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| Pinocchio d'Oro |
Nell'Anno Piscatorio 2002 Il Circolo dei Pescatori Subacquei di Ladispoli conferisce ad Amedeo CAPANNINI e Gianni DE DILECTIS il IV Trofeo "Pinocchio d'Oro" |
I vincitori
Premi speciali: |
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Ecco il racconto che ha fatto vincere il trofeo ad Amedeo e Gianni. Quando venimmo a sapere che da lì a poco sarebbe arrivato in
Italia il film-documentario girato da Ron e Valerie Taylor dal titolo "Mare
blu morte bianca", io e Gianni non eravamo più nella pelle al solo pensiero
di vedere al cinema un documentario sugli squali e più segnatamente sul
grande squalo bianco, il Carcharodon Carcharias. Durante le sequenze del film la nostra attenzione venne
attratta dalle immagini dei pescatori polinesiani che, con una rudimentale
fiocina, infilzavano i pesci di barriera, i quali, appena trapassati,
incominciavano a vibrare come se percorsi dalla corrente elettrica. Dopo
qualche minuto, ecco apparire i primi squali. Il narratore spiegò che le
vibrazioni dei pesci venivano percepite a chilometri di distanza dagli
squali, che erano in grado di risalirne la provenienza fino ad arrivare
all’origine. Ma le sequenze più impressionanti le vedemmo quando, con tecniche di ripresa particolarmente innovative per quegli anni, venne mostrato l'attacco di un grande squalo bianco e si riuscì a vedere la bocca che si estrofletteva dalla cavità orale, mentre gli occhi neri vengono coperti da una membrana bianca che protegge l’organo visivo. Niente di più agghiacciante poteva impressionare i due compagni di pesca! L’indomani mattina, di buonora, eravamo in barca, pronti per
un'uscita. Mentre facevamo rotta sulla zona di pesca a circa 2 miglia dalla
costa, i nostri pensieri non potevano che essere ancora fissi sulle immagini
del film. Insomma, ci vollero due ore di tentennamenti perché
entrassimo finalmente in acqua, esattamente in contemporanea. La visibilità
in superficie non era buona ma sotto, a un paio di metri dal fondo,
migliorava. Pescammo per circa un’ora, uno accanto all’altro, sempre
guardinghi e con il pensiero al film. La tensione cominciò a salire, il battito cardiaco aumentò e
anche Gianni cominciò a dare segni di inquietudine. Ad un tratto ebbi la
sensazione che qualcosa ci stesse girando intorno. Vidi un’ombra e la
segnalai a Gianni, ma eravamo senza fucili! I cerchi intorno a noi si facevano sempre più stretti e quello che si sperava fosse un delfino era invece uno squalo, che aveva percepito vibrazioni e molecole di sangue del sarago. La situazione era drammatica: i fucili erano entrambi sul fondo e lo squalo stringeva i cerchi intorno a noi. Ad un tratto inarcò la schiena e sferrò l’attacco. Io e Gianni ci sentivamo finiti, ma lo squalo si diresse verso il sarago, sua preda naturale. "Aoh, a squalo! Ma ndò cazzo vai? Er sarago è nostro e nun te lo damo!" Lo squalo s’arrestò e disse: Rimanemmo a bocca aperta. Ma a questo punto non c'era più tempo da perdere in chiacchiere: estratti i coltelli affrontammo lo squalo che se voleva magnà l’unico pesce della giornata, e lo finimmo a colpi di coltello. Catture del giorno: un sarago di 1,5 kg e una verdesca di circa 60 kg. Vedi foto allegata:
Gianni ed Amedeo in una pescata dell’anno 1968. |
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Il Comitato all'unanimità assegna |
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