorgo di aver lasciato a casa tutti i vestiti ad eccezione delle mutande. Il risultato finale è una passeggiata in accappatoio fino all'acquario. Là infatti, tra molte altre, è parcheggiata la macchina: avreste dovuto vedere con quanta indifferenza mi accingevo a pagare il biglietto del parcheggio in mezzo alle famiglie che avevano approfittato delle bella giornata per trascorrere qualche ora al porto antico. La mia immagine non dà serenità, ma tanta ilarità: io mi do un contegno aggiustando l’accappatoio e calzando meglio le ciabatte, ma tutti mi guardano con malcelata e ironica indifferenza. In conclusione, nessun pesce enorme, ma il divertimento di noi e soprattutto delle famiglie al porto antico non è mancato.
Amo le acciughe!! Credo e confermo che solo due pazzi possano scegliere come giornata per andare a pescare quella in cui si passa dall’ora solare a quella legale. Si ci alza prestissimo per avere un’ora di pesca in meno a disposizione (cosa non da poco per chi come noi DEVE essere a casa a mezzogiorno). Purtroppo non siamo riusciti ad andare sabato a causa della colazione a base di “pane e volpe” di venerdì (ci tengo ad una alimentazione che mi consenta di far funzionare, anche se a singhiozzo, l’unico neurone che ho) che mi ha costretto a teneri rapporti intimi con la tazza del mio water. Abbiamo così ripiegato sulla domenica: la sveglia suona (si fa per dire) alle 4.35 e mia moglie quando vede l’orologio scuote la testa e mi lancia uno sguardo di commiserazione (poco ci mancava che mi desse l’elemosina) e quando vedo Guidone non posso fare altro che confermargli che possiamo fare gli ospiti fissi al Muppet show. Mentre ci dirigiamo verso Andora, nonostante le condizioni a Genova, preghiamo (anche per lui) che le indicazioni che Michele ci ha dato alla sera si rivelino esatte. Durante il viaggio, fatto di speranze e attese, non riesco ad allontanare dalla mia mente due frasi, cariche di saggezza che utilizzavano i miei genitori, quando mi vedevano pervaso da tanta demenza: Mamma: certo che dal collo in su sei tutta testa (e la frase vale anche per Guidone). Papà: se andate al paese degli scemi, devono fare il ballottaggio per chi eleggere sindaco. Commosso dai ricordi, finalmente arriviamo in vista del mare. A prima vista sembra buono: man mano che ci avviciniamo la situazione si ci presenta in tutto il suo splendore; onda lunga e mare color vomito. Inutilmente ci affanniamo tra capo Mimosa e capo Noli per individuare un ridosso. Alla fine la decisione è presa: si va. Entro e all’inizio non vedo nulla: non so se sono io annebbiato oppure è veramente stata trasferita Mantova, con la sua nebbia, in Liguria. Inizio a fare agguati e finalmente li vedo in controluce: sono in due e di due specie diverse che si muovono con leggerezza. Devo decidere in fretta altrimenti farò la fine di quelli che, nell’incertezza, non prendono nulla. Alla fine scelgo ed addento la focaccia prima di sorseggiare il caffè. Ma la cosa non è finita: nella mia malattia dico a Guidone di fare due passi lungo la murata interna del porto, mentre aspettiamo Michele, a cui abbiamo mandato nel frattempo dei messaggi molto fraterni stile “inizia a correre che i fucili sono carichi”. Non si sa mai, se ci fosse un sarago che mangia in parete non mi farei pregare due volte per sparargli da fuori dell’acqua (ho già preso un pizzuto in questo modo). Purtroppo anche questa soluzione si rivela un disastro: il fondo del porto è troppo basso ed il pesce più grosso (che ha comunque rischiato la vita) era un laggione di 3 grammi. Finalmente incontriamo Michele e decidiamo di non ucciderlo (i “belinoni” siamo noi e non lui che anzi si è prestato per darci notizie la sera del sabato alle 8.30) e, dopo aver trascorso una mezz’oretta ripartiamo per casa, per poter utilizzare della mezza giornata il prossimo fine settimana. A questo punto il report del cappotto evitato si potrebbe concludere, ma una ulteriore nota di colore da aggiungere. Ho passato la domenica pomeriggio in campagna da mia mamma, che come sempre, oltre ad allietare la mia famiglia con la sua cucina, mi carica di verdura e quant’altro riesce a fare. Tra queste cose, spesso mi da della acciughe sotto sale: peccato che la mia macchina fosse in crisi di astinenza da iodio (quello che cola dal borsone da pesca) e abbia deciso che voleva a tutti i costi un pò di salamoia. Immaginate la mia gioia quando, aprendo il portellone, noto che tutta la salamoia è riversa nel portabagagli. Tampono la situazione con scottex e detersivo e, il giorno dopo, devo decidere cosa fare. Apro la macchina, ma non vengo assalito da esalazioni e penso: “taci sei riuscito a arginare gli effetti collaterali”. Mi dirigo verso il bagagliaio e lo apro: inizialmente nulla, poi vengo preso per il collo dal fetore rancido, classico del mercato del pesce. La mia macchina era contentissima, ma io ho dovuto privarla del piacere, asportando letteralmente il pianale con un tagliabalsa. A questo punto, come scrive il buon Guidone (cui auguro buona pesca), non mi resta che girare armato di telecamera ed andare a Paperissima per vincere il premio come Fantozzi dell’anno. O forse è meglio andare al paese degli scemi e diventare sindaco ?? Ditemi voi.
La conferma da presidente, ovvero: perché amo i piccioni!!! Forse che la carica di presidente del Muppet Team, oltre ad onori, comporti anche oneri; allora vi narro quello che mi è successo nel W.E. anche se nulla ha a che fare con la pesca. Il desiderio era quello di trascorrere due giorni in campagna e così venerdì pomeriggio si parte con destinazione Uscio (nei pressi di Recco). Il viaggio e la serata passano tranquillamente e il cielo stellato fa ben sperare, nonostante le previsioni, per il giorno dopo. Al mattino la sveglia è disastrosa: piove da alcune ore e provate a pensare di tenere due bimbi chiusi in casa per tutta la giornata. Si decide di uscire lo stesso per acquistare del pesce: Arrivati a Recco la pioggia è sempre più fitta e per riuscire a fare colazione e comprare il pesce ci scoliamo. Dato che abbiamo deciso che il pesce, un “besugo” (occhione), lo facciamo al sale, ci rechiamo ad un supermercato per acquistare lo stesso. Solo allora mi accorgo di avere 3000 lire nel portafoglio: poco male userò la carta di credito. È con disappunto che mi accorgo che hanno solo il bancomat, e ho attimi di terrore quando mi accorgo che non ricordo il numerino magico (quello per la serie “finché vinco ed escono soldi, gioco io”). La cosa si conclude lasciando la spesa ed un documento (i cassieri se non tornavo erano costretti ad acquistare loro la mia spesa). Fatta così la mia figura di m@@@a, dopo aver fatto i miei 20 Km per arrivare a casa, rientro in possesso della spesa. Decidiamo che con una giornata simile non vale la pena di rimanere in campagna e, alle 17, si parte alla volta di Genova. Quando ho già percorso 7 Km squilla il cellulare: è mia madre che mi avvisa che abbiamo dimenticato la spesa (sempre quella: ormai i sacchetti ogni volta che mi vedono si fanno una ghignata). So tornato indietro e per la 8 volta (la sera prima avevo accompagnato e ripreso mia moglie ad una cena con colleghi) rifaccio quel tratto di strada. La domenica si decide che si porta la bimba a benedire le palme. La celebrazione va avanti bene e all’uscita si fa “capannella” davanti all’ingresso della chiesa. Ad un certo punto qualcosa mi cade abbondantemente in testa e sulle spalle: subito penso che qualcuno ha innaffiato. Poi penso che difficilmente ci sono dei vasi sulla facciata di una chiesa e, mentre guardo in alto e vedo un piccione, l’odore dell’evacuazione, che mi ha letteralmente lavato, conferma quanto è successo: un piccione da bombardamento, che per 15 giorni si è nutrito di guttalax, e solo oggi ha tolto il tappo, mi ha scelto come bersaglio!!! Inutile dire quali parole escano dalla mia bocca, davanti alla chiesa. Corro a casa per cambiarmi e farmi la doccia. Qui mi aspetta la seconda sorpresa della giornata: dato che era previsto che rimanessimo fuori tre giorni, mia moglie, che lavora all’Enel e che non ha capito che se i cittadini non consumano energia, perde il posto di lavoro, aveva staccato il boyler. Tra urli ed epiteti mi lavo nell’acqua gelata. Potrebbe bastare questo, ma ho un ulteriore segno dell’appartenenza al muppet: nel pomeriggio siamo andata a fare una passeggiata sul mare, ma ho scelto le scarpe sbagliate, con il risultato di procurarmi ricche vesciche ad entrambi i talloni. Pago del terribile W.E. vado a letto prestissimo, non prima però di avere dato un pò d’olio e revisionato il mio flober a pallini (non si sa mai che qualche piccione mi venga a trovare sul poggiolo. Nel qual caso una bella dieta a base di piombo non può che giovargli). Ovviamente stamane sole splendido e mare tavola. Sarà per la prossima volta Piero Carrera
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