Pinocchio d'Oro IV edizione - il vincitore

 

Pinocchio d'Oro

I anno

II anno

III anno

IV anno

V anno

VI anno

VII anno

Nell'Anno Piscatorio 2002

Il Circolo dei Pescatori Subacquei di Ladispoli

conferisce ad

Amedeo CAPANNINI

e

Gianni DE DILECTIS

il IV Trofeo 

"Pinocchio d'Oro"

I vincitori

Premi speciali:

Foce de Fosso

Bella Coda

Enfisema

Marzocca

 

Ecco il racconto che ha fatto vincere il trofeo ad Amedeo e Gianni.

CACCIATORI DI SQUALI

Quando venimmo a sapere che da lì a poco sarebbe arrivato in Italia il film-documentario girato da Ron e Valerie Taylor dal titolo "Mare blu morte bianca", io e Gianni non eravamo più nella pelle al solo pensiero di vedere al cinema un documentario sugli squali e più segnatamente sul grande squalo bianco, il Carcharodon Carcharias.
Era l’anno 1968 e quel pomeriggio di Giugno io e Gianni eravamo alla prima al cinema Gregory, al primo spettacolo ed in prima fila.

Durante le sequenze del film la nostra attenzione venne attratta dalle immagini dei pescatori polinesiani che, con una rudimentale fiocina, infilzavano i pesci di barriera, i quali, appena trapassati, incominciavano a vibrare come se percorsi dalla corrente elettrica. Dopo qualche minuto, ecco apparire i primi squali. Il narratore spiegò che le vibrazioni dei pesci venivano percepite a chilometri di distanza dagli squali, che erano in grado di risalirne la provenienza fino ad arrivare all’origine.
Altro elemento che attirò la nostra attenzione fu quando il narratore spiegò che recenti studi (anno 1968) avevano accertato che gli squali e sopratutto il grande squalo bianco, riuscivano a percepire nell’acqua le molecole del sangue di un pesce ferito ed erano, anche in questo caso, in grado di seguirne le tracce fino alla loro origine.

Ma le sequenze più impressionanti le vedemmo quando, con tecniche di ripresa particolarmente innovative per quegli anni, venne mostrato l'attacco di un grande squalo bianco e si riuscì a vedere la bocca che si estrofletteva dalla cavità orale, mentre gli occhi neri vengono coperti da una membrana bianca che protegge l’organo visivo. Niente di più agghiacciante poteva impressionare i due compagni di pesca!

L’indomani mattina, di buonora, eravamo in barca, pronti per un'uscita. Mentre facevamo rotta sulla zona di pesca a circa 2 miglia dalla costa, i nostri pensieri non potevano che essere ancora fissi sulle immagini del film.
Allineati i punti a terra gettiamo l’ancora. Fondo 8/9 metri, visibilità dell’acqua non buona.
Una delle caratteristiche che ci contraddistingueva sempre, era la velocità di vestizione: chi primo entra, per primo arriva sulle tane e più pesca. Ma quella mattina in barca regnava una calma surreale, ogni operazione richiedeva tempi lunghissimi ed accurati controlli perché, guarda caso, ognuno sperava di entrare in acqua per secondo... "così, se arriva lo squalo, si mangia il primo che è entrato in acqua", pensavamo fra noi...
Ad un certo punto Gianni era in leggero vantaggio su di me nelle procedure di vestizione e questo gli avrebbe consentito di entrare in acqua prima di me. Allora, per evitare ciò, iniziò ad armeggiare intorno ai calzari, arrivando addirittura a toglierserli. Io, vedendolo, gli chiesi:
"A Già, ma che stai a fa? Perché te li levi?"
e Gianni:
"Nun vedi che ho messo er carzare destro sur piede sinistro?"
Io:
"A Già, ma li carzari nun c'hanno destro e sinistro!"
e Gianni, imperturbabile:
"Li mia, sì!"

Insomma, ci vollero due ore di tentennamenti perché entrassimo finalmente in acqua, esattamente in contemporanea. La visibilità in superficie non era buona ma sotto, a un paio di metri dal fondo, migliorava. Pescammo per circa un’ora, uno accanto all’altro, sempre guardinghi e con il pensiero al film.
Fortunatamente, la visione di un bel fondale e di alcuni saraghi che si infilavano nelle tane ci fece subito dimenticare le immagini del film e ci concentrammo sulla pesca. Mentre ispezionavo una spacca mi comparve nell’ombra la sagoma inconfondibile di un enorme sarago. Puntai il mio medisten, sparai e centrai il bersaglio.
In tanti anni di pesca mi è capitato di prendere molti saraghi, ma mai mi era successo che un sarago centrato in piena schiena incominciasse a vibrare come una corda di violino. Tutte le immagini del film cominciano a scorrere nella mia mente! Imprecando fra me e me, pensavo:
"Ma guarda se 'sto stronzo de sarago ha da vibbrà così! Nu lo sa che li squali sentono le vibbrazioni a chilometri de distanza? Li mortacci tua te voi fermà???"
Dopo un po' arrivò Gianni, che esaminò la situazione e sparò un secondo colpo. Il sarago smise di vibrare, fortunatamente.
"Ammazza che culo!" pensai io, ma... mentre esaminavo la situazione, dalla tana vidi uscire degli sbuffetti: puf … puf… puf, erano nuvolette di sangue del sarago!
"Li mortacci pure de tu nonno!!!! Nu lo sai che li squali sentono le molecole der sangue nell’acqua a chilometri de distanza?

La tensione cominciò a salire, il battito cardiaco aumentò e anche Gianni cominciò a dare segni di inquietudine. Ad un tratto ebbi la sensazione che qualcosa ci stesse girando intorno. Vidi un’ombra e la segnalai a Gianni, ma eravamo senza fucili!
Gianni disse:
"Me sa che è 'n derfino."
e io:
"Me sa che è 'no squalo!"

I cerchi intorno a noi si facevano sempre più stretti e quello che si sperava fosse un delfino era invece uno squalo, che aveva percepito vibrazioni e molecole di sangue del sarago. La situazione era drammatica: i fucili erano entrambi sul fondo e lo squalo stringeva i cerchi intorno a noi. Ad un tratto inarcò la schiena e sferrò l’attacco. Io e Gianni ci sentivamo finiti, ma lo squalo si diresse verso il sarago, sua preda naturale.

"Aoh, a squalo! Ma ndò cazzo vai? Er sarago è nostro e nun te lo damo!"

Lo squalo s’arrestò e disse:
Ma nu lo sapete che li squali sentono le vibrazioni e le molecole der sangue de li saraghi a chilometri de distanza? "

Rimanemmo a bocca aperta.
"A Già" feci, "ma che, ce stava pure lui ar cinema?"
e Gianni:
"Io nu l'ho visto."
"Sarà venuto ar secondo spettacolo..." conclusi io.

Ma a questo punto non c'era più tempo da perdere in chiacchiere: estratti i coltelli affrontammo lo squalo che se voleva magnà l’unico pesce della giornata, e lo finimmo a colpi di coltello.

Catture del giorno: un sarago di 1,5 kg e una verdesca di circa 60 kg. Vedi foto allegata:

Gianni ed Amedeo in una pescata dell’anno 1968.

 

Il Comitato all'unanimità assegna
Ladispoli (il paradiso del sub), 21 marzo 2003

 

 

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