Trofeo "Pinocchio d'Oro"

 

Pinocchio d'Oro

I anno

II anno

III anno

IV anno

V anno

VI anno

VII anno

VII anno

 

Il vincitore

 

Premi speciali:

Cantore dei sub

Fiuto sub

L'incantatore

Me se 'ntana!

Naufragio

Rubbapunti

 

Foto di gruppo dei Pinocchi presenti e passati.

 

Il 5 aprile 2006 si è svolta la cerimonia di assegnazione del trofeo Pinocchio d’Oro, nella sua settima edizione. I partecipanti sono stati circa 150. Al gruppo dei soliti vip in sala (Antonini, Bardi, Gallinucci, Praiola, Rignani Lolli, ecc.) si è aggiunto quest’anno Stefano Makula. Mancava invece incredibilmente Gherardo Zei, la cui assenza, secondo i meglio informati, sarebbe da attribuire al sentore, del tutto infondato, di un premio speciale a lui destinato.

Come negli anni precedenti la sala è stata addobbata con alcune opere artistiche di notevole fattura.

Per venire alla cronaca della serata, condotta come al solito magistralmente da Filippo Moretti, si è svolta secondo lo schema tradizionale, con la consegna dei premi speciali intervallata alle portate, agli interventi e ai racconti a braccio. Al termine è avvenuta la consegna del trofeo principale, il cui destinatario viene rivelato solamente con gli ultimi versi della composizione di Filippo Moretti. E’ stata consegnata anche una targa ad Andrea Petrucci, Salvatore Eternato e Flavio Lambertini, gli atleti dell’Apnea Team di Roma che si sono aggiudicati il campionato nazionale a squadre del 2005. Eternato ha dichiarato che alla targa avrebbe preferito un maglione nuovo, visto che il suo si era sporcato cadendo a terra nel parcheggio del ristorante. Averlo saputo prima... ;-)

Il sottoscritto, contrariamente agli anni precedenti, non ha mostrato la consueta Taroccoteca in quanto ho dedicato tutto l’ultimo mese prima della serata alla produzione del filmato dell’edizione precedente. Il dvd era acquistabile in sala al prezzo simbolico di 5 euro ma, brutti tirchiacci che non siete altro, per farvene comprare 5 o 6 c'è voluto quella specie di orco che è Amedeo Capannini per convincervi "con le buone". E' attualmente disponibile per chi ne faccia richiesta via e-mail.

Il trofeo è stato assegnato a Pierfrancesco Salvatori, in arte “Il Matto”, di Forte dei Marmi. Pierfrancesco non è un agonista ma è molto noto nell’ambiente in quanto pratica con ottimi risultati l’aspetto profondo ai grandi pelagici ed è un personaggio che, come abbiamo scoperto l’anno scorso, si presta molto volentieri allo sfottò e prende volentieri in mano il microfono per raccontare episodi divertenti e spesso al limite della credibilità. A metà della serata gli è stato chiesto di raccontare proprio uno di questi episodi, al termine del quale tutti si aspettavano la consegna di un premio speciale. Invece, è stato rimandato a posto senza conseguenze, salvo poi scoprire in finale di serata che proprio per questo racconto si era guadagnato il trofeo principale. Lo riassumiamo per i nostri lettori.
Il fatto si è svolto in qualche remoto angolo della Corsica, dove Pierfrancesco aveva arpionato una bella ricciola di una ventina di kg. Colpita frontalmente sul muso (tipo narvalo) e portata in superficie, non ne voleva sapere di capitolare, anzi si dibatteva energicamente, colpendo ripetutamente con l’asta il pescatore sulla testa. A un certo punto Pierfrancesco è riuscito a metterla fra le gambe, per tenerla ferma e assestarle la coltellata finale, ma una scodata nel momento sbagliato ha fatto scivolare la lama sulla testa del pesce mandandola a conficcarsi sulla sua coscia. Ora, se l’episodio sfortunato può capitare a tutti, quello che distingue un comune mortale dal Matto è la reazione all’evento. Se tutti noi saremmo svenuti all’istante per il dolore e la paura alla vista del sangue, lui non si è scomposto più di tanto: visto che di sangue non ne usciva troppo, ha ucciso la ricciola, è risalito sul gommone, si è tolto la muta, ha preso la cassetta del pronto soccorso, si è ricucito la coscia come Rambo (fortunatamente il coltello aveva solo bucato la pelle, infilandosi in mezzo alle fasce muscolari senza produrre lesioni e senza colpire vasi sanguigni), ha rincollato la muta e... si è rimesso a pescare come se niente fosse! Ora, anche se l’episodio ha avuto testimoni che la possono confermare, credo che non si possa non concordare con la giuria che un simile racconto meriti ampiamente il trofeo 2006!

Massimo Profeti

 


 
ER GIUDIZZIO DE LI PESCI

Da quarche giorno ‘n fonno ar mare è tutto ‘n gran subbujio
pe’ via de ‘na voce più pericolosa de ‘n tramajio
e tra li pesci regna ‘na granne aggitazzione:
s’è sparsa la voce ch’aricomincia la staggione.

“Peccato -dice er sarago rivorgennose all’orata-
finito l’inverno potevamo anna’ a spasso pe’ la morzata,
magari ritrovanno pure certi posti boni
pe spizzica’ quarche cozza e du’ vermoni,
poi verso la mezza stassene tranquilli ‘n fungaia
lontano da chi ce potrebbe da’ battajia.

E ‘nvece tra ‘n po’ l’acqua sarà calla e pure chiara,
ma te lo ‘mmaggini qua sotto che caciara?
Gia’ me li vedo tutti quanti
che laveno carzari, mute e guanti,
che aroteno le fiocine e l’arpioni,
che ai fucili je cambieno i pistoni.

Pe’ ‘n inverno ‘ntero hanno trattenuto tutte le voje
magari  avvelenannose la vita co’ la moje.
E allora chi sarà Antonini o Paniconi
che pe’ primo vera’ a rompe li cojioni?”

“Pescetti mia nun v’aggitate tanto, che ce volete fa pena?
-dice affacciannose da ‘n buco ‘na murena-
eppoi che sarebbe ‘sto piagnisteo der sub cattivo,
ce lo sapete bene che er pericolo è relativo.
Nun sarete preoccupati de Bellani, Antonini o Bardi
certo so’ pescatori, ma prima de tutto so’ buciardi,
e pe’ quanto ponno esse bravi e avecce la costanza
mica ponno fa più danno de ‘no strascico o de ‘na paranza!
So’ sempre ommini, c’hanno tante debbolezze e quarche vanteria
specie quanno dicono, er pesce lo porto io nun passate ‘n pescheria”.

“Dici bene tu cara mia, -risponne ‘n ombrina bocca d’oro-
ma come la mettemo co’ tutti l’artri esartati amici loro?
Pure io so’ preoccupata e nun faccio la commedia
-‘nterviene allora ‘na bella cernia de taja media-
me guardo l’occhi guasi ogni mattina
preoccupata de quanno sarò mucca carolina,
perché Gianni no limits è sverto come er lampo
e quanno vede l’occhi grossi pe’ la preda nun ce scampo.”

“E ‘nvece –dice pronta ‘na ricciola- ve lo dico io come stanno le cose:
co’ ‘sto tipo de campioni stanno tranquille puro le bavose:
per esempio si ‘ncontri er Fracicone nun te fa pià dall’isteria
tanto lui, pe’ sta’ sicuro, passa prima ‘n pescheria.
E mejo ancora si te capita Fernando Panella
uno che la botta nun riesce a trattenella;
si c’hai ‘na bella coda fajela vede piano piano 
che lui subbito se spara su le mano.
Si poi ‘ncontri Lambertini dormi pure tranquilla
tanto lui uno lo liscia e l’artro lo padella.
E co’ Pierotti nun scappa’, nun ce sarebbe gusto,
tanto avoja prima ch’aritrova er giorno giusto”.
 
-Conferma allora ‘n vecchio sarago co’ li denti cariati-
“Io nun c’ho più pensieri da quanno ha smesso Massimo Scarpati.
-E je da subbito manforte ‘na spigola orba pe’ corpa de ‘n amo-
‘na vorta, quanno er casino era davero tanto e soffrivamo,
annavo davanti ar fosso ‘n mezzo a li stronzi pe’ camuffamento
ma oggi quanno ce ritorno, c’ho come ‘n presentimento:
me domanno ma chi ce po’ veni’ qua ‘n mezzo a fa l’aspetto?
Poi penzo, certo potrebbe esse er Mattei oppure Renzetto.
Allora pe’ disperazzione so’ entrata pure dentr’ar fosso
e ho risalito la corente scodanno a più nun posso,
quan’ecco che ner torbido più torbido te vedo ‘na lucentezza
e m’aritrovo puntato er fucile de Stefano er Monnezza”.

Chissà si finirà mai ‘sta lotta tra l’omo e l’animali
-se domanna un gruppetto de vecchi pesci co’ l’occhiali-
Io penzo che mica è contronatura -dice er più saggio-
l’importante è che sia coretta e fatta co’ coraggio
e puro perchè c’ho sempre più la convinzione
che nun è pe’ ‘sti quattro matti che rischiamo l’estinzione.
Comunque ve lo dimo che qua sotto la vita è dura
e che lo dovete a noi si quarche vorta fate bella figura,
aricordateve che la vita vie’ dar mare
e che  tutti ce dovranno ritornare.
Allora quest’anno er premio ve lo damo noi, che semo pesce,
perché nessun’atro mejio ve conosce.

Er trofeo sarà de chi der mare nun c’ha paura,
che sfida l’onne arte er freddo e la calura,
ch’accortella le ricciole a mija e mija da la costa,
che ‘na nave a momenti lo sperona si nun se sposta.
‘Sto trofeo se lo merita ‘n subacqueo degno de rispetto
er Pinocchio d’Oro va a Pierfrancesco Salvatori detto Er Matto.

Filippo Moretti
Franco Pierotti

Ladispoli (er paradiso der sub)
5 Aprile 2006