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Motivazione
E’ noto che un grande subacqueo, oltre alla continuità nelle
prestazioni, si distingue perché compie sempre qualche grande impresa!
In questo lo assistono la preparazione atletica, la determinazione ma
soprattutto la grande fantasia che gli permette di trovare sempre
l’accorgimento e l’attrezzatura adatta per garantirsi anche la cattura più
difficile: ed è qui che entra in scena il nostro campione. Per estrarre
cernie arpionate ma incastrate in tana, la sua grande inventiva lo ha
portato infatti a creare il Sega-Sten, che alcuni scambiano per una
tecnica di masturbazione subacquea, mentre invece è un geniale fucile a
sega che gli consente di sfrattare anche i pesci più ostinati. Il fucile
in questione non spara ma viene azionato, per così dire, a mano e a
profondità diverse avendo una funzione preparatoria per “facilitare
l’accesso” anche alle “tane più difficili”. Ad oggi, purtroppo, Stefano
Bellani, rimane l’unico utilizzatore di questo potente strumento, a causa
di una serie di controindicazioni ormai accertate derivate dal suo uso
frequente, come ad esempio una debolezza diffusa, occhiaie molto scure e
abbassamento della vista. Se utilizzato massicciamente può arrivare a
causare cecità, nonché asimmetria e squilibrio muscolare tra gli arti
superiori, a secondo che il subacqueo sia destro o mancino e, a volte,
addirittura vesciche e calli sulle mani. Inoltre sembra sia
particolarmente malvisto dagli allenatori che non ne consentono
assolutamente l’uso durante i ritiri e la preparazione alle gare. Tra i
vantaggi invece si può certamente annoverare un potente effetto
dermatologico per la cura di brufoli e imperfezioni della pelle e
l’induzione di una grande rilassatezza durante le immersioni. Lo strumento
è dotato di un fodero e può essere portato sia alla coscia che a tracolla
(come Robin Hood), non è vietato durante le gare, ma si deve avere un
certificato medico per utilizzarlo. Sicuramente può essere perfezionato,
al fine di ridurne gli effetti collaterali, perchè diventi in futuro uno
strumento indispensabile.
A questo proposito, vista la tendenza di molti subacquei a copiare le idee
di altri e ad impadronirsi di innovazioni non loro, l’inventore è stato
indotto a richiedere il brevetto del Sega-Sten, prima che sia troppo
tardi.
Il Comitato all'unanimità assegna
Ladispoli (il paradiso del sub), 18 marzo 2005 |
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Il premio a Stefano è stato assegnato in seguito ad un
episodio, realmente accaduto, del quale Marco Bardi è stato testimone
diretto.
BELLANI E LA SEGA.
Mi viene in mente un episodio, quando io ero barcaiolo di Stefano Bellani
ad una gara.
Avevamo trovato una cernia che si infilava in una tana di fango lunga solo
un metro ma che aveva un’apertura a gomito che non permetteva di guardare
dentro per l'intera ampiezza della tana. In gara ci presentammo armati di
una sega da legno a denti larghi comprata per l'occasione in una ferramenta
del posto, per tentare di segare il fango qualora la cernia si fosse
arroccata dentro. Stefano scese e sparò la cernia di circa 7 kg. Poi tornò
in superficie e mi disse che l'aveva colpita in centro alla pancia ma che
naturalmente si era arroccata nella tana fangosa.
Mi disse: “prepara la sega che intanto provo a vedere come posso fare”. Il
trambusto attirò due barche della giuria e due capitani di altre nazioni.
Stefano riemerse e si avvicinò alla barca chiedendomi l'arnese. Tutti videro
che gli passavo una grossa sega a legno invece di un fucile e le facce degli
spettatori erano perplesse. Stefano scese, iniziò a segare il fango e la
cernia impaurita tentò la fuga verso l'esterno proprio mentre Stefano si
infilava dentro per tastare nel buio fangoso della tana. La cernia con la
punta dell'asta si conficcò nella muta di Stefano che fu spinto fuori dalla
tana e con una mano strinse la cernia mentre l'altra tentava di segargli la
testa allo scopo di finirla come si fa con lo stiletto.
Riemerse con una cernia di 7 kg infilzata in una asta che a sua volta era
conficcata nella muta e con una mano che brandeggiava una grossa sega
appoggiata alla testa della cernia.
Una scena irripetibile che dava l'idea dell'ingegno e della determinazione
di un atleta.
Marco Bardi
Marzo 2005 |