Trofeo "Pinocchio d'Oro"

 

Pinocchio d'Oro

I anno

II anno

III anno

IV anno

V anno

VI anno

VII anno

VI anno

 

Il vincitore

 

Premi speciali:

Buciardo per iscritto

Sega-sub

Er barcarolo va

Il vento è girato

Preda sicura

Spari 1 prendi 2

 ATTENZIONE: PERICOLO DI MORTE!

Si raccomanda alle persone deboli di cuore di non passare il mouse sulle foto sottostanti!

 

Chi vince il Pinocchio... rimane segnato a vita!

 

 

 


 


Stefano Bellani


Fabio Antonini


Alessandro Almonti

Pierfrancesco Salvatori
alias "Il Matto"

Una simaptica trovata di Amedeo Capannini:
il gonfalone

La sesta edizione del trofeo segna una svolta epocale nel carattere della manifestazione: l’equipe organizzativa, magistralmente condotta da un impeccabile Filippo Moretti, ha preparato un’agenda della serata talmente fitta che non c’è quasi più spazio per gli interventi a braccio che nelle passate edizioni riempivano i tempi morti fra un premio e l’altro. Anche il gruppo degli invitati risulta arricchito dalla presenza di personaggi particolarmente famosi nell’ambiente, anche a livello nazionale, oltre ai soliti VIP laziali. Agli aficionados, agonisti, giornalisti e semplici appassionati, quest’anno si aggiungono personaggi del calibro del neocampione del mondo Stefano Bellani e di Pierfrancesco Salvatori (in arte “il Matto”), pescatore poco noto pubblicamente (di più sul web) in quanto non partecipa alle gare, ma dotato di un curriculum tutto da raccontare.

Il numero dei partecipanti alla cena, o aspiranti tali, quest’anno raggiunge e supera il limite massimo di 150 prenotazioni: nostro malgrado siamo stati costretti a negare il posto ad alcuni amici che tentano di prenotare all’ultimo momento. L’anno prossimo, fatevi vivi per tempo!

Anche la sala è addobbata in modo particolarmente curato, con i dipinti subacquei di Franco Pierotti e una rastrelliera piena di vecchi fucili e torce, veri pezzi da collezione. La maschera dorata del trofeo, poi, viene finalmente e adeguatamente valorizzata con la sistemazione nel forziere di legno rimediato da Amedeo Capannini come bottino di un assalto ad un vascello pirata. :-)

Infine, ogni partecipante alla cena aveva a disposizione il menù col programma della serata, frutto della folle progettazione scaturita dalle menti confuse di Amedeo Capannini e del sottoscritto, ben shakerata dalle cazziate che regolarmente prendevamo da Filippo.

 

La cronaca della serata

Come al solito, gli interventi avvengono durante gli intervalli fra le portate della cena.
Il primo ha visto protagonista Alessandro Almonti, vincitore insieme a Stefano Paniconi della prima edizione del trofeo. Ebbene, dopo un lungo lavoro di ricerca siamo riusciti a rintracciare e mostrare pubblicamente le due foto ritoccate da Alessandro Almonti, responsabili della nascita del trofeo nel 1998. Alessandro, durante la proiezione, ha anche svelato i retroscena di tutta la storia: di come i taroccamenti fotografici facessero parte di uno scherzo ben architettato, aggiungendo anche qualche particolare piuttosto imbarazzante per la giuria ma molto gradito dal pubblico, e terminando con la recita dei versi, scritti all’epoca ma mai declamati pubblicamente, in risposta a quelli che tradizionalmente dichiarano l’assegnazione del premio.

Poi è toccato al sottoscritto. Come da tradizione ormai consolidata, ho mostrato la consueta Taroccoteca della Pescasub, durante la quale, oltre al primo esempio documentato di taroccamento fotografico di una cattura per dimostrare la veridicità dei racconti, ovvero il gattuccio gigante di Capannini e De Dilectis del 1968, ha avuto ampio spazio l’illustrazione delle imprese mediatiche di Egidio Capalbo, il vulcanico organizzatore del convegno di Rieti, le cui foto e racconti di catture, inviati su forum e mailing list, e da me e Gherardo Zei pazientemente collezionati nel corso degli anni, fornivano, a mio giudizio, elementi sufficienti per candidare Egidio come possibile vincitore della quinta edizione del trofeo (l’anno scorso), a causa dell’enorme quantitativo di bucie che straripa da tutto il materiale.
La presentazione, adeguatamente condita dalla giusta dose di sfottò, nonostante abbia riscosso un notevole successo di pubblico, è avvenuta purtroppo in assenza di Egidio, al quale avremmo voluto rivolgere alcune domande a proposito delle foto e dei racconti che con tanta disinvoltura ha diffuso su Internet. Per questo, gli rinnoviamo ufficialmente l’invito per la prossima edizione. >:-)

Finita la Taroccoteca, è iniziata la serie di consegne dei premi speciali, dei quali potete leggere i dettagli nelle pagine specifiche.

Le uniche parentesi fra un premio e l’altro sono state concesse a Gianni Lepri, che ha letto due divertenti racconti, alla consegna di una targa ricordo a Stefano Bellani, ad una breve intervista ad Alessandro Rignani Lolli che ha raccontato l'esperienza alla Spearfishing Champions League e al “Matto”, alias Pierfrancesco Salvatori, di Forte dei Marmi, per il quale ci sentiamo di spendere due parole per spiegare, a chi non lo conosce, di cosa è capace: il Matto, oltre ad essere un pescatore dalle capacità fuori dal comune, è un personaggio tutto da raccontare, in quanto le sue imprese “no limits” poco hanno a che vedere con la normale attività di noi pescatori della domenica.
Pierfrancesco, tanto per farvi capire il tipo, in una normale giornata di pesca si alza alle 2 del mattino, mangia 120 grammi di pasta (scondita, perché si digerisce meglio!), parte per Piombino, mette il gommone in acqua e parte per la Corsica, destinazione Calvi. Arriva puntuale alle prime luci dell’alba, si tuffa su una secca col cappello a 30 metri (perché deve ancora rompere il fiato...), prende un dentice o una ricciola da infarto, si sposta su un’altra secca, magari sui 40 metri, prende un altro pesce simile e continua così per qualche oretta. Poi si ferma e si mette a sfilettare le ricciole che altrimenti, grosse come sono, non entrerebbero nella ghiacciaia da 120 litri. A questo punto fa un riposino, magari in acqua se fa troppo caldo fuori, con la muta, legato per una caviglia al gommone. In serata, prima del tramonto, fa qualche altro tuffo, magari su qualche secca sperduta fra la Corsica e l’Italia, nota solo a lui, e prende altri pesci sul genere di quelli della mattina. Poi, riparte per Piombino, dove arriva di notte. Scarica il gommone, magari finisce di sistemare il pesce e va a dormire a notte fonda. Il mattino dopo va a lavorare, fresco come una rosa.
Ora, la domanda che ci poniamo tutti quando sentiamo raccontare queste cose (sono tutte vere, documentate dalle foto dei pesci e testimoniate dai malcapitati compagni di avventure che ogni tanto si azzardano a seguirlo), è: ma che sostanze dopanti userà questo signore? Glielo abbiamo chiesto in sala. Lui si è schernito dicendo che non usa niente. E per questo si merita un bel "Benvenuto nel club dei buciardi"!

La serata termina come da tradizione: i versi di Filippo, nell'ultima strofa, riveleranno l'identità del vincitore del trofeo per il 2005.

 

Massimo Profeti

 

 


Quella sera c'ero anch'io!!!

Panoramica della tavolata
(clicca per ingrandire).

 

L'equipe organizzativa con alcuni ospiti.
In piadi, da sinistra: Lollo Pierotti, Filippo Moretti, Pierfrancesco Salvatori, Stefano Bellani, Fabio Antonini, Gianfranco e Massimiliano Montini, Massimo Profeti.
In primo piano accosciato, l'autore di quasi tutte le foto di questa edizione: Alfonso Napoleoni.

 

 

L'immancabile torta

 


 

Alessandro Rignani Lolli

La rastrelliera di Franco Pierotti

Filippo Moretti

Carlo Navarra

Bucie a fin de bene

Quest’anno ve dirò cose successe pe' davero,
perché nun me l’hanno raccontate, io c’ero!
‘Nfatti, da quanno che se fa ‘sta manifestazzione,
a ogni pescata me chiameno pe’ testimone.

Nessuno s’espone più come prima
pe’ via de 'sta presa per culo fatta ‘n rima.
E poi sarà che, mijioranno la tecnologgia,
è sempre più difficile raccontà quarche bucia.
All’inizzio quarcuno l’ha addoperata a suo vantaggio,
quanno ancora nun se pensava ar fotomontaggio,
ma mo' è diventato inutile farzificà l’immaggini
perché subbito scatteno l’indaggini.
Anzi, adesso la foto c’ha valore
solo si l’ha fatta 'n'artro pescatore.

Così se vorebbe che li subbacquei dicessero sempre la verità
‘n po’ come avecce la pretesa da cambiaje er DNA,
da stravorge ‘ste menti così creative
da spegne la fiamma che li fa sopravvive.

 Ammetttemo allora ch’è mejio torna’ alle vecchie tradizzioni:
la bucia se racconta a braccio e senza esitazzioni.
E mannamo affanculo pure fotocammere e firmetti,
tanto si dico ‘n chilo sapete che so’ ar massimo quattr’etti.
Riconquistamo er piacere de dilla come si fosse vera,
tanto co’ ‘ste bbucie mica ce se va ‘n galera.

Ve racconto allora de ‘n fatto curioso, si semo d’accordo,
successo ‘st’estate, guarda caso, ar Covo der Buciardo.
Vedo sotto la veranda ‘n gruppetto de pescatori
che ne raccontaveno de tutti li colori.
Dentro de me dico: li conosco tutti quanti
e ce so’ pure nomi ‘mportanti!
Famme sbriga’ a copri’ er gommone
che vado pur’io a di’ quarche sfonnone.
Ma quanno arivo verso la casetta
me pare da senti’ come ‘na vocetta.
Vie’ da ‘n mezzo a ‘n mucchio de sacchi da pesca
è ‘n po’ metallica e nun se sa da ‘ndo esca.
Appizzo l’orecchie e guardo de straforo
e capisco che so’ l’attrezzature che parleno tra loro.
 

‘N ber fucile tirato a lucido che sbuca da ‘n borza
dice “io c’ho du’ elastici e voi sape’ che forza?”
“Minnetti “Er Porpo” me porta ai mejo posti der monno
e me movo solo si se pesca a fonno”.
Je risponne ‘n ministen ‘n po’ vecchio e mezzo pelato
“sarai pure forte ma quanno cazzo hai mai sparato”?
“Io de solito sto ‘n mano a Pierotti e annamo ar Castello
Che a tre metri d’acqua, si nun monta scirocco, famo ‘n macello”.

Li sente parla’ er fucile de Antonini, ‘n ber campione,
che sfiatanno dell’OR consumato der pistone
dice co’ ‘na voce mezza strozzata
che j’esce da la canna rigata:
“solo pe’ come me tratta, dovrei scoppia’
e ‘nvece guarda che pesci je faccio pija’ “.

Appoggiato ar muro, er Jaguarino de Capannini, co’ la canna rifatta,
pija de petto er Cyrano de Lepri, co’ la vernice ancora intatta:
“è inutile che te gonfi, bello mio, nun sei nessuno.
T’ho visto sparà più de ‘na vorta, senza pijanne uno”!
Interviene allora ‘na muta ancora tutta zuppa,
che sur nome der proprietario mejio fa' pippa,
“è vero, so’ testimone: quer giorno è annato liscio!”
Ma ‘na maschera ‘nterviene: “zitta tu, che ancora puzzi de piscio!”  
La muta, che la sa lunga, je risponne: “quello che dici sarà pure vero,
ma senza de me er mare, pe’ voi, sarebbe ancora ‘n mistero.
Pinne, fucili e maschere, nun ve gonfiate er petto,
che se nun ce fossi io, rimareste sempre all’asciutto!”

Queste so’ storie strane, ma è risaputo
che quarcuno ce s’è pure riconosciuto.

Così, se piji quarche pesce e poi te vanti
dopo poco ce lo sanno tutti quanti,
che vorebbero core subbito a quer posto
‘n dove hai appena fatto l’acciaccapisto.
E nun è facile levasseli da li cojioni,
magari dicennoje “ho preso tutto a li fangoni”.
‘Sti pescatori nun se tengono a bada facirmente,
è guasi 'mpossibbile nun faje sape’ gnente.
E nun essennoce difficortà che li scoraggia,
la bucia rimane ormai l’urtima spiaggia.
Ma ‘stavorta è detta a fin de bene, senza inganno,
perché protegge la più bella pescata de quest’anno.

‘Stavorta er Trofeo va a chi è riservato pe’ natura,
che nun parlerebbe manco sotto tortura.
Perché, da oggi in poi, nessuno c’abbia più pretese
de sape’ Carlo Navarra ‘st’orate ‘n do’ cazzo l’ha prese!
Che lo custodisca e ne faccia gran tesoro
a lui quest’anno j’assegnamo er Pinocchio d’Oro.

Ladispoli (er paradiso der sub)

18 marzo 2005

   

 

 

 

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